domenica 22 marzo 2020

Le occasioni mancate

Il vuoto e il pieno. Colpisce constatare la differenza tra ciò che riempie e ciò che svuota. In queste ore, in questi giorni, è difficile parlare e scrivere di Rai, di Servizio Pubblico per mille dannati motivi.

Per certi aspetti, si capisce perché sui giornali non compare pressoché nulla, come questa mattina. Ma solo per certi aspetti, perché altrimenti non si capisce perché proprio in questo momento, esattamente quando il Servizio Pubblico è chiamato ad assolvere un compito fondamentale, diremmo pure “prioritario” (a differenza di quanti sostengono invece che non lo sia, vedi Governo), molti tacciono, sono afoni (compresi tanti nostri amici e conoscenti: abbiamo letto solo Angelo Zaccone Teodosi su Key4Biz sollevare un problema molto delicato di democrazia) e così siamo costretti a constatare quanto stiamo vedendo. Qualcuno ha scritto “per chi segue e studia la radio e la televisione, il mondo della comunicazione audiovisiva, si tratta di una drammatica situazione che permette di interpretare fenomeni altrimenti non comprensibili”. Bene, necessario non perdere questa occasione.

Ad esempio, succede come ieri sera, che alle 22.30 ci sarebbe dovuta essere una edizione straordinaria del Tg1 (poi rinviata di un’ora) e quando è il momento del collegamento con Palazzo Chigi si va in stacco e parte la ripresa  della diretta Facebook del Presidente del Consiglio che, evidentemente, ritiene la piattaforma social, più efficiente del Servizi Pubblico (gli ascolti sono stati oltre 6 milioni con il 22,4%). Forse, era memore di quando pochi giorni prima durante un collegamento dello speciale del Tg1, non è stato possibile fare un collegamento con il Presidente della Camera  Roberto Fico. Tutto si può giustificare in questi momenti drammatici, per tutti, ma per il Servizio Pubblico no. È obbligatorio avere una marcia in più, un obbligo di efficienza supplementare, un dovere istituzionale che lo deve porre necessariamente al di sopra delle altre emittenti. 
Non stupisce poi dover leggere Aldo Grasso, questa mattina sul Corriere, che titola “Con il successo di «Harry Potter» Italia1 diventa la prima rete nazionale” e si riferisce agli ascolti dei giorni scorsi. Evidente che si tratta di opinione parziale. Rimane una diffusa sensazione che comunque, nonostante l’aumento vertiginoso della platea televisiva, in tutte le fasce orarie e di classi di età, la Rai non riesce a tenere il passo non tanto sulla quantità ma sulla qualità delle sue proposte. Prova provata? Ieri sera su RaiUNo: in onda il replay di RaiPlay in competizione con Canale5, con annesse proteste di un noto agente tv che si è lamentato del fatto che i suoi assistiti (Fiorello e Bonolis) andavano in onda simultaneamente, A suo modo, ha ragione, perché sprecare tanta grazia!!!

Va bene, lasciamo perdere. Torniamo alle notizie che non ci sono. Magari proviamo ad immaginare quelle che ci farebbe piacere leggere. La prima anzitutto: una bella, robusta, corposa intervista all’amministratore delegato Rai,  Fabrizio Salini. Ci piacerebbe leggere cosa, in che modo, con quali prospettive, con quale progetto, la Rai intende affrontare tutto il perimetro delle necessità di informazione e comunicazione che richiede il Paese in questo momento.  Non si tratta solo per quanto avviene oggi, ma anche per dopo l’emergenza: cosa e come il Servizio Pubblico ne uscirà al temine di questa situazione. Tanto per intenderci, più o meno quanto ha fatto il suo omologo Tony Hall della BBC: ci ha messo la sua bella faccia, si è assunto la responsabilità di fronte a tutti, nel bene o nel male. È una iniziativa di comunicazione semplice quanto necessaria e doverosa, alla portata di tutti ed è incomprensibile perché, finora, non è avvenuto nulla di tutto questo e il solo vertice che ha parlato nei giorni scorsi è stato il Presidente Foa. Ma una iniziativa del genere,  intervista o articolo, fate voi, ci avrebbe fatto piacere leggerla ad esempio, firmata dai direttori di rete, dai direttori dei Tg o da chiunque altro a Viale Mazzini e dintorni in grado di proporre o di produrre idee nuove, alternative, innovative che consentano al Servizio Pubblico di smarcarsi, di porsi su un piano diverso rispetto a tutti gli altri. Purtroppo, è solo fantasia.

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