Non è obbligatorio assumere incarichi importanti. Quando però si accetta è obbligatorio svolgere con rigore il proprio incarico, specie se se maneggia la cosa pubblica a partire dal fatto che un manager di tale livello non si può presentare in una sede istituzionale e leggere il compitino, come i bambini alle elementari, non è rispettoso.
Negli ultimi due giorni l'AD Rai si è esposto in pubblico per due volte: la prima ad un incontro sul futuro del DTT e la seconda, ieri, in Vigilanza. di entrambi gli incontri, si fatica a trovare traccia di grandi proposizioni, di idee, di proposte utili da inserire nel prossimo piano industriale o quello editoriale ( salvo Italia Oggi, il Corriere dell'Umbria e La Notizia di oggi che hanno scritto qualcosa).
Partiamo da quest'ultima. Il tema è il canone. Quindi si parla di quante risorse necessita la Rai per adempiere ai suoi compiti, specie quelli previsti dal recente Contratto di servizio. Lo abbiamo scritto più volte: si richiede molto, si concede poco e, quel poco si fa per dire, il canone, potrebbe presto essere rivisto.
E come se ne esce da questo imbuto? Salini batte i pugni sul tavolo: "«L'impostazione della legge di bilancio rende critico il reperimento delle risorse necessarie per i progetti del contratto di servizio». Porca miseria !!! Il Governo trema per la minaccia. Aggiunge" è stata avviata con il Governo una interlocuzione per giungere ad una ottimizzazione delle risorse". Non è e non può essere cosi: il cambiamento, gli adempimenti, lo sviluppo, gli aggiornamenti tecnologici costano e tanto. Non c'è proprio nulla da ottimizzare, c'è solo da chiarire una volta per tutte cosa si vuole fare del Servizio Pubblico, se lo si vuole rendere forte e competitivo sul mercato o lasciarlo allo sbando del primo governante di turno che magari promette al popolo di abolire il canone e vincere le prossime elezioni (Salvini docet; do you remember quante volte lo aveva minacciato?).
Tutto questo, però, non si può chiedere all'AD, è al di fuori di lui e di quanti gli sono intorno che, evidentemente, in questo momento debbono solo "tirare a Campari".
Quasi nessuno ne ha parlato o scritto: nei giorni scorsi, il 6 novembre esattamente, la Corte dei Conti ha rilasciato la sua relazione sulla Rai per il controllo di gestione per l'anno 2016. di grande interesse: riportiamo solo una piccola voce "Nel 2016 la Direzione risorse umane e organizzazione ha stipulato, per conto delle Direzioni
di Staff, 89 contratti di consulenza, per una spesa di circa 1.129.000 euro". Da leggere con attenzione:
http://www.corteconti.it/archivio_novita/dettaglio.html?resourceType=/_documenti/comunicati_stampa/elem_0053.html
venerdì 16 novembre 2018
mercoledì 14 novembre 2018
fatti e misfatti
Ma chi ha scritto le due paginette che ieri l'AD Rai ha letto durante l'incontro sul futuro del digitale terrestre? Per quanto ne sappiamo, a Viale Mazzini di persone competenti ed esperte in materia ce ne sono 3 o 4 e nessuna, sembra, sia stato l'autore? che Salini abbia trovato il genio della lampada?
Aggiornamento delle 11.30 (dopo accese consultazioni telefoniche): il tema non è chi ha scritto ma cosa ha scritto, cosa ha detto o, meglio, cosa NON ha detto. L'occasione dell'incontro sul futuro del digitale terrestre di ieri era ghiotto. Siamo a poco più di tre mese da quando dovrà essere presentato il nuovo piano industriale. Evidentemente, è stato scelto di dire quel poco più di nulla sufficiente a "tirare a Campari". Non è un caso che sui giornali di oggi la notizia è l'accusa di Confalonieri, Mediaset, contro la Rai di fare dumping sulla pubblicità. Detto da loro è un bel monito! ma, tant'è che delle brillanti idee di Salini si trovano scarse tracce. Non è un caso ... nulla avviene per caso.
