giovedì 15 febbraio 2024

SPECIALE: la RAI e la "guera" del bottone


Sprovveduti allo sbaraglio o menti raffinate che tramano e complottano? Tutto il clamore durante e dopo Sanremo a chi giova? Da alcuni giorni dentro e fuori Viale Mazzini si dibatte e si riflette. Anche noi abbiamo cercato di capire: riassunto di una lunga giornata di chiacchere e pensieri in libertà.

“Avete voluto ‘a guera? E mo’ famo ‘a guera!” ipse dixit tanti anni addietro un autorevole dirigente Rai quando Bloggorai ha calpestato  per la prima volta il corridoio famigerato del VII piano di Viale Mazzini. Erano i tempi di Pasquarelli di stretta osservanza DC e di Manca di forte ispirazione PSI. Formalmente amici, sostanzialmente si sarebbero bucate le gomme delle macchine l’uno contro l’altro. Il bello era che i più agguerriti non erano loro in quanto tali ma gli scudieri, i portaborse o portaqualchecosa… andava tutto bene purché portavano qualcosa. Il corridoio era disseminato di bucce di banana, trappole  e trabocchetti di ogni sorta. Le battaglie per i “moduli” delle stanze dei dirigenti hanno sempre fatto storia. Persino la disposizione delle camere di albergo nelle trasferte era oggetto di aspra contesa. Vedi ad esempio Sanremo: ci volevano giorni di aspro dibattito, quasi scontro ai limiti del fisico, per decidere quanti biglietti omaggio spettavano all’una o all’altra parrocchia. Cosa che, ci raccontano, più o meno è successa pari pari all’ultimo Festival.  Da allora, per quanto abbiamo visto, poco o nulla è cambiato. Compresa la gestione dei rapporti con alcuni giornalisti.

Figuriamoci se oggi possa stupire leggere che tra Sergio e Rossi è scoppiata la guerra. Non stupisce anzitutto per una banale constatazione: il conflitto era intrinseco nelle loro nomine, nel meccanismo che li ha portati al governo della RAI. Un passo indietro: a febbraio 2021 era salito a Palazzo Chigi Mario Draghi e tra le prime grane c’è il rinnovo dei vertici RAI. Eravamo ancora in piena emergenza COVID con la campagna vaccinale in corso. I partiti erano tutti sotto schiaffo: Draghi arriva come salvatore della Patria, non c’è tempo da perdere. Dal cilindro di Mago Mario escono i nomi di AD e presidente mentre dai cilindri dell’Associazione Maghi Italiani (le segreterie dei partiti) escono fuori i nomi dei quattro consiglieri che il Parlamento nomina e tutt’ora in carica. Come e da chi sono stati scelti, selezionati, con quali criteri e quale meccanismo di selezione nessuno lo sa. Ovviamente, i partiti che li hanno votati tacciono, incassano e portano a casa il risultato, con buona pace di “fuori i partiti dalla RAI”.

Inizia l’avventura di Fuortes e Soldi (anche se i nomi di cui si parlava erano altri, esempio Matteo Maggiore) e non si può dimenticare quella partita indiretta giocata da Draghi con Scannapieco a CDP (anche lui ex della BEI con Maggiore). Ci sono in ballo una montagna di soldi da tenere sotto controllo e Mago Mario piazza una parte dei suoi fedelissimi (ma non tutti). Da tenere bene a mente un  nome che tornerà utile: Giancarlo Giorgetti ministro allo Sviluppo Economico (già, sempre lui). A Viale Mazzini per Mago Mario non tutto gli riesce gran che bene: la logica dell’emergenza e della fretta potrebbe averlo tradito. Nel 2022 arriva la Meloni e comincia a scalpitare: “Voglio la testa di Garcia”. Dopo tanticchia di tira e molla tra Firenze, Venezia e Napoli alla fine si decide: Fuortes si “dimette” dalla RAI e si trasferisce sotto il Vesuvio (non è andata poi gran che bene: Lissner reintegrato e  Fuortes disoccupato e il suo profilo Wikipedia non è aggiornato).

