mercoledì 13 marzo 2024

FLASH !!! Fermi tutti...una cannonata arrivata da Bruxelles fresca fresca

 

Foto di Mike Ljung da Pixabay


Alt … fermi tutti!!! Il tavolo di Poker sul rinnovo del Cda RAI è saltato e i giocatori maramaldi si aggirano confusi e storditi: si erano dimenticati di invitare un giocatore scomodo … l’Europa!

Cosa è successo? Semplice: il Parlamento Europeo ha approvato a larghissima maggioranza (464 a favore, 92 contro e 65 astenuti) il Media Freedom Act che, di fatto, spara una palla incatenata contro la Legge 220 del 2015 e tutto ciò che ne consegue, compresi i dubbi di costituzionalità (ad esempio la nomina dell’AD) che pure tanti hanno ignorato.

A suo tempo, in Vigilanza RAI, Noel Curran (DG di Ebu) dichiarò: “Con le nuove regole Ue la Rai sarà fuorilegge”.

Gli effetti più dirompenti della cannonata si evidenziano subito, oggi, sul processo di rinnovo dei vertici RAI che non dovrebbe più avvenire con i criteri della vecchia Legge “Renzi”. Europa dixit!

Quali sono gli adempimenti ai quali il nostro ordinamento si dovrà uniformare per quanto riguarda specificamente la RAI? Teneteli bene a mente:

Art. 4: 2.a “Gli Stati membri rispettano l'effettiva libertà editoriale dei fornitori di servizi di media. Gli Stati membri, comprese le autorità e gli organismi nazionali di regolamentazione: (a) non interferiscono né tentano di influenzare in alcun modo, direttamente o indirettamente, le politiche e le decisioni editoriali dei fornitori di servizi di media;. Chiarissimo: non si deve tentare nemmeno di influenzare, figuriamoci di nominare “amici degli amici”.

Art.5: Garanzie per il funzionamento indipendente dei fornitori di media di servizio pubblico 1. I fornitori di media di servizio pubblico forniscono in modo imparziale una pluralità di informazioni e pareri al loro pubblico, in linea con la loro missione di servizio pubblico. 2. Il direttore e i membri degli organi direttivi dei fornitori di media di servizio pubblico sono nominati mediante una procedura trasparente, aperta e non discriminatoria e sulla base di criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati stabiliti in anticipo dalla normativa nazionale. La durata del loro mandato è stabilita dalla normativa nazionale ed è adeguata e sufficiente a garantire l'effettiva indipendenza del fornitore di media del servizio pubblico. Essi possono essere licenziati prima della fine del loro mandato solo eccezionalmente qualora non soddisfino più le condizioni giuridicamente predefinite per l'esercizio delle loro funzioni, stabilite in anticipo dalla normativa nazionale, o per motivi specifici di condotta illecita o di colpa grave come definito in anticipo dalla normativa nazionale. Le decisioni di licenziamento sono debitamente motivate, nonché preventivamente notificate alla persona interessata, e prevedono la possibilità di un ricorso giurisdizionale. I motivi del licenziamento sono resi pubblici”. Tradotto in italiano: già pwer questa nuova tornata di nomine in primo luogo applicate la procedura trasparente, aperta e non discriminatoria sulla base di criteri oggettivi e non discriminatori … poi, scordatevi gli ”inciuci” tra le segreterie dei partiti e, infine,  aridatece Fuortes e scordatevi di cacciare un AD a vostro piacimento, quale che sia il Governo in carica.

Ma il più dirompente è il comma successivo: “3. Gli Stati membri fanno in modo che i fornitori di media di servizio pubblico dispongano di risorse finanziarie adeguate e stabili per l'adempimento della loro missione di servizio pubblico. Tali risorse sono tali da salvaguardare l'indipendenza editoriale.” Tradotto in italiano: il taglio del canone non si può fare a piacimento del Governo di turno.

Infine, collegato a quanto sopra, è notevole pure rilevare quanto disposto dall’art. 28: “Entrata in vigore e applicazione 1. Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea”.

Per chi di competenza: portare cortesi saluti a quanti volevano imprimere un’accelerazione al procedimento di nomina dei nuovi consiglieri!

