«Cesare, guardati da Bruto; sta' attento a Cassio; non
avvicinarti a Casca; tieni d'occhio Cinna; non fidarti di Trebonio; fa'
attenzione a Metello Cimbro; Decio Bruto non ti ama; hai fatto torto a Caio
Ligario. Questi uomini han soltanto un proposito, ed è diretto contro Cesare.»
Lo abbiamo scritto altre volte: tre piccoli libri non dovrebbero
mai mancare nella biblioteca di chi si occupa di politica: il Giulio Cesare di Shakespeare,
il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa e L’arte della Guerra di Sun Tzu.
Come in tutte le “case normali” talvolta succede che sia
necessario “fare ordine”. Si tratta di rimettere le cose sparse al loro posto,
dare una spolveratina, ritrovare qualche oggetto perduto e così via e, con l’occasione,
gettare qualcosa non più utile o necessaria.
Come in tutte le “cose normali” talvolta succede che sia
necessario “fare ordine” e quindi cercare un senso a questa vicenda Lavitola-Ranucci
che si fatica a trovare quale esso sia.
Allora, i punti fermi, granitici, sono 3: il primo è rigorosamente
giudiziario ovvero il 16 ottobre scorso quattro scalzacani mettono una bomba
davanti casa di Ranucci e Lavitola confessa di essere lui il mandante. Il secondo
è personale politico: perché Ranucci frequentava e intratteneva amichevoli
relazioni con Lavitola? Il terzo punto è strettamente editoriale e quindi politico
anch’esso e interessa anzitutto la Rai congiuntamente con i “fenomeni”
mediatici che la sostengono, ovvero il Corriere della Sera in primo luogo (ne parleremo a lungo sulla loro "narrazione" della vicenda).
Andiamo con ordine e semplifichiamo: punto n.1 la Procura
sta lavorando e il solo piano di attività è definire ruolo, competenze e responsabilità
dei presunti autori e mandati dell’attentato a Ranucci: “Lasciamo lavorare i magistrati
e attendiamo”. Punto n. 2: alla domanda
su Lavitola anche noi non abbiamo una risposta compiuta e quelle che abbiamo
non ci piacciono. Ce la vedremo in seguito. Punto. 3: la Rai e i “fenomeni mediatici”
ovvero politici sono ora il perno, il centro focale di questa nuova fase.
La domanda cruciale è: cosa ne sarà di Report posto che
ora, oggi, la trasmissione di punta sul giornalismo di inchiesta di RaiTre, di
tutta la Rai è divenuta giocoforza inscindibile dal suo conduttore e dalla sua
redazione. Muovi un tassello, come il gioco della torre, e viene giù tutto. Ed è
forse proprio questo ciò che si voleva (Rossi dixit).
Definiamo pure il contesto: in primo luogo c’è la prossima
scadenza elettorale. Sarà questo l’epicentro della battaglia politica. Se non si
coglie questo punto, tutto il resto appare fragile ed effimero. Se concordiamo
su questo punto, dovremmo poi concordare che l’esito della battaglia si giocherà
sul filo di lana, forse per pochi punti percentuali di differenza tra i due
schieramenti. Da dove verranno i voti necessari a scalzare la Meloni, chi
sarà l’ago della bilancia? A destra certamente Vannacci e a sinistra? Seguiamo il
ragionamento: quella manciata di voti andrà raggranellata punto a punto, in ogni
modo possibile e uno strumento fondamentale, la rete a strascico, potrà essere
la Rai. Ne consegue che, ora più che mai, il controllo ferreo e totale sul Servizio
Pubblico è e sarà sempre più la Missione Totale affidata a Rossi &C.
Ecco allora che togliere di mezzo Report e Ranucci, oltre che
proseguire la picconatura di RaiTre diventa obiettivo strategico di Meloni
&C. A questa manovra, si affianca quella a tenaglia, “istituzionale”: la
prossima riforma della Rai targata Governo. A giorni riprenderanno i lavori al
Senato e potrebbe anche darsi che si possa andare in Aula entro le prossime settimane,
ottobre forse. Il mandato, l’obiettivo strategico della destra è chiaro:
blindare la Rai per i prossimi 4 anni. In vista c’è pure il rinnovo del Presidente
della Repubblica: non scherziamo ragionano a Palazzo Chigi con la Meloni possibile candidata.
