martedì 25 agosto 2026

Dall'alba al tramonto: la Rai e il Corriere della Sera

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Vedi post precedente! Con integrazione sul tema canali tematici. Vedi articolo su Domani con il titolo “Via Rai Scuola. Al suo posto l’Italia che piace a destra” a firma Christian Raimo.

L’alba è passata da un pezzo e i giornali sono arrivati ma il buio rimane fitto. C’è poco da guardare in ogni direzione.

Proseguiamo lo spunto di riflessioni su la Rai, il Servizio Pubblico e il suo futuro. Anzitutto “questa” Rai e “questo” Cda tutto intero da tenere ben distinti da quella che potrebbe essere un’altra Rai e un altro Servizio Pubblico giacché è giocoforza che così dovrà essere necessariamente. Grosso modo, il solco del possibile mutamento, almeno per una parte, è tracciato su due binari paralleli e convergenti: l’EMFA e la conseguente “riforma” in discussione al Senato. Si punta ad una nuova “governance” e ad un modello di finanziamento stabile e certo ma pressoché nulla si dice sulla sua missione, sui suoi compiti, sui suoi ambiti tecnologici. Cosa potrà o dovrà essere la “nuova” Rai e il Servizio Pubblico prossimo venturo non è dato sapere e sembra poco interessare al dibattito politico, anche nel cosiddetto “campo largo”.

“Quella” o meglio “questa” Rai è finita o è invia di estinzione e questo Cda ne è l’esecutore testamentario. A suo tempo lo abbiamo definito come frutto avvelenato di un albero malato. Lo confermiamo. Cda, nota bene, da quasi due anni senza presidente ovvero con “due presidenti”: uno designato dal Governo (Agnes) e uno nominato dallo stesso Cda (Marano) senza che nessuno si fosse preso la briga di verificare la legittimità giuridica di tale situazione.

In questi ultimi anni si è certificata la progressiva erosione del suo pubblico, della sua capacità progettuale, del suo impoverimento tecnologico e della ormai cronica fragilità finanziaria. Gli ascolti tentennanno e si affievoliscono tra i successi di Sanremo e le innumerevoli repliche di Montalbano nel mentre e nel quando l’AD Rossi rivendica il “mio” successo nell’aver ceduto buona parte del pubblico di Rai Tre verso La 7. Le “nuove idee” editoriali arrancano tra flip e flop affidati ad “amici” sicuri e le “fiction” ormai appaltate alla “narrazione” governativa. Tecnologie? Vedi oggi articolo sul Sole con il titolo “Le Piattaforme online erodono il mercato delle Tv e puntano al sorpasso” a firma Andrea Biondi.

La famigerata “Digital Media Company” non sanno nemmeno cosa mai potrà essere e non c’è un soldo in cassa per poterla sostenere: era necessario chiudere il deal di Rai Way e non sono stati capaci nemmeno di fare quello. Hanno lanciato una strampalata idea di Hyperscale a Pomezia senza sapere chi potranno essere i clienti e chi potrà sostenere i costi (420 milioni). Passeranno alla storia per il “piano immobiliare” ovvero per aver ceduto i gioielli di famiglia (Delle Vittorie e Palazzo Labia a Venezia) per non dire della scelerata operazione di Milano. E coì via trotterellando e arrivando a questi giorni, a queste ore.

Oggi il “triunvirato” composto dall’AD Rossi, dal capo delle Risorse Umane Felice Ventura e dal capo degli affari Legali Spatafora si riuniranno per emettere il “verdetto” contro Ranucci. Sarà secretato come segrete saranno le prove a suo carico. Sarà emessa una sentenza e sarà insindacabile, a loro unico giudizio ovvero a giudizio dei voleri del governo. Nemmeno in un paese lontano e selvaggio avvengono cose del genere. Fuori le prove, fuori i fatti contestati e confermati e poi ne parliamo.

La vicenda Lavitola è una vicenda umana, è una vicenda criminale, è una vicenda politica e infine è una vicenda editoriale. Diciamo pure che potrebbe essere una vicenda che si intreccia su tutti i piani ed ognuno legge quella che più gli interessa. 

A noi, oggi, come pure abbiamo già scritto, interessa e incuriosisce un piano particolare: quello mediatico. Non vi è quasi dubbio che la vicenda ha assunto uno spessore, un rilievo quasi inedito nella storia nazionale moderna. Raramente abbiamo assistito ad una quantità abnorme di attenzione mediatica concentrata in così poco tempo. L’anomalia significativa di questo piano di lettura è costituita dal Corriere della Sera. Ovviamente, tralasciamola lettura dei quotidiani di “lotta e di governo” ai quali non par vero di avere un bocconcino così delizioso con il quale nutrire i loro lettori. Non possediamo un metro utile a misurare quante colonne, quante battute e quanto spazio con quante firme più o meno autorevoli il Corriere ha dedicato e dedica ogni giorno alla vicenda Lavitola Ranucci. Non abbiamo ovviamente un “articolometro” scientifico che possa mettere a confronto i tre grandi quotidiani nazionali (Repubblica e La Stampa) ma, grosso modo e a spanne, il Corriere vince 3 a 0 sia nello spazio dedicato sia nel posizionamento del “racconto” della vicenda. Ieri, ad esempio, il Corriere ha pubblicato una pagina intera con sei colonne, Repubblica una colonna di fianco e La Stampa mezza colonnina per non dire poi pressoché nulla di nuovo rispetto a quanto già risaputo.

Ribadiamola domanda: perché il Corriere si è gettato “anima e core” su questa vicenda? I quotidiani, a differenza della Tv e dei siti/blog, si "misurano" solo con le copie vendute. Ancora non abbiamo una risposta adeguata ma ci stiamo avvicinando. La partecipazione della sua firma migliore, Paolo Mieli, al tavolo delle vongole “sgusciate” gentilmente offerte da Lavitola per ora lo consideriamo solo folclore ma siamo intimamente convinti che c’è di più.

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