Quando succede, e succede spesso, di dover mettere mano al
ricco archivio (cartaceo) di Bloggorai prende un vago senso di scoramento. È disperante
rileggere al quantità industriale di pensieri, interviste, dichiarazioni, proposte,
riflessioni, documenti ufficiali e ufficiosi, ricerche e documentazione di ogni
genere sulla Rai, sul Servizio Pubblico. Ci si perde.
Ieri è successo che una nostra attenta lettrice ci ha ri-proposto
un tema che da tempo seguiamo con attenzione. La mutazione, la scomposizione e
le migrazioni del pubblico della Tv, dalla generalista verso lo streaming.
Sicché, siamo andati in archivio a cercare il faldone “ascolti”
e sono riemersi “ruderi” di un passato che sembra ormai lontano ma invece è
appena successo e sta ancora succedendo. I titoli non lasciano adito a dubbi:
da anni stiamo assistendo a importanti fenomeni in corso. Nei giorni scorsi ci siamo
soffermati sulla fuga di milioni di telespettatori da Rai Uno in particolare
(ma anche da Rai Tre) con gli esempi di DOC e di Benigni e la nostra lettrice scrive
“Con la diversificazione delle fruizioni/device, per esempio, molti
telespettatori potrebbero continuare a fruire degli stessi contenuti
“televisivi” (p.e. Fiction Rai) attraverso altri device (tablet o smartphone) e
on demand, in “prime time” personalizzati”. È vero, ha colto un punto
centrale: la mutazione genetica del pubblico, la sua diversa composizione e
attitudine ad un “consumo” di televisione articolato nello spazio e nel tempo
sta cambiando, ormai da anni, le carte in tavola. Anzitutto la platea
televisiva negli ultimi 10 anni di fronte alla Tv generalista e digitale
terrestre è mutata in questi termini:
2016, intera giornata 10,3 mln di telespettatori
2026, intera giornata 8,7 mln di telespettatori (inclusa Total
Audience)
Nel 2016 le Smart Tv erano circa 7 mln
Nel 2026 le Smart tv sono circa 23 mln
Nel 2016 il TTS (tempo medio di fronte alla tv) era di circa
4,1 ore
Nel 2026 il TTS (tempo medio di fronte alla tv) è di circa
3,2 ore
Nel 2016 i “giovani” (fascia 15-24 anni) erano circa 1,8 mln
Nel 2026 i “giovani” (fascia 15-24 anni) sono circa 0,9 mln
In questo quadro, appare del tutto evidente che sia tutta la
Tv generalista e digitale terrestre a “soffrire” le mutazioni in corso. Bloggorai
però, con la limitatezza dei mezzi di cui dispone e in considerazione del suo
specifico ambito di riferimento, pone particolare attenzione alla Rai, al Servizio
Pubblico che sembra soffrire nella media più del mercato in cui opera, sia
rispetto al suo diretto concorrente Mediaset, sia rispetto al rispetto agli altri
operatori o piattaforme. Per intenderci, la stessa Rai Play negli ultimi tre
anni nel Legitimate Streaming e nel TTS è rimasta pressoché stabile mentre gli altri
operatori digitali sono cresciuti. Ha scritto ieri Siliato (Studio Frasi) su La
Stampa “Netflix è passata da 230,75 milioni a fine 2022 a oltre 325 milioni a
fine 2025, Warner Bros. Discovery da 96,1 a 131,6 milioni nel 2025”.
Ora la domanda è se la Rai è in grado con le risorse
economiche e manageriali (nonché ideative) di fronteggiare questa “nuova”
dimensione del mercato in cui opera.
Siamo alla vigilai di una possibile “riforma” della Rai targata
Meloni. Stamattina Il Foglio pubblica un lungo ed interessante articolo/intervista
al sottosegretario di Governo Giovanbattista Fazzolari che, ad un certo punto sostiene
“E con la RAI che si deve fare? Partirei da un ragionamento serio sull'ipotesi
di ridurre il perimetro magari privatizzando una parte per ottimizzare la sua
funzione di servizio pubblico. Ma è un ragionamento complesso da fare con calma”.
Si, prima o poi anche ‘sto “campo largo” o quel che sarà si dovrà occupare di
questo aspetto.
ps. Ieri sera è andato in onda su Rai Due un “nuovo” format informativo: Patù. Non lo abbiamo visto ma sappiamo che ha gatto l’1,5% di ascolti con circa 155 mila telespettatori.
Un trionfo: se Bloggorai ci si mette d’impegno
potrebbe fare di più e di meglio (a gratissssss).

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