giovedì 21 maggio 2026

RAI: chi siamo noi? cosa facciamo, dove andiamo?

By Bloggorai ©

"La risposta è dentro di te e però è sbagliata"

Che fare? Stato o rivoluzione? Occorre prima affrontare la “… giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo”? I lettori e le lettrici di Bloggorai con una “certa” sanno a cosa facciamo riferimento: reminiscenze di un lontano passato.

E però ci troviamo ad un presente politico che pone gli stessi interrogativi: che fare? Quale strategia si deve predisporre l’opposizione per mettersi in grado di fronteggiare (e battere) la destra alle prossime elezioni? Ovviamente, anzitutto i contenuti, il programma politico e poi la tattica del confronto. In questo ambito si pone la seconda domanda: di fronte all’ottusa intransigenza della maggioranza a risolvere il problema della presidenza Rai e all’ignoranza dei due appelli di Mattarella, può essere lecito prendere in considerazione l’ipotesi di un gesto “rivoluzionario”: le dimissioni di tutti i parlamentari di opposizione dalla Vigilanza Rai.

E qui veniamo al cuore del problema: l’opposizione ha una strategia organica complessiva di tutto il perimetro del Servizio Pubblico, non ha una tattica parlamentare, non ha una visione della Rai dopo il 2027? A nostro modesto avviso NO! Nel “campo largo” oggi non c’è tempo e spazio per dibattere di Rai, salvo fare qualche scarno comunicato stampa. Come pure abbiamo scritto citando una nostra fonte autorevole “La Schlein non vede, non conosce e non capisce la Rai e, inoltre, non si fida gran chè di alcuni suoi generali”. Il massimo del minimo sindacale che l’opposizione ha saputo esprimere sono stati gli strampalati emendamenti ad una proposta di riforma ormai in ostaggio alla maggioranza. Ieri abbiamo posto ad alcuni autorevoli esponenti politici la stessa domanda “Quale strategia occorre adottare e quale tattica?” e la risposta più significativa è stata “fare l’opposizione”. È come chiedere all’Oste com’è il vino? Booonooo!!!

Ed arriviamo alla terza domanda: si, occorre prima affrontare prima le contraddizioni in seno all’opposizione in modo chiaro aperto e trasparente. Ci sono contraddizioni e diversi orientamenti, tattici e strategici e se non si risolvono ci si trascina nella palude dove la destra ha gioco facile. Occorre uscire allo scoperto sul tema presidenza Rai: cosa conviene fare? Per paradossale che possa apparire, potrebbe “convenire” lasciare tutto così com’è in attesa di una riforma che possa applicare l’EMFA (e vedremo se mai fosse possibile e quando) oppure cercare in tutti i modi istituzionali di far saltare il banco per arrivare ad una possibile soluzione prima della fine mandato di questo Cda? Ad esempio, potrebbe essere “vantaggioso” per l’opposizione proporre un proprio nome di “garanzia” al posto della Agnes che possa essere accettato anche dalla maggioranza? Oppure, può essere "tatticamente" vantaggioso votare la Agnes? Certo è che il prossimo 27 maggio la convocazione della Vigilanza non potrà essere una ordinaria convocazione qualsiasi e si dovranno svelare le carte, forse una volta per tutte: o c’è un accordo per chiudere la presidenza Rai o non c’è. Ulteriori rinvii suonerebbero come una beffa, una truffa, un imbroglio insopportabile e ingiustificabile: Mattarella potrebbe scendere giù dal Colle e prendere lui stesso una iniziativa politica.

Poi per l’opposizione occorre definire una propria strategia sui tempi e sui modi per la riforma Rai, autonoma e indipendente dai tempi e modi (contraddizioni) della maggioranza. Vale la pena riprendere il testo di un articolo comparso sul Foglio dello scorso 16 febbraio “Meno canone e nuovo cda: Forza Italia porta al Senato una riforma Rai che il Mef considera pericolosa. Il testo unico che unisce 11 proposte di legge ridisegnerebbe poteri e vertici della Rai, ma trova l’opposizione del ministero dell'Economia e delle Finanze. E apre uno scontro tutto interno alla maggioranza. Cercasi scalpo”. Al quale occorre unire l’articolo comparso ieri, sempre sul Foglio con il titolo “Il futuro della Rai: la UE a Giorgetti: il Media Freedom Act è compatibile con la Legge Renzi. Il nodo presidenza”. Si legge “L’Europa ritiene l’attuale legge Renzi conforme al Media Freedom Act”. Appare una bufala colossale, fumo negli occhi proprio alla vigilia delle date prossime venture. Ci aspettavamo oggi di leggere commenti e precisazioni dei “nostri” parlamentari europei. Muti.  Ieri la Floridia ha chiesto chiarimenti su questa presunta lettere UE. Le fonti citate nell’articolo parlano di tempi stretti sia per la riforma e sia per la presidenza che andrebbero di pari passo: questo Cda rimane in sella e si dimetterebbe non appena votata la nuova riforma. Fantasia pura. Vedi oggi le minacce di Salvini (il “capo” di Giorgetti) di andare alle elezioni anticipate. Per non dire poi nel merito del testo depositato in VIII Commissione: l’opposizione “dovrebbe” fare l’opposizione dura e pura a quel testo e invece, sappiamo bene dalla sua genesi, non è stato così prima e forse non sarà così dopo.

Che fare? Torniamo sempre al banale solito punto dipartenza. Se non schiarisce la nebbia e non si esce dalla palude dove sono avvolte sia la maggioranza che l’opposizione non c’è speranza.

Chiudiamo con la “speranza”: domani si chiude il termine per le manifestazioni di interesse sulla vendita dei 15 immobili Rai previsti dal Piano Immobiliare (votato all’unanimità in Cda Rai, compresi i consiglieri di Maio e Natale!!!). C’è da sperare che possa intervenire il Ministro Giuli (sic!!!) per salvare almeno il Delle Vittorie e Palazzo Labia a Venezia. Ieri ci è stata proposta una suggestione: se la Rai ha bisogno di soldi e deve vendere qualcosa, perché non prendere in considerazione la vendita del Centro Sportivo di Tor di Quinto, in fin dei conti è un “gioiello di famiglia” con pure i conti in attivo e che non è certo indispensabile per la sopravvivenza del Servizio Pubblico. Buona idea.

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