Nel frattempo, le trombe strombazzavano. In ogni dove si leggeva che la Meloni  aveva il ”suo” uomo di fiducia prima strapazzato e ignorato. È giunta la sua ora che il Destino ha segnato: “Intanto vai a fare il DG e poi .. si vedrà … magari se ti comporti bene … vedremo se potrai diventare il Nuovo AD al momento giusto”  sempre che non emerga un nome nuovo (Chiocci???). Però, ca va sans dire, occorre qualcuno che lo nomina. Zacchete: arriva Roberto Sergio e “ci penso io!!!”. Beninteso: nessuno lo potrà mai affermare con assoluta certezza, però in ogni dove si legge che tra gentiluomini sembra sia stato sottoscritto il Patto di Ferro: oggi a me, domani a te. Ora, come si usa dire, un conto è parlare di patti, altro conto è farli rispettare. Sergio ci ha preso gusto e Rossi ancora non ha assaporato il calice, anche perché tira una certa aria: da Palazzo Chigi arrivano soffietti sgradevoli. Fatto sta che il “magheggio” SergioRossi passa con relativa tranquillità. Pochi battono i pugni sul tavolo, anzi. Criteri, selezioni, trasparenza? Puah ... che noia !!!

Ora però le carte in tavola si rimescolano da sole, per magia e per sotterfugio. Tutti contro tutti e l’un contro l’altro armato. A confronto, i bei tempi di Pasquarelli e Manca il quadro era semplice. Ora no. La Meloni rischia di fare cappotto e stravincere alle europee e i suoi soci rischiano si cappottare mentre gli altri non sanno bene cosa fare. Occorrono gli sciamani: i maghi non sono più adeguati. Traslato modo, vale per il nuovo vertice di Viale Mazzini: nessuno oggi, tra Governo e opposizione, sa che pesci prendere. Se vincesse la Meloni a piene mani, e se cosi fosse, il Cda Rai si potrebbe trasferire direttamente sotto la colonna di Piazza Colonna. “Non si può fare” è il grido di guerra che unisce M5S, PD e Lega. Come impedirlo? Semplice: gli buttiamo tra gli ingranaggi sabbia e acido muriatico. Una buona idea è sostenere Sergio contro Rossi e vedere di nascosto l’effetto che fa. Però, magari , se s’ha da fare … s’ha da fare preso, subito. Oppure, male che vada, tirare fuori dal cilindro un nome a sorpresa e portarla per le lunghe, dopo le elezioni … con un nome tipo Marcello Ciannamea che da tempo viene indicato “in quota” Lega. E se non fosse lui ci sono altri nomi che girano (ma ve li raccontiamo uno alla volta, altrimenti dicono che si “bruciano”… almeno due).

La “guera” ??? Sono solo scaramucce.

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RAI: nuove regole del gioco sono possibili


Una insopportabile aria di fritto misto con olio rancido si annusa all’orizzonte RAI. Sono cominciate le grandi manovre per il prossimo Cda di Viale Mazzini (da tempo in verità) ma ora, dopo Sanremo come pure previsto, potrebbero subire una accelerazione. Una logica ottusa ed ostinata si sta per riproporre mentre ai partiti di opposizione si presenta un’occasione unica e forse irripetibile per cambiare le regole del gioco.

Ci siamo divertiti e ci divertiremo ancora nel giochetto di chi sale e di chi scende nelle “quote” dei candidati AD, Presidente, DG e consiglieri vari. Sulla stampa di oggi ce n’è in abbondanza. Anche Bloggorai potrebbe aggiungere di suo e ne ha da aggiungere. Però questa mattina proponiamo un altro ragionamento, a priori.

Tutto già visto, tutto già  conosciuto, tutto già solo formalmente condannato e soprattutto pure già ampiamente praticato. Questo a me, questo a te, questo è suo e così via. Il contesto, la cornice, dove avverrà la competizione, purtroppo, è ancora la Legge 220 del 2015 che pure, in questi anni, coloro che avrebbero potuto e forse dovuto cambiare se ne sono ben guardati dal farlo. M5S e PD hanno solo apparentemente presentato (o riesumato) vecchie proposte senza mai poi fargli assumere una postura risolutiva: sono nel cassetto e li rimarranno per anni ancora. Questo è e con questa Legge si dovrà fare i conti. Allora è giocoforza provare ad immaginare se qualcosa, già da ora, subito, potrà essere fatto per cercare la ricerca di una credibilità perduta sul tema “fuori la politica dalla RAI”. Nessuno potrà credere più al ritornello “fuori i partiti dalla RAI” se non si introduce, già da ora, subito,  qualche meccanismo utilizzabile pur CON QUESTA LEGGE in grado di modificare nella percezione pubblica che si vuole effettivamente cambiare qualcosa.

