lunedì 24 agosto 2026

Alle prime luci dell'alba ...

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“Attendi il mio arrivo alla prima luce del quinto giorno. All'alba, guarda ad est”. 

Abbiamo guardato a lungo ma non abbiamo visto nulla e nessuno. Forse non era ancora il giorno giusto. Forse non erano ancora le prime luci dell’alba o forse abbiamo sbagliato direzione dello sguardo.

Allora ci siamo rivolti ad Ovest, verso la nostra edicola, dove il solerte Maurizio comincia a mettere in ordine i suoi giornali appena scaricati dal furgone del distributore. Nell’attesa, ci siamo presi un buon caffè e ci sono venuti in mente alcuni spunti di riflessione.

Quante volte ad ognuno di noi è capitato di sentire frasi del genere “Io non guardo più la Rai” oppure “non c’è più la Rai di una volta…” oppure “perché devo pagare il canone per tutto l’anno e in estate non c’è più nulla…” oppure semplicemente “perché devo pagare il canone per questa Rai?”. Già, questo il punto centrale: “questa Rai”. Per cosa, per chi e per quanto ci dovremmo sentire impegnati a difendere “questa Rai” ovvero “questo” modello di Servizio Pubblico ovvero questo Cda tutto intero (compresi gli “oppositori” del giorno dopo) che sta correndo il serio rischio di passare alla storia come il peggiore degli ultimi decenni?  

Per quanto tempo ancora non ci porremo il problema di "quale" Rai, "quale" Servizio Pubblico prossimo venturo: quale offerta editoriale, quali piattaforme, quali risorse e quale ruolo? 

Sarà sufficiente invocare l’applicazione del famigerato EMFA o la “nuova” riforma che semmai venisse approvata avrebbe il timbro “Made in Governo Meloni”? No, temiamo di no.  

Ieri un attento lettore ci ha segnalato un dettaglio che ci era sfuggito: dal primo ottobre la Rai non manderà più in onda “Rai Scuola” ma “Rai Territori” (ne parleremo). Ci eravamo dimenticati che la Rai avesse un canale del genere e, sul momento, ci siamo sopresi e leggermente scandalizzati. Ma come “educare, informare e divertire” che fine ha fatto? Già solo dire che la Rai manda in onda “Rai Scuola” potrebbe apparire un vanto per il Servizio Pubblico universale e generalista. E invece no. 

Siamo andati a vedere meglio qualche dettaglio: Rai Scuola riscuote una media di ascolto pari a quella di un un’assemblea di condominio di un quartiere popolare ovvero circa lo 0,2% di share e 14 mila telespettatori (dati Auditel dei giorni corsi). Abbiamo allargato il campo agli altri canali tematici Rai (RaiNews24, Rai 4, Rai 5, Rai Sport, Rai Storia, Rai Gulp, Rai Movie, Rai Premium, Rai Yoyo) fanno un totale di 10 canali che raccolgono nell’intera giornata una media di circa 430 mila telespettatori e uno share che si aggira complessivamente intorno allo 0,qualche cosa. Da notare che la sola Rai News24 occupa oltre 200 giornalisti e impegna un budget di diverse centinaia di milioni l’anno per ottenere una media di ascolti, ormai pressoché costante) dello 0.6% con circa 40 mila telespettatori. Domande: quale altra azienda editoriale o meno si può permettere questi lussi? Poniamo la domanda in altri termini. Quale altra Azienda di Servizio Pubblico non valorizza questi “asset” editoriali in modo funzionale, razionale ed efficace e rispondente ai suoi vincoli appunto, di Servizio Pubblico? Quale altra azienda editoriale ha in casa un canale “all news” ovvero una potenziale “newsroom” quanto mai necessaria e invece non se la fila nessuno e la si lascia galleggiare nel vuoto? I numeri certificati dal recente Osservatorio AgCom sono impietosi.

Sono arrivati i giornali. Rimanete sintonizzati, a dopo.

bloggorai@gmail.com


 

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