Nel merito: l'intervento più "politico" lo ha fatto la Presidente del Senato, Scasellati, con lo sguardo rivolto agli interessi degli utenti che dovranno adeguare antenne e apparati di ricezione: "Io spero che il costo di questo passaggio tecnologico non finisca per ricadere prevalentemente sulle famiglie, in una già non semplice fase economica”.
Salini, invece, ha detto la Grande Verità: "dovremo coniugare servizio universale e innovazione". ha poi aggiunto " La Rai dovrà quindi dotarsi di una strategia multipiattaforma basata su un posizionamento ‘dinamico’, ovvero ricercare l’innovazione su tutte le piattaforme, esprimere la propria dimensione di servizio pubblico sia nell’offerta lineare che on demand, mirando al contempo all’universalità e alla personalizzazione del servizio. Non possiamo lasciare indietro nessuno” ...appare indispensabile che, al più presto, venga indicato per legge uno switch-off tecnologico, che spinga il mercato ad adottare obbligatoriamente, nel 2022, in tutte le case, esclusivamente lo standard DVB-T2/HEVC“. (da Adn Kronos).
ci riserviamo di approfondire
intanto, scoppia la guerra tra il cinema e il broadband: il Governo vuole imporre che non possano essere diffusi film in rete se prima non passano per le sale. Se pensano di arginare l'esodo degli spettatori dalle sale in questo modo ... siamo fritti ...
Aggiornamento delle 11.30 (dopo accese consultazioni telefoniche): il tema non è chi ha scritto ma cosa ha scritto, cosa ha detto o, meglio, cosa NON ha detto. L'occasione dell'incontro sul futuro del digitale terrestre di ieri era ghiotto. Siamo a poco più di tre mese da quando dovrà essere presentato il nuovo piano industriale. Evidentemente, è stato scelto di dire quel poco più di nulla sufficiente a "tirare a Campari". Non è un caso che sui giornali di oggi la notizia è l'accusa di Confalonieri, Mediaset, contro la Rai di fare dumping sulla pubblicità. Detto da loro è un bel monito! ma, tant'è che delle brillanti idee di Salini si trovano scarse tracce. Non è un caso ... nulla avviene per caso.
Nel merito: l'intervento più "politico" lo ha fatto la Presidente del Senato, Scasellati, con lo sguardo rivolto agli interessi degli utenti che dovranno adeguare antenne e apparati di ricezione: "Io spero che il costo di questo passaggio tecnologico non finisca per ricadere prevalentemente sulle famiglie, in una già non semplice fase economica”.
Salini, invece, ha detto la Grande Verità: "dovremo coniugare servizio universale e innovazione". ha poi aggiunto " La Rai dovrà quindi dotarsi di una strategia multipiattaforma basata su un posizionamento ‘dinamico’, ovvero ricercare l’innovazione su tutte le piattaforme, esprimere la propria dimensione di servizio pubblico sia nell’offerta lineare che on demand, mirando al contempo all’universalità e alla personalizzazione del servizio. Non possiamo lasciare indietro nessuno” ...appare indispensabile che, al più presto, venga indicato per legge uno switch-off tecnologico, che spinga il mercato ad adottare obbligatoriamente, nel 2022, in tutte le case, esclusivamente lo standard DVB-T2/HEVC“. (da Adn Kronos).
ci riserviamo di approfondire
intanto, scoppia la guerra tra il cinema e il broadband: il Governo vuole imporre che non possano essere diffusi film in rete se prima non passano per le sale. Se pensano di arginare l'esodo degli spettatori dalle sale in questo modo ... siamo fritti ...
spegnete pure
come anticipato, stamattina si è svolto un incontro istituzionale al Senato sul tema "il futuro del digitale terrestre nella competizione multipiattaforma". Come si dice: se la notizia non la trovi entro le prime tre righe, la notizia non c'è.