La possibilità esiste ed è pure facilmente e formalmente praticabile: almeno i partiti di “opposizione”, tutti, si possono impegnare a ricercare oggi, subito, i candidati che si dovranno proporre al prossimo Cda Rai con un sistema, con una logica “alla francese”. I vertici di France Tv vengono scelti attraverso un semplice meccanismo di preselezione delle candidature di carattere pubblico, compresa una audizione dei prescelti. I caratteri prevalenti che si evidenziano sono il “pubblico” e la trasparenza del sistema di selezione dei candidati per merito. Nel nostro caso, si tratterebbe di individuare prima del voto alla Camera e al Senato chi sono le persone sulle quali il Parlamento sarà chiamato ad esprimersi e non farli uscire dal cilindro delle segreterie dei partiti come è avvenuto finora. Questo è il meccanismo diabolico e perverso che va fronteggiato ora, subito, ed è possibile. È questa la logica intollerabile che può essere arginata.

La Legge 220 dice che “6-bis. I componenti del consiglio di amministrazione di designazione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, di cui al comma 6, lettera a), devono essere eletti tra coloro che presentano la propria candidatura nell'ambito di una procedura di selezione il cui avviso deve essere pubblicato nei siti internet della Camera, del Senato e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa almeno sessanta giorni prima della nomina. Le candidature devono pervenire almeno trenta giorni prima della nomina e i curricula devono essere pubblicati negli stessi siti internet”.

La Legge non lo prevede ma non esclude che, seppure autonomamente, i partiti non possano individuare i propri candidati da presentare subito al confronto e al dibattito pubblico prima ancora della presentazione formale dei curricula. Del resto, come sta avvenendo, il Governo, seppure in modo indiretto, si permette di proporre già da ora l’AD e magri pure presidente e DG perché i partiti di opposizione non possono fare altrettanto?

Si tratta di ricercare persone con comprovata esperienza, conoscenza e competenza nell’ambito specifico di cui si dovranno occupare. Si può lavorare per un percorso che possa prevedere che ai Cv dei candidati saranno assegnati punteggi da definire con criteri trasparenti e poi confrontati pubblicamente. Una volta preselezionata una rosa ristretta si chiederà loro di esporre, sempre pubblicamente, il loro programma di lavoro e la loro visione del ruolo che andranno a ricoprire. Solo a questo punto si potrà ipotizzare un sistema di voto che indicherà il/la candidato/a.  

Allo stesso modo è necessario fissare un paletto su questa storia degli Stati Generali: o si fanno con tutti o non si fanno. Fare gli stati generali (muniscolo) del PD o del M5S o di chi alti ancora non ha alcun senso: sarebbe l’ennesima perdita di tempo di cui nessuno ha più voglia. Lo stesso dicasi per una riforma della Governance: potrà essere credibile e robusta solo se si immagina  e propone un modello in grado di raccogliere il consenso di buona parte del Parlamento oppure saremo alle solite proposte destinata pestare l’acqua nel mortaio.

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mercoledì 14 febbraio 2024

RAI dopo Sanremo: in arrivo i tre meteoriti


 

I tre meteoriti che vi abbiamo annunciato stanno cadendo e potrebbero scavare profondi crateri.

Vi aggiorniamo:

Meteorite n.1, la Pace e la guerra. Le improvvide dichiarazioni di Sergio, nella forma e nel merito, stanno tracimando oltre le loro intenzioni. Quelle parole lette dalla Venier (!!!) hanno un peso specifico particolare: influiscono sulla “percezione” dell’Azienda in modo rilevante: leggiamo oggi su La Repubblica che si tratta di “impatto reputazionale nei confronti della Rai, che come servizio pubblico ha il dovere di garantire pluralismo e di rispettare tutte le posizioni”. Queste comprendono pure i sentimenti di forte opposizione per quanto sta avvenendo a Gaza sul popolo palestinese: forse Sergio lo ha dimenticato. Per poi tracimare sui partiti, in particolare sui rapporti tra M5S e PD non proprio da ritiro spirituale dove regna armonia e fratellanza. Conte si affretta a rilasciare un comunicato che, ben che vada, appare di dubbia interpretazione e suona come un appoggio a Sergio: “Credo ci sia un clima di attacchi personali, forse anche minacce, verso l'amministratore delegato della Rai, questo è trascendere il confronto e la critica legittima”. Gli risponde per le rime Orlando “A me che Conte incontri Landini mi pare una cosa positiva, molto. Che difenda l'indifendibile Sergio no”. La Schlein invece telefona alla Meloni e, insieme, portano a casa un risultato e fanno passare una risoluzione sul cessate il fuoco a Gaza. La Presidente Soldi, la consigliera Bria e il consigliere Di Pietro si smarcano da Sergio mentre Di Majo tace. Tutto si riverbera sul rinnovo del Cda. Ve lo avevamo scritto con anticipo: “Vedremo dopo Sanremo” e ora si comincia a vedere.

