Come d'autunno si levan le foglie / l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo / vede a la terra tutte le sue spoglie.
D.A. – D.C. III, Inf. (vv. 112-114)
Ci sono momenti in cui la tastiera diventa pesante. Ci sono momenti
in cui tutto o tanto si affardella ed è complicato ricondurre i ragionamenti ad
un solo disegno. Ci sono momenti in cui si avverte un certo senso di stanchezza
e fastidio ad occuparci di “cose” e di argomenti ormai logori e stantii. Ci sono
momenti in cui si diventa quasi afoni e si fatica a trovare nuovi spunti di interesse
e allora non resta che guardarsi alle spalle, non foss’altro per capire perché nonostante
tanto sforzo e fatica, tanto lavoro di tante persone per tanto tempo e ciononostante
ci troviamo al punto di partenza se non peggio. Con una aggravante: nessuno si assume
la responsabilità degli errori compiuti, nessuno ha voglia, la forza o il coraggio di guardarsi indietro e tirare giù gli scheletri negli armadi.
La “riforma” della Rai e il Servizio Pubblico? La Rai di una
volta e quella di TeleMeloni? Il suo futuro? Canone si o canone? Ci salverà l’EMFA?
Gli ascolti calano? La Tv generalista “è viva e lotta insieme a noi” oppure è
in via di estinzione? Un ibrido tra Broadcast e Broadband che “dovrebbero convivere
nello stesso ecosistema”? Una rete di “servizio pubblico” e una con la pubblicità? Una Rai con 12 mila dipendenti e oltre 2000 giornalisti e con questa offerta editoriale
e con queste risorse può reggere ancora e per quanto tempo? Rai Play come che
si e Rai Play come che no. E di Rai Way cosa ne facciamo? E Mediaset che fine
ha fatto? E i “Data Center” sono il futuro? E il “giornalismo d’inchiesta” chi lo
fa? E le piattaforme resistono e insidiano o anche loro hanno in corso una mutazione
genetica? E così via.
Bloggorai lo ammette: vive uno stato di confusione dove non
riesce più a distinguere forma e contenuto, sostanza da apparenza, fumo e
concretezza.
Tutto questo condito da una considerazione, forse banale
quanto centrale: ad occuparsi a seguire più o meno con interesse, c’è solo una generazione
giocoforza in via di estinzione. Tra i più “giovani” di questa generazione c’è
il sottoscritto che ha quasi 74 anni, in buona compagnia di chi ne ha almeno dieci
di più (ben portati). Nei giorni scorsi siamo stati ad un dibattito dove il più
anziano (autorevolissimo) ha 92 anni e, a seguire, per età e rilievo, gli altri
ne avevano 88 e 86. Uno tra loro (non citiamo il nome) ha ancora in mente
Televideo. Tra questi, inoltre, c’è una fila di “Professori” quasi ottantenni che
non hanno vinto un concorso a cattedra nemmeno per errore e non si vede al loro
seguito nemmeno uno studente che partecipa o segua i loro insegnamenti. La “politica”
assiste attonita, arranca e interviene scomposta con una lamentela infinita di “vorrei ma non posso”,
specie in casa progressista: ancora qualcuno ricorda quasi con nostalgia il “piano
Gentiloni” del 2007, ovvero stagionato di quasi 20 anni!!! Le uniche riforma Rai
di rilievo che si ricordano è stata la Gasparri del 2004 e quella di Renzi nel
2015. Ora si appresta ad entrare nella storia quella Meloni del 2026.
Tutto questo condito da una ulteriore considerazione, forse
banale quanto centrale: il pubblico che segue la Rai, il Servizio Pubblico, è
sempre più anziano laddove progressivamente e inesorabilmente aumentano gli “over”
e diminuiscono gli “under”. Stasera su RaiUno in onda un grande successo: "The Voice Senior".
Dopo questa ventata di sano ottimismo, torniamo a goderci una
splendida giornata d’autunno, ad osservare le foglie che cadono, lentamente e
inesorabilmente.
bloggorai@gmail.com

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