Se mai non dovessero venire applicati i criteri disposti dalla legislazione comunitaria, ciascun candidato che volesse concorrere al procedimento di selezione e venisse escluso senza motivazione, potrebbe trovare facilissima udienza presso qualsiasi giudice ordinario per chiedere la pubblicazione degli atti per verificare i criteri di selezione avvenuti. Ci sarebbe proprio da divertirci!

Viene in mente una proposta bizzarra: candidiamoci tutti e vediamo chi scelgono e come.

bloggorai@gmail.com

 

 

RAI : una partita di Poker brutta, sporca e cattiva

Foto di Jazella da Pixabay

 Quando il gioco si fa duro ... i duri cominciano a giocare

Chi ha conosciuto o frequentato un tavolo da poker o ha solo visto qualche bel film sull’argomento, saprà bene che i praticanti più o meno professionisti di questa nobile arte (dovrebbe essere insegnata nelle scuole elementari) hanno bene a mente una regola non scritta quanto fondamentale. Prima dell’inizio della partita, si cerca sempre di capire chi potrà essere il “pollo” (e si dice pure che se non lo hai capito entro le prime tre mani il pollo sei tu) e immediatamente  si manovra per innervosirlo. Questo può avvenire con “trucchi” leciti: far cadere qualcosa, tossire in modo compulsivo, chiedere continuamente una pausa per fare pipi (la prostata…) etc. In soldoni: un avversario nervoso è un avversario debole.

Ecco, per quanto riguarda il rinnovo del Cda RAI siamo proprio a questo punto: sono iniziati i giochi sporchi, le trame palesi e occulte, gli accordi, gli inciuci sottobanco tra le segreterie dei partiti, compresi PD e M5S. Ecco dunque che, come abbiamo scritto e come da esperienza sul tema, le grandi manovre attese dopo le regionali di Abruzzo hanno avuto inizio e si infittiscono gli articoli “bufali”. Oggi è il turno de Il Foglio, solitamente bene informato, e de Il Tempo. Quello de Il Foglio sembra essere molto addentro e sembra essere molto “solitamente bene informato”. Sembra, solo sembra. Molta fuffa e molta aria fritta con qualche spruzzo di ipotesi verosimili. La prima fuffa che si ripete sarebbe quella del patto Meloni –Salvini per accelerare e nessuno spiega perché proprio Salvini avrebbe interesse a sostenere questa ipotesi, specie dopo quanto successo in Sardegna e in Abruzzo. Perché Salvini dovrebbe concedere ora un vantaggio alla Meloni? Per stoppare in anticipo un possibile successo di Forza Italia alle Europee? Possibile ma alquanto improbabile che i “polli” siano disposti a farsi spennare prima del tempo. Lo stesso Sergio: perché dovrebbe passare alla storia RAI come lo “scaldaposto” di Rossi senza battere ciglio? E non perché lui in quanto tale ma per quello che rappresenta e chi lo sostiene dentro (molti) e fuori l’Azienda (molti e forti). Nel merito dei nomi, uno solo appare verosimile e risulta pure a Bloggorai: l’eterno candidato ”in quota” Lega, Marcello Ciannamea, potrebbe aver perso qualche punto. Tutto il resto. Acqua fresca e pan bagnato. Potrebbe avere invece qualche fondamento il ragionamento proposto dell’articolo de Il Tempo che titola “Rai, le paure di Pd e M5S. Così slitta il Cda” e propone un calendario.