In verità, qualcosa di interessante è emerso: il DTT potrebbe non essere nel prossimo futuro la sola piattaforma di riferimento per la diffusione di prodotti audiovisivi. Non sono pochi quanti già ne intuiscono i rischi di un declino tecnologico ormai segnato. "Si addensano nubi sul suo futuro" è stato detto stamattina. Il tema è il passaggio da un architettura di sistema tutta broadcast ad una broadband e, nel mezzo, una coesistenza almeno transitoria. E' stato detto che sarà necessario un riallineamento normativo tra i due mondi dove il primo è soggetto ad una costrizione normativa sproporzionata rispetto al secondo. Sapevamo tutto già da tempo, è tutto noto, scritto, dibattuto, documentato. Comunque, come prevedibile, non si poteva attendere una risposta ad un work in progress dagli esiti del tutto incerti. Arrivederci alla prossima puntata.
Nota a margine (sic!): l'intervento dell'AD Rai è avvenuto leggendo due striminzite paginette (avete letto bene: leggendo l'intervento) dove si fa fatica a trovare una frase che merita di essere virgolettata. Si capisce che il tema è complesso e che richiede competenze e conoscenze non facili da acquisire in breve tempo. Allora o si studia o si lascia il campo a chi è in grado di argomentare. Non ci si presenta ad un tavolo del genere con il compitino da leggere ... non si può guardare (ascoltare)
In verità, qualcosa di interessante è emerso: il DTT potrebbe non essere nel prossimo futuro la sola piattaforma di riferimento per la diffusione di prodotti audiovisivi. Non sono pochi quanti già ne intuiscono i rischi di un declino tecnologico ormai segnato. "Si addensano nubi sul suo futuro" è stato detto stamattina. Il tema è il passaggio da un architettura di sistema tutta broadcast ad una broadband e, nel mezzo, una coesistenza almeno transitoria. E' stato detto che sarà necessario un riallineamento normativo tra i due mondi dove il primo è soggetto ad una costrizione normativa sproporzionata rispetto al secondo. Sapevamo tutto già da tempo, è tutto noto, scritto, dibattuto, documentato. Comunque, come prevedibile, non si poteva attendere una risposta ad un work in progress dagli esiti del tutto incerti. Arrivederci alla prossima puntata.
Nota a margine (sic!): l'intervento dell'AD Rai è avvenuto leggendo due striminzite paginette (avete letto bene: leggendo l'intervento) dove si fa fatica a trovare una frase che merita di essere virgolettata. Si capisce che il tema è complesso e che richiede competenze e conoscenze non facili da acquisire in breve tempo. Allora o si studia o si lascia il campo a chi è in grado di argomentare. Non ci si presenta ad un tavolo del genere con il compitino da leggere ... non si può guardare (ascoltare)
martedì 13 novembre 2018
ieri, oggi e domani
La notizia del giorno è che sono stati pubblicati i dati sulla novestrale di Rai Way. Domandina semplice semplice: quale logica si può leggere in una società che enfatizza i dividendi e riduce progressivamente gli investimenti? The future in unwritten
A proposito di futuro, stamattina si svolgerà un incontro molto interessante sul futuro del digitale terrestre, dove parteciperanno i big broadcasters (Salini per Rai). Sarà interessante.
Stay tuned: più tardi eventuali aggiornamenti in presa diretta.
A proposito di futuro, stamattina si svolgerà un incontro molto interessante sul futuro del digitale terrestre, dove parteciperanno i big broadcasters (Salini per Rai). Sarà interessante.
Stay tuned: più tardi eventuali aggiornamenti in presa diretta.
sacro e profano
Non ci sono molti argomenti per oggi. Ci possiamo permettere qualche riflessione "marginale" sulla salute di oggi e per domani di Viale Mazzini.
Per rinfrescare la memoria, riportiamo una sintesi di un importante documento di fonte EBU, non proprio recente, ma ancora di grande attualità a proposito di canone. Vengono identificati e proposti quattro principi fondamentali per caratterizzare il canone dovuto al servizio pubblico:
(1) stabile e adeguato; I media di servizio pubblico non devono essere orientati a un interesse commerciale né progettati con l’obiettivo di generare profitto e la loro identità risiede negli obiettivi culturali, sociali e democratici.
