giovedì 2 aprile 2020

Una cappa di silenzio


Oggi sul Servizio Pubblico, sulla Rai, grava la consueta cappa di silenzio. Chi dovrebbe parlare tace, chi dovrebbe scrivere è immobile sulla tastiera, chi dovrebbe partecipare è chiuso in casa (anche perché obbligato). Anche noi oggi ci mettiamo in pausa.

Questo argomento, però, alla fin fine, si riferisce solo ad un piccolo ingranaggio di un meccanismo molto più complesso. Tutto il resto appare confuso, contraddittorio, incerto. Ecco, appunto, incertezza anzitutto su quando si potrà tornare ad una “normalità” che non sapremo più nemmeno bene come definire. Tutto appare confuso perché si mettono in discussione apparenti verità, probabili certezze e granitici convincimenti. Tutto intorno a noi sarà diverso, radicalmente diverso nella percezione individuale e collettiva, di ciò che siamo e di come saremo.

Sarà molto difficile, complesso, immaginare il nuovo mondo che verrà alla fine di questo incubo planetario, minaccioso e incombente, “democratico” e generalista. Evidente come sarà altrettanto difficile pensare a quale potrà essere il Servizio Pubblico radiotelevisivo prossimo  venturo.

In questi giorni ci torna in mente un titolo che ha fatto scuola e merita di essere rispolverato: L’età dell’incertezza di Kenneth Galbraith. Merita di essere riletto. Eravamo nel 1977, eravamo molto giovani e molto estremisti. Avevamo grandi passioni e ambizioni, le prime in buona pare sono rimaste, le seconde leggermente disattese.  

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