Vediamolo almeno da un punto di vista “tecnico”, fermo restando che il calendario prevalente sarà solo “politico”. Anzitutto quando scade il Cda RAI? Codice Civile alla mano: con l’approvazione del Bilancio da parte dell’Assemblea, ovvero dopo l’approvazione dello stesso da parte del Cda. Un Cda dove si “potrebbe” presentare la bozza di Bilancio è previsto per il 18 aprile. L’Assemblea potrebbe essere convocata a seguire, senza vincolo di tempo: subito a valle del Cda o dopo settimane o mesi. La Legge 220 del 2015 in proposito è alquanto fumosa e dispone solo che “art. 2 -6-bis. I componenti del consiglio di amministrazione di designazione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, di cui al comma 6, lettera a), devono essere eletti tra coloro che presentano la propria candidatura nell'ambito di una procedura di selezione il cui avviso deve essere pubblicato nei siti internet della Camera, del Senato e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa almeno sessanta giorni prima della nomina. Le candidature devono pervenire almeno trenta giorni prima della nomina e i curricula devono essere pubblicati negli stessi siti internet”. Posto e non concesso che l’Assemblea possa approvare il Bilancio lo stesso giorno del Cda, il 18 aprile, da quel momento iniziano a decorrere i 60 giorni previsti dalla norma per la presentazione della candidature. Solo dopo che scaduto questo termine si potrebbe/dovrebbe avviare un processo (misterioso) di selezione dei nomi che, verosimile, non dovrebbe essere telegrafico, almeno formalmente, almeno per salvare la faccia. Solo questo passaggio, bene che vada, richiederebbe (sempre condizionale futuro imperfetto) non meno di 70/80 giorni. Ecco che dal 18 aprile si andrebbe dritti alla fine di luglio, bene che vada. Se non che, come noto, ci sono le elezioni europee di mezzo che, giocoforza, rallentano i tempi non foss’altro perché le Camere chiudono. Tutto si può fare se tutta la politica lo vuole: tutta, compresa l’opposizione. Tutta la “politica” vuole rinnovare il Cda RAI subito? Abbiamo qualche ragionevole dubbio.

Ma quello che interessa (e il titolo del Tempo coglie bene il cuore del problema) sono le trattative sui nomi. In primo luogo: perché almeno i partiti di opposizione PD e M5S non si liberano dalla ignobile pantomima delle nomine sottobanco? Che lo facciano i partiti di Governo, è sempre indecoroso ma passi. Nei giorni scorsi ha circolato il nome della Melandri, oggi quello di Chiara Valerio (nota esperta di televisione e mercato audiovisivo). Che senso ha indurre centinaia di persone a presentare un Cv che nessuno mai prenderà in considerazione perché i giochi, comunque sono già fatti? Ribadiamo con forza e chiarezza: “fuori i partiti dalla Rai “ avrà senso ripeterlo solo se ora, subito, si prova a fare qualcosa di diverso, solo se ora, subito, si evita di ripetere o applicare lo schema del passato dove tutto si gioca “un tanto al chilo” questo a me ..questo a te.

bloggorai@gmail.com


martedì 12 marzo 2024

Meteoriti, incubi e fantasmi dell'informazione RAI

Foto di bbbeti da Pixabay

Tutti gli eventi, fenomeni o “notizie” che dir si voglia non cadono sulla Terra come meteoriti (che pure sono prevedibili). Tutto ha una sua genesi, un suo proprio contesto, un suo prologo, un suo svolgimento ed un epilogo dinamico, sempre suscettibile di un ulteriore mutamento (comprese le guerre).

Il "buco nero" dell'informazione RAI non nasce nei giorni scorsi. Il titoletto di coda di ieri sul lancio di Televideo che ha preso una cantonata epica sul film di Garrone ha scoperchiato un coperchietto sul tema Televideo e, a sua volta, il coperchione su RAINews24 e, a sua volta ancora, su tutto il perimetro dell’informazione RAI. Sul primo tema sappiamo poco: Televideo è parte della “direzione” di RAINews24, ci lavorano circa 30 persone e non è assolutamente chiaro quanto “rende” in termini di servizio prestato agli utenti o telespettatori. Non sappiamo quanti sono gli “ascolti”, link o telespettatori: l’ultimo tentativo di misurare la sua presenza risale ad anni addietro quando venne commissionato uno studio per il suo rilevamento ma poi venne abbandonato perché troppo costoso. Tanto per intenderci: Mediaset a gennaio 2022 ha chiuso il suo Mediavideo e la BBC ha chiuso il suo Ceefax addirittura nel 2012. Perché Televideo esiste ancora? Boh? La sottotitolatura? Il TeleBorsa? Boh !

Per quanto riguarda RAINews24 la situazione è molto, molto più complessa. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che sono impiegate circa 250 persone di cui 190 giornalisti e 56 amministrativi e operai. Il budget a disposizione è di circa 52 mln. Gli ascolti della testata sono mediamente dello 0,qualchecosa e un numero netto nel day time di qualchecosa intorno ai 50 telespettatori. Con questi numeri qualche dubbio qualcuno potrebbe pure porselo. NO.