(2) indipendente da interferenze politiche; un elemento chiave di ogni meccanismo di finanziamento dei media di servizio pubblico è l’indipendenza da interferenze politiche, come enfatizzato in numerosi Standard Europei.
(3) giusto e giustificabile; il meccanismo di finanziamento deve essere giusto e oggettivamente giustificabile. La percezione dei telespettatori o degli ascoltatori è cruciale per la loro disponibilità a contribuire, e quindi per il successo dell’organizzazione dei media di servizio pubblico.
(4) trasparente e responsabile/rendicontabile
I regolamenti EU sugli aiuti di Stato e il “Council of Europe Standards” prevedono che il meccanismo di finanziamento dei media di servizio pubblico sia trasparente. Inoltre, i regolamenti sugli aiuti di Stato obbligano le organizzazioni dei media di servizio pubblico ad avere conti separati per le loro attività pubbliche e commerciali.
L'AD Salini, in attesa che qualcuno gli dica chi debba nominare per le direzioni di rete, intanto sembra, pare, dicono (ma non diamo molto credito a queste dicerie), sia alacremente impegnato in riorganizzazione interna. In ordine: in ballo un megadirigente in trasferta verso la Presidenza di Rai Way (un mistero glorioso arieggia da quelle parti); il direttore risorse umane in odore di cambiamento; un direttore centrale in partenza verso una consociata; un direttore legale che se ne va (per tornare dalla finestra) e uno che viene. Come è sempre avvenuto: nei diversi piani di Viale Mazzini non ci si annoia.
Per rinfrescare la memoria, riportiamo una sintesi di un importante documento di fonte EBU, non proprio recente, ma ancora di grande attualità a proposito di canone. Vengono identificati e proposti quattro principi fondamentali per caratterizzare il canone dovuto al servizio pubblico:
(1) stabile e adeguato; I media di servizio pubblico non devono essere orientati a un interesse commerciale né progettati con l’obiettivo di generare profitto e la loro identità risiede negli obiettivi culturali, sociali e democratici.
(2) indipendente da interferenze politiche; un elemento chiave di ogni meccanismo di finanziamento dei media di servizio pubblico è l’indipendenza da interferenze politiche, come enfatizzato in numerosi Standard Europei.
(3) giusto e giustificabile; il meccanismo di finanziamento deve essere giusto e oggettivamente giustificabile. La percezione dei telespettatori o degli ascoltatori è cruciale per la loro disponibilità a contribuire, e quindi per il successo dell’organizzazione dei media di servizio pubblico.
(4) trasparente e responsabile/rendicontabile
I regolamenti EU sugli aiuti di Stato e il “Council of Europe Standards” prevedono che il meccanismo di finanziamento dei media di servizio pubblico sia trasparente. Inoltre, i regolamenti sugli aiuti di Stato obbligano le organizzazioni dei media di servizio pubblico ad avere conti separati per le loro attività pubbliche e commerciali.
Tutto questo finalizzato a sostenere un'Azienda orientata ad un progetto, ad una visione del suo ruolo, ancor molto lontano dall'essere definito.
L'AD Salini, in attesa che qualcuno gli dica chi debba nominare per le direzioni di rete, intanto sembra, pare, dicono (ma non diamo molto credito a queste dicerie), sia alacremente impegnato in riorganizzazione interna. In ordine: in ballo un megadirigente in trasferta verso la Presidenza di Rai Way (un mistero glorioso arieggia da quelle parti); il direttore risorse umane in odore di cambiamento; un direttore centrale in partenza verso una consociata; un direttore legale che se ne va (per tornare dalla finestra) e uno che viene. Come è sempre avvenuto: nei diversi piani di Viale Mazzini non ci si annoia.
bloggorai@gmail.com
domenica 11 novembre 2018
frequenze 3
Nei giorni scorsi ci siamo occupati di frequenze a proposito della questione 700 mhz. Abbiamo prima riportato la posizione di Confindustria Radio Tv e poi un virgolettato di un nostro autorevole lettore che esprimeva una posizione diversa. Apriti sesamo!!! altri autorevoli lettori ci hanno o scritto o telefonato ai limiti dell'indignazione: perchè insinuare il dubbio che la proposta non funziona? perchè ostacolare questa proposta che potrebbe far risparmiare alla Rai circa 100 milioni rispetto agli oltre 200 previsti?
