lunedì 19 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 9. Le "figurine" dell'onesto e dell'indignato

By Bloggorai ©

“Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati”. Paolo Borsellino

Aggiungiamo noi: non solo essere ed apparire ma anche essere percepiti come onesti. L’immagine, la “figurina” del politico “prestato” alla Pubblica Amministrazione senza alcun criterio di scelta non è più accettabile e sopportabile.

Ci sono “immagini” che difficilmente possono ritrarre sensazioni, emozioni, convincimenti o stati dell’anima. Come si può rappresentare, ad esempio, la vergogna, oppure il sospetto, oppure il dissenso, oppure l’irritazione, oppure la tristezza o la solitudine? Poi ci sono “immagini” che pure difficilmente possono rappresentare un neologismo, una figura umana archetipa, un “modo di dire”. Ci sono poi immagini che non si prestano a facile lettura. Vedi il cavallo dell’ex Viale Mazzini morente o insorgente? Vedi il pugile romano di Palazzo Massimo: ha il volto tumefatto di chi le ha “prese” o di chi le ha “date”?

Ieri sera abbiamo visto Report e ci sono venute in mente “figurine” metafisiche non facili da reperire e la stessa IA incontra qualche difficoltà a realizzarle.   

Vediamo qualche esempio. 

Il sospetto indagato. Come si può rappresentare con una immagine un “sospetto” sia esso una persona fisica o uno "stato di dubbio o diffidenza"? Erano diversi mesi che sul Garante della Privacy gravavano sospetti che solo la Magistratura potrà chiarire definitivamente: tutti innocenti fino a sentenza definitiva. Però, noi tutti sappiamo che il solo “sospetto” costituisce già un “problema” ed hai voglia a dire che “c’è fiducia nell’operato della Magistratura”. Si tratta di un pensiero sottile e occulto, un tarlo che scava nella coscienza di chi ne è vittima e di chi scava per conoscere e sapere la verità. Parliamo di sospetto e non gli indizi: vedi sentenza C.C “In tema di prova, gli “indizi”, suscettibili di valutazione ai sensi dell’art. 192 c.p.p., comma 2, sono elementi di fatto noti dai quali desumere, in via inferenziale, il fatto ignoto da provare sulla base di regole scientifiche ovvero di massime di esperienza, mentre il “sospetto” si identifica con la congettura, un fenomeno soggettivo di ipotesi con prove da ricercare, ovvero con l’indizio debole o equivoco, tale da assecondare distinte, alternative – ed anche contrapposte ipotesi nella spiegazione dei fatti oggetto di prova”. Il “sospetto” non è una colpa ma quando grava su un amministratore pubblico assume un valore esteso e più incisivo rispetto ad un comune cittadino.

Sul tema delle autorità di Garanzia (e di controllo) e dei criteri con i quali vengono “scelti” abbiamo scritto un lungo post: vedi “RAI e Autorità: chi garantisce cosa?” dello scorso 3 novembre https://bloggorai.blogspot.com/2025/11/rai-e-autorita-chi-garantisce-cosa.html . Il problema è sempre e solo lo stesso: come vengono scelti gli amministratori pubblici? Non ci può, non ci deve essere il “sospetto” che il solo criterio sia la “parentela” sia pure politica, oppure l’essere “amico di amici”, essere “parenti di …”. Non si può e non si deve più ascoltare che, ad esempio, il presidente della Privacy sia stato indicato “in quota PD” o come altri, vedi Cda Rai, “in quota” AVS o M5S. Non è sufficiente chiedere le dimissioni dell’intero collegio (dichiarazione di Ruotolo) ma è necessario affermare che “noi non indicheremo più nomi in nostra quota e, per quanto ci riguarda visto che Stanzione viene considerato indicato da noi, ne chiediamo esplicitamente le dimissioni e poi la Magistratura farà il suo corso.” Punto, a capo.

Ricordate sempre l’EMFA: erano anni che aveva enunciato chiaramente che gli amministratori del Servizio Pubblico radiotelevisivo dovevano essere scelti con “criteri aperti, trasparenti e non discriminatori”. Tutti lo sapevano anche da ben prima del 26 settembre. Non c’è stato verso: nessuna “figurina” potrà mai rappresentare il tradimento del “prima la riforma e poi le nomine”.

Il cittadino indignato. Come mai si potrà rappresentare con una immagine significativa quel vago e diffuso senso di irritazione che molti provano quando avvertono di essere impotenti e fors’anche “rassegnati” (giust’appunto) di fronte a protervia e arroganza dell’avversario? Tanto per intenderci: il 26 marzo 2025 la presidente della Vigilanza Rai, Barbara Floridia, ha dichiarato “I presidenti di Camera e Senato, pur sollecitati, non hanno assunto alcuna iniziativa concreta per sbloccare questa situazione. A loro ribadisco l’urgenza di un intervento. Se lo stallo non dovesse risolversi a breve, non mi resta altra possibilità se non quella di rivolgere un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, garante della nostra Costituzione”. Detto fatto: lo scorso 7 luglio il Presidente Mattarella ebbe a dire “Il quadro offerto nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi sul tema della designazione del Presidente della Rai è sconfortante”. da allora nulla, silenzio assordante. Succede allora che la tanto famigerata “iniziativa parlamentare FORTE” che l’opposizione avrebbe voluto prendere prima di Natale e poi rinviata a gennaio si è trasformata in un “appello” rivolto a chi? Proprio ai due presidenti di Camera e Senato, ovvero indirettamente a quegli partiti di maggioranza che bloccano la Vigilanza: “La richiesta è di un incontro immediato con i Presidenti delle Camere”. C’è da essere “irritati” ovvero indignati o no?

bloggorai@gmail.com

PS. c'è molto altro da aggiungere ... probabile un nuovo post in giornata.

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