A chi ha giovato lo strombazzamento sui  “record” di Sanremo?  A Sergio, sostenuto da un formidabile asse trasversale Lega, FI e con una simpatia non ostativa del M5S oppure il promesso AD Rossi? Oppure ha travolto tutti e due e da qualche parte si punta rimescolare le carte (come pure abbiamo ipotizzato)? Occhio e croce, a bocce ferme fino a ieri sera, si potrebbe azzardare che Sergio sta per pagare pegno per molteplici aspetti. Le due interviste bum bum poco prima del Festival non sono state dimenticate: “Ha fatto pipì fuori dal vasino” ci commentano acidi da un piano alto di Viale Mazzini. Questo però, ci dicono, non significa affatto che Rossi ne guadagna punti, anzi. Il suo “silenzio” su Sanremo ha fatto rumore. La “guerra per bande, interne ed esterne, si è scatenata e, sul campo ovvero sui giardini intorno al cavallo, non si vedono truppe cammellate particolarmente robuste. Nelle nostre chat, telefonate, incontri e mail circola un problemino: che gioco stanno giocando il M5S e il PD non tanto nei confronti del Governo quanto più dentro la RAI? che intenzioni hanno per il nuovo Cda? Chi vogliono sostenere e come e chi vorrebbero candidare come nuovo consigliere/a?

Meteorite n. 2, le regole del gioco. Più cala verso Terra e maggiore la devastazione. Le regole del gioco del festival, da anni, bene che vada sono suscettibili di dubbia interpretazione. Se le regole non sono chiare, il gioco, ovvero la gara, si corre il rischio di alimentare sensazioni di arbitrio e inganno. Il passo con il voto politico è breve. Oggi leggiamo che non sarebbe la Mango la vera vincitrice e nemmeno il più televotato napoletano Geolier ma Mahmood che trionfa sulle radio e sulla piattaforme italiane e internazionali. Riproponiamo la frase letta sul Corriere ““La legge elettorale, che è democrazia, influenza il risultato”. E allora la domanda centrale sul “successo” del Festival rimane inevasa: perché il Servizio Pubblico ha sostenuto e diffuso implicitamente questo messaggio micidiale che colpisce al cuore i meccanismi di funzionamento democratico del Paese? Perché non intervenire per tempo, quando si poteva e si doveva? Per il prossimo che sentite ciarlare di “successo” e ancora più tra i “giovani” siete autorizzati a chiedere cortesemente di occuparsi di altro.

Stendiamo un velo pietoso su ragionamenti, pure doverosi, sulle giurie: dal televoto che si blocca alla Sala Stampa passando per le radio. Ad esempio: i giornalisti che hanno votato, come sono stati scelti? Gli hanno fatto un esamino di ammissione? Un test psico attitudinale? Una valutazione socio comportamentale sulle razioni ai “gadget”

Meteorite n.3, la pubblicità. Non vi è dubbio: il gongolamento per i i 60 milioni raccolti inebria le menti e gonfia il portafoglio almeno per poco. Da questo punto di vista, ancora non vi è dubbio, è stato un “vero successo” senza il quale bisognava aprire una sottoscrizione nazionale per tappare i buchi di bilancio RAI. Rimane anche in questo caso, a nostro modestissimo avviso, una domanda fondamentale: è mai possibile che la “baracca” si possa reggere solo su questa risorsa e per il resto dell’anno deve arrabbattarsi da tutte le parti? Ieri AgCom ha reso noti i dati del Focus Bilanci 2018-22: è tutto in discesa dove la raccolta pubblicitaria, i ricavi, gli investimenti, i margini operativi e i risultati di esercizio hanno costantemente il segno meno. Altro che i "dati" di ascolto. Il “meteoritino” allegato sul canone è in orbita geostazionaria sul cielo di Viale Mazzini.

