lunedì 22 giugno 2026

La "settimana calda dell'Ispettore Tibbs" tra Data Center e Tg1

 

By Bloggorai ©

Succede, spesso, che qualcuno o qualcosa che ci appare come “amico”, utile o necessario, si possa trasformare in qualcosa di segno opposto. Succede pure che qualcuno o qualcosa che ci appare come un “dispositivo di salvataggio”, al momento in cui sei indotto ad adoperarlo lo scopri “scaduto” o non più utile al suo scopo oppure già superato da un nuovo modello. Succede pure che di questo “qualcuno o qualcosa” ne possiamo avere bisogno.

Tutto questo ci porta alla settimana che sta per iniziare, calda e faticosa, contanti temi che ci interessano.

A: Data Center e IA: ormai se parla e scrive come la rucola che sta bene dovunque la metti. E, laddove per molti aspetti ti appare utile o necessaria, poi sotto sotto vieni a scoprire che ci sono pure tanti problemi connessi. I “dati” sono la materia prima dell’innovazione tecnologica e costituiscono il “cibo” dell’intelligenza artificiale. Questo cibo deve essere “cucinato” nei Data Center che necessitano di grandi quantità di energia e di acqua. Ieri sera, su Rai Tre, è andato in onda un secondo servizio su questi temi molto interessante (il primo è andato in onda lo scorso marzo). In Italia questo tema oggi è nel pieno della selvaggeria legislativa, un vuoto normativo dove galoppano indisturbati grandi gruppi immobiliari speculativi (comprano terreni agricoli a 1 e li rivendono a 30) come pure, per quelli esistenti che, di fatto, servono i 3 Big della gestione dati Microsoft, AWS (Amazon) e Google che, beninteso, i nostri “dati” se li vorrebbero gestire in casa “loro”. Nel frattempo Starlink pensa di mandare i Data Center in orbita satellitare. 

Rai e Rai Way su questo fronte sono a “carissimo amico … ti scrivo” ovvero tra il poco e il nulla, tra il niente e l’improbabile: esempio clamoroso è il famigerato Hyperscale di Pomezia. Una fantasia sospesa nel vuoto della quale nessuno è in grado di specificare costi, tempi e modelli logistici e clienti potenziali. Fantasie. Nel frattempo Rai si serve di Data Center esterni per i quali paga lauti compensi. Chi gestisce, dove sono e cosa succede con i “dati” raccolti da Rai (abbonamenti, visualizzazioni di Rai Play etc) nessuno è in grado di saperlo. O meglio, alcuni lo sanno e molto bene.

Verrebbe da ripetere il solito pensiero: nessuno se ne pre-occupa, e in particolare l’opposizione. Lasciamo perdere.

B: la civiltà delle immagini. Il Governo è in fibrillazione per mille buoni motivi e, tra questi, la crisi con gli Usa e con Trump in particolare. La crisi, ovviamente, è anzitutto sui contenuti ma anche sulle immagini che la raccontano. E la immagini del G7 di Evian ci raccontano tanto sulla postura, sul linguaggio del corpo e quindi della comunicazione politica della Meloni. Oltre a quella immagine canonica dove lei rivolge il “ditino” verso Trump che ha fatto molta presa sull' opinione pubblica USA MAGA, ce ne sono altre due significative: la prima è quando gli poggia leggermente la mano destra sul braccio “americano” e la seconda quando, alzandosi dal divanetto dove hanno discusso amabilmente, è lei che porge per prima la mano per salutarlo. È lei che prende l’iniziativa e lui la “tollera” e accoglie questi suoi gesti con l’arietta infastidita quasi a dire “se propri necessario…”. Tanto basta.

C: i mondiali di calcio. Passata la retorica a basso prezzo dell’esclusione dell’Italia ai mondiali (ce la siamo meritata tutta e da tanti anni) ora è la volta degli ascolti televisivi che, da alcuni, sono interpretati come un “salvagente” per gli ascolti Rai. A ben vedere, nell’intera giornata, Rai è costantemente sotto Mediaset e ancora sabato Rai era al 34% di share con 2,3 mln e Mediaset con il 27% e 2,6 mln di telespettatori e ieri, domenica, lo stesso con Rai al 34% e Mediaset al 37%. E meno male che c’è il “salvagente” Mondiali. Sempre sabato scorso, i geni del palinsesto, hanno mandato in onda “Piedone a Hong Kong” che ha comunque realizzato il 5% e 1 mln di telespettatori. Forse è questo genere, le repliche delle repliche, ovvero l’usato sicuro, il vero salvagente del Servizio Pubblico.

D: il Tg1 di destra e il racconto nazionale. Il suo direttore Chiocci non fa mistero della sua appartenenza politica e non omette di ringraziare chi lo ha imposto alla direzione del giornale. Lo fa a suo modo: impostando il Tg1 a immagine e somiglianza del “suo” governo: propone una linea editoriale molto concentrata su cronaca nera e costume, laddove invece i grandi temi sociali, economia e lavoro, sanità e istruzione etc sono sempre in secondo piano. Non disturbate il manovratore: l’invito è rivolto a tutti, compresa l’opposizione che quando si impegna a brutto muso riesce ad diffondere solo comunicati stampa del giorno dopo.

bloggorai@gmail.com

La "calda settimana dell'ispettore Tibbs" tra Data Center e Tg1

 

By Bloggorai ©

Succede, spesso, che qualcuno o qualcosa che ci appare come “amico”, utile o necessario, si possa trasformare in qualcosa di segno opposto. Succede pure che qualcuno o qualcosa che ci appare come un “dispositivo di salvataggio”, al momento in cui sei indotto ad adoperarlo lo scopri “scaduto” o non più utile al suo scopo oppure già superato da un nuovo modello. Succede pure che di questo “qualcuno o qualcosa” ne possiamo avere bisogno.

Tutto questo ci porta alla settimana che sta per iniziare, calda e faticosa, contanti temi che ci interessano.

A: Data Center e IA: ormai se parla e scrive come la rucola che sta bene dovunque la metti. E, laddove per molti aspetti ti appare utile o necessaria, poi sotto sotto vieni a scoprire che ci sono pure tanti problemi connessi. I “dati” sono la materia prima dell’innovazione tecnologica e costituiscono il “cibo” dell’intelligenza artificiale. Questo cibo deve essere “cucinato” nei Data Center che necessitano di grandi quantità di energia e di acqua. Ieri sera, su Rai Tre, è andato in onda un secondo servizio su questi temi molto interessante (il primo è andato in onda lo scorso marzo). In Italia questo tema oggi è nel pieno della selvaggeria legislativa, un vuoto normativo dove galoppano indisturbati grandi gruppi immobiliari speculativi (comprano terreni agricoli a 1 e li rivendono a 30) come pure, per quelli esistenti che, di fatto, servono i 3 Big della gestione dati Microsoft, AWS (Amazon) e Google che, beninteso, i nostri “dati” se li vorrebbero gestire in casa “loro”. Nel frattempo Starlink pensa di mandare i Data Center in orbita satellitare. 

Rai e Rai Way su questo fronte sono a “carissimo amico … ti scrivo” ovvero tra il poco e il nulla, tra il niente e l’improbabile: esempio clamoroso è il famigerato Hyperscale di Pomezia. Una fantasia sospesa nel vuoto della quale nessuno è in grado di specificare costi, tempi e modelli logistici e clienti potenziali. Fantasie. Nel frattempo Rai si serve di Data Center esterni per i quali paga lauti compensi. Chi gestisce, dove sono e cosa succede con i “dati” raccolti da Rai (abbonamenti, visualizzazioni di Rai Play etc) nessuno è in grado di saperlo. O meglio, alcuni lo sanno e molto bene.

Verrebbe da ripetere il solito pensiero: nessuno se ne pre-occupa, e in particolare l’opposizione. Lasciamo perdere.

B: la civiltà delle immagini. Il Governo è in fibrillazione per mille buoni motivi e, tra questi, la crisi con gli Usa e con Trump in particolare. La crisi, ovviamente, è anzitutto sui contenuti ma anche sulle immagini che la raccontano. E la immagini del G7 di Evian ci raccontano tanto sulla postura, sul linguaggio del corpo e quindi della comunicazione politica della Meloni. Oltre a quella immagine canonica dove lei rivolge il “ditino” verso Trump che ha fatto molta presa sull' opinione pubblica USA MAGA, ce ne sono altre due significative: la prima è quando gli poggia leggermente la mano destra sul braccio “americano” e la seconda quando, alzandosi dal divanetto dove hanno discusso amabilmente, è lei che porge per prima la mano per salutarlo. È lei che prende l’iniziativa e lui la “tollera” e accoglie questi suoi gesti con l’arietta infastidita quasi a dire “se propri necessario…”. Tanto basta.

C: i mondiali di calcio. Passata la retorica a basso prezzo dell’esclusione dell’Italia ai mondiali (ce la siamo meritata tutta e da tanti anni) ora è la volta degli ascolti televisivi che, da alcuni, sono interpretati come un “salvagente” per gli ascolti Rai. A ben vedere, nell’intera giornata, Rai è costantemente sotto Mediaset e ancora nei giorni scorsi Rai era al 34% di share con 2,3 mln e Mediaset con il 27% e 2,6 mln di telespettatori. E meno male che c’è il “salvagente” Mondiali. Sempre sabato scorso, i geni del palinsesto, hanno mandato in onda “Piedone a Hong Kong” che ha comunque realizzato il 5% e 1 mln di telespettatori. Forse è questo genere, le repliche delle repliche, ovvero l’usato sicuro, il vero salvagente del Servizio Pubblico.

