Ci avviciniamo alla fine del mese
e presto dovremmo scegliere le immagini che meglio potranno rappresentare e sintetizzare
questi primi 31 giorni dell’anno nel nostro album sulla Civiltà delle immagini.
Oggi ve ne proponiamo alcune che certamente occuperanno un posto meritevole di attenzione.
L’ICE. Non è un caso che tra questo termine acronimo (Immigration
and Customs Enforcement) e la sua traduzione dall’inglese (ghiaccio …magari
quello della Groenlandia) ci sia di mezzo un denominatore comune: Donald Trump.
Appartengono entrambi alla stessa follia.
Oggi solo il Resto del Carlino mette in prima pagina e con la dovuta evidenza la sola immagine che racchiude tutto: il killer dell’ICE mentre spara alla testa di Alex Jeffrey Pretti.
L’immagine, il frame dell’intero
video, è “pulita” e non lascia adito a dubbi. Si tratta di una esecuzione sommaria
e rabbiosa, brutale e ingiustificabile e inaccettabile al pari di altre
drammatiche immagini che conosciamo e ricordiamo bene: possiamo ricordare l’ufficiale
sudvietnamita che spara sangue freddo ad
un prigioniero nelle strade di Saigon (vedi https://www.corriere.it/esteri/18_gennaio_30/cinquant-anni-fa-foto-saigon-che-cambio-guerra-vietnam-af81d686-0587-11e8-b2bd-b642cbae90d8.shtml
) considerata forse l’immagine che contribuì a cambiare la percezione della guerra
in Vietnam come pure una delle tante immagini di nazisti che sparano alla testa
di prigionieri civili (non dimenticare le Fosse Ardeatine…oppure vedi pure
questa https://www.tv2000.it/ufficiostampa/2018/04/25/25-aprile-reportage-sulla-strage-nazista-alla-certosa-di-farneta/
).
La Svizzera. La terra del cioccolato (che non
producono) e delle banche, delle mucche al pascolo e delle località dove i negozi
chiudono alle 5 del pomeriggio, del Guglielmo Tell e dove rischi l’arresto se
getti un mozzicone sul suolo pubblico. Dicono degli svizzeri che mentre da noi “In
Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii,
massacri: ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento.
In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di democrazia e pace,
e che cos'hanno prodotto? L'orologio a cucù” (Henry Lime ne Il terzo uomo di O.
Welles). Nei giorni scorsi è comparso sul Corriere un articolo di Gian Antonio
Stella con il titolo “L’aglio, i coltelli e la Caccia all’italiano: perché
non ci fidiamo della giustizia svizzera” ed è poi riemerso il volume di Jean
Ziegler “La Svizzera. L’oro e i morti. I banchieri di Hitler”. Forse, ne
abbiamo buon motivo
Ebbene, oggi qual è l’immagine che oggi ci propone la
Svizzera? La prima con la quale abbiamo iniziato il 2026: la strage di Crans
Montana. Potrà essere tra le prime in posizione per la foto di gennaio.
Niscemi. La foto di oggi mostra un paese sull’orlo di
un baratro. Il maltempo dei giorni scorso ha causato un fronte di frana che rischia
di far crollare decine di abitazioni costruite sul ciglio di una collina
fragile. Sembra una metafora drammatica perfetta per raccontare questo Paese
sempre in bilico: ma nessuno sapeva che forse quelle abitazioni non potevano
essere costruite in quella posizione? Oppure possibile che nessuno ha mai
indagato sulla natura franosa di quel terreno? Allo stesso modo di tante altre
località italiane dove la cura e l’attenzione per il territorio è stata sempre
disattesa, salvo poi dover constatare che crolla tutto.
La Paura. Si tratta di una immagine indeterminata
eppure ben vivida e presente. Ne abbiamo scritto spesso e volentieri su Bloggorai:
il “paurismo” ovvero “Il tema della sicurezza come centrale nella formazione
dell’opinione degli elettori” come ha scritto Nando Pagnoncelli sul Corriere di
sabato in un articolo titolato “Gli italiani si sentono meno sicuri. Le paure
su giovani e immigrati”. Leggiamo: “La situazione diffusa di insicurezza viene attribuita
a tre fenomeni principali: in primo luogo al crescere dei comportamenti
violenti nelle fasce giovanili (55%)… Al secondo posto troviamo il tema
dell’immigrazione irregolare e non controllata che contribuisce al crescere
degli episodi di criminalità (44%)… Al terzo posto, assai distanziata, c’è la percezione
di una crescita delle sacche di marginalità e povertà che favoriscono fenomeni
di devianza (27%)”. L’articolo conclude con “In sostanza il tema della
sicurezza è oramai centrale nel dibattito politico e nella percezione degli
elettori: nello scenario socioeconomico di fine anno, qualche settimana fa,
evidenziavamo come oramai fosse al terzo posto tra le preoccupazioni degli italiani,
con la crescita consistente di cui si è detto. Sembra una preoccupazione
strutturale, non determinata solamente dai fatti di cronaca, ma anche dal clima
di inquietudine diffusa che determina atteggiamenti di ripiegamento difensivo.
C’è perciò un’attesa diffusa di interventi. Si tratterà di capire se, alla luce
anche di una crescita di sensibilità sul tema tra le opposizioni, si riuscirà
ad arrivare a scelte condivise, o se prevarrà, anche in questo caso, la
polemica politica. Cosa probabile, con l’avvicinarsi delle elezioni”.
Quale immagine può rappresentare la “paura”?
Bloggorai@gmail.com
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