Allora, succede che quando è in corso qualche evento significativo o rilevante (elezioni in Abruzzo) le tre reti generaliste ignorano tutto salvo poi sentire dire che “se ne occupa RAINews24”. Peccato che non lo sanno la stragrande maggioranza dei telespettatori ai quali si nega pure un miserabile rullo o un sottopancia che sia, giusto per informarli che se fossero interessati potrebbero cambiare canale.

Ecco che si compone il quadro, il contesto, entro il quale si colloca la voragine dell’offerta informativa RAI con oltre 1.800 giornalisti suddivisi in 8 testate per un costo complessivo di circa 350mln di euro (al netto di RAI Sport e Gr Parlamento) dei quali circa 140 sono assorbito dalla sola Tgr che impiega circa 600 giornalisti. La Rai è la sola Azienda di Servizio Pubblico in Europa, e forse nel mondo, che ha un apparato informativo del genere: in Francia France Television ha solo FranceInfo, in Germania sule due reti la ZDF ha Heute e Das Erste ha Taghesshau e la BBC ha solo BBCNews. Inoltre, mentre quasi tutti hanno una newsroom unificata, a Viale Mazzini  non sanno nemmeno di cosa si parla. L’ultima volta che se ne è parlato, era il lontano 2016 con il Piano Verdelli, sappiamo poi come è andata a finire.

Ma di tutto questo nel nuovo Piano Industriale non c’è traccia ma si legge solo un generico impegno a formare un “tavolo di lavoro” di comprovata notorietà per quanto possano credibili. Zero! Abbiamo citato il Piano Verdelli ma potremmo pure citare il Piano Industriale precedente con il famigerato allegato 4 di cui tanto abbiamo scritto come pure il Contrato di Servizio Precedente. Il Piano Verdelli prevedeva una rivoluzione copernicana nell’intero perimetro informativo RAI e proprio per questo venne clamorosamente affossato dal quel "partito" dei giornalisti RAI ottuso e conservatore (ancora vivo e vegeto). Il Piano Industriale 2018-21 insisteva moto sulla razionalizzazione delle testate e la creazione di una newsromm unificata e pure questo ha  avuto alcun seguito. Per finire il Contratto di Servizio precedente prevedeva, sempre al famoso art.25 (obblighi specifici) che RAI dovesse “i) presentare alla Commissione, per le determinazioni di competenza, entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente Contratto nella Gazzetta Ufficiale, un piano di riorganizzazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche nonché la riprogettazione e il rafforzamento dell’offerta informativa sul web”. Ovviamente, ovviamente, questo passaggio nel nuovo Contratto - ancora fantasma – non ha avuto alcuna attenzione ed è passato in cavalleria insieme a tutto il pacchetto degli “obblighi specifici” poi ridimensionati in un generico  e vago Allegato1. Amen.

C’è da stupirsi se Televideo RAI prende lucciole per lanterne o fischi per fiaschi? NO. Punto, a capo.

bloggorai@gmail.com

lunedì 11 marzo 2024

La RAI ai titoli di coda?

Foto di Gerd Altmann da Pixabay
 

Da dove iniziare questa settimana? Dai titoli di coda.

Titolo di coda n.1 –  Elezioni regionali in Abruzzo: alle 22.45 di ieri sera inizia la lunga “maratona” Mentana su La7 e la RAI è totalmente assente. O meglio, totalmente non si può dire: il tema era proposto da RAI News24, cioè la testata dello 0,x%  dove sono impegnati oltre 200 giornalisti. Potevano almeno mettere un rullo... un sottopancia. Cosa è successo? Che a La7 sono geni della comunicazione di interesse pubblico o a Viale Mazzini si sono addormentati presto? No, nulla di tutto questo e tutto molto semplice: ci scrive un nostro affezionato lettore “Il problema non è la RAI in quanto tale ma la politica che la vuole così. Il vecchio teorema della RAI come specchio del Paese è oggi particolarmente dimostrato. Appare evidente la relazione tra la qualità della “politica” e quella della RAI”. Un altro lettore ci scrive “Prova ad immaginare se la RAI avesse fatto uno speciale e poi, come successo, avesse vinto la destra … apriti cielo”.