Lasciamo poi perdere il tema delle pubblicità occulte o palesi che pure non è del tutto irrilevante per il Servizio Pubblico. Ieri si è avuta notizia che pure la Corte dei Conti si è interessata al tema.

Siamo stati facili profeti: quest’anno ci divertiremo ... assai!

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martedì 13 febbraio 2024

Silenzio !!!


Oggi Bloggorai si prende una pausa. 
E' necessaria per far sedimentare la polvere dopo Sanremo, in attesa di veder placare i bollenti spiriti dei ragionieri del giorno dopo e dei filosofi del giorno prima. Una pausa necessaria per tornare alla "normalità" degli ascolti anche senza i "giovani". Una pausa necessaria per rimettere i temi in ordine di rilevanza e non di apparenza. Tra questi, da non dimenticare, c'è sempre quello del Governo che assedia la RAI, ora per allora, a partire dal prossimo Cda. In subordine, c'è sempre il tema di una opposizione che balbetta, esita e si confonde.
Comunque, per chi lo avesse perso, consigliamo di leggere il Post di ieri sui tre meteoriti.

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lunedì 12 febbraio 2024

ATTENZIONE: piovono meteoriti

Foto di 12222786 da Pixabay

Questo Post è da leggere in combinato disposto con il precedente.

Con buona pace degli entusiasti  e corifei del “grande successo” di Sanremo (e della RAI ... of course) è bene sapere che almeno tre meteoriti stanno cadendo da quelle parti.

Meteorite n. 1. La pace e la guerra. A seguito delle dichiarazioni del cantante Ghali durante la sua esibizione a Sanremo (“Stop al genocidio”) L’AD Rai ha rilasciato la seguente dichiarazione: “ … E ogni giorno i nostri telegiornali e i nostri programmi raccontano - e continueranno a farlo - la tragedia degli ostaggi nelle mani di Hamas, oltre a ricordare la strage dei bambini, donne e uomini del 7 ottobre. La mia solidarietà al popolo di Israele ed alla comunità ebraica è sentita e convinta”. Benissimo! Anzitutto una condanna netta per il 7 ottobre ma una parola per definire, oggi, quanto sta avvenendo a Gaza la poteva pure spendere: come si può definire la morte di migliaia di donne e bambini? Sterminio, danni collaterali, strage, massacro, omicidio plurimo aggravato, assassinio collettivo, vendetta tremenda vendetta? Quali altri termini si possono usare al posto di “genocidio”??? Se proprio non poteva aggiungere altro avrebbe almeno pure potuto citare il Presidente Mattarella “…L’angoscia sorge anche per le numerose vittime tra la popolazione civile palestinese nella striscia di Gaza. Tante donne e bambini. Anzitutto per l’irrinunciabile rispetto dei diritti umani di ciascuno, ovunque. E anche perché una reazione con così drammatiche conseguenze sui civili, rischia di far sorgere nuove leve di risentimenti e di odio”. Certo, confrontare il Presidente della Repubblica con l’AD Rai è improprio, ma rende bene l’idea. La Venier a Domenica In non merita attenzione.

Anche la Presidente della Vigilanza Rai, Barbara Floridia ha espresso disappunto sulle affermazioni di Sergio “Il suo ruolo a differenza di quello di un artista gli avrebbe imposto di esprimersi allo stesso modo anche nei confronti delle vittime civili palestinesi della guerra a Gaza. E questo non è avvenuto”.

Meteorite n.2. Le regole del gioco. Il Corriere di oggi inizia un articolo in prima pagina con queste righe: “La legge elettorale, che è democrazia, influenza il risultato”. Frase lapidaria e fondamentale. Vale per le regole che definiscono il nostro ordinamento in assoluto e come non possono valere per un Festival di “grande successo” ??? Come si può pensare, immaginare e supporre che le stesse regole non siano applicabili in ogni ambito dove si svolge la vita democratica del Paese? Sanremo è un’isola felice dove godono solo i contabili dei numeri? No. Non è possibile. Cosa si “racconta” ai “giovani”? Che il voto è manipolabile a seconda delle opportunità necessità e convenienze? Perché se il “televoto”, apparentemente democratico, reputa vincitore Geolier poi altre due giurie, delle quali non sono ben chiari i criteri di formazione e selezione, poi ribaltano il voto? Non entriamo nei dettagli per carità di Patria ma se qualcuno ne avesse voglia, ce n’è in abbondanza per sollevare un putiferio. Intendiamoci: nulla di nuovo. Sono anni, decenni, che sul voto a Sanremo c’è bagarre e confusione ma allora, a maggior ragione, qualcuno avrebbe potuto e dovuto fare qualcosa per correggere e non peggiorare la situazione. Un Servizio Pubblico o “il” Servizio Pubblico è tale anche se è in grado di garantire questo livello minimo e decente di “regole del gioco”. Altrimenti si chiama libero arbitrio. È stato un vero successo? Boh !!!

