mercoledì 28 gennaio 2026

RAI: il declino dell'Impero televisivo

By Bloggorai ©

Nei giorni scorsi ci ha scritto una nostra attenta lettrice che non appartiene al mondo dei “raiotici” e ci ha posto una semplice domanda: “Caro Bloggorai, come vedi il futuro della Rai?”

Premesse: Bloggorai da oltre 40 anni è dentro il “mondo Rai”. Ha iniziato con i primi contratti a TD nella sede di Napoli nei primi anni ‘80, per poi proseguire nei decenni successivi dentro i meandri palesi ed oscuri del VII piano di Viale Mazzini. Ha visto da vicino ed ha collaborato direttamente con diversi Direttori generali e AD, Presidenti, direttori di rete e testate, di strutture come il CFO, il CTO, l’Ufficio Legale e le Risorse umane, Rai Pubblicità e Rai Way. Con alcuni di loro è stato anche “amico”. Ha visto da vicino la gestione di Sanremo, dei vari festival di Venezia e di tanti “eventi speciali”. Ha seguito da vicino le direzioni Comunicazione e Relazioni istituzionali nonché i vari direttori dell’Ufficio Stampa e gli “addetti stampa” esterni collaboratori dei programmi. In buona sostanza: grosso modo conosciamo alquanto bene la “baracca” e questo ci consente di scrivere non tutto quello che sappiamo ma quanto basta per avere buoni argomenti utili a capire.

Seconda premessa: la situazione della Rai e il suo futuro non sono nel segno dei tempi: NON è solo colpa di “telemeloni”, non è solo responsabilità di questa “destradestra” e di questo Cda acefalo e ai confini della legittimità. Ci sono colpe e responsabilità che vengono da lontano, molto lontano, e sono bene distribuite in tante “parrocchie” interne ed esterne all’Azienda. Lo abbiamo scritto innumerevoli volte: il male profondo e oscuro che la colpisce è tutto nel grumo perverso e velenoso occupato dalla “politica” nel suo senso più nefasto, quello dell’occupazione di posti riservati agli amici degli amici, ai parenti e ai conoscenti. Una malattia, un virus che non ha risparmiato nessuno. Se non si trova un antibiotico in grado di ucciderlo, non c’è speranza di guarigione. L’ultimo tentativo è stato con l’EMFA (European Media Freedom Act) e pure quello sembra andato a vuoto: nessuno se lo è filato, compresi quelli che lo hanno acclamato con il famigerato “prima la riforma e poi le nomine”. Sappiamo come è andata a finire.

Allora, cerchiamo di dare una risposta alla lettrice e riassumiamo in poche righe quello che scriviamo da quasi 8 anni sul perché la Rai è fatalmente destinata al declino.

Il suo pubblico. Quella che finanche pochi giorni fa l’AD Rossi definiva la “sfida” dei giovani è una scommessa persa in partenza. Il pubblico della Rai nella sua prevalenza è cambiato profondamente, è “over”, anziano e lo sarà sempre più. Il retroterra culturale ovvero l’orizzonte della sua offerta editoriale nelle reti generaliste gravita intorno a prodotti e personaggi del passato remoto e lontano. Dalle repliche di Montalbano alle molteplici riedizioni di Don Matteo, allo scintillante mondo antico di Domenica In con la Zia Mara non se ne esce.

Le tecnologie. Come ci ha scritto un autorevole lettore “E’ un miracolose ancora Rai riesce a tenere il passo contro lo strapotere delle piattaforme”. Le tecnologie costano, l’innovazione richiede energie e risorse e mancano tutt’e due. Ci hanno raccontato recentemente una storiella: “ad un certo punto qualcuno ha ritenuto che fosse ora di “aggiornare” il parco microfoni negli studi TV. Si avvia una ricerca per trovare il modello idoneo. Si avvia una gara per l’acquisto. Passano quasi due anni e arrivano i microfoni. Qualcuno allora ritiene che non vanno più bene, sono obsoleti.” Rai Way poi meriterebbe un capitolo a parte: vuoto a perdere ovvero una macchina “mangiasoldi” a totale beneficio degli azionisti privati e dei lauti compensi ai suoi dirigenti strategici (l’AD Cecatto percepisce oltre 500 mila euro, il doppio del suo “proprietario” AD Rai).

Le risorse. Non ci sono e quelle che ci sono o ci dovrebbero essere sono o malgestite o sono incerte. La Corte dei Conti sono anni che scrive nella sua relazione annuale che andrebbero contenuti e razionalizzati i costi, specie quelli esterni. Nulla. Il citato EMFA dispone che le risorse del Servizio Pubblico debbano essere certe e garantite. Nulla, come nulla fosse gli tagliano 10 milioni dal budget e gli minacciano la riduzione progressiva del 20% annuo e nessuno si oppone.

La “riforma”. Una Chimera. Ormai non ne parla più nessuno e forse è bene così. Un pasticciaccio brutto al quale hanno concorso tutti, compresi i tanti “amici” esperti europei e “professori” a vario titolo associati ai partiti. Morale della favola: presto, forse, riprenderà il dibattito in VIII Commissione Senato e nessuno è in grado di immaginare se e quando un testo potrà andare in Aula.

Nel frattempo, la Vigilanza è paralizzata e il Cda non ha un Presidente e nonostante gli appelli e l’intervento di Mattarella siamo alla “moral suasion” con il nome di Mario che rispinta dal cilindro, proposto peraltro dell’ex ministro Sangiuliano. Manca poco più di anno al rinnovo della Convenzione, al nuovo Contratto di Servizio e alla scadenza dell’attuale Cda e siamo a “Caro amico ti scrivo…”

I “piani”. Piano Industriale, piano editoriale e piano immobiliare ovvero la somma di tanti “vorrei ma non posso” oppure “potrei ma non voglio”. Un Piano si lega all’altro come quelli delle palazzine di periferia di cui si vedono solo gli scheletri in calcestruzzo in un vortice di perenne incompiuto. Ne abbiamo scritto innumerevoli volte: il piano sull’informazione che quando pure c’era è stato affossato (il famigerato Piano Verdelli) dall’interno (e i killer sono ancora in attiva circolazione) e quando non c’era nessuno ha fatto nulla per scriverne uno nuovo. Morale della favola: i Tg Rai perdono telespettatori e Rai News24 galleggia con numeri da prefisso telefonico mentre in tutta la “baracca” informazione Rai lavorano oltre 2.000 giornalisti e quando si tratta di avviare una nuova trasmissione di informazione si prendono esterni ben pagati. Stendiamo un velo pietoso sul Piano industriale e della Digital Media Company e un velo di cemento armato sul Piano Immobiliare: tra affitti a perdere (Milano) ristrutturazioni costose (Mazzini) e vendite improbabili (Venezia).     

Speriamo che la nostra lettrice possa aver trovato una possibile risposta alla sua domanda.

Bloggorai@gmail.com  

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