martedì 24 marzo 2020

La Rai per la cultura


Questa mattina ci occupiamo di cultura. Leggiamo un testo di Pupi Avati pubblicato oggi su La Stampa (ripreso da Ernesto Galli della Loggia sul Corriere) : “Cambiamo la tv. È ora di far crescere culturalmente il Paese … E allora mi chiedo perché in questo tempo sospeso fra il reale e l'irreale, come in assenza di gravità, i media e soprattutto la tv e soprattutto la Rai, ... in un momento particolare per il Dio Mercato al quale dobbiamo la generale acquiescenza all'Auditel, non approfittino di questa tregua sabbatica di settimane, di mesi, per sconvolgere totalmente i loro palinsesti dando al Paese l'opportunità di crescere culturalmente. Perché non si sconvolgono i palinsesti programmando finalmente i grandi film, i grandi concerti di musica classica, di jazz, di pop, i documentari sulla vita e le opere dei grandi pittori, dei grandi scultori, dei grandi architetti, la lettura dei testi dei grandi scrittori, la prosa, la poesia, la danza? Insomma perché non diamo la possibilità a milioni di utenti di scoprire che c'è altro al di là dello sterile cicaleccio dei salotti frequentati da vip o dai soliti opinionisti? Perché non proporre quel tipo di programmazione che fa rizzare i capelli ai pubblicitari? Perché non approfittiamo di questa speciale opportunità per stravolgere i vecchi parametri contando sull'effetto terapeutico della bellezza? Il mio appello va al Presidente, al Direttore Generale e al Cda della Rai affinché mettano mano a un progetto così ambizioso e tuttavia così economico”. 

Sottoscriviamo pienamente questo appello: utilizzare il canale 54 di Rai Storia per farlo diventare un canale Rai Cultura potrebbe costare poco e rendere moltissimo soprattutto per il bene del Servizio Pubblico, per il bene del Paese, per il bene di tutti noi. Come detto nei giorni scorsi: una iniziativa del genere sarebbe dovuta partire dall’interno della Rai, sarebbe dovuta nascere nel cuore e nella testa di chi ha in mente un’Azienda diversa, ora più di prima. In tutto questo si racchiude esattamente il cuore dei problemi di Viale Mazzini: una governance rinchiusa su se stessa, afona, che si limita a gestire il dopo e quasi mai il prima. Sembrano tutti capaci ad essere bravi il giorno dopo.

A proposito di cultura: domani si terrà il Dantedì e volentieri pubblichiamo il testo del comunicato di TecheRai: “L’omaggio delle Teche Rai per il “Dantedì”, 25 marzo.
Una sola voce per tutte le reti Rai: quella del Sommo Poeta. Rai e Rai Teche, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Ministero dei Beni culturali, partecipano al “Dantedi” di mercoledì 25 marzo con l’iniziativa “Dante per un giorno”. Le principali reti televisive del Servizio Pubblico, durante tutto l’arco della giornata, manderanno in onda pillole d’archivio di grandi attori che leggono alcune terzine della “Divina commedia”: da Vittorio Gassman a Giorgio Albertazzi, da Anna Proclemer a Carmelo Bene, da Benigni a un’inedita Samantha Cristoforetti. Vere e proprie incursioni nel palinsesto generalista che porteranno nelle case degli italiani i versi più famosi della Commedia, e le voci più grandi del teatro e del cinema italiano”.

Per tutto il resto oggi di interessante c’è solo un articolo a firma Marco Mele sul Quotidiano del Sud con il titolo “Il piano industriale Rai finisce in quarantena” dove si legge della situazione all’indomani del congelamento del piano da parte del Cda Rai avvenuto la settimana scorsa. Sul tema vale la pena riportare un trafiletto di Dagospia: “Il livello di sopportazione dei dem per la Rai di Salini è ben oltre il livello massimo a maggior ragione dopo il rinvio dell'implementazione del piano industriale (dal Nazareno considerano lo stop al piano come la fine anche della gestione Salini). "Per ora restiamo in silenzio. Ma questa situazione d'emergenza finirà...". Ecco, appunto: l’emergenza, speriamo presto, finirà e allora sarà necessario tirare qualche conto. Speriamo presto.
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