Morale della favola: La7 occupa spesso e volentieri uno spazio sull’informazione sulle reti generaliste che la RAI lascia libero. Se un giorno (nel non lontano 2027) Urbano Cairo dovesse chiedere una parte di canone potrebbe avere qualche ragione. E perché lo lascia libero? Non abbiamo una risposta completa e conclusa ma tante piccole risposte e una tra queste, lo abbiamo pure scritto, l’abbiamo trovata nel nuovo Piano industriale. Di informazione se ne parla poco, appena solo laddove si propone “Il rafforzamento dell’offerta News e l’avvio di un tavolo di lavoro per studiare interventi d’ottimizzazione dell’offerta mirano ad aumentare ulteriormente la rilevanza RAI”. Già, questo “tavolo” “Team per l’evoluzione dell’offerta informativa” presieduto da Monica Maggioni  dovrebbe concludere i suoi lavori entro il prossimo 31 marzo, ovvero tra pochi giorni. Geniale! E comunque, cosa prevede il Piano? Eccolo:


NB: il precedente Piano Industriale prevedeva un Allegato sull'informazione di circa 120 pagine.

Titolo di coda n.2 – A Bloggorai tocca un compito ingrato: cercare di svelare le bufale che girano allegramente sul futuro della RAI. Una tra queste, molto in voga nei giorni scorsi e come verosimilmente altre saranno sempre più diffuse nelle prossime settimane, riguarda il calendario del rinnovo dei vertici. Come noto, il Cda è in scadenza e presto si dovrà pensare a mettere in moto la macchina per il suo rinnovo. Quando avrà inizio? Bisogna avere sotto mano tre calendari: quello imposto dal Codice Civile dove si regolano gli adempimenti obbligatori delle Società per Azioni, quello della Legge 220 del 2015 e infine forse quello più rilevante della politica. La somma dei tre calendari messi insieme porta tendenzialmente ad escludere che questo Cda possa andare a casa prima dell’estate e che quindi i palinsesti autunnali non potranno essere firmati dal nuovo AD, quale che esso sia. A supportare questa ipotesi giocano due fattori in combinato disposto tra “tecnica” e “politica”: le prossime elezioni europee dell’8 e 9 giugno. Dal punto di vista “tecnico” si dovrà necessariamente tener conto della chiusura delle Camere durante quel periodo e dal punto di vista “politico” dei risultati elettorali. Saranno quelli e solo quelli a determinare il futuro assetto della Rai e non altro. Se sarà Rossi o Sergio o un altro nome non lo decideranno le congetture e le bufale che girano in questi gironi ma solo i nuovi equilibri che si determineranno.

Titoletto di coda n. 3 - Ieri notte il film di Matteo Garrone “Io Capitano” non ha vinto nulla anche se avrebbe certamente meritato. Per chi, come il sottoscritto, si ferma a leggere i titoli di coda avrà notato una bizzarria: un certo Paolo Del Brocco figura tra i “produttori” nonostante sia solo il DG di RAI Cinema che invece è o dovrebbe essere il vero soggetto produttore (vedi Wikipedia). Già … i titoli di coda dicono tanto se non tutto.

Last minute !!! ci segnalano un titolo di coda particolarmente importante: guardate cosa ha scritto Televideo RAI



Ci sarebbe poi un “titolo di coda” del “campo largo” ovvero del “giardinetto di Viale Mazzini”. Ma per questo non c’è molto tempo per riflettere. Il film sta per finire (il Cda RAI) e qualcuno dovrà pur pensare a cosa scrivere nei titoli di coda e nel sommario del nuovo film che si andrà a vedere.

bloggorai@gmail.com

sabato 9 marzo 2024

Silenzio. parla il Marziano e picchia duro



Inaspettata, inattesa, sorpresa: il Marziano ha risposto e anche subito! Loro si che sono efficienti. Chari, concisi, determinati. L’ultima volta che è sceso a Terra è rimasto sorpreso di quante volte usiamo termini come “forse, dipende, vedremo, chissà”. Anche Bloggorai ne abusa. Però, a nostra giustificazione, noi abbiamo il Mediterraneo alle spalle, la cultura del pressappoco, del probabile, del dubbio e dell’incertezza e, tutto sommato, la preferiamo alla certezza assoluta, al dogma, alla granitica convinzione.