D: il Tg1 di destra e il racconto nazionale. Il suo direttore Chiocci non fa mistero della sua appartenenza politica e non omette di ringraziare chi lo ha imposto alla direzione del giornale. Lo fa a suo modo: impostando il Tg1 a immagine e somiglianza del “suo” governo: propone una linea editoriale molto concentrata su cronaca nera e costume, laddove invece i grandi temi sociali, economia e lavoro, sanità e istruzione etc sono sempre in secondo piano. Non disturbate il manovratore: l’invito è rivolto a tutti, compresa l’opposizione che quando si impegna a brutto muso riesce ad diffondere solo comunicati stampa del giorno dopo.

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La "calda settimana dell'ispettore Tibbs" tra Data Center e Tg1

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Succede, spesso, che qualcuno o qualcosa che ci appare come “amico”, utile o necessario, si possa trasformare in qualcosa di segno opposto. Succede pure che qualcuno o qualcosa che ci appare come un “dispositivo di salvataggio”, al momento in cui sei indotto ad adoperarlo lo scopri “scaduto” o non più utile al suo scopo oppure già superato da un nuovo modello. Succede pure che di questo “qualcuno o qualcosa” ne possiamo avere bisogno.

Tutto questo ci porta alla settimana che sta per iniziare, calda e faticosa, contanti temi che ci interessano.

A: Data Center e IA: ormai se parla e scrive come la rucola che sta bene dovunque la metti. E, laddove per molti aspetti ti appare utile o necessaria, poi sotto sotto vieni a scoprire che ci sono pure tanti problemi connessi. I “dati” sono la materia prima dell’innovazione tecnologica e costituiscono il “cibo” dell’intelligenza artificiale. Questo cibo deve essere “cucinato” nei Data Center che necessitano di grandi quantità di energia e di acqua. Ieri sera, su Rai Tre, è andato in onda un secondo servizio su questi temi molto interessante (il primo è andato in onda lo scorso marzo). In Italia questo tema oggi è nel pieno della selvaggeria legislativa, un vuoto normativo dove galoppano indisturbati grandi gruppi immobiliari speculativi (comprano terreni agricoli a 1 e li rivendono a 30) come pure, per quelli esistenti che, di fatto, servono i 3 Big della gestione dati Microsoft, AWS (Amazon) e Google che, beninteso, i nostri “dati” se li vorrebbero gestire in casa “loro”. Nel frattempo Starlink pensa di mandare i Data Center in orbita satellitare. 

Rai e Rai Way su questo fronte sono a “carissimo amico … ti scrivo” ovvero tra il poco e il nulla, tra il niente e l’improbabile: esempio clamoroso è il famigerato Hyperscale di Pomezia. Una fantasia sospesa nel vuoto della quale nessuno è in grado di specificare costi, tempi e modelli logistici e clienti potenziali. Fantasie. Nel frattempo Rai si serve di Data Center esterni per i quali paga lauti compensi. Chi gestisce, dove sono e cosa succede con i “dati” raccolti da Rai (abbonamenti, visualizzazioni di Rai Play etc) nessuno è in grado di saperlo. O meglio, alcuni lo sanno e molto bene.

Verrebbe da ripetere il solito pensiero: nessuno se ne pre-occupa, e in particolare l’opposizione. Lasciamo perdere.

B: la civiltà delle immagini. Il Governo è in fibrillazione per mille buoni motivi e, tra questi, la crisi con gli Usa e con Trump in particolare. La crisi, ovviamente, è anzitutto sui contenuti ma anche sulle immagini che la raccontano. E la immagini del G7 di Evian ci raccontano tanto sulla postura, sul linguaggio del corpo e quindi della comunicazione politica della Meloni. Oltre a quella immagine canonica dove lei rivolge il “ditino” verso Trump che ha fatto molta presa sull' opinione pubblica USA MAGA, ce ne sono altre due significative: la prima è quando gli poggia leggermente la mano destra sul braccio “americano” e la seconda quando, alzandosi dal divanetto dove hanno discusso amabilmente, è lei che porge per prima la mano per salutarlo. È lei che prende l’iniziativa e lui la “tollera” e accoglie questi suoi gesti con l’arietta infastidita quasi a dire “se propri necessario…”. Tanto basta.

C: i mondiali di calcio. Passata la retorica a basso prezzo dell’esclusione dell’Italia ai mondiali (ce la siamo meritata tutta e da tanti anni) ora è la volta degli ascolti televisivi che, da alcuni, sono interpretati come un “salvagente” per gli ascolti Rai. A ben vedere, nell’intera giornata, Rai è costantemente sotto Mediaset e ancora nei giorni scorsi Rai era al 34% di share con 2,3 mln e Mediaset con il 27% e 2,6 mln di telespettatori. E meno male che c’è il “salvagente” Mondiali. Sempre sabato scorso, i geni del palinsesto, hanno mandato in onda “Piedone a Hong Kong” che ha comunque realizzato il 5% e 1 mln di telespettatori. Forse è questo genere, le repliche delle repliche, ovvero l’usato sicuro, il vero salvagente del Servizio Pubblico.

D: il Tg1 di destra e il racconto nazionale. Il suo direttore Chiocci non fa mistero della sua appartenenza politica e non omette di ringraziare chi lo ha imposto alla direzione del giornale. Lo fa a suo modo: impostando il Tg1 a immagine e somiglianza del “suo” governo: propone una linea editoriale molto concentrata su cronaca nera e costume, laddove invece i grandi temi sociali, economia e lavoro, sanità e istruzione etc sono sempre in secondo piano. Non disturbate il manovratore: l’invito è rivolto a tutti, compresa l’opposizione che quando si impegna a brutto muso riesce ad diffondere solo comunicati stampa del giorno dopo.

bloggorai@gmail.com

sabato 20 giugno 2026

RAI: dacci oggi la nostra picconata quotidiana (gratis)

By Bloggorai ©

Questa mattina, in verità, Bloggorai voleva dichiarare il “suo” sciopero. Questa mattina volevamo lasciare le lettrici e i lettori con solo quanto riporta Dagospia che riprende articoli di altri giornali che, a loro volta, succede, riprendono spunti di Bloggorai. Con una differenza assoluta e totale: i colleghi sono pagati (speriamo bene) e i giornali si vendono (cari) in edicola mentre Bloggorai è “aggratissss”.  Poi ci sono le tante “chat”.

Allora, anche Bloggorai gode del supporto di qualche “volenteroso”. Nonostante il “braccetto corto” di qualche consigliere (uno a caso, indifferenti, uno vale l'altro), direttore e "politico" che pure ci leggono attentamente se ne guardano bene da far circolare articoli e notizie come fosse veleno e mentre invece qualcuno è tanto prodigo a rilasciare comunicati stampa del giorno dopo, alla fin fine qualcosa gira e gli articoli che a molti danno fastidio giungono a destinazione.

Oggi è il turno de L’Espresso che titola a tutta pagina “DistruggeRai. Il Servizio Pubblico sprofonda e il vertice è contento ...calano ascolti e pubblicità mentre la concorrenza cresce “ etc etc etc…” Con tutto il rispetto e la stima per i colleghi che hanno scritto il primo pezzo (il secondo a seguire è titolato “Dove c’era la Terza Rete solo macerie”), il contenuto è più o meno una summa di quanto Bloggorai scrive tutti i giorni, da ben otto anni. Ogni giorno diamo notizie e commenti su quanto avviene dentro e fuori la Rai, riportando dati, numeri, dichiarazioni virgolettate e commenti di autorevoli esperti. Oggi l’Espresso fotografa e sintetizza tutto ciò che è abbondantemente noto: dal ruolo del DG & C (inteso come tutto il Cda), all’ingerenza del Governo passando per la grande truffa del Piano Immobiliare (votato all’unanimità) dove si può vendere per poi andare in affitto con il risultato che spendi di più di quanto incassi. Leggiamo “Per sette dei 15 immobili messi in vendita, e fra questi Palazzo Labia, è contemplata anche l’ipotesi di un lease-back. Con tale sistema chi compra potrebbe anche riaffittare alla Rai con un rendimento di tutto rispetto”.

Somiglia molto al giochetto di Rai Way che rende tanto agli azionisti (privati) quanto Rai paga per il suo lauto Contratto di Servizio per oltre 200 mln anno. Ci crediamo bene  che EiTowers, F2i e Mediaset siano interessati "all'affare" 

Il servizio de L’Espresso prosegue sullo sfracello di Rai Tre: ancora ieri sera è andata in onda l’ennesima replica di Sissi che, comunque, ha fatto il 5,6% con circa 800 mila telespettatori, quasi il doppio della Maggioni o di Monteleone. Nota bene: ieri per l’intera giornata RAI si è attestata al 34,7% con circa 2,3 mln mentre Mediaset ha raccolto il 40% con circa 2,7 mln. Magari conviene mandare in onda repliche di repliche. Diabolici.  

Ma se dopo le dichiarazioni di Rossi sulla sua rivendicazione (il “mio” successo sull’anomalia di RaiTre) nessuno (nessuno!) ha avuto la voglia, la forza e il coraggio di ingaggiare uno stuolo di avvocati, giuristi e costituzionalisti della prima e della seconda ora per verificare la sussistenza almeno del danno erariale, di cosa stiamo parlando?  

