“Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è
disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per
condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre
soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere
onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro
che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non
costituenti reati”. Paolo Borsellino
Aggiungiamo noi: non solo essere ed apparire ma anche essere
percepiti come onesti. L’immagine, la “figurina” del politico “prestato” alla
Pubblica Amministrazione senza alcun criterio di scelta non è più accettabile e sopportabile.
Ci sono “immagini” che difficilmente possono ritrarre
sensazioni, emozioni, convincimenti o stati dell’anima. Come si può
rappresentare, ad esempio, la vergogna, oppure il sospetto, oppure il dissenso,
oppure l’irritazione, oppure la tristezza o la solitudine? Poi ci sono
“immagini” che pure difficilmente possono rappresentare un neologismo, una
figura umana archetipa, un “modo di dire”. Ci sono poi immagini che non si
prestano a facile lettura. Vedi il cavallo dell’ex Viale Mazzini morente o insorgente?
Vedi il pugile romano di Palazzo Massimo: ha il volto tumefatto di chi le ha “prese”
o di chi le ha “date”?
Ieri sera abbiamo visto Report e ci sono venute in mente “figurine”
metafisiche non facili da reperire e la stessa IA incontra qualche difficoltà a
realizzarle.
Vediamo qualche esempio.
Il sospetto indagato. Come si può rappresentare con
una immagine un “sospetto” sia esso una persona fisica o uno "stato di dubbio o diffidenza"? Erano diversi mesi che sul Garante della Privacy
gravavano sospetti che solo la Magistratura potrà chiarire definitivamente:
tutti innocenti fino a sentenza definitiva. Però, noi tutti sappiamo che il
solo “sospetto” costituisce già un “problema” ed hai voglia a dire che “c’è
fiducia nell’operato della Magistratura”. Si tratta di un pensiero sottile e
occulto, un tarlo che scava nella coscienza di chi ne è vittima e di chi scava
per conoscere e sapere la verità. Parliamo di sospetto e non gli indizi: vedi
sentenza C.C “In tema di prova, gli “indizi”, suscettibili di valutazione ai
sensi dell’art. 192 c.p.p., comma 2, sono elementi di fatto noti dai quali
desumere, in via inferenziale, il fatto ignoto da provare sulla base di regole
scientifiche ovvero di massime di esperienza, mentre il “sospetto” si identifica
con la congettura, un fenomeno soggettivo di ipotesi con prove da ricercare,
ovvero con l’indizio debole o equivoco, tale da assecondare distinte,
alternative – ed anche contrapposte ipotesi nella spiegazione dei fatti oggetto
di prova”. Il “sospetto” non è una colpa ma quando grava su un amministratore
pubblico assume un valore esteso e più incisivo rispetto ad un comune
cittadino.
Sul tema delle autorità di Garanzia (e di controllo) e dei
criteri con i quali vengono “scelti” abbiamo scritto un lungo post: vedi “RAI e
Autorità: chi garantisce cosa?” dello scorso 3 novembre https://bloggorai.blogspot.com/2025/11/rai-e-autorita-chi-garantisce-cosa.html
. Il problema è sempre e solo lo stesso: come vengono scelti gli amministratori
pubblici? Non ci può, non ci deve essere il “sospetto” che il solo criterio sia
la “parentela” sia pure politica, oppure l’essere “amico di amici”, essere
“parenti di …”. Non si può e non si deve più ascoltare che, ad esempio, il
presidente della Privacy sia stato indicato “in quota PD” o come altri, vedi
Cda Rai, “in quota” AVS o M5S. Non è sufficiente chiedere le dimissioni dell’intero
collegio (dichiarazione di Ruotolo) ma è necessario affermare che “noi non indicheremo
più nomi in nostra quota e, per quanto ci riguarda visto che Stanzione viene considerato
indicato da noi, ne chiediamo esplicitamente le dimissioni e poi la Magistratura
farà il suo corso.” Punto, a capo.
Ricordate sempre l’EMFA: erano anni che aveva enunciato
chiaramente che gli amministratori del Servizio Pubblico radiotelevisivo
dovevano essere scelti con “criteri aperti, trasparenti e non discriminatori”.
Tutti lo sapevano anche da ben prima del 26 settembre. Non c’è stato verso:
nessuna “figurina” potrà mai rappresentare il tradimento del “prima la
riforma e poi le nomine”.
Il cittadino indignato. Come mai si potrà
rappresentare con una immagine significativa quel vago e diffuso senso di
irritazione che molti provano quando avvertono di essere impotenti e fors’anche
“rassegnati” (giust’appunto) di fronte a protervia e arroganza dell’avversario?
Tanto per intenderci: il 26 marzo 2025 la presidente della Vigilanza Rai,
Barbara Floridia, ha dichiarato “I presidenti di Camera e Senato, pur
sollecitati, non hanno assunto alcuna iniziativa concreta per sbloccare questa
situazione. A loro ribadisco l’urgenza di un intervento. Se lo stallo non
dovesse risolversi a breve, non mi resta altra possibilità se non quella di
rivolgere un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, garante
della nostra Costituzione”. Detto fatto: lo scorso 7 luglio il Presidente
Mattarella ebbe a dire “Il quadro offerto nella Commissione parlamentare per
l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi sul tema della
designazione del Presidente della Rai è sconfortante”. da allora nulla, silenzio assordante. Succede allora che la
tanto famigerata “iniziativa parlamentare FORTE” che l’opposizione avrebbe
voluto prendere prima di Natale e poi rinviata a gennaio si è trasformata in un
“appello” rivolto a chi? Proprio ai due presidenti di Camera e Senato, ovvero
indirettamente a quegli partiti di maggioranza che bloccano la Vigilanza: “La
richiesta è di un incontro immediato con i Presidenti delle Camere”. C’è da
essere “irritati” ovvero indignati o no?
bloggorai@gmail.com
PS. c'è molto altro da aggiungere ... probabile un nuovo post in giornata.
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