Allora, il caro amico Marziano ci scrive:

“Caro Bloggorai, ti seguo con attenzione e, ancora una volta, devo ripetermi: a voi umani bisogna insegnarvi tutto. O le cose le sapete o fate finta di non saperle. Qui a Marte siamo propensi a credere che le sapete benissimo e non le volete raccontare.

Andiamo con ordine e vediamo il primo quesito che hai posto: “ti pare normale che il Governo taglia il canone, ci sia un forte e plausibile dubbio di legittimità costituzionale e nessuno batte ciglio?”. 

Si caro Bloggorai, mi pare del tutto normale. Mi spiego: come ben sapete, da molti anni, il tema centrale è la natura pubblica e privata della RAI dalla quale, in subordine, ne deriva la fonte del suo finanziamento. Questa natura, per alcuni se non per molti, ha una radice ibrida e confusa. Andatevi a rileggere quanto dichiarato da Romano Prodi nel 2005 in una lettera al Corriere con il titolo “Nuove regole per la pubblicità. Così la RAI si può privatizzare” dove immaginava due “… società distinte, la prima «con obblighi di servizio pubblico generale finanziata esclusivamente dal canone», la seconda «a carattere commerciale» e tenuta a sostenere «le proprie attività attraverso la raccolta pubblicitaria». Va da sé che la prima società dovrebbe restare di proprietà pubblica, mentre la seconda potrebbe e dovrebbe essere messa in vendita ed offerta ad investitori e risparmiatori privati. Una prima Rai finalmente concentrata sull'esclusiva missione del servizio pubblico … Una seconda Rai altrettanto chiaramente dedicata al servizio commerciale e, quindi, in grado di competere da pari a pari sul mercato, contribuirebbe in modo altrettanto significativo all'equilibrio e al pluralismo del sistema televisivo nazionale”. Per venire ai giorni nostri, non dimenticate che il vicesegretario del vostro più importante partito di opposizione, Francesco Boccia, ha dichiarato senza ritegno quando era al governo nel 2019 che “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. Quindi, facciamola breve, la “cultura” della Rai ridotta, ridimensionata o diversamente utile è abbastanza diffusa e non solo tra i suoi “nemici” ma anche tra tanti suoi apparenti “amici”. Ho notato, caro Bloggorai, quante volte citi Fiesta di Hemingway. Dunque, è del tutto plausibile che appaia "del tutto normale che nessuno batte ciglio". In soldoni, il tema canone fa venire l'orticaria, specie se siamo in periodo elettorale.

Ciò detto, veniamo al dettaglio del quesito costituzionale che poni. Per essere certi di quanto sto per dirti, ti informo che prima di scrivere ho convocato il Gran Consiglio Venusiano per avere conforto e certezza in punta di diritto terrestre. Mettiti comodo e leggi con attenzione. Ti giro solo le Conclusioni Ufficiali cui è giunto il GCV, sempre pronto a darti ulteriori notizie se richieste:

“La Manovra di bilancio 2024 non si limita alla riduzione del canone Rai, decurtandone l'importo, ma altera l'ordinamento esistente del Servizio Pubblico Radiotelevisivo sul versante del finanziamento.

Introduce un terzo tipo di finanziamento oltre al canone e dalla pubblicità: il contributo del Governo. Introduce un ulteriore presupposto di imposta oltre alla detenzione di apparecchi atti o adattabili proprio dell'imposta di scopo speciale: il possesso del reddito, tipico della fiscalità generale. Introduce una ingerenza dell'Esecutivo ulteriore e esorbitante (rispetto ai canoni dettati dalla Corte Costituzionale), che per la prima volta attinge il contenuto editoriale (realizzazione della produzione interna), gettando la spada di Brenno sul piatto della bilancia destinata a soppesare le garanzie di pluralismo, imparzialità indipendenza e obiettività.