Ai consiglieri di opposizione (???) gli è stato ripetuto ancora una volta di tornare a casa (Vita nei giorni scorsi) e non hanno battuto un plissè. E che vuoi dire più? Rimangono solo i giochi di parole buoni per fare titoli: il prossimo è “SprofondeRai”.

Chiudiamo con il titolo del Fatto di oggi: “Giorgetti ha gettato la maschera: la Rai è e resta di governo”. Originale, come se fosse una cosa nuova, come se Giorgetti la maschera l’avesse indossata solo giovedì pomeriggio.

Forza, coraggio, al peggio non c’è mai fine.

Bloggorai@gmail.com

venerdì 19 giugno 2026

TELEMELONI per tutta la vita

By Bloggorai ©

Con grande rammarico, arrabbiatura e frustrazione, siamo costretti a ribadire quanto scriviamo da tempo: con questa opposizione, con questi consiglieri, ci terremo TeleMeloni per il resto della vita. È una “opposizione” inutile, irrilevante e inconsistente e capace solo, quando va bene, a fare un Comunicato stampa del giorno dopo, quando il danno è fatto e senza uno straccio di proposta e, con l’aggiunga di una sottile, diabolica e perfida presa in giro.

Solo fatti e poche chiacchere e vediamo tre soli grandi esempi recentissimi: A l’AD Rossi la settimana scorsa si è vantato per il “mio” successo per aver smantellato Rai Tre. Ci sarebbero i presupposti per arruolare uno stuolo di avvocati, illustri giuristi, costituzionalisti della prima e della seconda ora, e chiedere loro di verificare il possibile danno erariale a carico dell’Azienda. Altrimenti si poteva proporre uno straccio di mobilitazione di fronte al vecchio cavallo ormai definitivamente morente, un volantinaggio di fronte al Colosseo, un qualsiasi gesto visibile e tangibile che possa essere percepito come “opposizione” e invece NULLA, il vuoto allo stato puro e Rossi &C hanno gongolato e proseguito imperterriti e quella stessa settimana hanno prima mandato in onda la Principessa Sissi e il giorno successivo Piedone Lo Sbirro per poi chiudere in bellezza con “Linearossa”. E che cosa ha dichiarato il Consigliere Natale per “opporsi” a tanta roba: “Assieme ad un condivisibile rivendicazione del ruolo del Servizio Pubblico …”. Condivisibile? Cosa c’è da condividere con chi poi ha sostenuto e sostiene l’affossamento di Rai Tre? Cosa hanno in comune Rossi e Natale? Cosa li unisce e cosa invece li dovrebbe dividere?    

B la scorsa settimana si sono svolte la Vigilanza Rai e l’audizione di Giorgetti in VIII Senato. La prima assolutamente inutile: la sola cosa che doveva fare (affrontare e risolvere il problema presidente) non è stato nemmeno sfiorato mentre il Ministro ha dichiarato candido candido che l’EMFA è “compatibile” con la Legge Renzi attualmente in vigore. Tradotto in soldoni: la riforma rinviata alle calende greche. Anche in questo caso cosa ha fatto l’opposizione: una batteria di Comunicati stampa che non si è filato nessuno meritando, nel migliore dei casi, una riga virgolettata.  

C clamoroso: leggiamo su Repubblica che Simona Agnes, designata dal Governo come Presidente e magari pure di garanzia avere partecipato come plenipotenziaria di Forza Italia al  al “triunvirato” insieme a Fillini (FdI) e Morelli (Lega) per decidere le prossime nomine Rai. Per meno della metà di questa notizia ci sarebbe dovuta essere una fibrillazione atriale da pare di tutta l’opposizione messa insieme tanto da far occupare tutto un reparto di Pronto Soccorso. E’ la prova provata, la pistola fumante di tutta l’arroganza e la prepotenza di questo Governo sulla Rai. Era ed è un motivo più che sufficiente per rifiutarsi di partecipare ad un Cda anomalo, acefalo e con questa ingerenza esterna.

D E invece cosa succede? Succede che ieri alle 17,46 l’ANSA diffonde un comunicato stampa (sic) con dichiarazioni di Vincenzo Vita (AVS) che dice “Cosa deve accadere ancora nella Rai e sulla Rai perché le opposizioni si decidano finalmente ad alzare la voce e a promuovere forti iniziative di lotta? In tali azioni vi possono essere l'occupazione pacifica e simbolica delle commissioni parlamentari bloccate e le dimissioni dalle medesime laddove nulla si sblocchi…Insomma, che le opposizioni e i consiglieri di minoranza della Rai battano un colpo". Rinnovato appello caduto nel vuoto. Per tutta risposta, alle 19.40 arriva il “colpo” grosso, grosso assai, da far tremare i muri. Sempre l’ANSA batte un comunicato dove si legge “Le logiche politiche hanno pesato ben più delle ragioni editoriali: da qui il nostro no alle proposte dall'Ad Rossi per le direzioni di Tg2 e Rai Parlamento. Non è ovviamente in questione la caratura professionale dei due nomi prescelti, ma un percorso decisionale nel quale non ha avuto alcun rilievo la valutazione dei risultati conseguiti dalle due testate nell'ultimo triennio. Le modalità e i tempi della scelta indicano che a prevalere sono stati equilibri politici esterni al servizio pubblico, in vista delle prossime scadenze elettorali" firmato Alessandro di Majo e Roberto Natale. 

TeleMeloli ha iniziato a tremare e Rossi& C hanno avuto bisogno di un conforto spirituale di fronte a tanta protervia e aggressività. Oltre il danno la beffa: ma loro due come e da chi soso stati scelti, selezionati e insediati? Hanno vinto il Concorso Nazionale per Titoli e Meriti per due posti da Consigliere Rai oppure hanno vinto la candidatura al Gratta e Vinci?

Fa caldo, tanto caldo … ed è molto difficile andare avanti.

bloggorai@gmail.com


 

mercoledì 17 giugno 2026

Tra stracci e materassi: la Rai del giorno prima e il Servizio Pubblico smarrito

By Bloggorai ©

"Altrimenti, è guerra totale, andiamo ai materassi" 

(M.Puzo, Il Padrino) ovvero, volano gli stracci.

Nulla avviene mai per caso e ancora più nella sfera della politica. Le cose, ovvero le vicende umane, avvengono poi sempre in un loro specifico contesto: hanno un prologo, uno svolgimento ed un epilogo. Infine, sono le persone che “fanno le cose” e non avviene mai il contrario.

Fissati questi tre paletti, cerchiamo di capire cosa sta succedendo in queste ore, in questi giorni, dentro e fuori la Rai, quello che una volta era chiamato “Servizio Pubblico” (forse da oggi si potrebbe anche togliere la "r" e dire "sevizio"). 

Allora, è successo che ieri mattina su la Repubblica compare un articolo a firma della solita bene informata Giovanna Vitale, una penna che non scrive quasi mai a caso quando il tema è la Rai (ha fatto storia il suo pezzo del 3 agosto 2023 titolato “La riforma Rai targata Pd: “Serve il modello Bbc per fermare la lottizzazione”. Ricordiamo che il suo direttore è Mario Orfeo, ex tante cose importanti dentro la Rai. È successo pure che, grazie alla complicità dei vari consiglieri di “opposizione” che non hanno battuto ciglio quando ai dipendenti è stata sottratta la Rassegna Stampa, e la notizia è circolata tardi. È successo pure che il pezzo si apre con una metafora suggestiva: usato il napalm ai piani alti della Tv di Stato. Parole grosse, stracci per aria, con Marano presidente anziano f.f. all’attacco frontale del DG Sergio perché, a suo dire, il famigerato Piano Immobiliare non sta andando come dovrebbe: “Sei un cialtrone” per poi minacciare che da oggi in poi non avrebbe più partecipato alle riunioni del Cda. 

Inoltre, riporta l’articolo, ci sarebbe stato uno scontro sul rinnovo delle prossime nomine e Rai Cinema e Rai Com, due serbatoi di cassa molto importanti. A margine, una nomina pesante alla testata Rai Parlamento con la sostituzione di Carboni (in quota 5S) con la sua vice in quota FdI proprio alla vigilia dell’apertura della campagna elettorale 2027. 

E chi avrebbe deciso tutto questo? Nientepopodimenoche una sorta di triunvirato composto governativo da Alessandro Morelli (Lega), Francesco Fillini (FdI) e … udite udite Simona Agnes per Forza Italia, ovvero il partito di proprietà Mediaset. In altri termini, secondo chi ha scritto, la “consigliera” Agnes è candidata alla presidenza e, al tempo stesso, è plenipotenziaria del “suo” partito con l’incarico di gestire le nomine e, nel caso, a fare il DG al posto di Sergio. Fenomeni.  La Vitale quindi non ci priva di un’altra notizia fondamentale: “E’ stato rimandato il blitz per insediare Simona Agnes sulla poltrona di direttore generale ora occupato da Sergio, anche se FI non si da per vinta… deve essere “risarcita” entro l’estate”.  Stracci e materassi sono poca cosa. Però, osserviamo con divertito stupore, uno strano silenzio dell’AD, forse in finestra a guardare lo scannatoio in corso e vedere di nascosto l’effetto che fa.

