Iniziamo bene la settimana con un grazie ad una nostra
attenta e qualificata lettrice che ci permette di affrontare un tema importante:
perché milioni di telespettatori abbandonano la Rai?
È successo nei giorni scorsi che Rai Uno ha mandato in onda DOC,
una fiction di successo (e ci dicono anche interessante). Abbiamo poi constatato
che questa nuova serie ha perso oltre 3 milioni di persone da quando è iniziata
nel 2020. Ci siamo chiesti perché è avvenuto questo fenomeno, cosa è successo, quali
sono gli elementi che hanno indotto così tanti telespettatori a cambiare canale
o piattaforma?
Abbiamo accennato a due possibili cause: “Una è legata al
momento della sua prima messa in onda, il 2020, quando il Paese era sotto la
pressione della pandemia dove il tema “sanità pubblica” destava giocoforza
enorme attenzione poi, per fortuna, ora scemata. Un’altra possibile risposta è
legata ai mutamenti “fisiologici” del pubblico che in parte si definisce come
zoccolo duro di aficionados ma in altra parte tende a richiedere (e trovare)
nuove idee, nuovi prodotti, nuove “narrazioni” anche su altre piattaforme”. Ora,
la nostra lettrice ci ha segnalato forse la causa più rilevante, quella che ha
modificato sostanzialmente le abitudini serali degli italiani di fronte alla TV:
l’ora della messa in onda della “antica” prima serata che non inizia più intorno
alle 21.15 ma quasi intorno alle 22. Giovedì sera DOC è iniziato esattamente
alle 21.50 al termine del solito lunghissimo gioco dei pacchi, un aperto
sostegno alla ludopatia.
Passo indietro: il 28 gennaio 2026 l’AgCom delibera un “Richiamo
nei confronti della società Rai-Radiotelevisione italiana S.p.A. al rispetto
delle previsioni di cui al punto 3 dell’allegato 1 al Contratto di servizio”
ovvero “RICHIAMA la RAI – Radiotelevisione italiana S.p.A. all’osservanza degli
obblighi derivanti dal punto 3 dell’Allegato 1 al Contratto di servizio,
garantendo la coerenza tra gli orari di trasmissione comunicati al pubblico e
l’effettiva messa in onda dei programmi, anche 19/26/CONS 4 nella fascia di
prime time…”. Cosa è successo dopo? Nulla. Lettera morta, nessuno se l’è
filata. Un richiamo formale dell’Autorità di Controllo e Garanzia del Servizio
Pubblico viene completamente ignorata come se nulla fosse. Come al solito, ci
domandiamo se i consiglieri di amministrazione, oltre che diffondere comunicati
stampa del giorno dopo e partecipare festosi all’inaugurazione del nuovo Studio
Pippo Baudo, si accorgono che ci sono regole che andrebbero rispettate dal Servizio
Pubblico, altrimenti poi difficile lamentarsi del fatto che la Vigilanza è
sospesa. A cosa serve il Contratto di Servizio se poi nessuno provvede a farlo rispettare?
Ma andiamo avanti. Il tema della “prima serata” è ormai vecchio anche se, ufficialmente, ha una data recente: tutto inizia il 14 luglio dello scorso anno con l’inizio della Ruota della Fortuna di Mediaset, con un format iniziale di circa 50 minuti poi scivolato verso i 70 per concludersi regolarmente intorno alle 21.50 uccidendo così completamente il “prime time”. Rai segue “a ruota” Mediaset, pur andando regolarmente “sotto” il diretto concorrente.
Sono
trascorsi “appena” dieci anni da quando il DG Campo Dall’Orto e il direttore Fabiano
dichiararono “la prima serata deve iniziare alle 21.15”. Altri tempi, altra Rai.
Non se li sono filati nessuno e le cose sono sempre peggiorate. Secondo il glossario
Auditel “Prime Time- E’ l’orario “di punta” della Televisione. In Italia, il
Prime Time inizia ufficialmente alle 20:30:00 e termina alle 22:29:29.
Tuttavia, si è andato progressivamente diffondendo l’uso del “Prime Time”
compreso tra le 21:00:00 e le 22:59:59”. Ovvero, una volta iniziava subito dopo
i Tg ed ora inizia subito dopo la fine dei giochi (Canale 5 ha aperto la strada).
Nei giorni scorsi, l’attrice Elena Sofia Ricci ha protestato: “Prima serata
troppo tardi, mancanza di rispetto per il pubblico” e il “pubblico” poi si
scoccia a cambia canale oppure emigra verso altre destinazioni: le piattaforme.
Al solito: cercate i soldi. Leggendo i listini di Rai Pubblicità e di
Pubblitalia i costi degli spot variano dagli 80 ai 130 mila euro per 30 secondi.
Il “rispetto del pubblico” passa attraverso questa mannaia: per evitarla i telespettatori
fuggono e le piattaforme gongolano.
Nota bene: l’emigrazione di telespettatori in fuga da Rai
Uno ha riguardato pure il sabato sera, ovvero la trasmissione di punta della rete: “Ballando
con le stelle” negli ultimi 5 anni ha perso per strada circa 1,5 milioni di
persone, passando dai 4 dell’edizione del 16 ottobre 2021 ai 2,4 del 3 ottobre
scorso.
Gli anni passano, i figli crescono e i telespettatori Rai
invecchiano. I figli “scappano di casa” e gli anziani guardano Rai Uno o ciò
che ne resta.
bloggorai@gmail.com

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