Le suddette "novità" non hanno come effetto la modifica di singole norme, ma l'alterazione di un ordinamento, costituendone uno diverso. Indipendentemente dal giudizio di merito, la Legge di bilancio non ha la forza ne' di stabilire ordinamenti ne' di cancellarli o modificarli.

Lo vieta espressamente e testualmente la Legge243/12, che pone limiti contenutistici alla legge di bilancio ("Non vossono essere previste norme di carattere ordinamentale).

Essendo la L. n.243/12 una legge "rinforzata", approvata cioe' ai sensi del sesto comma dell'art. 81 Cost, a maggioranza dei componenti delle Camere, ed essendo prevista dalla Legge Costituzionale n.1/12, la sua violazione implica automaticamente il contrasto con i principi di rango costituzionale e comporta l'illegittimita' costituzionale della disposizione che ha esorbitato gli imposti limiti di contenuto”.


A presto per ulteriori risposte. Un caro saluto marziano.

 

Hai capito il Marziano!!!

bloggorai@gmail.com

 

Una bufala al giorno toglie la RAI di torno


 

ATTENZIONE !!! 

Il Marziano ha risposto alla nostra lettera di ieri ma vi riferiremo forse in giornata.

Ora, oggi, ci divertiamo con un’altra notizia. Solitamente non ci interessa gran che commentare certe soffiate ma in questo caso si può fare un’eccezione. Ieri pomeriggio Dagospia ha pubblicato un lancio dove si leggeva nientepopodimeno che “Mercoledì, alle 19, una telefonata tra Salvini e Meloni hanno chiuso sulla RAI che verrà”.  Addirittura "la RAI che verrà" !!! Per pochi attimi brividi e fremiti si sono intrecciati sui fili. Messaggi frenetici, dita compulsive sulle tastiere, cornette ululanti, voci alterate da arrabbiature e commozione. Ci riferiscono che al VII Piano hanno visto cortei spontanei e contrapposti. Da un lato gongole e giuggiole. “Finalmente ce l’abbiamo fatta: la RAI è e sarà nostra per anni a venire …dajeeeee, aleeee ohhh ohhhh!!!!”. Dal versante opposto, il corteo scorre muto ma con faccette visibilmente sorridenti e furbette: “Si sono bruciati le penne…vorrebbero fare i conti senza l’oste … che goduria !!!”. La vecchia guardia protoveterodemocristiana non muore mai … anzi!

Ma la notizia del giorno non è tanto quella riferita da Dago ma quella ripresa dalla Stampa di oggi: un fenomeno mediatico di rara potenza a firma Michela Tamburino. L’attacco è da incorniciare “Il patto è sottoscritto. Al centro il nuovo assetto dei vertici della RAI”. Tralasciamo i dettagli.

Allora, per carità, in questo mondo direbbe il Marziano, tutto è possibile. Però, a ben vedere, qualcosa non torna e nemmeno poco. In ordine: certe “notizie” non escono mai per caso, per fatal combinazione, ma seguono sempre traiettorie ben definite. In questo caso la traiettoria, la destinazione è ben precisa: sostenere la candidatura di Rossi a scorno di quella di Sergio. Punto. Semplice. Questa lettura è data da alcuni banali motivi: Meloni e Salvini se le stanno dando e se le daranno di santa ragione da qui a giugno e non si capisce perché proprio sulla RAI avrebbero trovato un accordo a tutto vantaggio della Meloni, of course, proprio ora. Secondo: manca un ospite a questo banchetto: Forza Italia che, ci dicono, di questa "manovra" e di Rossi &C non sembrano nutrire  grande entusiasmo. Terzo incomodo: il partito RAI e dintorni che non pure non sembra dare grandi segnali di simpatia e solidarietà verso l’uomo forte di Palazzo Chigi. Infine: l’opposizione che fa? Sta a guardare silente, muta, il perfezionarsi di accordi sottobanco di tal fatta senza battere ciglio? Certo, anche in questo caso tutto è possibile. Però, però … ci potrebbe essere un limite a tutto.

La sensazione che si tratti dell’ennesima bufaletta pilotata è forte. Vedremo.

Rimanete sintonizzati: il Marziano ci ha scritto cose interessanti.

bloggorai@gmail.com

venerdì 8 marzo 2024

La RAI tra Marte e la Francia




  

Caro Marziano, ti scrivo ... così mi distraggo un po’ … e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito non c’è alcuna novità, l’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va.