Ora queste vicende si possono leggere in tanti modi (compresi tanti e gustosi gossip relazionali) e però Bloggorai ne pone da sempre solo uno come centrale e dirimente: la spartizione e il controllo del “malloppo” ovvero i luoghi fisici dove si gestiscono “cose grosse” e, segnatamente, la possibile fusione di Rai Way con Ei Towers e, appunto, il Piano Immobiliare con il lauto “contorno” delle due società Fiction e RaiCom. Tutto il resto è fuffa, seppure di un certo peso: ascolti in primo luogo (da quando sono iniziati i mondiali di calcio, quasi tutti i giorni Rai è sotto Mediaset) e Piano editoriale che fa acqua da tutte le parti. I primi due sono “territori” saldamente presidiati dalla Lega con però un occhio molto interessato da Forza Italia. Attenzione: i “lavori” di spartizione” sono in corso da tempo, da mesi si stanno studiando le varie dislocazioni dei personaggi e i “pesi” che potranno assumere. Nessuno può dire di non sapere e qualcuno però o non sa nulla (ed è verosimile: non gli fanno vedere nemmeno le fotocopie) o fa finta di non sapere (perché, in caso contrario sarebbe complice), come è avvenuto con il contratto Maggioni di fine agosto scorso con lo “scippo” della “newsroom” aziendale.

Sicché, ciliegina sulla torta, ad un certo punto del pomeriggio, alle 18.06, con la consueta tempestività e spirito preveggente, il consigliere Natale non ci priva del suo “pastone” politico che segnala “pesanti ingerenze esterne … e colpi all’autonomia Rai … e che la logica politica conta assai più delle ragioni editoriali” e lo dice come se lui avesse vinto il Concorso con selezione Nazionale per Titoli e Meriti per Consigliere Rai e fosse del tutto ignaro della “logica della politica”. Conclude con una frase epigrafica “la subalternità sta soffocando il servizio pubblico”. Amen. Ormai Natale potrà essere annoverato tra i consiglieri Rai del “giorno dopo”. Infatti, i suoi comunicati stampa arrivano sempre quando la frittata è fatta. Vedi il caso clamoroso dell’intervista a Rossi su il Foglio dove ha premesso che “condivide” con l’AD la “rivendicazione del ruolo del servizio pubblico …” ovvero Rossi che ha rivendicato come “mio” successo l’affossamento di Rai Tre (ANSA 8 giugno). L’Usigrai, il PD con Graziano e il suo stesso partito AVS nei giorni scorsi dalle colonne del Manifesto a firma Vincenzo Vita hanno chiesto le dimissioni di questo vertice ma lui non se ne avvede. Natale resiste indomito: la fine del mandato è dietro l’angolo.  

Cosa altro si vuole aggiungere in queste calde giornate di giugno 2026. Cosa altro vuoi dire o scrivere che possa migliorare il diffuso sentimento di tristezza e abbandono che pervade tutto questo?

Teniamoci su: sappiamo che il direttore del Tg1 Chiocci (votato per errore dal consigliere 5S di Majo), fedelissimo della Meloni, ha ringraziato della sua amicizia e che tra Rai Due e Rai Tre ci sarà un cambio della guardia tra Salvo Sottile e Antonino Monteleone.

Non ci resta che … piangere o ridere?

bloggorai@gmail.com

RAI: due Italie, due TV tra broadcast e broadband

 

By Bloggorai ©

Senza tanti giri di parole: in Italia, secondo l’ultimo Report della Caritas 2026, sono aumentate dell’1.75 le persone che necessitano di assistenza, aumenta la povertà cronica, aumenta l’intensità del bisogno e la solitudine sociale e chi ne è colpito maggiormente sono gli over 65 negli ambiti più delicati: casa e salute. Il Paese è sempre più povero e si divarica tra chi accresce ricchezze e benessere e chi è privo anche dei servizi essenziali. Chi accresce le ricchezze è un evasore fiscale che nello scorso anno ha superato i 100 miliardi e i furbetti delle tasse non pagate sono prevalentemente quelli delle attività commerciali e professionali (IRPEF) per oltre il 40% seguiti a ruota dai professionisti delle fatture IVA inevase. Nel frattempo, trullallero trullallà, la spesa sanitaria in Italia è molto al di sotto della media europea nel rapporto con il PIL (6,3% contro l’8%, le famiglie spendono molto di più nel privato mentre diminuisce il personale addetto nel Servizio Sanitario Pubblico. Nel frattempo, trullallero trullallà, “L'Italia terzultima in Ue per spesa in istruzione sul Pil, resta in coda anche per laureati e diplomati”. Nel frattempo, trullallero trullallà, secondo “Il nuovo rapporto SIPRI colloca l'Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi)”.

Ecco allora che ieri sera, in tale contesto, è andato in onda su Rai Tre lo storico programma di Domenico Iannaccone “Che ci faccio io qui” e, ancora una volta, ci siamo dovuti chiedere se è sbagliato il programma o è sbagliata la rete. Ieri sera il tema proposto, gli “hospice” ovvero le case per le cure palliative ai malati terminali, è un colpo al cuore alla nostra coscienza, alla nostra serena, banale, ordinaria quotidianità di benessere e sopravvivenza. Un tema tanto duro, scomodo e rasposo quanto ordinario e comune a tante famiglie che in un modo o nell’altro, chi prima o chi dopo, saranno alle prese con i loro “anziani” ai quali garantire la dignità di vita dei loro ultimi anni. Iannaccone lo fa sempre con grande sensibilità e rispetto, non cerca lo “scoop”, non alza la voce e non invita “ospiti” speciali ma solo “persone” normali, solo coloro che svolgono con ordinaria professionalità il loro lavoro in un ambito molto complesso.

Allora, ci viene da dire che la trasmissione è “giusta” da Servizio Pubblico che, in questo caso e per questi temi non deve guardare gli ascolti ma i suoi contenuti ma, forse, è collocata dentro RaiTre, quella “sbagliata” perché ormai destinata all’estinzione come fieramente ha rivendicato l’AD Rossi con il “mio” successo per aver conseguito il risultato della trasmigrazione di telespettatori verso La 7.

E la rete Tre è oggi sbagliata perché, semplicemente si stanno applicando scienza e coscienza per farla essere tale. Dopo i fulgidi esempi delle repliche di Sissi e di Piedone lo sbirro di venerdì e sabato scorso che almeno portano a casa sempre due ‘spicci di ascolti introno al 5%, ecco ora l’esempio clamoroso di ingegneria editoriale: il citato programma di Monteleone di lunedì ha commesso un errore geniale, una sgrammaticatura giornalistica inconcepibile. Posto che il “crimine in Tv” da sempre tira più di un carretto di buoi, posto che Garlasco tira di più di due carretti di buoi e posto che hai un presunto “scoop” con un testimone che potrebbe far saltare il banco delle indagini ... cosa ti combina ‘sto ragazzo? Mette tutto il Circo Garlasco in coda e non in testa al programma: apre con un risibile dibattito tra il nulla e il niente e chiude con la sola “notizia” che gli avrebbe fruttato fama e notorietà come già avvenuto con il suo ex collega Infante, prima adulato dal suo direttore Corsini, e poi “premiato” con un lauto contratto a Mediaset. Il crimine paga, bene e subito. Già, che ci fà Iannaccone a Rai Tre? Cosa ci azzecca con Garlasco?

Torniamo su Rai Way e l’accordo con Ei Towers. Ci scrive uno dei soliti attenti ed esperti lettori per cercare di comprendere i motivi che renderanno difficili queste nozze. Oltre ai noti problemi sul razionale di carattere finanziario, industriale e non ultimo politico, ce n’è uno di carattere tecnologico di grande rilievo: le frequenze. Leggiamo quanto ci scrive: “Posto che l’accordo Rai – Rai Way 7+7+7 scade nel 2035 e posto che Mediaset ritiene che i profitti li ricava sul terrestre, mentre considera il broadband residuale. Posto ancora che sicuramente la fusione tra RaiWay e EiTowers richiede che il digitale terrestre rimanga attivo almeno fino al 2040 e, senza questa garanzia, niente fusione. Infatti il MIMIT difende lo status quo in Europa ad oltranza. Se il DTT muore deve morire di morte naturale, non per morte accelerata per favorire il nascituro che non sboccia ovvero il “take up” del broadband che non decolla in tutta Europa e lo si vuole spingere obbligando la gente a vedere la tv in quel modo chiudendo forzatamente il DTT. Quello che hanno provato a fare in Svizzera o la Svezia con FM e DAB facendo poi rapida retromarcia”. Vedi pure quanto scrive Affari Italiani “Secondo Reuters il nodo della questione starebbe nel fatto che la Rai sta chiedendo la proroga del contratto di Ei Towers al 2037 invece che al 2032 con il suo miglior cliente ossia Mediaset. Per Mfe la valutazione non sarebbe semplice dato che il rinnovo dello spettro e della titolarità dei Mux, ossia i pacchetti di canali tv, è previsto proprio nel 2032. Attualmente i Mux di Mfe sono 3 detenuti da Elettronica Industriale. Inoltre nel 2037 alcuni broadcaster commerciali avranno già avviato lo switch off del digitale terrestre verso le trasmissioni via Internet. Il digitale terrestre infatti è una tecnologia residuale che dovrebbe essere usata alla fine solo da Rai per assolvere il mandato di servizio pubblico. In quella data anche altri clienti di Ei Towers, come Cairo (1 Mux) e Persidera (3 Mux per Discovery, Sky e altre emittenti) potrebbero non usare più il digitale terrestre”.

‘Sto matrimonio sarà difficile da vederlo realizzato.  