Meteorite n.3: la pubblicità. Non si nemmeno spenta l’eco della multa AgCom di 175 mila euro comminata lo scorso anno per pubblicità occulta sul caso Ferragni che, zacchete, il rischio di aver pestato di nuovo qualcosa di orribile e puzzolente si palesa all’orizzonte. Saranno gli uffici preposti a verificare e tutti sono innocenti fino alla Cassazione. Fiorello l’ha buttata in caciara “Ma vi pare che Amadeus fosse d’accordo con lo sponsor? Ma quello l’inglese manco lo sa, conosce solo i titoli delle canzoni. Se vede una donna triste, le dice automaticamente No woman, no cry»”. Già, ma lui stesso ha mangiato la foglia e ‘a cca ‘niuscun’e fess sostengono nel profondo Nord del Paese! E chi vuole intendere intende. Nel caso delle scarpe “occulte” la Rai si sentirebbe danneggiata per “pubblicità a sua insaputa” e interverranno gli avvocati. Non è ben chiaro invece cosa è successo nei giorni prima con il sofà in platea dell’Ariston con il primo piano del noto Nicola Claudio che ospitava sulla sue ginocchia il prode Amadeus. I tecnici dicono che si trattava di “product placement” previsto e indicato in un sottopancia all’inizio della trasmissione. Ma, per quanto leggermente eravamo assonanti, ci è sembrato di osservare che i due artigiani del sofà interagivano con la scena (la platea ne è parte integrante) e quindi, forse, leggermente vietata. tant'è che in una puntata successiva sono stati spostati in una galleria laterale. Ci siamo sbagliati? O forse no? Qualcuno però si offende e sostiene che si tratta di  “accanimento terapeutico contro la RAI: quando la Meloni era all’opposizione questo non accedeva”. Già. Si stava meglio prima.

Meteoritino finale. Sull’esito di questo Sanremo, di questo successo, di questi “record” la Rai ci campa di rendita: i 60 milioni raccolti di pubblicità coprono le magagne di un pareggio di bilancio difficile da raggiungere e che altrimenti corre il rischio di affogare sotto i colpi di ascolti tendenzialmente in calo, almeno nel day time, e del rimborso del canone erogato “a condizione che …” il MimIt possa valutare correttamente l'adempimento di quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2024  ... ovvero i KPI???

Almeno questo lo possiamo ammettere: Franza o Spagna purchè se magna. Viva Sanremo!

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RAI e Sanremo o viceversa: ragioneria e filosofia a confronto


Nel mentre e nel quando cala la polvere su Sanremo, oggi è la volta della ragioneria del giorno dopo e della 
filosofia del giorno prima.

La ragioneria sui dati di ascolto è scatenata, gli aggettivi e i superlativi sono terminati e sarà necessario coniarne di nuovi. “Record assoluto” …  “successo clamoroso” … “mai visto prima”… “boom di ascolti” e così via. Due corollari di queste affermazioni poi si concentrano sui “giovani” e sulla “centralità” della Tv. Per non dire, infine, l’assioma “vince Sanremo ergo vince la RAI” che poi, per estensione semantica “vince il Servizio Pubblico” come se fosse sempre la stessa cosa. Ed è a questo punto che si scatena l’inferno del dibattito filosofico: quando i numeri dei telespettatori sono alti significa che la RAI svolge il suo ruolo di Servizio Pubblico, altrimenti, forse, no. In altri termini (il dibattito si infiamma) quando e come si Rai esercita il suo ruolo di Servizio Pubblico (e quando no)? Apriti cielo.

Allora, proponiamo la nostra lettura e, in ordine, vediamo questi aspetti uno per uno.

