Un popolo di eroi, di navigatori e di … “direttori”. Il titolo
di “direttore” è alquanto appiccicoso e funziona come il motto di Baden Powel “Semel
Scout, semper Scout”. Una volta che te lo sei incollato addosso poi è difficile
scrollarsene. Come pure “presidente” o “professore”. Una volta si usava molto “commendatore”
e poi “cavaliere” ma, si sa, questo titolo nel recente passato è stato alquanto
abusato.
Oggi ci riferiamo a quella categoria di “direttori” Rai in
SPE (Servizio Permanente Effettivo”) con una fregola particolare per andare in video.
Oggi ne abbiamo almeno tre in vetrina: il sempiterno Bruno Vespa che seppure
non è più alle dipendenze di Viale Mazzini è come se lo fosse, anzi, di più. Il
secondo, ovvero la seconda, ora anch’essa da poco un ex ma come se lo fosse
ancora, anzi, di più ovvero la semi onnipotente Monica Maggioni. Il terzo, più
sottotraccia ma non meno interessante è il direttore dell’Ufficio Studi Rai,
Francesco Giorgino. Ci siamo già occupati di lui e della sua direzione in occasione
della pubblicazione di un poderoso volume su “Trasformazione digitale e
intelligenza artificiale. Una mappa delle sfide per i media di Servizio
Pubblico” dove abbiamo osservato che nelle oltre 440 pagine del volume il “Servizio
Pubblico” della Rai è a malapena toccato di sfuggita. Tant’è. Ma la cosa più
bizzarra è la sua biografia dove il suo ruolo in Rai è liquidato nelle prime 4
righe mentre 15 sono dedicate ad una ricchissima attività accademica. Come ha
fatto a conciliare tanto fervore nelle aule universitarie con il duro lavoro televisivo
dentro l’azienda è un esempio per tutti noi: una cattedra non si nega a
nessuno, specie se non è necessario un concorso (pure a Bloggorai, a suo tempo, ne hanno affidata una).
Ma fin qui, tutta salute. Fatto sta che tutti e tre sono
uniti da un ineffabile destino: sono “direttori” e conducono trasmissioni di
informazione del “Servizio Pubblico” come se fosse il loro personale “servizio
privato”. Su Vespa ormai c’è più poco da dire oltre a quanto da decenni si dice
di lui. Nessuno ha la voglia, la forza e il coraggio di dirgli che, forse è ora
di smettere e godersi una meritata pensione nella sua masseria. Alla fin fine,
a molti fa sempre gola poter sedere al “suo” salotto personale dove si può pure
permettere di alzare il ditino rimproveroso contro un parlamentare della
Repubblica e rimanere impunito. La seconda “direttora” non è da meno. Anzi,
dopo le sue dimissioni (sulle quali ancora ci sarebbe molto da dire) sembra che
il suo potere (e che potere … da non dimenticare mai la sua appartenenza alla Commissione
Trilaterale) sia aumentato a tal punto che si può permettere di imporre il “suo”
brand “Newsroom” a quella che doveva essere una scelta strategica aziendale e
andare in onda in uno studio cinematografico esterno (Cinecittà) costosissimo quando
forse si poteva usare uno Rai e con una “sua” redazione di oltre 15 collaboratori
nonchè portare a casa un misero 3,4% di ascolti
su Rai Tre senza che nessuno abbia la voglia, la forza e il coraggio di
osservare nulla. Nemmeno uno scarno comunicato stampa di un consigliere a caso
che pure non si nega a nessuno. Tant’è. E infine arriviamo a Francesco Giorgino
e alla sua pomposa trasmissione “XXI Secolo, quando il presente diventa futuro”
che già il titolo fa impressione e incute timore come una minaccia. Gli ascolti
nella sua fascia oraria lo incoraggiano e, talvolta, supera anche Vespa nonché straccia
la Maggioni che ormai è un caso mediatico del terzo tipo. La nota interessante su
“XXI Secolo” la scrive oggi Aldo Grasso sul Corriere(che pure merita una nota a
proposito di un suo intervento recente con il titolo “Se l’opinione prende il
posto dell’informazione” e dove se la prende con Ranucci): “Giorgino adotta
quel tono accademico tipico di certi professori a contratto (non sono docenti
di ruolo ma spesso vengono chiamati dalle università in virtù della loro
visibilità): un abuso di termini ricercati e una postura professionale che
finisce per anestetizzare lo spettatore. In sintesi ventunesimo secolo è un
esercizio autocelebrativo che simulando l'esplorazione del domani si limita a
celebrare il presente e il nome di questo presente è Francesco Giorgino”. Come ogni tanto ci capita di scrivere: la Rai è un grande Azienda con un futuro glorioso dietro le sue spalle.
Da anni, quasi otto, Bloggorai si diverte a girovagare tra
passato, presente e futuro della Rai senza mai venirne a capo. Ma, si sa, Bloggorai
non è mai stato “direttore”.
A proposito di Bloggorai. Ogni tanto “qualcuno” lo legge e
allora si accorge che il deputato Roberto Giachetti sta facendo lo sciopero della
fame da ben oltre una settimana con scarne attenzioni. Incredibile ma vero: molti “oppositori” lo hanno lasciato solo e ancora non riusciamo a capire perché. Oggi abbiamo letto che la Floridia gli ha
fatto visita. Per il resto silenzio. Salvo, poco fa, leggere un pezzo di Dagospia
che ha titolato “ ’Sta riforma non s’ha da fare”. Forse, è probabile, che
anche Dagospia legge Bloggorai: noi lo scriviamo da almeno un anno. Questa riforma,
così come è concepita, così come è stata elaborata e così come si prospetta non
la vuole nessuno, ancor più alla vigilia dell’apertura di una feroce campagna
elettorale dove si gioca il tutto per tutto, per la desta anzitutto. Ammesso e
non concesso che si possa fare una riforma, in tempi ragionevolmente brevi (mission
impossible: non è nemmeno calendarizzata in VIII Commissione), ciò potrebbe
significare l’immediata decadenza dell’attuale Cda. Non ci pensano proprio, stanno
tutti benissimo lì dove sono e il 2027 ormai è dietro l’angolo. Poi, beato chi
avrà un occhio. I due richiami di Mattarella? Mattarella chi???
bloggorai@gmail.com
ps: ci hanno appena riferito che ci sarebbe molta, molta turbolenza sul Piano Immobiliare Rai.

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