martedì 5 maggio 2026

Tanto rumore per nulla ???

 

By Bloggorai ©

Ovviamente, non lasceremo passare in sordina la faccenda Minetti. Ovviamente, non la riteniamo una faccenda di serie B … della serie “ci sono ben altri problemi da affrontare”. Ovviamente continueremo a porre domande alle quali quasi certamente nessuno risponderà. Ovviamente, continueremo a cercare di capire come e perché lo “scoop” nasce in condominio tra Rai Tre e il Fatto. 

Intanto, oggi, registriamo il “nuovo corso” dell’attenzione mediatica con squadre di pompieri in solerte attività: la “notizia” è diventata Ranucci e tutto il resto cala in secondo piano. Salvo leggere questa mattina “… In base a quanto apprende Domani non sembrano emergere indagini a carico dell'ex igienista dentale fedelissima di Berlusconi e del compagno di imprenditore. Nulla di rilievo dicono fonti qualificate a questo giornale sui primi esiti investigativi raccolti. Gli atti sono formalmente corretti tuttavia mancano alcuni passaggi per la conclusione delle indagini realizzate a 360 gradi”. Già, ognuno ha le “sue” fonti. Forse quella di Ranucci non era sufficientemente “qualificata”.

Bene, allora torniamo alle “nostre” faccende, ovvero alla Rai e al Servizio Pubblico ben consapevoli che pure su questo tema sono sempre tanti coloro che storcono il naso e sostengono “Ma chi se ne frega della Rai … non è un tema interessante e tantomeno rilevante”.

Per entrambe il genere di “faccende” comunque continuiamo a ritenere invece che meritano grande attenzione: la prima mette nel mirino la democrazia (Quirinale, Governo, Parlamento, magistratura, servizi segreti, elezioni etc) del nostro Paese, laddove la “faccenda” Minetti è solo un pretesto a fortissima caratura politica. Sottovalutarlo è un grave errore. La seconda “faccenda”, la Rai è ancora “servizio pubblico” per il quale i cittadini pagano una tassa obbligatoria, il canone, ed hanno il sacrosanto diritto a chiedere un Azienda sana, autonoma, indipendente, credibile e universale.

Bene, torniamo all’intervista di Rossi al Sole di domenica scorsa e allora provate ad immaginare un edificio con diverse scale che portano verso tre piani. La prima rampa è sospesa nel vuoto, la seconda si ferma nel nulla e la terza arriva al niente. 

Tradotto: la prima rampa parte dal Piano Industriale con la famigerata Digital Media Company che nessuno finora ha capito bene di cosa si tratta e lo stesso Rossi ha qualche dubbio “non si può chiedere alla Rai di diventare Digital Media Company e insieme incatenarla ad una dimensione museale”. Già, non si può ma si potrebbe ma, tant’è. Il Piano Industriale poggiava poi le sue fondamenta su un “piano finanziario” dove il perno era l’operazione Rai Way. Stiamo raccogliendo scommesse: il 15 giugno la faccenda si chiuderà e il MoU con Ei Towers farà un buco nell’acqua. 

La seconda rampa si ferma nel nulla di un Piano editoriale sull’informazione che non c’è e nessuno lo vuole e se qualcuno prova a proporlo gli staccano le dita. Pensate alla “newsroom” aziendale e a quella privata (chi ha affossato la prima e chi si è intestata la seconda?) . La prima ci dovrebbe essere come priorità in una logica di efficienza e razionalità per gli oltre 2000 giornalisti e 8 testate e la seconda è stata appropriata dalla Maggioni che pure ieri sera ha raccolto nientepopodimenoche circa 500 mila telespettatori con meno del 4%. Con la prima, quella aziendale, la Rai ci guadagna con la seconda invece ci rimette. I consiglieri tacciono. 

Al terzo livello si trova il famigerato Piano Immobiliare sospeso nel niente. Il niente è nella richiesta di interesse dei 15 cespiti post in vendita dei quali Rossi pomposamente ha dichiarato “Niente passi indietro …”. Il 22 maggio è dietro l’angolo e non vediamo l’ora di sapere quanto “interesse” hanno suscitato, specie per il Delle Vittorie, Palazzo Labia a Venezia o Via Verdi a Torino.

In soldoni: tanto rumore per nulla su tutti i fronti? Talvolta, succede, che sotto il fumo c’è l’arrosto e pure quando si avverte un rumore qualcosa o qualcuno l’ha causato. Nel nostro caso, indirettamente, Rossi ha toccato un nervo scoperto: la riforma Rai ed ha messo un ditino nell’occhio al suo “datore di lavoro” ovvero il ministro Giorgetti laddove Rossi ha sostenuto che “Non si può sostituire la funzione pubblica con il solo mercato” ovvero, il canone non si tocca. Alla Lega sono fischiate le orecchie e, in soldoni, il parere della V Commissione Senato langue nel buio dei cassetti mentre in VIII hanno ben altro a cui pensare. L’Ufficio Scommesse di Bloggorai è aperto pure su questo tema: per questa legislatura della riforma Rai non se ne farà nulla. Ci vediamo dopo le elezioni del 2027. Salvo un colpo di scena imprevedibile: qualcuno (non si sa bene chi) raccoglie il secondo “invito” di Mattarella e propone una “mini” riforma giusto per definire una nuova governance Rai, tanto per dare a questo Cda il compitino di chiudere la porta e spegnere le luci in vista dell’imminente scioglimento per decorsi i termini.  

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