Non siamo ingegneri, siamo solo semplici osservatori e aficionados del Servizio Pubblico e allora ci poniamo qualche semplice interrogativo anche noi. Anzitutto: perchè i tanti autorevoli ed esperti del Servizio Pubblico non escono allo scoperto, non comunicano, non espongono i loro argomenti, i loro progetti, le loro idee in sedi pubbliche? Un'intervista al Corriere, al Sole 24 Ore, al Financial Times o alla Gazzetta della parrocchietta non si nega a nessuno. Non possono parlare i "direttori"? che parlasse l'AD Salini, Tutto ciò che dovrebbe essere di interesse collettivo che riguarda la Rai dovrebbe avere una corsia privilegiata nella comunicazione. Invece nulla: qualcuno ha letto da qualche parte del documento CRTV? qualcuno è a conoscenza degli indirizzi che la Rai intende perseguire sulla vicenda frequenze? NO !!! punto e accapo.
Nel merito di quanto è noto, ci limitiamo ad osservare che ancora una volta la battaglia che si intende affrontare, come abbiamo scritto, è ancora una volta come quella degli ultimi giapponesi. In particolare, sembra di capire che logica che sottende tutto l'articolato di CRTV è quella di un sistema broadcast tutto orientato ancora verso il digitale terrestre, seppure di seconda generazione. Nulla, silenzio totale sul nuovo paradigma del broadband. Dal prossimo 2020 quasi tutti gli apparati televisivi saranno predisposti alla connessione in rete, a partire dallo stesso anno il programma Horizon 2020 della Comunità europea prevede che almeno il 70% della popolazione italiana debba essere connesso ad un velocità di 100 Mbit/s e il restante 30% a 30Mbit/s.
Tradotto in semplici soldoni: la Rai è in drammatico ritardo tecnologico e la colpa non è degli Spiriti maligni selvaggi, qualcuno ne sarà pure responsabile se non ci sono stati investimenti (vedi Rai Way, dove pure prosegue un imbarazzante silenzio). Si dirà: la colpa è della politica. ??? si, forse, però ...
Veniamo al sodo e senza girarci intorno: la madre di tutte le battaglie sono le risorse. Se non ci sono soldi non c'è trippa per gatti e soldi per la Rai non se ne vedono all'orizzonte. Anzi !!!
nei giorni scorsi sul sito www.indignerai.it è stato fatto il punto sull'argomento canone. Si tratta della questione centrale, dalla quale tutte le altre ne discendono di conseguenza. Hai voglia ad argomentare sui 700 Mhz, hai voglia a trattare con il MISE per la proroga agli impegni previsti dal Contratto di servizio. Vedi articolo sul Fatto di ieri a firma di Virginia della Sala.
Cronaca di oggi: da leggere attentamente su Repubblica Affari e finanza un articolo a firma Stefano Carli. Il titolo è tutto un programma: TV, il futuro è solo pay. Dall'ultimo rapporto ItMedia si legge che i ricavi da canone in Europa sono invariati, quelli da pubblicità scendono e aumentano gli abbonamenti pay. Non è cosa da poco.
Da ricordare, inoltre, l'articolo sul fatto
Non siamo ingegneri, siamo solo semplici osservatori e aficionados del Servizio Pubblico e allora ci poniamo qualche semplice interrogativo anche noi. Anzitutto: perchè i tanti autorevoli ed esperti del Servizio Pubblico non escono allo scoperto, non comunicano, non espongono i loro argomenti, i loro progetti, le loro idee in sedi pubbliche? Un'intervista al Corriere, al Sole 24 Ore, al Financial Times o alla Gazzetta della parrocchietta non si nega a nessuno. Non possono parlare i "direttori"? che parlasse l'AD Salini, Tutto ciò che dovrebbe essere di interesse collettivo che riguarda la Rai dovrebbe avere una corsia privilegiata nella comunicazione. Invece nulla: qualcuno ha letto da qualche parte del documento CRTV? qualcuno è a conoscenza degli indirizzi che la Rai intende perseguire sulla vicenda frequenze? NO !!! punto e accapo.