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RAI: due Italie, due Tv tra broadcast e broadband

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Senza tanti giri di parole: in Italia, secondo l’ultimo Report della Caritas 2026, sono aumentate dell’1.75 le persone che necessitano di assistenza, aumenta la povertà cronica, aumenta l’intensità del bisogno e la solitudine sociale e chi ne è colpito maggiormente sono gli over 65 negli ambiti più delicati: casa e salute. Il Paese è sempre più povero e si divarica tra chi accresce ricchezze e benessere e chi è privo anche dei servizi essenziali. Chi accresce le ricchezze è un evasore fiscale che nello scorso anno ha superato i 100 miliardi e i furbetti delle tasse non pagate sono prevalentemente quelli delle attività commerciali e professionali (IRPEF) per oltre il 40% seguiti a ruota dai professionisti delle fatture IVA inevase. Nel frattempo, trullallero trullallà, la spesa sanitaria in Italia è molto al di sotto della media europea nel rapporto con il PIL (6,3% contro l’8%, le famiglie spendono molto di più nel privato mentre diminuisce il personale addetto nel Servizio Sanitario Pubblico. Nel frattempo, trullallero trullallà, “L'Italia terzultima in Ue per spesa in istruzione sul Pil, resta in coda anche per laureati e diplomati”. Nel frattempo, trullallero trullallà, secondo “Il nuovo rapporto SIPRI colloca l'Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi)”.

Ecco allora che ieri sera, in tale contesto, è andato in onda su Rai Tre lo storico programma di Domenico Iannaccone “Che ci faccio io qui” e, ancora una volta, ci siamo dovuti chiedere se è sbagliato il programma o è sbagliata la rete. Ieri sera il tema proposto, gli “hospice” ovvero le case per le cure palliative ai malati terminali, è un colpo al cuore alla nostra coscienza, alla nostra serena, banale, ordinaria quotidianità di benessere e sopravvivenza. Un tema tanto duro, scomodo e rasposo quanto ordinario e comune a tante famiglie che in un modo o nell’altro, chi prima o chi dopo, saranno alle prese con i loro “anziani” ai quali garantire la dignità di vita dei loro ultimi anni. Iannaccone lo fa sempre con grande sensibilità e rispetto, non cerca lo “scoop”, non alza la voce e non invita “ospiti” speciali ma solo “persone” normali, solo coloro che svolgono con ordinaria professionalità il loro lavoro in un ambito molto complesso.

Allora, ci viene da dire che la trasmissione è “giusta” da Servizio Pubblico che, in questo caso e per questi temi non deve guardare gli ascolti ma i suoi contenuti ma, forse, è collocata dentro RaiTre, quella “sbagliata” perché ormai destinata all’estinzione come fieramente ha rivendicato l’AD Rossi con il “mio” successo per aver conseguito il risultato della trasmigrazione di telespettatori verso La 7.

E la rete Tre è oggi sbagliata perché, semplicemente si stanno applicando scienza e coscienza per farla essere tale. Dopo i fulgidi esempi delle repliche di Sissi e di Piedone lo sbirro di venerdì e sabato scorso che almeno portano a casa sempre due ‘spicci di ascolti introno al 5%, ecco ora l’esempio clamoroso di ingegneria editoriale: il citato programma di Monteleone di lunedì ha commesso un errore geniale, una sgrammaticatura giornalistica inconcepibile. Posto che il “crimine in Tv” da sempre tira più di un carretto di buoi, posto che Garlasco tira di più di due carretti di buoi e posto che hai un presunto “scoop” con un testimone che potrebbe far saltare il banco delle indagini ... cosa ti combina ‘sto ragazzo? Mette tutto il Circo Garlasco in coda e non in testa al programma: apre con un risibile dibattito tra il nulla e il niente e chiude con la sola “notizia” che gli avrebbe fruttato fama e notorietà come già avvenuto con il suo ex collega Infante, prima adulato dal suo direttore Corsini, e poi “premiato” con un lauto contratto a Mediaset. Il crimine paga, bene e subito. Già, che ci fà Iannaccone a Rai Tre? Cosa ci azzecca con Garlasco?

Torniamo su Rai Way e l’accordo con Ei Towers. Ci scrive uno dei soliti attenti ed esperti lettori per cercare di comprendere i motivi che renderanno difficili queste nozze. Oltre ai noti problemi sul razionale di carattere finanziario, industriale e non ultimo politico, ce n’è uno di carattere tecnologico di grande rilievo: le frequenze. Leggiamo quanto ci scrive: “Posto che l’accordo Rai – Rai Way 7+7+7 scade nel 2035 e posto che Mediaset ritiene che i profitti li ricava sul terrestre, mentre considera il broadband residuale. Posto ancora che sicuramente la fusione tra RaiWay e EiTowers richiede che il digitale terrestre rimanga attivo almeno fino al 2040 e, senza questa garanzia, niente fusione. Infatti il MIMIT difende lo status quo in Europa ad oltranza. Se il DTT muore deve morire di morte naturale, non per morte accelerata per favorire il nascituro che non sboccia ovvero il “take up” del broadband che non decolla in tutta Europa e lo si vuole spingere obbligando la gente a vedere la tv in quel modo chiudendo forzatamente il DTT. Quello che hanno provato a fare in Svizzera o la Svezia con FM e DAB facendo poi rapida retromarcia”. Vedi pure quanto scrive Affari Italiani “Secondo Reuters il nodo della questione starebbe nel fatto che la Rai sta chiedendo la proroga del contratto di Ei Towers al 2037 invece che al 2032 con il suo miglior cliente ossia Mediaset. Per Mfe la valutazione non sarebbe semplice dato che il rinnovo dello spettro e della titolarità dei Mux, ossia i pacchetti di canali tv, è previsto proprio nel 2032. Attualmente i Mux di Mfe sono 3 detenuti da Elettronica Industriale. Inoltre nel 2037 alcuni broadcaster commerciali avranno già avviato lo switch off del digitale terrestre verso le trasmissioni via Internet. Il digitale terrestre infatti è una tecnologia residuale che dovrebbe essere usata alla fine solo da Rai per assolvere il mandato di servizio pubblico. In quella data anche altri clienti di Ei Towers, come Cairo (1 Mux) e Persidera (3 Mux per Discovery, Sky e altre emittenti) potrebbero non usare più il digitale terrestre”.

‘Sto matrimonio sarà difficile da vederlo realizzato.  

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martedì 16 giugno 2026

SOS: salviamo RAI Tre, occorre più Garlasco !!!

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La storia dell’uomo è costellata di paradossi di ogni genere. Per paradossale che possa apparire, Cesare doveva temere più per i suoi “amici” che per i suoi avversari congiurati. La politica, ovviamente, non ne è esente.

Oggi ci troviamo di fronte ad un paradosso dagli esisti inimmaginabili. Ogni giorno, ogni ora, su tutti i media, non si parla altro che di Vannacci e del “vannaccismo” ovvero quel sottile fascismo vecchio o nuovo che dir si voglia sempre presente in tanta parte dell’elettorato italiano e che necessita solo di qualcuno che gli dia un volto, una immagine spendibile. Talvolta mascherato da “centrismo”, “moderatismo” o “perbenismo”. Non è un tema terminologico. È un retaggio antropologico, malcelata voglia di “ordine” e di “uomo forte al comando” che questa destra, questo Governo, sintetizza in modo perfetto.

In cosa consiste il “paradosso di Vannacci”? Consiste nel fatto che molti, tanti, sperano e sostengono la sua crescita come miccia corta in grado di far implodere il centro destra e impedirgli di vincere le prossime elezioni. Per paradossale che possa apparire, è verosimile supporre che per battere la destra è necessario sperare che vinca l’ultra destra.

Veniamo ora ad un paradosso di casa Rai. Ieri sera è andato in onda su Rai Tre “Filorosso” condotto da Antonino Monteleone, reduce da un successo personale di una sua precedente trasmissione che ha sfiorato lo 0,9% di ascolti. È stato premiato ed ora, ieri sera, ha conseguito il 3,6% con circa 490 mila telespettatori. Nota bene, la settimana scorsa due “campioni” di ascolti cioè la ennesima replica di Sissi in versione estiva e e il fantasmagorico Piedone lo Sbirro, sempre su RaiTre, hanno fatto molto di più. Ha ragione l’AD Rossi a rivendicare il “suo “successo nell’aver consentito l’emigrazione del pubblico da Rai Tre verso la 7: sta facendo un ottimo lavoro e i risultati si vedono. Solo che noi, vecchi militanti e affezionati telespettatori della Rai Tre di una volta, non ci rassegniamo a questo triste e infame destino e allora dobbiamo dare una mano: forza Monteleone, puoi fare di meglio!!!! Accetta un modesto consiglio: porta il Circo Garlasco in avanti e non a tarda notte quando ormai, noi anziani, siamo già appisolati sul divano. Dai ... Filorosso, facci sognare! Ci sono tanti altri casi di cronaca nera di cui parlare.

E, rivolti al “filosofo di Colle Oppio”, per cortesia, non si faccia influenzare da coloro che remano sempre contro: gli ascolti bassi su Rai Tre sono un premio, una benedizione, una manna scesa dal Cielo come premio per il “suo” lavoro. Infine, rivolto a qualche consigliere che si lamenta per il “troppo Garlasco” sul Servizio Pubblico: se proprio lo ritiene nocivo per la salute dei telespettatori può fare come recita un noto slogan: “Garlasco nuoce alla salute e inquina anche te, digli di smettere” magari rivolgendosi al suo AD Rai, Giampaolo Rossi.

