lunedì 18 dicembre 2023

RAI e Servizio Pubblico: un futuro radioso dietro le spalle


Fortezza Bastiani oggi appare più silenziosa, polverosa e solitaria del solito. Nessuno a presidiare e vigilare sui camminamenti, nessun nemico all’orizzonte. Il Generale, il Colonnello, il Capitano, il tenente e il sottotenente Drogo  insieme alla truppa sonnecchiano e bighellonano all’interno del Forte, magari pensando all’imminente Natale.

I Tartari pure sembrano in tutt’altre faccende affaccendati e di attaccare Fortezza Bastiani non ci pensano proprio: alcuni loro, più o meno palesemente, ritengono anzitutto che va benissimo così e che comunque la Fortezza cadrà per implosione interna, per esaurimento non tanto dei viveri che pure scarseggiano, ma delle energie vitali che dovrebbero reggere lo sforzo titanico di fronteggiare un ipotetico assalto esterno che prima o poi dovrà pure avvenire.

Più o meno, grossomodo, questa la metafora perfetta per la RAI e, purtroppo, ci tocca pur ammetterlo, anche per il futuro del Servizio Pubblico che non sembra godere di soverchia fortuna. L’interesse per il suo destino, per una sua nuova missione, per il suo ruolo nell’epoca dello streaming non sembra destare grandi entusiasmi e attenzione più di quanta ne merita osservare un criceto in letargo.  

Ma la singolarità è che questo fenomeno sembra evidenziarsi per buona parte solo in Italia mentre gli altri PSB in Europa si pongono domande strategiche.  Oggi non abbiamo nulla da segnalare che meriti attenzione. Però per non farci mancare nulla ed evidenziare la differenza riportiamo le domande che OfCom (equivalente alla nostra AgCom) ha posto a riguardo del futuro della BBC con il recente “Future of TV Distribution” pubblicato lo scorso ottobre.

1. Come si stanno evolvendo le richieste e le aspettative del pubblico e come variano per gli utenti di diverse piattaforme TV e diversi dati demografici.

2. Che cosa significa l'andamento dell'audience  per le prossime finanziarie e la sostenibilità delle piattaforme di distribuzione televisiva e quali sono i punti decisionali chiave nei prossimi 10 anni.

3. Come devono evolversi le reti a banda larga per le infrastrutture di supporto in grado di supportare in futuro una distribuzione resiliente della TV su Internet.

4. In che modo i diversi tipi di servizi ibridi terrestri e internet potrebbero offrire vantaggio pubblico e quali rischi potrebbero presentarsi.

5. Considerata la condivisione delle infrastrutture quali sarebbero le implicazioni per gli altri settori se si verificasse un cambiamento nell'uso della televisione digitale terrestre.  

6. Quale coordinamento e pianificazione lungo tutta la catena del valore potrebbero essere necessari per garantire buoni risultati per il pubblico e i fornitori chiave nel lungo termine.

Provate ad immaginare se qualcuno in Italia, oggi, si ponesse anche solo la metà di interrogativi di questo genere.

A proposito di quanto vi abbiamo riferito con il Telegramma da Dubai al termine di WRC-23, leggete ancora cosa scrive OfCom: “Digital terrestrial television (DTT) has been the most popular way to receive TV in the UK since the digital switchover. Also known to audiences as Freeview, it sends TV content to premises over radio spectrum via an aerial. Some stakeholders have raised questions about DTT, suggesting that the Government and industry should manage a migration of customers away from DTT and towards internet distribution. Others argue that DTT should continue to have a role well beyond 2034, when the current multiplex licences expire”. 

Ecco, semplicemente, cosa significa guardare avanti.

bloggorai@gmail.com 


 

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