mercoledì 22 gennaio 2020

Rai dadaista e BBC futurista


 “Chi vince con il pareggio? La domanda è surreale ma in politica la matematica è un’opinione come un’altra. E la risposta che ha dato ieri la Giunta per le Immunità del Senato è che ha vinto Salvini, anche se ha perso, e che ha vinto la maggioranza, anche se non si è presentata al voto e che Forza Italia non si capisce se ha vinto o se ha peso. Un Baillamme dadaista dove nulla è quello che sembra e tutti hanno votato il contrario di tutto …” questo abbiamo letto ieri sul Corriere della Sera a firma Alessandro Trocino.
Provate a sovrapporre questa frase alla Rai e ai suoi problemi ed è possibile che vi troviate perfetta aderenza o almeno sufficiente derivazione. Se la politica è in queste condizioni, come sperare che a Viale Mazzini e dintorni possano stare meglio? Come immaginare che il prossimo Cda del 30 possa fare nomine adeguate e sufficienti a dare un segnale di svolta significativo, di sperare di riprendere la curva degli ascolti in declino? Tutto qui. Questa una chiave di lettura probabile, forse non sufficiente, per comprendere anche Sanremo e tutte le questioni di cui in queste ora si parla e si parlerà ancora nei prossimi giorni. O meglio: qualcuno parla e parlerà mentre continua un imbarazzante silenzio da parte di chi invece dovrebbe dire tutto, forte e  chiaro, e invece tace. Anche questa mattina, non una parola da parte dell’AD, del direttore di RaiUno, dei consiglieri di amministrazione (a parte DeBiasio) o di chi altro volete in grado di emettere un flebile segnale di fumo. Banalmente: un silenzio assordante. Ci sono infiniti modi per affrontare i problemi e, tra questi, anche la scelta di non comunicare, non dire nulla, magari in attesa che le acque si plachino. Ognuno sceglie il suo: al settimo piano hanno scelto così: ne prendiamo atto. Si tratta dello stesso, strano, silenzio che accompagna l'uscita di Gaffuri e della sua sostituzione. Non è cosa da poco: a confronto Sanremo è una barzelletta di breve durata.

A proposito del Festival, e a proposito di quanto abbiamo scritto più volte sulla crisi degli ascolti e la perdita di fase di pubblico giovanile, vi proponiamo una frase tratta dall’articolo di Claudio Plazzotta, pubblicato su Italia Oggi e riferito al film “Figli”:  «Ogni 100 giovani ci sono 165 vecchi. Noi vecchi abbiamo la maggioranza assoluta, ci prendiamo la camera, il senato, il governo e la televisione. ll Festival di Sanremo e le fiction le fanno tutte per noi, i pubblicitari cercano noi, cosa credete. E fate i bravi perché se ci incazziamo..., ». Appunto, di questo si tratta. Quale progetto editoriale, quale idea o visione di Servizio Pubblico, quale futuro e per quale pubblico. Se non si è in grado di rispondere a nessuna di queste domande, non c’è da stupirsi se si annaspa nel buio e si annega nelle paludi dei vari personaggetti che affollano l’Ariston.

A proposito di fiction: ieri un autorevole ex collega ci ricordava che le fiction Rai sono un fiore all’occhiello dell’Azienda. Due osservazioni: se il fiore è bello perché fa numeri, ci dovrebbe spiegare perché siamo alla 24a riposizione di Montalbano per non dire di Don Matteo. Se poi il fiore è bello perché raccoglie successo presso solo una parte del pubblico (tendenzialmente adulto e prossimo all’anziano) qualcosa non torna.

Nei giorni scorsi è uscita la notizia di Tony Hall, direttore generale della BBC, che lascerà il suo incarico dopo sette anni. Molto interessante osservare cosa succede nel Servizio Pubblico più prestigioso del mondo. Anzitutto succede, da anni, che è in crisi il modello storico sul quale si è fondato: la sua credibilità e autorevolezza  ha cominciato lentamente ad indebolirsi e, in special modo, nel pubblico dei giovani sempre più attratto da altre modalità di fruizione del mezzo televisivo. Altro pilastro dell’emittente britannica che ha iniziato a scricchiolare è il tema risorse economiche: in un Paese dove l’evasione del canone è stato considerato quasi un crimine perseguibile anche con la galera, da tempo si parla di depenalizzare e di togliere l’esenzione del pagamento previsto per gli anziani. Insieme a scelte imprenditoriali errate e crisi di mercato, ne viene fuori un coktail micidiale. Infine, il recente scandalo dei compensi alle donne del Servizio Pubblico inglese pagate notevolmente meno dei colleghi maschi. Alla faccia del mitico modello inglese e alla salute di quello italiano: nulla da invidiare, ognuno si prenda il suo. Con una piccola differenza: loro, molto meglio e prima di noi, hanno cominciato ad interrogarsi sul futuro della BBC sollevando dibattito, riflessioni e studi che dalle parti nostre nemmeno ci immaginiamo. Ecco, si certo, la Rai non è la BBC.

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ps: i lettori del blog continuano a crescere: grazie !!!




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