Comunque, alla fin fine, hanno ragione i teorici della “replica” quale che sia. Qualsiasi cosa “vecchia” che mandi in onda su RaiTre è sempre più gradita di una “nuova” e costa pure molto meno. Per le esauste casse Rai una benedizione che forse noi non abbiamo colto. Rossi invece, gran furbone, invece si.

Dajeeeee Rossi, dajeeeeee Monteleone, ce la farete: la cancellazione di RaiTre è dietro l’angolo, un ultimo sforzo!!!!  

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lunedì 15 giugno 2026

RAI Way e Ei Towers: cronache di poveri amanti

By Bloggorai ©

“Eravamo io, Gabriel Garcia Marquez, Sergio Leone, Muhammad Ali e Robert De Niro a cena insieme a Roma nel 1982” poi aggiornato con “Eravamo Io, Fidel, Paco Pena, Teofilo Stevenson, Compay Segundo, Juantorena, Sotomayor, Maradona, Cassius Clay, Mario e Pippo Santonastaso, Simeoni, Mennea, Mats Wilander, Roscoe Tanner, Dino Meneghin”. La prima citazione è originale del compianto Gianni Minà, la seconda artefatta dall’intelligenza naturale che si usava molto a quei tempi. Forse oggi un po’ meno.

Ci torna in mente questa situazione quando leggiamo di qualcuno che si incontra, per fini più o meno nobili. Oggi c’è il G7 ad Evian ed il tema è sempre e solo uno: la guerra e i connessi traffici economici. Tutti gli altri mali del mondo possono attendere. Scatenano le guerre da soli, violano ogni diritto internazionale e poi, allegramente, come se nulla fosse, siedono intorno ad un tavolo, felici e sorridenti come se nulla fosse. Hanno fatto un buco, aperto una voragine, ed ora cercano di metterci una pezza e la chiameranno pace. Hanno spianato Gaza e massacrato decine di migliaia di palestinesi ma se ne sono dimenticati, come se nulla fosse avvenuto.

Bene, chiudiamo, almeno per pochi giorni, la triste vicenda di un fidanzamento che non vuole diventare matrimonio: quello tra Rai Way e Ei Towers. Abbiamo usato nel titolo di oggi una parafrasi di Vasco Pratolini: perfetta per sintetizzare la situazione. Ieri era prevista la chiusura del MoU che avrebbe dovuto definire il dossier una volta per tutte, dopo anni, tanti anni, di “vorrei e non vorrei”. 

Abbiamo scritto e ne siamo tutt’ora convinti che, nonostante le melliflue e amorose dichiarazioni di intenti “ ’ste nozze non s’hanno da fare” per tanti buoni motivi che abbiamo illustrato più volte. Formalmente tutti le vorrebbero ed i “razionali” finanziari ci sono tutti (ieri il titolo è calato del 3,5%) ma, sostanzialmente, nessuno fa un passo avanti per portarle a termine. I nodi appaiono insuperabili: non solo i differenti contratti di servizio che legano rispettivamente Rai Way a Rai e Ei Towers a F2i ma, per quanto sappiamo da tempo, rimane sotto traccia il problema della governance della futura società delle torri che, nel determinato conteso normativo, rimane una grande incognita. Attenzione non si tratta solo di “cornice” legislativa ma di persone, ovvero di chi (sostanzialmente a quale “quota” politica” appartiene) potrebbe essere nominato a fare cosa e in che rapporto proporzionale tra le parti. Ci dicono che, sotto sotto, non ci sia proprio un gran feeling su questo fronte: nessuno si fida di nessuno e nessuno è in grado di fornire garanzie. la recente riconferma di Cecatto a Rai Way, dicono... dicono, non sembra essere stata vista con buon occhio, da tate parti oltre la sua personale che si mantiene il pingue compenso di oltre 500 mila euro anno, il doppio del suo "proprietario". Nessuno poi dimentica che nel backstage della trattativa c’è la riforma Rai e della sua governance, nonché del ruolo e peso del MEF, attuale “garante” del possibile accordo. Il MEF "è" la Lega e F2i "è" Forza Italia. 

Ieri, al termine di una lunga giornata di serrate trattative, sul filo di lana, poco prima di mezzanotte, hanno deciso di rinviare tutto ulteriormente, ovvero hanno deciso di non decidere, una formula classica usata nei momenti critici quando non si sa come cavarsela. Leggiamo stamattina dal Sole24 a firma Andrea Biondi che “Tempi supplementari per tentare il matrimonio fra Rai Way ed Ei Towers. Altri quindici giorni di trattative fra Rai da una parte e F2i e Mfe dall’altra per tentare l’accordo”. Sono ormai quasi 12 anni che si “tenta” di trovare un accordo. Tanti.

Rimanete sintonizzati, in giornata ci sarà un secondo post.

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RAI e RAI Way: il giorno infinito delle decisioni incerte e confuse

By Bloggorai ©

Ebbene, allora, va’ avanti. Oh, se un uomo potesse sapere

la fine delle vicende di quest’oggi prima che essa arrivi!

Ma è sufficiente che questo giorno finisca,

e allora si saprà la fine. Andiamo, voi tutti, via!

(Bruto a Cassio sulla Piana di Filippi)

La settimana scorsa non è stata proprio una delle più felici nella storia recente della Rai e del Servizio Pubblico, se ne parlerà ancora a lungo. Vediamo ora questa che sta per cominciare

E venne alfin il giorno del giudizio, forse non Universale, forse non totale. Forse ancora una volta non risolutivo ma certamente di indubbio significato strategico per il futuro del Servizio Pubblico. Oggi scade il termine per l’ennesimo rinvio del MoU (Memorandum Of Understanding) per l’accordo tra Rai Way e Ei Towers.

Correva l’anno 2014, mese di ottobre, e la Società delle Torri di proprietà Rai si quota alla Borsa di Milano. Passano appena pochi mesi e arriva l’OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) di Mediaset per il 100% di Rai Way, subito respinta al mittente: le Torri Rai devono restare “prevalentemente” in mano pubblica. Un “nuovo Patto del Nazareno” su questo tema “non s’ha da fare”. Bersani a quel tempo sbertuccia l’operazione “Prima #Mondadori-#Rcs, poi #Mediaset-#Raiway: ora aspetto che il #Milan compri l’#Inter». Fatto sta che “passa il temo e l’uom non se ne avvede” e da allora, 12 anni dopo questo matrimonio tra rai Way e Ei Towers sembra sempre sull’orlo di una crisi di nervi e questa volta, forse, definitiva.

Bloggorai ha seguito questo tema innumerevoli volte da anni, ed ha mantenuto costante una linea di analisi e valutazione. Anzitutto la valutazione dei tre cosiddetti “razionali” ovvero quello politico in primo piano, poi quello finanziario e infine quello industriale. Dei tre, l’unico che appare solido e “fruttifero” è quello legato alle alchimie finanziarie rispetto all’andamento del titolo in Borsa e agli interessi che ne traggono i “fondi” azionari che, nota sempre molto bene, godono di un vantaggio ineguagliabile: i profitti generati da Rai Way provengono per larghissima parte dal lauto contratto di affitto che Rai paga a Rai Way (un vero Contratto di Servizio) stimato ben oltre 200 milioni/anno. Nota ancora bene: i “fondi” sono sempre stati molto interessati alla fusione e, spesso e volentieri, scrivono direttamente a Palazzo Chigi per sollecitare la chiusura del “deal”. Vedi marzo 2022 quando Amp, Amber e Kairos, padroni del 7% della società quotata e di un quinto del flottante, hanno chiesto direttamente a Draghi di consolidare “…un processo che crei valore per tutti i soci: tutelare il nostro interesse insieme a quello pubblico”. Il valore e il profitto per loro è noto, quello pubblico un po’ meno.

Questo ci porta al “razionale politico” dell’operazione fusione o “polo delle torri” che dir si voglia. Il “razionale politico” semplicemente non c’è e, seppure ci fosse, è confuso e incerto. Non sembra esserci sul terreno del Governo che non sembra proprio avere le idee chiare, non solo su Rai Way ma su tutto il fronte delle TLC nel nostro Paese. Lo scorso 13 marzo si è svolto un interessane appuntamento con il titolo “Telecommunications of the Future” dove la parola chiave è stata “sfida” accompagnata da “infrastrutture strategiche” ma in cosa debba consistere questa sfida e in che termini si debba porre il problema delle “infrastrutture strategiche” in chiave di risorse e obiettivi non è emerso con chiarezza. Non parliamo poi del “razionale politico” dentro le forze di opposizione su questo tema, segnatamente su Rai Way. Magari a Bloggorai qualcosa potrà pure sfuggire, ma a nostra memoria non abbiamo tracce di un pensiero costruito, una missione o meglio ancora una visione (quella che solitamente si trova dall’ottico). Recentemente abbiamo letto sul Manifesto una frase sibillina “… le torri trasmissive della radiotelevisione possono tornare utilissime. Sempre che non si limitino ai vecchi confini, ma si cimentino nella costruzione di adeguati Data Center” salvo poi dimenticare che il tema “Data Center” rischi di diventare una rinnovata vicenda simile al 5: tutti lo vogliono ma nessuno se lo prende. 