Nel merito di quanto è noto, ci limitiamo ad osservare che ancora una volta la battaglia che si intende affrontare, come abbiamo scritto, è ancora una volta come quella degli ultimi giapponesi. In particolare, sembra di capire che logica che sottende tutto l'articolato di CRTV è quella di un sistema broadcast tutto orientato ancora verso il digitale terrestre, seppure di seconda generazione. Nulla, silenzio totale sul nuovo paradigma del broadband. Dal prossimo 2020 quasi tutti gli apparati televisivi saranno predisposti alla connessione in rete, a partire dallo stesso anno il programma Horizon 2020 della Comunità europea prevede che almeno il 70% della popolazione italiana debba essere connesso ad un velocità di 100 Mbit/s e il restante 30% a 30Mbit/s.
Tradotto in semplici soldoni: la Rai è in drammatico ritardo tecnologico e la colpa non è degli Spiriti maligni selvaggi, qualcuno ne sarà pure responsabile se non ci sono stati investimenti (vedi Rai Way, dove pure prosegue un imbarazzante silenzio). Si dirà: la colpa è della politica. ??? si, forse, però ...
Veniamo al sodo e senza girarci intorno: la madre di tutte le battaglie sono le risorse. Se non ci sono soldi non c'è trippa per gatti e soldi per la Rai non se ne vedono all'orizzonte. Anzi !!!
nei giorni scorsi sul sito www.indignerai.it è stato fatto il punto sull'argomento canone. Si tratta della questione centrale, dalla quale tutte le altre ne discendono di conseguenza. Hai voglia ad argomentare sui 700 Mhz, hai voglia a trattare con il MISE per la proroga agli impegni previsti dal Contratto di servizio. Vedi articolo sul Fatto di ieri a firma di Virginia della Sala.
Cronaca di oggi: da leggere attentamente su Repubblica Affari e finanza un articolo a firma Stefano Carli. Il titolo è tutto un programma: TV, il futuro è solo pay. Dall'ultimo rapporto ItMedia si legge che i ricavi da canone in Europa sono invariati, quelli da pubblicità scendono e aumentano gli abbonamenti pay. Non è cosa da poco.
Da ricordare, inoltre, l'articolo sul fatto
venerdì 9 novembre 2018
frequenze 2
un autorevolissimo quanto qualificato lettore del blog ci ha inviato, a proposito della proposta di Confindustria Radio Tv, alcune osservazioni interessanti che riportiamo in sintesi:
1) la proposta fa i conti senza gli osti: le Telco anzitutto, che hanno pagato fior di dollari per acquistare le frequenze, e le Tv locali che dovrebbero cedere frequenze in cambio di capacità trasmissiva (Aeranti Corallo non sembra proprio una associazione di volontariato). Tutta questa operazione CRTV può mettere a rischio di grave ritardo il progetto di dispiegamento del 5G.
Come abbiamo scritto anche su questo blog, si apre un confronto di competizione aspro.
2) il comma 1032 della legge di stabilità 2018 prevede un percorso di rilasci ed accensioni progressive dal 1 gennaio 2020 al 31 dicembre 2021, mentre CRTV prevede la liberazione dei soli canali dal 50 al 53 in aree limitate determinate dagli accordi internazionali a partire dal 1 gennaio 2020 e poi switch off dal primo settembre 2021.
3) Antenne e utenti: l'attuale MUX1 Rai si compone di impianti divisi al 45% in banda UHF e 55% in banda VHF. Attualmente in sola VHF la copertura non supera il'70% quindi parlare di 80-85% vuol dire mettere nuove antenne trasmittenti VHF che, a sua volta, implicano installazioni di nuove antenne a carico degli utenti. Inoltre, la Legge prevede che debba essere raggiunto il 99,5% della popolazione. Per raggiungere questo obiettivo occorre attrezzare circa 2200 siti a partire dai 1000 impianti attualmente installati (nei mille che mancano serve installare anche le antenne trasmittenti, mutiplexer e ecc. Per avere il 95% dei Mux 2 e 3 servono 1.000 impianti ciascuno.
