giovedì 8 gennaio 2026

La Civiltà delle immagini 2. Altri mondi oltre la RAI

By Bloggorai ©

Nella “civiltà delle immagini” contemporanea, di ieri, sono tre quelle che meritano attenzione.

I “volenterosi” (ristretti). La fotografia circolata ieri ritrae il francese Macron, l’inglese Starmer e l’Ucraino Zelensky mentre firmano un accordo di collaborazione. Colpisce più l’assenza che la presenza di altri soggetti: manca il tedesco Merz e, of course, la presidente del Consiglio Meloni (che tanto “volenterosa” magari vorrebbe pure essere ma non può o non vuole essere) e nella foto poi mancano tanti altri protagonisti essenziali: i russi e gli americani. Diciamo che si tratta di una immagine monca, povera e traballante. Oppure, viceversa, dice tanto se non tutto. Dice, ad esempio che la fantomatica Europa non c’è e non ci sarà e ormai sembra una sbiadita fotocopia di se stessa.

Maduro e il suo doppio. Ieri ha suscitato molto interesse la circolazione di un “deep fake” con le immagini della ricostruzione del rapimento del leader venezuelano ad opera degli sceriffi del mondo Made in USA. Alla balla del narcotraffico non ci crede più nessuno, però è importante diffondere il “fatto in se” ovvero mostrare uri et orbi l’efficienza dei rapinatori in tuta da combattimento (by the way… quasi 100 morti, tanto sono cubani che, prima o poi, “bisognerà pensare anche a loro” by Trump). Il video è divenuto virale e si fatica, come ormai ci stiamo abituando, a ritenerlo “finto” tanto appare realistico: vedi https://www.rainews.it/video/2026/01/e-virale-il-video-la-caduta-di-maduro-realizzato-interamente-con-lintelligenza-artificiale-41fa6567-161b-4768-bc9b-ace5b5a32205.html .   

Trump tra “faccette” e barzellette. Se non fosse una tragedia è certamente un dramma. Vedere per credere: https://www.youtube.com/watch?v=rDy09uP8IU8 . Questo il video dell’intervento di Trump ad una Convention MAGA dei giorni scorsi. Un po' lungo ma vale la pena osservarlo con attenzione. Anzitutto la “posturologia” o anche la gestualità, il linguaggio del corpo. Non è e non può essere definito solo un tratto “caratteriale” del personaggio scenico. È parte stessa del “messaggio politico”, è il “contenitore” del progetto e della sua missione. Le “faccette” e le “barzellette” sono l’essenza della sua comunicazione, costituiscono la maschera dietro la quale si cela la sua, la loro, visione del mondo e dei modi con i quali risolvere i problemi: la versione moderna e americana del “me ne frego” di fascistissima memoria. Tanto per rimanere in argomento, nel nostro Paese Trump ha trovato non solo alleati sprovveduti e improvvisati, ma anche degni emuli proprio nello “stile” di comunicazione tra, appunto, faccette e barzellette. Qualcuno (uno a caso, Berlusconi) è stato maestro e precursore.

Veniamo ora ad un capitolo della “civiltà delle immagini” che affronteremo spesso e volentieri nei prossimi giorni. Come abbiamo scritto tante volte, la Rai e il Servizio Pubblico sono destinati ad un ruolo progressivamente marginale e subordinato non tanto e non solo per la sua debolezza e povertà di idee, di visione, di “manager” e consiglieri, di progetto editoriale, quanto più perché ormai è il mercato, ovvero la transizione in corso verso lo streaming che seppellirà ogni velleità di sviluppo. Non è un caso che la famigerata “Digital Media Company” (non di Servizio Pubblico” of course) Rai è tutt’ora e sarà ancora una chimera, una scatola vuota che nessuno sa come riempire se non affidandosi a ciò che propone Rai Play.

La “televisione” ha mutato segno, è in corso la sua rapida e profonda mutazione genetica, la tv generalista sta lasciando il passo ad un palinsesto personalizzato su un device dislocato in un tempo e in uno spazio sempre più articolato e frammentato. Non mancherà molto per poter sostenere che la “tv” e le immagini che si propongono sono altra cosa da quella che abbiamo conosciuto finora. 

È sufficiente fare un sommario confronto con uno dei suoi “generi” più diffusi: tra una “fiction” Rai qualsiasi, replica o meno, e un qualsiasi prodotto analogo di una “piattaforma”: non c’è partita. Si avverte subito la differenza di creatività, di invenzione filmica, di capacità recitativa. Un abisso. E non si può nemmeno osservare che si tratta di differenti capacità finanziarie e di mercato di riferimento. Alcuni prodotti sono chiaramente “low cost” eppure godono di idee e di proposte narrative facilmente accessibili: basta avere un pizzico di fantasia.  

Ne parleremo molto.

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