Salvo poi, ignorare la recente fantasticheria di Rai Way che ha proposto un Hyperscale a Pomezia senza un cliente, senza la definizione di risorse economiche e senza un cronoprogramma, per non dire del cuore dei problemi dei Data Center: l’enorme quantità di acqua per il raffreddamento e di energia elettrica necessari a farli funzionare. Morale della favola: i “Data Center” non li vuole nessuno all’uscio di casa: negli USA “il 70% degli americani è contrario alla costruzione di un data center nella propria area; il 50% cita l'impatto sulle risorse ambientali come motivazione, il 18% l'uso eccessivo dell'acqua in modo specifico”. Amazon nei giorni ha comunicato che nel 2025 ha utilizzato circa 10 miliardi di acqua per raffreddare i suoi impianti che, nota bene, al termine del ciclo non sarà proprio come fresco di sorgente alpina. Da osservare che mentre noi "dibattiamo" sui Data Center terrestri c'è già chi ragiona sui "Data Center satellitari" vedi interessante riflessione https://www.lincei.it/it/spacex-orbital-data-center-system-considerazioni-dei-lincei

Infine, il “razionale politico” è merce assai rara in ambienti Rai. Nessuno conosce il proprio destino ovvero se e quanto resterà ancora a galleggiare questo Cda, con quale Legge semmai verrà una riforma. Ma ancora più è sovrastante il “razionale politico personale” cioè chi mai potrà essere indicato a dirigere in quota parte la possibile futura “società delle torri”: un uomo in “quota” Lega come vorrebbero gli attuali diretti interessati oppure spostare l’equilibrio verso una figura più gradita alla controparte Forza Italia ovvero Mediaset?  

Chiudiamo con il “razionale industriale” e riproponiamo l’eterno  e irrisolto dilemma: che ne facciamo con il “ferrovecchio” delle torri di alta quota? Sono realmente un “gioiello di famiglia” meritevole di essere valorizzate oppure è preferibile abbandonarle al loro triste destino e pensare ad altro? Altro ma cosa?

Veniamo ad oggi: per quanto è dato sapere, a mercato chiuso, forse nel tardo pomeriggio, verrà comunicato l’esito dell’incontro tra Rai Way e Ei Towers. I titoli e i contenuti degli analisti sono chiari: le nozze sono destinate, bene che vada, ad essere ulteriormente rinviate e, con i tempi politici che corrono, difficile supporre che possano essere tempi ravvicinati. Tra l’altro, c’è una piccola ma significativa novità: “Ei Towers perde la Serie A? A rischio gli appalti del calcio e la fusione con Rai Way” come ha titolato Calcio e Finanza. Sullo sfondo emerge una “nuova generazione” di problemi: la nascita di nuovi operatori Tv, in chiaro e su piattaforma: vedi la Lega Calcio e il magnate greco Theodore Kyriakou (nuovo proprietario del gruppo Gedi – Repubblica etc) che vorrebbe fare la “CNN italiana” ovvero una rete “all news”.

Comunque, per chi fosse interessato ad approfondire il tema Rai Way e data Center, può rileggere un contributo di un nostro molto autorevole lettore che abbiamo riportato lo scorso 25 ottobre: “I Data Center, ormai sono una componente strategica essenziale per tutto il sistema di diffusione e Rai, semplicemente, non ne ha abbastanza in termini di qualità e quantità. Senza Data Center non si va da nessuna parte. 

Grosso modo, in sintesi, ne occorrono di due tipi: un primo “tipo” si rivolge all’interno dell’Azienda, cioè un “luogo” dove girano, si lavorano e si conservano i dati e i contenuti digitali, ovvero la “cassaforte coni beni di famiglia” Rai. Il secondo “tipo” di Data Center è rivolto all’esterno, al mercato, ai telespettatori ovvero la cosiddetta CDN (Content Delivery Network). A suo tempo Bloggorai ha dedicato uno speciale a questo tema. Allora, lo stato dell’arte fotografa che quelli del primo tipo in parte già ci sono, di modeste dimensioni e già “datati”. Il secondo tipo invece è affidato in “noleggio” esterno (Akamay ad un costo stimato di oltre 6 mln l’anno). I Data Center sono voraci di tecnologia e di energia. Quindi il tema del make or buy è ancora irrisolto. Un Big Data Center, come pure per la CDN, per un solo cliente non ha senso. Per intenderci: la BBC ha una CDN propria e poi si appoggia per l'overflow a CDN di terzi. La CDN come commodity ha il vantaggio dell'aggiornamento tecnologico e dei costi a bit decrescenti (la CDN ha 3 elementi di costo: traffico, elaborazione, canone) dove un elemento cala sempre e gli altri due crescono. 10 anni fa Mediaset aveva proposto una CDN comune per i broadcasters nazionali tramite un loro consorzio, ma Rai ha mancato l'occasione” vedi https://bloggorai.blogspot.com/2025/10/rai-le-pagine-nere.html e prima ancora https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html  .

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sabato 13 giugno 2026

RAI (e forse non solo): con questa opposizione non vinceremo mai

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Con questa “opposizione” non solo ci terremo TeleMeloni per i prossimi anni ma ci imbarcheremo pure il generalissimo Vannacci e il tutto il “vannaccismo” nel Paese e nella Rai. Abbiamo l'opposizione del giorno dopo, a scoppio ritardato, scaduta come lo yoghurt. Amen.

Ieri, per chiudere degnamente una settimana alquanto infelice per la Rai e il Servizio Pubblico, è andata in onda su RaiTre l’ennesima Principessa Sissi, solitamente destinata alle fredde serate d’inverno. Sulle reti Mediaset, contemporaneamente e su tutti i canali, andava in onda una rievocazione storica a tre anni dalla scomparsa di Berlusconi.

Poco prima, nelle sedi Rai e in particolare a Saxa Rubra, si è svolto il “Bimbo Day” per consentire ai figli e nipoti dei dipendenti dell’Azienda di conoscere il luogo di lavoro dei loro genitori/nonni. Se non che, la manifestazione si è trasformata in una sorta di giornata “Esercito Day” con tanto di gonfiabile, soldati in mimetica, cani robot e forze dell’ordine che illustravano come prendere le impronte digitali e ricostruivano “scene del crimine” come non fossero sufficienti quelle sbattute in prima serata ogni giorno da Garlasco in poi con le mille fiction del genere “crime”. Fenomenale.

Se non che, intorno alle 19.02, circolano due video dove si vedono prima il Segretario Usigrai Macheda e poi il consigliere Natale davanti a Saxa Rubra che esprimono “sorpresa” per quanto appena avvenuto (e concluso, vista l’ora) a Saxa Rubra. Allora, nota bene: la notizia dell’evento è nota dal 1° giugno quando Dagospia riprende un pezzo di Lisa di Giuseppe su Domani che, a sua volta riprende il testo di una comunicazione ai dipendenti su Rai Place inviata nei giorni precedenti. Tre giorni dopo, il 3 giugno, a scoppio ritardato, alle 15.27 l’ADN Kronos pubblica un comunicato congiunto a firma dei consiglieri Rai di Majo, Di Pietro e Natale, dove “…non vedono ragioni perché questa giornata venga trasformata in altre attività …”. Hanno proprio scrittoche "non vedono ragioni". Sorprendente: non solo a scoppio ritardato ma anche una comunicazione leggera come piuma al vento, inutile e irrilevante. una volta si diceva: "se le cose non le sai ..salle!" e loro sono li per saperle, possibilmente prima.

Morale della favola: l’iniziativa era nota da tempo e solo il Cda non ne sapeva nulla. Delle due l’una: o il Cda sui dossier “sensibili” non tocca palla e citiamo ad esempio il famigerato contratto alla Maggioni gestito in gran segreto oppure è utile o complice solo a votare all’unanimità, ad esempio il Piano Immobiliare dove era pure prevista la cessione del Delle Vittorie. 

Ma, l’aspetto più grave avvenuto in settimana e dove si svela tutta l’irrilevanza di questi consiglieri di opposizione si è svelata quando è stata pubblicata l’intervista all’AD Rossi dove ha rivendicato il “mio“ successo per aver consentito l’emigrazione dei telespettatori da RaiTre verso La 7. Rossi non ha fatto altro che certificare quello che era sotto gli occhi di tutti da tempo, da mesi, da anni: la progressiva degradazione di RaiTre. 

Appena nota l’intervista, tutti a stracciarsi le vesti, ovviamente dopo e non prima. La stessa dinamica si è ripetuta tre giorni dopo con l’audizione di Giorgetti in Senato dove siamo arrivati al punto che l’Usigrai pone la domanda “ … vorremmo capire …”. Cosa c’è da capire? Era ed è tutto noto, scritto e diffuso da tempo, da settimane e mesi se non anni. Era noto Rossi, era noto Giorgetti era nota la posizione del Governo sulla riforma Rai. Cosa c’è altro da capire? Non dico Bloggorai che, ci rendiamo conto, a molti ogni mattina fa venire l’orticaria e lo hanno cancellato da ogni elenco telefonico, ma è sufficiente leggere i quotidiani o frequentare i siti più o meno specializzati. Tutto già noto e seppure non fosse sempre chiaro, sarebbe sufficiente “connettere i punti” ovvero legare i ragionamenti, fare una “quadra”.

Occorre un ultimo pensiero positivo per dare speranza all’opposizione sulla Rai: tra poche ore, lunedì, scade il Mou tra Rai Way e Ei Towers. Ieri Repubblica, con la solita bene informata Sara Bennewitz ha titolato “Naufragano le nozze tra Rai Way e Ei Towers, lunedì scadono i termini. Naufragano le nozze tra Rai Way e Ei Towers, lunedì scadono i termini. Salta l’accordo per dare vita al gigante italiano delle torri tv che avrebbe messo insieme le antenne della Rai con quelle di Mediaset e della La7” e oggi il Sole, a firma Andrea Biondi, titola "Fusione nelle torri a forte rischio, distanze fra Rai Way e Ei Towers"Bloggorai lo ha scritto sei mesi prima ed ha debitamente informato prima i suoi lettori e poi chi avrebbe dovuto sapere e fare qualcosa. Prima e non dopo.

