martedì 28 aprile 2020

Il linguaggio della Catastrofe


“L'arte di raccontare storie è nata quasi in contemporanea con la comparsa dell'uomo sulla terra e ha costituito un importante strumento di condivisione dei valori sociali. Ma, a partire dagli anni Novanta del Novecento, negli USA come in Europa, questa capacità narrativa è stata trasformata dai meccanismi dell'industria dei media e dal capitalismo globalizzato nel concetto di storytelling: una potentissima arma di persuasione nelle mani dei guru del marketing, del management, della comunicazione politica per plasmare le opinioni dei consumatori e dei cittadini”. Storytelling. La fabbrica delle storie,  di Christian Salmon, per molti anni direttore del Center for Research on Arts and Language a Parigi. Oggi si interroga sul tema  di maggiore attualità in questo momento di crisi, non solo sanitaria: le notizie “bufale” con il  suo libro dal titolo “Fake”. Il Fatto Quotidiano riporta una sua intervista, a cura di Giacomo Salvini, e vi proponiamo l’ultima domanda: “Insomma, potremmo dire che il coronavirus ha "infettato" anche il linguaggio? Proprio così, ha portato all'uso di metafore sbagliate, negazioni che non hanno ingannato nessuno e una retorica caduta nel vuoto dei Parlamenti nazionali. Non c'è solo il linguaggio della catastrofe ma anche la catastrofe del linguaggio”.

Da quando è iniziata la crisi del Covid ci siamo spesso interrogati su come e su quanto la comunicazione pubblica, in particolare quella della Rai, ,della radio e della televisione, potesse influenzare, condizionare, determinare il consenso e l’adesione sociale alle scelte politiche. Ci siamo pure interrogati su come e su quanto il Servizio Pubblico, in particolare per queste circostanze, ha svolto il compito doveroso di sostegno alla coesione sociale del Paese. Finora possiamo solo affermare che nei momenti topici, le dirette radiotelevisive del presidente del Consiglio, il messaggio del Presidente Mattarella, le conferenze stampa della Protezione Civile e i vari “speciali” e trasmissioni dedicate al tema hanno raggiunto sempre numeri di ascolto molto elevati. Ma come questi numeri si possano trasformare in capacità di analisi e comprensione, come queste dimensioni algebriche possano tradursi in “sentimento” nazionale, in coesione sociale è tutto da dimostrare. 

Nella indeterminatezza delle convinzioni scientifiche (dalle quali la Politica trae convincimenti e decisioni) le notizie, vere o false, hanno un peso e uno ruolo particolare a tal punto da dover costituire apposite Task Force (???) con i compito di gestirle. Già, ma gestire cosa?  Come si gestisce, ad esempio, la notizia (vera) di Trump che suggerisce di iniettare un solvente chimico direttamente nei polmoni dalla falsità del suo fondamento clinico? Di questa Task Force, ovviamente, nessuno ha notizia di cosa abbiano prodotto e, in particolare, quella istituita a Viale Mazzini, si è persa nella notte dei tempi. Eppure, lo abbiamo appena accennato, la Tv è stata in questo periodo la fonte principale di riferimento per la maggioranza dei cittadini. Ed è mai possibile che da quando è stata costituita (dal 31 marzo, con la pandemia in pieno svolgimento) non abbiano prodotto nemmeno una riga di commento, di analisi, di valutazione??? Si legge nel Comunicato stampa Rai: “Al via un osservatorio permanente per combattere le fake news sul coronavirus… L’iniziativa è prevista dal Contratto di servizio e dal Piano Industriale. Si tratta di una task force coordinata dal direttore di RaiNews24 Antonio Di Bella… Dal punto di vista operativo la task force realizzerà un database coinvolgendo medici, virologi, epidemiologi, scienziati che, grazie alle proprie conoscenze, contribuiranno a dare un’informazione corretta, smascherando le fake news.”. E allora???????

Su questo tema, segnaliamo  un interessante articolo comparso sempre sul Fatto Quotidiano a firma Maria Rita Gismondo: ” Covid 19 non è solo un fenomeno infettivologico, ma – come ha affermato lo stesso direttore generale dell’Oms – un fenomeno infodemico, cioè una pandemia delle informazioni. A tutt’oggi, dopo poco più di due mesi dall’esordio in Italia di Covid-19, non c’è programma televisivo, giornale online o cartaceo che non dedichi la maggior parte del tempo e spazio. La conseguenza è che si sta diffondendo un fenomeno da “rigetto da overdose”, Da più parti si sente dire ”quando cominciano a parlare di Coronavirus cambio canale”.

Per ultimo: Netflix ha realizzato in tempi record un film/documentario sul Covid -19. Ma a  Viale Mazzini c’è qualcuno che ogni tanto ha qualche idea? Oppure al massimo si preoccupano di far tornare Greco o Giletti sugli schermi Rai ?

Chiudiamo con una notizia che potrebbe far piacere a molti e preoccupare altri: Mediaset ha deciso di ridurre parte  dei compensi dei Manager e premiare invece i dipendenti che sono stati particolarmente impegnati in questo periodo. Un buon esempio ???

bloggorai@gmail.com

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