Il “record di ascolti”. Se il successo di una trasmissione fosse determinato solo dai numeri di ascolto la Rai potrebbe risolvere buona parte dei suoi problemi quotidiani in modo molto semplice (e in parte lo fa). Invece di perdere tempo con programmi “usa e getta” di ispirazione governativa sarebbe sufficiente proporre repliche di Montalbano una volta a settimana (come già in parte avviene). Sarebbe sufficiente proporre “vecchie glorie” del cinema, del bel canto o dell’avanspettacolo e uno share decente è garantito. Techedechè per tutta l’estate è una garanzia come Un Posto al Sole tutto l’anno e pure più volte al giorno. Se poi volesse (o potesse) acquistare un po’ di grande sport o di grande cinema andrebbe di lusso. Infine, come una volta un autorevole dirigente ci disse, se la Rai volesse proporre una trasmissione sulla “sensualità” degli italiani (magari in fascia protetta) il successo sarebbe certo. Sintesi: fare il “record” per una manciata di giorni e poi galleggiare (con lieve tendenza all’annegamento) per il resto dell’anno non sembra una grande consolazione.

I “giovani” tornano a guardare prima la televisione e poi Sanremo. Clamoroso! Sarà, ma qualcosa non torna. Lo snocciolamento di dati e numeri fa esultare gli esegeti del “indubbio successo”. Si legge che sul “totale dei giovani” che erano davanti alla televisione durante il festival quelli che hanno seguito la gara canora sono tanti ma non si dice quanti erano. Poi, ci si dimentica di Villa Arzilla che, per fortuna, regge botta con il sincero applauso a Gigliola Cinquetti, Gianni Morandi &C. In altri termini: lo zoccolo duro dei telespettatori di Sanremo è sempre nella fascia “alta” over 55 però uno “zoccoletto” transitorio ed effimero di “giovani” avanza e “tornano” a guardare la TV, magari solo per queste cinque sere perché le altre serate, per il resto dell'anno, male che vada, guardano altro come Amici di Mediaset, X Factor, MtV e via trotterellando. 

Il Total Audience Auditel non lascia scampo: i “giovani” non guardano la RAI (nella fascia 14/34 il 9% esattamente come lo scorso anno). È vera gloria? Forse si, sostengono alcuni, perché almeno per una frazione di tempo e di spazio indefinito (o meglio finitissimo) sono stati sottratti alla malvagia concorrenza (salvo poi esultare per la vittoria di un prodotto Made in Maria De Filippi che gongola).  

La centralità della Tv. Certo, per fortuna e non sappiamo per quanto tempo ancora (dicono il 2030), la TV generalista e digitale terrestre è centrale nella vita mediatica degli italiani. La carta stampata è in declino e il Web in crescente espansione. Ci sono “altre” tv che avanzano dove invece la RAI arranca o è del tuto assente (non ci sono risorse!!!). Punto. Difficile proseguire oltre nelle previsioni e nelle constatazioni se non con le sfere di cristallo. L’affermazione corretta è semmai “la Tv resiste ma non crolla giammai la cima per soffiar ‘de venti”. La notizia è che resiste e non al contrario che si sviluppa e cambia direzione. Sono gli altri soggetti, le altre piattaforme, gli altri prodotti editoriali, le altre tecnologie che si affermano. Vedi il 4K RAI: c’era e quasi nessuno lo sapeva.

Il Servizio Pubblico e ed “è” Sanremo. Qui il tema diventa incandescente. L’assioma appare perfetto: Sanremo racchiude, rispecchia e sintetizza tutto e il contrario di tutto e quindi “è” il Paese e la RAI non fa altro che riproporre in forma mistica questa sintesi. Dunque, “Sanremo è il Servizio Pubblico”. Storditi da tanta sicumera cerchiamo un conforto con tutto ciò che gli sta dentro e intorno. Cosa c’è “dentro” Sanremo? Cosa e come “racconta” il Paese? Già, quale Paese? Il Paese del Segno della Croce e dell’universo LGBTQIA+? Il Paese che non sa da che parte stare sul tema della pace o della guerra. Oppure il Sanremo che propone una “gara” con sospetti vizi di "funzionamento" sul meccanismo di voto è un bel racconto da proporre agli italiani? Fu vera gloria la vittoria annunciata della Mango e il voto della Sala Stampa RAI e delle radio (quali?) che ha ribaltato il televoto? Sanremo che propone presunte irregolarità e violazioni sulle regole della raccolta pubblicitaria palese o occulta (vedi multa AgCom dello scorso anno) e tutto passa inosservato come se nulla fosse? Però, alla fin fine, si gongolano pure su questo: “record” di raccolta pubblicitaria e i conti Rai prendono una boccata di ossigeno: senza Sanremo ci sarebbe solo la canna del gas. Si capisce bene l’enfasi sul “successo”. E “intorno” a Sanremo cosa succede? Quanto incidono le lobby delle case discografiche, quelle degli agenti artistici in questo "successo"? Fatte le debite proporzioni e distinzioni, forse è vero che “Sanremo sta al Paese come la Rai sta a Sanremo”.