Ci sono poi altri elementi di contesto editoriale (da noi definita
sabbia negli occhi) che non vanno sottovalutati e sottaciuti: l’Azienda Rai è invia
di disfacimento progressivo e inesorabile. Questo Cda di destra passerà come
pietra miliare della nuova era di ascolti che crollano, inefficienze e vaghezze
sui vari Piani immobiliari, editoriali (quello inesistente sull’informazione) e
tecnologico (la Digital Media Company non sanno nemmeno cosa sia e non sono stati
capaci manco di chiudere il decennale contenzioso su Rai Way necessario a
trovare le risorse per sostenerla). Questo Cda, tutto intero, non ha uno straccio
di idea, di proposta o di visione del Servizio Pubblico e si attacca ora alla
canna del gas pur di distogliere l’attenzione dai suoi fondamentali problemi.
E veniamo ora alla deriva del “caso Ranucci” o "metodo Report" (come al Corriere piace titolare così dimenticando la rilevanza primigenia del “caso Lavitola”). Allora, riassumendo telegraficamente, il “triumvirato Rossi-Ventura-Stadafora emette il “verdetto” a loro insindacabile e segretissimo criterio: fuori Ranucci e il Governo gongola.
Ma i Tre geni dell’ex Viale Mazzini fanno qualche piccolo
passo falso che ha un precedente: si affidano completamente al famigerato “comitato
Etico”. Un Bluff di cui il Corriere ha reso sempre dettagliatamente conto. E
questo Comitato fornisce al Triumvirato le carte (segrete e pure alquanto farlocche)
per mettere alla porta Ranucci. Chiunque abbia un minimo di buon senso e di
capacità di intendere si chiede quali siano le motivazioni o le prove per sostenere
le accuse che, appunto, financo nel Comunicato stampa Rai, non esistono e, ovviamente,
non vengono menzionate. Non hanno nulla in mano e il bluff corre il rischio di
fallire miseramente.
Ieri il Corriere, prontamente, corre in soccorso della Rai e
titola “Le accuse della Rai a Ranucci: opacità e interferenze”. Fenomenale:
quello che non fa la Rai ufficialmente lo fa il Corriere ufficiosamente. Non ci
dice però come si misura l’opacità? Quale è il livello “sopportabile” e
verificabile di opacità non è dato sapere. E le interferenze? Quali sono? Dove e
quando sono avvenute? Chi le ha verificate? Con questi due termini, semmai ci sarà
un Giudice a Viale Giulio Cesare (tribulale del Lavoro) chiamato a decidere sul
futuro prossimo venturo di Ranucci, magari ricorrendo all’art.700 del CPC, siamo
pronti a scommettere, ci metterebbe un fiato a decidere.
Qualcuno, come abbiamo scritto ieri, ha fatto tanta pipì
fuori dal vasino cercando di correre ai ripari proponendo e imponendo d’imperio
due nomi alla conduzione di Report che non hanno ricevuto esattamente una “calda
accoglienza”. Ora però non sanno come ripulire. Il trappolone prende forma: tra
nuovi e nuove clienti del ristorante di Lavitola e amici di amici (Corsini, noto
per le sue frequentazioni all’Atreju di Fratelli d’Italia) la battaglia ora si dispone
come scontro frontale: la Rai sembra non intenzionata a recedere dai suoi passi
e la redazione di Report è pronta a fare i bagagli. Non è un gioco a somma
zero: qualcuno si dovrà rompere qualche osso: Rossi o Ranucci. Come ha scritto Lisa
di Giuseppe su Domani: “L’ostinazione della Rai sui due nomi dimostra altro”
ovvero “à la guerre comme à la guerre”.
In tutto questo poi, nei giorni scorsi, abbiamo letto cose e
vicende politiche e umane che non ci piacciono nemmeno un po'. Abbiamo letto della
nuova conduttrice di Report designata da Rossi&C (dicono che sia “brava” ed
ha pure vinto il concorso alla scuola Rai di Perugia, manco fosse la BBC) che oltre
che essere anch’essa cliente” del ristorante di Lavitola sia “vicino” ad un noto
consigliere Rai.
Abbiamo pure letto che i due nomi designati da Rossi& C
siamo stati in qualche modo “telefonati” con due dei tre partiti dell’opposizione.
Non ci vogliamo credere, per ora. Ma il tasso di fiducia nei confronti di tanti
amici, parenti e conoscenti è talmente scarso da farci ritenere legittimo ogni
dubbio. Oggi leggiamo che la Floridia, ex presidente della Vigilanza, ha smentito
ogni suo coinvolgimento nella presunta trattativa. Cerchiamo ancora di capire e
di sapere. Siamo solo all’inizio della battaglia dove nessuno farà prigionieri.
bloggorai@gmail.com

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