Fin qui le osservazioni "tecniche", ci permettiamo di farne alcune "politiche". Posto che siamo dichiaratamente dalla parte della tutela del Servizio Pubblico e dell'Azienda che lo rappresenta, questa proposta appare più finalizzata a mettere delle "pezze" ad un dispositivo legislativo certamente penalizzante verso la Rai. Fare le barricate contro le Telco, con la concreta possibilità che non possano reggere l'onda d'urto dell'innovazione, fa apparire la posizione CRTV come quella dei giapponesi che difendevano l'isoletta senza sapere che la guerra nel Pacifico era finita.
Tutto questo perchè, ragionando nella logica tecnico ingegneristica, non si pone la forza e la dovuta attenzione su un altro versante della battaglia: le risorse. La Rai deve competere con la forza di un progetto di sviluppo, di un piano industriale (sic !!! che ancora non si sa bene dove si trova) e questo, a sua volta, deve poggiare su risorse certe e definite, per un arco di tempo sufficiente. Di tutto questo l'Azienda non parla, della questione del canone che penalizzerà la Rai più di quanto è avvenuto finora, si sente a malapena bisbigliare.
1) la proposta fa i conti senza gli osti: le Telco anzitutto, che hanno pagato fior di dollari per acquistare le frequenze, e le Tv locali che dovrebbero cedere frequenze in cambio di capacità trasmissiva (Aeranti Corallo non sembra proprio una associazione di volontariato). Tutta questa operazione CRTV può mettere a rischio di grave ritardo il progetto di dispiegamento del 5G.
Come abbiamo scritto anche su questo blog, si apre un confronto di competizione aspro.
2) il comma 1032 della legge di stabilità 2018 prevede un percorso di rilasci ed accensioni progressive dal 1 gennaio 2020 al 31 dicembre 2021, mentre CRTV prevede la liberazione dei soli canali dal 50 al 53 in aree limitate determinate dagli accordi internazionali a partire dal 1 gennaio 2020 e poi switch off dal primo settembre 2021.
3) Antenne e utenti: l'attuale MUX1 Rai si compone di impianti divisi al 45% in banda UHF e 55% in banda VHF. Attualmente in sola VHF la copertura non supera il'70% quindi parlare di 80-85% vuol dire mettere nuove antenne trasmittenti VHF che, a sua volta, implicano installazioni di nuove antenne a carico degli utenti. Inoltre, la Legge prevede che debba essere raggiunto il 99,5% della popolazione. Per raggiungere questo obiettivo occorre attrezzare circa 2200 siti a partire dai 1000 impianti attualmente installati (nei mille che mancano serve installare anche le antenne trasmittenti, mutiplexer e ecc. Per avere il 95% dei Mux 2 e 3 servono 1.000 impianti ciascuno.
Fin qui le osservazioni "tecniche", ci permettiamo di farne alcune "politiche". Posto che siamo dichiaratamente dalla parte della tutela del Servizio Pubblico e dell'Azienda che lo rappresenta, questa proposta appare più finalizzata a mettere delle "pezze" ad un dispositivo legislativo certamente penalizzante verso la Rai. Fare le barricate contro le Telco, con la concreta possibilità che non possano reggere l'onda d'urto dell'innovazione, fa apparire la posizione CRTV come quella dei giapponesi che difendevano l'isoletta senza sapere che la guerra nel Pacifico era finita.
Tutto questo perchè, ragionando nella logica tecnico ingegneristica, non si pone la forza e la dovuta attenzione su un altro versante della battaglia: le risorse. La Rai deve competere con la forza di un progetto di sviluppo, di un piano industriale (sic !!! che ancora non si sa bene dove si trova) e questo, a sua volta, deve poggiare su risorse certe e definite, per un arco di tempo sufficiente. Di tutto questo l'Azienda non parla, della questione del canone che penalizzerà la Rai più di quanto è avvenuto finora, si sente a malapena bisbigliare.
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