venerdì 9 ottobre 2026

RAI: ultima spiaggia tra pubblico e privato

By Bloggorai ©

I lettori e le lettrici di Bloggorai che hanno buona memoria sanno bene che da oltre 8 anni di pubblicazioni ci siamo pre-occupati del futuro della Rai e del Servizio Pubblico. Abbiamo, da sempre, sostenuto riflessioni semplici: questa Rai (anche quella precedente a questo Cda di destra) non può essere più essere la stessa degli anni passati. Tutto è cambiato ed è necessario ripensare completamente la sua missione, i suoi vincoli e il rapporto tra risorse e capacità di offerta editoriale.

Abbiamo pure scritto, in epoca non sospetta, che non è sufficiente immaginare una riforma della sola Rai se tutto il sistema audiovisivo che le è intorno vive una sua “selvaggeria” dove ogni soggetto che vi opera galoppa indisturbato. Abbiamo poi pure scritto che il solo EMFA non è sufficiente e seppure potrebbe garantire criteri equi e trasparenti nonché una relativa indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza della politica, forse è necessario provare ad immaginare qualcosa di altro, di diverso.

Questo “altro” o diverso ci porta nel cuore di un tema spinoso, faticoso da affrontare e pure alquanto scorbutico: a quali compiti, quale missione deve perseguire la Rai, ovvero come dovrà essere il Servizio Pubblico prossimo venturo? Domanda semplice e banale ma risposte complesse.

A dare una possibile risposta oggi ci prova il senatore Luigi Zanda (PD) che sulle pagine de Il Foglio ritiene che “Ho cambiato idea sulla proprietà pubblica della Rai” e scrive: “Una parte ampia della sua programmazione ha ormai un carattere commerciale identico a quello delle emittenti private. L’informazione è spesso battuta dalla concorrenza per completezza e talvolta, ahimé, per obiettività. Su gran parte degli sport più popolari, a cominciare dal calcio, dal tennis e dall’automobilismo, la Rai ha abdicato a favore di canali privati cui gli sportivi italiani accedono pagando un non lieve corrispettivo” etc etc etc. Notare poi che ormai da quasi tre anni la Rai ha un cda anomalo con “due” presidenti e una Vigilanza evaporata (e forse non solo per responsabilità della maggioranza) e, a quanto sembra, funziona. Se non che, anche Zanda ripropone una soluzione che, come pure abbiamo già scritto, appare come una toppa più piccola del buco che vorrebbe coprire: la proprietà Rai affidata ad una Fondazione la cui composizione sarebbe variamente assortita.

Se non che, giusto ieri, pure il potente Giovanbattista Fazzolari, dall’alto del suo ruolo a Palazzo Chigi al fianco della Meloni, ha scritto sempre sul Il Foglio (NB: che ‘tocca fa per leggere qualcosa di interessante che non sia il “caso Lavitola” o le Cronache di Garlasco) ha esposto il suo pensiero sul futuro della Rai: “Partirei da un ragionamento serio sull’ipotesi di ridurne il perimetro, magari privatizzandone una parte per ottimizzare la sua funzione di servizio Pubblico”. Non la consideriamo un’eresia. Del resto, già nel lontano 1995 al referendum per la privatizzazione della Rai (promosso dalla Lega ma sostenuto anche dal PDS) i SI vinsero con oltre 13 mln di voti e il 54%. Poi non è successo nulla, ma questa è un’altra storia.

Il mese prossimo andrà in Aula la riforma promossa e sostenuta dal Governo Meloni e pure questa, purtroppo, sarà una un’altra storia.

Bloggorai@gmail.com

Ps. Sempre Fazzolari ieri ha detto “E’ vero che lo volete licenziare? No, se avessimo potuto scegliere in base al nostro interesse, a noi sarebbe convenuto che Ranucci fosse rimasto alla conduzione”. Chiarissimo e chi vuole intendere ha già inteso. Chi legge solitamente Bloggorai sa tutto (o quasi) in buon anticipo e non perché consulta gli astri o frequenta chiromanti 

Nessun commento:

Posta un commento