giovedì 5 marzo 2020

Il messaggio


La notizia principale per quanto riguarda la televisione è stato l’intervento del Presidente della repubblica, Sergio Mattarella, a proposito della crisi sanitaria. Al di la della forma del messaggio (che pure è importante ed è discutibile la sua efficacia) rimane la sostanza di quanto ha detto e di quanto NON ha detto. Necessaria una riflessione.

Altra notizia del giorno la leggiamo su La Stampa, a firma di Francesco Spini: “Occorre segnarsi una data, il 2021. Sarà l'anno del grande sorpasso anche in Italia, quello in cui la tv via Internet, che oggi pesa per il 43%, supererà il digitale terrestre. Raggiungerà 9,2 milioni di abitazioni e una quota del 55% della torta tv”. I dati sulle dinamiche del mercato Tv sono proposti dall’annuale Rapporto di Mediobanca che fotografa la situazione attuale i trend più rilevanti, compreso quello pubblicitario. Esattamente in queste prospettive si inserisce lo switch off al DVB-T2 del quale abbiamo parlato più volte. Per il Servizio Pubblico questa transizione, se non governata in modo efficace, si propone come una minaccia grave anche perché, come noto, per essere esentati dal canone è sufficiente dimostrare che il proprio apparato di ricezione non contenga al suo interno un sintonizzatore video e i Pc, tablet e cellulari non lo contengono.

Si tratta dunque di una sfida di tecnologie, di contenuti editoriali e di rapporto con il proprio pubblico che non è e non sarà sempre più lo stesso delle televisione generalista digitale. Questa sfida richiede anzitutto investimenti e visione strategica. La banale, semplice realtà è che mancano tutti e due. Gli investimenti richiedono soldi, canone e pubblicità e ce ne sono sempre meno. Le strategie richiedono capacità manageriali e spirito visionario che pure non sembrano essercene gran che. Vediamo: il Piano Industriale e vediamo pure in relazione a quanto successo ieri in Cda dove,  si legge che “ ha deciso l’implementazione del canale inglese … nel più breve tempo possibile..”. ??? Ecco, esattamente in questa dimensione si misurano le capacità operative dell’Azienda e di chi la dirige. Il canale in inglese, è bene ricordarlo, è previsto come impegno specifico nel Contratto di Servizio, sottoscritto nel 2018, e poi ripreso nel famigerato Piano industriale del 2019. Ed ora si dice che verrà avviato “nel più breve tempo possibile” ???, da ricordare, inoltre, che questo canale, insieme a quello istituzionale,  fa parte dei 5 allegati allo stesso Piano Industriale (offerta tv, inglese,  istituzionale, minoranze linguistiche, piano per l’informazione). Sempre a proposito dei due nuovi canali, da ricordare ancora che il PI gli riserva 60 milioni per il triennio di validità dello stesso (30 milioni a canale, 10 milioni l’anno), un importo con il quale a mala pena si può sostenere il costo industriale di avvio. Ieri ancora buco nell’acqua per il canale istituzionale. Appunto, almeno ci è stato risparmiato sentir dire che “si farà .. presto, forse, magari ..  con Rai Parlamento, senza, oppure chissà con Rai Quirinale etc etc”. Infine, tanto per rinfrescare la memoria sempre sul PI. Che fine ha fatto il “canale femminile” che dovrebbe prendere il posto di Rai Movie e Rai Premium? Ma il vero, grande buco nero di questa vicenda del Piano Industriale riguarda l’informazione (da ricordare che, a differenza del PI, il Piano sull’informazione è sottoposta la vaglio della Vigilanza che ancora non se ne è nemmeno lontanamente occupata). In adempimento  quanto previsto dal Contratto di Servizio, si dovrebbe prevedere la “rimodulazione e la riduzione delle testate giornalistiche”. Nebbia totale.

Infine, per riprendere il discorso di ieri sulla comunicazione in caso di crisi. Un attento lettore ci ha segnalato un documento importante elaborato dallo IAI (Istituto Affari Internazionali) per conto del Centro militare di studi strategici del ministero della Difesa (CeMiSS) su “La minaccia Nbcr: potenziali rischi e possibili risposte”. Nel rapporto, in particolare, ci si sofferma esattamente su quanto abbiamo scritto ieri:
“Scrivevamo nel 2007: “Le lezioni apprese durante le numerose emergenze Nbcr (nucleare, batteriologico, chimico, radiologico) sono molteplici, ma quella più importante è la necessità di pianificazione preventiva a tutti i livelli, secondo il motto del gestore del rischio: ‘Aspetta il peggio, pianifica per il peggio, spera per il meglio’. In particolare, si legge nel volume, occorre organizzare l’individuazione precisa dei responsabili della comunicazione e l’allestimento di appositi piani comunicativi (‘comunicare, comunicare, comunicare’). Il rischio di panico generalizzato potrebbe, infatti, limitare l’efficacia di ogni intervento, aggiungendo ulteriori problemi e coinvolgendo potenzialmente anche gli addetti.” Qualcuno pensa che, anche in Rai, se ne sia tenuto debito conto? Di chi è la responsabilità ?

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