Bene, concludiamo con una battuta sui tanti filosofi del giorno prima. Per il resto dell’anno tacciono, borbottano sottotraccia, bofonchiano e rimembrano i bei tempi andati, poi, improvvisamente, Sanremo li riporta in prima fila e si esaltano attoniti e smemorati di quanto avvenuto solo pochi giorni prima. Il taglio del canone operato dal Governo Meloni ha forti sospetti di incostituzionalità? Come non detto, nessuno si è preso la briga di chiedere e verificare. Il nuovo Contratto di Servizio (del quale si sono perse le tracce in attesa di capire se e come verrà modificata la norma dell’art. 15,3 che prevedeva la transizione al DVB-T2 entro il 10gennaio) non ha fatto battere ciglio nonostante le gravi carenze (vedi il famigerato Allegato1). La Governance e il nuovo Cda che si dovrà, forse, rinnovare a scadenza naturale o forse dopo le elezioni? Boh... intanto ognuno si propone la “sua “riforma” e gli Stati Generali si faranno “dopo” (Sergio dixit).

La “nottata” di Sanremo è passata. Oggi è un altro giorno e abbiamo tanto ancora per divertirci. Ora si tratterà di decifrare un problemino assai interessante: Sanremo chi ha avvantaggiato nella corsa alla successione o permanenza al vertice di Viale Mazzini?? Sergio, Rossi, nessuno dei due o un “terzo incomodo”?

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domenica 11 febbraio 2024

Sanremo: lo specchio infedele della normalità?


Abbiamo visto questo manifesto circa 50 anni fa, era da poco terminato il '68. Ce lo ricordiamo ad ogni "cambio di stagione" quale che essa sia.

Sanremo appena terminato è stato un frammento di felicità, per molti ma non per tutti. Sanremo è stato ed è un formidabile strumento di distrazione di massa. Molti ne sono rimasti colpiti e coinvolti, molti altri no e non sono pochi. Si confonde il tutto con il poco, la maggioranza con la minoranza. X milioni di telespettatori non sono 60 milioni di italiani. Rispecchia quello strano fenomeno della democrazia dove se votano il 50% degli elettori, il partito che ne conquista la maggioranza (almeno il 26%) sostiene che "tutti" hanno votato per lui. 
Sanremo, parafrasando il Censis, è uno specchio infedele di un Paese sonnambulo. È infedele perché, appunto, non rispecchia tutti ma solo una parte e “racconta” un paese sonnambulo perché vive le ore della notte come se fossero giorno. È uno specchio infedele perché confonde, sovrappone e mescola 5 giorni con il resto dell’anno. È uno specchio che racconta un Paese dove confonde il comico con il drammatico, fa ridacchiare e commuovere nel breve giro di pochi istanti, l’uno vale l’altro purché riesca a sollevare qualche punto di share. È uno specchio doppiamente infedele perché pronto a tradire se stesso alla prima occasione: oggi esalta “questi” giovani solo se cantano e domani se li scorda per il resto dell’anno. Vanno benissimo se fanno aumentare gli ascolti ma chissenefrega se sono e saranno disoccupati per gli anni a venire. Infine, è uno specchio multistrato e multicolore. Riflette solo ciò che gli è più comodo, senza scomodare tanti più di tanto. Infine: è ancora uno specchio infedele dove mescola RAI e Mediaset come fossero la stessa cosa: ha vinto Angelina Mango, uno splendido prodotto della scuderia De Filippi, il fior da fiore di Mediaset, come ampiamente annunciato, da tempo.

Ora lo specchio si è rotto. Torniamo alla normalità.

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