Anche oggi nulla da segnalare e prima di avviarci alla consueta piacevole passeggiata, prendiamo carta e penna e buttiamo giù qualche pensiero.

Caro Marziano, è trascorso tanto tempo da quando “scendevi a Terra”, ti informavi sulla RAI, sul Servizio Pubblico, e volevi sapere tutto e di tutti. Che nostalgia. Quanti caffè al baretto della napoletana, quante passeggiate a Via Teulada, quanti messaggi, chat e mail e telefonate. Ahhh ... bei tempi. Era una RAI diversa e non ti so dire se meglio o peggio di questa. Fatto sta che se ora tornassi tra noi, in verità, non saprei di cosa parlarti che valga la pena essere riferito nel tuo pianeta Marte. Ti potrei esporre solo tormenti, dubbi, domande e interrogativi ai quali noi umani non sappiamo rispondere. Come forse ti è noto, anche tra di noi "democratici" le idee non sono sempre molto chiare. 

Chissà se tu, se voi, con la distanza siderale che ci separa, avete voglia e pazienza di dare una mano a questa sparuta pattuglia di “ultimi giapponesi” che ancora hanno voglia di occuparsi di questi temi.

Caro Marziano, io ti butto giù qualche domandina. Vedi tu se trovi voglia di suggerire qualche risposta.

1. Sulla Terra si dice che “chi paga comanda”. Il Governo “comanda” e riduce il canone quindi “paga” con i soldi della fiscalità generale. Ti pare giusto? Ma in primo luogo ti pare normale che su questa  vicenda ci sia un forte e plausibile dubbio di legittimità costituzionale e nessuno batte ciglio? Nessuno si pone la briga di verificare. Se pure fosse un provvedimento del tutto legittimo, si pone comunque un grave problema sul futuro della RAI: la compensazione di 430 milioni è stabilita anno per anno. Come è mai possibile pianificare un budget senza alcuna certezza sulle risorse disponibili?

2. Sulla Terra si dice che “carta canta”. Solo che la “carta” qui non “canta”. Si tratta del Nuovo Contratto di Servizio. Ti pare normale che dopo essere stato ratificato dalla Vigilanza lo scorso 3 ottobre, da allora si sono perse le tracce e nessuno, nessuno, solleva il problema? Gli stesi parlamentari che certamente avranno letto delle modifiche intervenute successivamente non hanno nulla da obiettare sia sulla “scomparsa” del documento sia sule modifiche importanti che sarebbero state fatte? E i consiglieri di amministrazione RAI che fanno? Che dicono? Booh!

3. Sulla Terra si dice che “se vuoi la bicicletta devi pedalare”. La “bicicletta” già c’è (RAI Way) ma non ci sono i pedali. Ovvero non si sa cosa farne. Il Cda RAI avrebbe deciso di vendere una quota e nel Piano Industriale l’ha stimata 190 milioni ma sappiamo pure che molti, compresa una parte del Governo, non vorrebbero. Intanto “vassene il tempo e pur fugge tuttavia”. Cosa gli suggeriresti? Ti conosco da tempo: aspettiamo le elezioni europee e dopo si deciderà tutto. Vecchio volpone di un Marziano.

In attesa di una tua cortese attenzione, ti invio un caloroso abbraccio umano. Bloggorai.

Bene. Andiamo avanti. O meglio indietro. Ieri è successa una cosa bizzarra assai. Nel mentre e nel quando alcuni italiani vagheggiano riforme della RAI, Stati generali etc etc etc… zitti  zitti, quatti quatti, i nostri cugini d’oltralpe gli Stati Generali ce li fanno sotto il naso e nessuno (pochissimi intimi) ne sanno nulla. Fenomeni! È successo che ieri a Palazzo Farnese (Ambasciata di Francia) si sono svolti gli “Gli Stati generali dell’informazione visti da Roma: le nuove sfide per Francia e Italia in un contesto europeo”. Quanta grazia. A giudicare dall’attenzione che gli è stata riservata non sembra che ne siano uscite grandi cose. Attendiamo fiduciosi, non si sa mai.

bloggorai@gmail.com