«Ogni collasso porta con sé disordine intellettuale e
morale. Bisogna creare gente sobria, paziente, che non disperi dinanzi ai
peggiori orrori e non si esalti a ogni sciocchezza. Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volontà» (A. Gramsci)
Come ai fatto a fare
bancarotta ? chiese Bill. In due modi - Mike disse – gradualmente prima e
improvvisamente poi. Chi ti ci ha
portato? Amici – disse Mike. Io avevo un sacco di amici. Falsi amici.
(Fiesta, E. Hemingway)
“Un’azienda sopravvive e si fortifica solo se cresce in
tutte le sue dimensioni” (J.K. Galbraith)
In questo periodo alcuni festeggiano i 70 anni di
televisione sovrapponendo il tema con quello della RAI che non è solo
televisione ma qualcosa di molto, molto più complesso. Bloggorai non partecipa
a questa “festa”. Non ci interessa tanto guardare indietro quanto più ci
appassiona provare ad immaginare cosa ci attende tra 10 anni. Ci è stata proposta
una metafora suggestiva, dura ma convincente. Quando si è di fronte ad una
persona cara in gravi difficoltà psico fisiche, magari anziana, spesso si
dibatte se augurargli di chiudere serenamente il proprio dolore ed auguragli
una nuova miglior vita oppure se battersi strenuamente con un accanimento terapeutico
per la sua sopravvivenza pur consapevoli di un’esistenza faticosa e durissima alla
quale andrà incontro. Non è un tema facile e non ci sono facili risposte.
Quando si parla di RAI, di Servizio Pubblico (anche qui sovrapponendo
due concetti non sempre simili tra loro) il dibattito si apre e divide gli
schieramenti. LA RAI non sta bene per tanti aspetti noti a tutti. Potrà
guarire? Potrà sopravvivere a se stessa? Abbiamo proposto un mini sondaggio a
spanne, amichevole, tra i nostri lettori chiedendo come potrà essere la RAI tra
10 anni e, grosso modo, questi i primi risultati.
Una larga
maggioranza, circa il 50%, la ritiene sostanzialmente persa, irriformabile,
destinata all’estinzione. Qualcuno precisa: “Fermo restando questo quadro
politico e questa dirigenza” forse immaginando che se invece cambiasse il contesto
qualcosa di buono potrebbe succedere. In questa maggioranza risiedono pure
coloro che il futuro della RAI non dipende da “se stessa” o dalla politica che
la dirige quanto da grandi fenomeni e mutamenti che comunque impatteranno su di
essa, sul mercato entro il quale si muove, sulla società e la cultura che
evolve. Un pessimista scrive: “Non è il tema RAI ad essere rilevante. Mediaset,
una volta scrollata di dosso la veste politica, sarà molto più libera di fare
concorrenza e diventerà di gran lunga la più importante e rilevante industria
media del Paese. La Rai è destinata a diventare sempre più irrilevante”. Un altro
lapidario: “Sarà la nuova Alitalia”.
Una “minoranza silenziosa
e qualificata” (circa il 20%) è fortemente
convinta che “… della RAI non si può fare a meno” e quindi tra 10 anni ci sarà ancora,
magari fortemente ridotta, ridimensionata nelle risorse di cui dispone,
nella quantità di persone che impiega e nel volume complessivo di offerta
editoriale. Citiamo “Se mantiene la coerenza e complementarietà delle
piattaforme agendo su tutte le dimensioni sarà una Rai rafforzata. Se invece si
concentra solo sul broadband sarà una RAI ridimensionata con una drastica
riduzione dimensionale fino alla sua progressiva scomparsa”. Il modello che si
aggira come uno spettro è la PBS americana: una buona televisione “pubblica” per
pochi. Il problema è che “questa RAI” non ha le risorse economiche necessarie e
sufficienti per essere diversa dal broadband.
Un buon 20% invece ritiene che si possa e si debba fare
qualcosa, che non tutto è perduto, che ci sono spazi di iniziativa e proposta …
sempre che … a condizione che … Sono lettrici e lettori inguaribili
ottimisti, forse gli ultimi giapponesi che non si vogliono arrendere e
resistono nella giungla in attesa che “il nemico” possa implodere senza
combattere perché “… comunque questi non
sono capaci ... a governare il Paese e dirigere la RAI”. Bloggorai,
ovviamente, è tra costoro altrimenti avrebbe chiuso bottega da un pezzo. Certo,
consapevoli che non si sa bene su quali forze contare: i partiti di Governo? “l’opposizione”
? La Società Civile? La Croce Rossa? I Boy Scout? Forse, si tratta solo e
sempre di “inguaribili ottimisti”, di sognatori, di visionari e di sonnambuli.
A prescindere.
Rimangono i confusi, gli incerti, gli osservatori silenziosi, gli
“umarel” ai bordi del cantiere. Leggermente rasseganti ad un futuro che
ignorano, i timorosi di minacce incognite dell’Intelligenza Artificiale di cui non
sanno nulla e manco vogliono sapere.
Infine, si aggira una sparuta pattuglia di estremisti, di
pasdaran del “tanto peggio tanto meglio”, gli incalliti pessimisti a priori: “Sale
grosso e tutti a casa!!! Io guardo altro”.
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