mercoledì 8 gennaio 2020

L'attentato


Nella tarda mattinata del 14 luglio 1948, Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano, venne colpito da quattro colpi di pistola sparati da Antonio Pallante, attivista del movimento dell’Uomo Qualunque. L’Italia, non ancora del tutto pacificata,  era sull’orlo della guerra civile. Le prime parole di Togliatti furono “State calmi, non fate sciocchezze”. In quei giorni era in corso la mitica gara ciclistica del Tour de France e in testa alla classifica c’era il grande campione  Gino Bartali (Fausto Coppi non partecipava). Si racconta che il Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, telefonò a Bartali per dirgli “vinci per l’Italia” e così avvenne il 15 luglio. Il giorno successivo, in una Camera dei Deputati in preda ad una fortissima tensione mentre nel Paese si svolgevano sanguinose manifestazioni, riporta un cronista che ad un certo punto un deputato urla: “Attenzione! Una grande notizia. Bartali ha vinto la tappa e forse la maglia gialla. Viva l’Italia”. Forse, in quel momento, sostengono gli storici, avvenne una svolta che garantì al Paese il proseguimento della vita democratica. La forza della comunicazione!

Perché ricordare tutto questo? Per nostra fortuna, questo Paese ha mille problemi, difficoltà, incertezze, ma ancora è solido, tranquillo e lo svolgimento del civile confronto democratico è garantito. Non sono leciti paragoni però opportune alcune riflessioni. Il prossimo 26 gennaio si voterà nelle regioni Emilia Romagna e Calabria. Da tempo e da più parti si sostiene che potrebbero essere dirimenti  per le sorti dell’attuale Governo a seconda  se verranno aggiudicate alla Lega o al centro sinistra. Pochi giorni dopo, dal 4 all’8 febbraio, si svolgerà il settantesimo Festival di Sanremo. Esattamente nel pieno del dibattito politico che certamente infiammerà le istituzioni. Cosa altro ci potrà essere di meglio per distogliere le attenzioni dalle beghe della politica che non un scontro epocale tra canzonette  di destr e di sinistra? Il pacco è confezionato e non resta che attendere. Attenzione, nel frattempo, forse già dalla settimana prossima, ci dovrebbero essere le tanto attese nomine Rai (forti quanto legittimi dubbi che possano avvenire). Una vera arma di distrazione di massa, la migliore che ci possiamo permettere e geniali artificieri la stanno innescando.

Rimaniamo a Sanremo. Come noto, a quanto sembra, ieri è stata decisa la partecipazione della giornalista etcetcec (non citiamo il nome per non sostenere ulteriormente la sua immagine sponsor di una nota casa di pelletteria di lusso) che dovrebbe parlare della violenza contro le donne. Lasciamo perdere per un attimo tutte le polemiche connesse, compresa quella della “compensazione” con la partecipazione di Rita Pavone (si legge “in quota” destra) a fronte della “quota” sinistra della giornalista. Un solo fatto ci appare di aberrante gravità per la Rai: a quanto si legge sui giornali di oggi (Corriere della Sera), per risolvere il problema degli ospiti a Sanremo si sarebbe svolta un riunione con il superagente Lucio Presta, l’AD Salini e la direttora di Rai Uno, Teresa De Santis. Lucio Presta ???????? Perché mai ad una riunione di tale rilevanza strategica aziendale ha partecipato un soggetto esterno direttamente in causa (rappresenta Amadeus, Fiorello e la stessa Jebreal)??? Alla faccia dell’indirizzo della Vigilanza formulato dal 2017 e mai applicato dove, ad esempio, si legge al punto 3, che la Rai si impegna “…a escludere che in uno stesso programma possano essere contrattualizzati più di tre artisti rappresentati dallo stesso agente o da altra società di cui l’agente sia socio;”. Proprio recentemente l’Ad Salini aveva dichiarato ““Abbiamo approvato una autoregolamentazione che sarà posta all’attenzione del Cda di Viale Mazzini e che entrerà in vigore dal primo gennaio prossimo”. E allora ??? che si vuole fare??? Forse, il numero degli artisti era solo di tre.

Scriviamo spesso sugli ascolti della televisione e abbiamo pure scritto che ora il terreno di scontro non è tanto più su quanti “vedono” la televisione ma su “quanto tempo” le persone passano di fronte ad uno schermo, portatile o fisso. Secondo la società PWC, a fine 2019 i mercato dei videogiochi in Italia ha raggiunto oltre 2 miliardi di euro, il doppio rispetto al 2017 e destinato a raddoppiarsi ancora nel prossimi due anni. Secondo l’AESVI, il numero dei giocatori in Italia è di 16.3 milioni, ovvero il 37% della popolazione in età compresa tra i 6 e 64 anni. Il 54% sono uomini e il 46 sono donne. La fascia di età in cui si gioca di più è tra i 15-34 e i 45-64. Non c’entra nulla con Sanremo, però difficile non tenerne conto.
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