Oggi chiedere le sole semplici dimissioni dei consiglieri (come già fatto dai partiti di opposizione) sembra pure poco. Si può fare di meglio e di più.

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venerdì 12 giugno 2026

SPECIALE AGGIORNAMENTO: il "vannaccismo" dentro la RAI è realtà

By Bloggorai ©

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Chissà perché ma ci torna in mente un cupo ricordo. Tra la notte del 7 e dell’8 dicembre 1970 i golpisti guidati dal fascista Junio Valerio Borghese tentarono di occupare gli studi Tv di Via Teulada da dove avrebbero voluto trasmettere un proclama alla nazione. L’iniziativa poi venne bloccata per motivi ancora oggi avvolti nel mistero. Vedi https://www.raiplay.it/video/2016/08/La-notte-della-Repubblica-Puntata-del-17011990-0b16ffb0-f615-4461-9fae-988fbd1eba72.html

Oggi si è realizzata la notizia che avevamo già dato: per promuovere il “bimbo day” rivolto ai figli e nipoti dei dipendenti Rai è stata realizzata una collaborazione con le Forze Armate che, simbolicamente e a fin di bene, sono entrate dentro Saxa Rubra.


Nella mail destinata ai dipendenti sull’iniziativa si legge che “In particolare, l’Esercito presenterà mezzi speciali e realizzerà dimostrazioni operative”. C’è da supporre che il generale Vannacci potrà essere molto fiero di questa iniziativa. Forse, I pargoli dei dipendenti Rai potranno apprendere come si usa un mitra o si lancia una bomba a mano. In altri paesi del mondo, del resto, già lo fanno: vedi in Russia:

Ancora: come abbiamo scritto nel post precedente e prima ancora nei giorni scorsi, la Rai ha sostenuto e alimentato il “vannaccismo” ormai palese. Ieri sera il Tg1 ha ricordato la morte di Enrico Berlinguer affiancandogli per contrappeso la figura di Almirante, ex repubblichino, e “antenato” della attuale destra di Governo che aveva partecipato ai suoi funerali.

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C'è un profondo ed oscuro Vannacci dentro gli italiani? dentro di noi? dentro la RAI ?

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“L’Italia non ha avuto una grande Destra perché non ha avuto una cultura capace di esprimerla. Essa ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo.”

Pier Paolo Pasolini

Sono innumerevoli le citazioni meritevoli di essere riportate sul “carattere degli Italiani” (vedi un imperdibile Umberto Eco in https://www.youtube.com/watch?v=6-dP720gPic ) ed è corposa la letteratura in proposito. Ci permettiamo di segnalarne qualche opera indispensabile: “Gli italiani, 58 milioni di protagonisti” di Luigi Barzini, un caposaldo, e con lo stesso titolo “Il carattere degli italiani” di Sismondi e di Alfani. Poi, da non perdere mai di vista il Report annuale del Censis per essere aggiornati.

Per parafrasare la citazione di Pasolini, si potrebbe dire che la Rai non ha avuto una grande destra ma solo raffazzonati sprovveduti allo sbaraglio, gente “scappata da altra casa” e accomodata per convenienza a quella corrente ed oggi si vedono i risultati, perfettamente rispondenti alla “loro” missione.

Veniamo al tema del giorno. L’irruenza, invadenza pressoché totale e l’onnipresenza del generale Vanacci sulla scena politica, sociale, culturale e morale del nostro Paese induce a qualche sommaria riflessione. Oggi, buona parte dei quotidiani riportano il suo nome e la sua foto in prima pagina mentre radio e tv lo citano spesso e volentieri. È fuori dubbio che sia divenuto un protagonista assoluto in grado di invadere tutto il campo della scena politica nazionale ed oltre. È fuori dubbio inoltre che comincia a porsi come una variabile indeterminata sul futuro prossimo venturo del quadro politico nazionale. Vannacci, infatti, per assoluto paradosso, crea “ordine e disordine” al tempo stesso sia tra i partiti di Governo ma pure tra quelli di opposizione. Rompe, devasta gli equilibri interni alla Lega che, a sua volta, rompe e devasta quelli interni tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Nessuno tra loro lo vorrebbero come alleato ma tutti necessitano dei suoi voti, in crescente ascesa, per sperare di rivincere le elezioni e garantire un futuro alla Meloni.

Anche nel “campo largo” debbono fare soverchia attenzione al generale per buoni motivi. Il primo è perché rappresenta al minaccia aperta all’implosione della coalizione di governo. Se c’è una possibilità di far saltare il banco di Palazzo Chigi, ora per allora, è “sperare” nella spallata che potrebbe venire da Vannacci.  Altro buon motivo è che il generale potrebbe rosicchiare voti in vari ambienti, compresi quelli di una certa opposizione centro-moderata-tantinelloconservatrice del campoprogressista, ovvero diciamo pure la “corrente di destra” dello schieramento, sempre pronto a fare patti col diavolo, ambigua al punto giusto sui temi centrali come la guerra e le alleanze con i vari Trump e Nethanyahu. 

Il Generale, con la sua postura, la sua natura e la sua cultura primigenia (vedi pure la sua recente intervista con la Gruber su La7 dei giorni scorsi) infatti sta liberando la “bestia” già prigioniera in “ognuno di noi” largamente inteso, ovvero quella “bestia” collettiva riferita alla larga parte del Paese da sempre collocato in un’area di conservatorismo ai limiti del “fascismo” con tutte le riserve e aggiornamenti storici del temine.

Evidente che si tratta di una bestia “altra” diversa da noi stessi, dalla “nostra” caratura personale e collettiva alla quale apparteniamo. Non parliamo di “noi”, seppure qualche distinguo e precisazione pure si potrebbe azzardare, parliamo sempre di loro: quella tanta parte di Italiani che hanno aderito nel passato e aderiscono tutt’ora al sentimento dell’Uomo forte al comando, dell’autoritarismo, della superiorità della razza, del sentimento guerresco, della ritorno alla famiglia tradizionale composta da soli maschi e femmine e della chiusura delle frontiere da pericolosi e minacciosi emigranti che rubano il lavoro agli italiani.

Da non dimenticare mai le nostre origini: la stessa Repubblica, con il referendum del ’46, nasce sulle ceneri di un consenso certamente non plebiscitario: due soli milioni di scarto tra Repubblica e Monarchia. Dopo di che il Paese si è assestato per decenni su un precario equilibrio moderato, centrista, prima democristiano e poi berlusconiano ed infine “meloniano” salvo brevi parentesi di governi progressisti o, peggio ancora, “tecnici” alla Monti o alla Draghi.

In poche parole, ogni momento storico ha necessità delle sue figure simboliche, archetipe in grado di riprodurre in sintesi visiva, in immagini, ciò che il “carattere deli italiani” richiede in un gioco di specchi sempiterno. Tanta parte dell’elettorato lo richiede e tanta parte del sistema mediatico  e segnatamente televisivo lo propone.

Veniamo ora al Vannacci in televisione. Il personaggio indubbiamente “buca” lo schermo. È in grado di catturare attenzione e benevola simpatia nel suo apparire meno “politico” dei suoi avversari. È chiaro limpido e trasparente come gli altri si palesano invece ormai usurati e paludati. Lui è e si propone di “destra destra” quanto invece i suoi alleati si mostrano come “destrofoni moderati di centro”, confusamente europeisti e filoamericani proprio nel momento storico in cui gli USA sono avvertiti come la fucina dei mali del mondo. Una parte della Tv, la Rai, sostiene e diffonde questo “spirito”. Per un verso lo esorcizza parlandone ai minimi sindacali, per altro verso, nei contenuti, lo sostiene in una delle sue anime più profonde, oscure e perennemente attuali: il fascismo.

Nei giorni scorsi la Rai ha dato buona prova del “vannaccismo” contemporaneo e strisciante in Tv. Prima con lo “speciale” sulle ultime ore di Mussolini con evidente tentativo di riscrivere la storia a loro uso e consumo. Poi, due giorni dopo, in occasione dell’anniversario dell’omicidio Matteotti perpetrato dalle squadracce fascista, ignorando del tutto la ricorrenza che invece è stata proposta da Mediaset con il Film di Florestano Vancini. Nota a margine; recentemente è stata inaugurata una nuova Sezione ANPI Rai: chi l’ha vista?

Si tratta poi di quella stessa Rai che si è vantata come "mio" ovvero"suo" successo personale, privato, quello di aver consentito la consistente migrazione di telespettatori da RaiTre a La7 (ipse dixit nei giorni scorsi l'AD Giampaolo Rossi, noto come "il filosofo di Colle Oppio).  

Ma il “vannaccismo” alimentato nella tv risiede anche oltre i singoli casi di cronaca editoriale. Le vediamo nel “racconto” del Paese offerto da Tg e gr, dalle fiction quasi sempre orientate sui racconti della cronaca nera, con la “narrazione” di un Paese insicuro, impaurito e minacciato da migranti e terroristi, da bande di giovani criminali e trafficanti di droga. La “cultura di destra” che poi si trasforma in voto, in consenso politico, viaggia sull’etere televisivo e la Rai, oggi, è una sua antenna.

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