giovedì 15 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 7. Una "certa" età

By Bloggorai ©

Le immagini non sono figlie della realtà, ma sono figlie dell’uomo. Casomai sono nipoti della realtà. E sono parenti di Dio. (L.d.V)

Tempo addietro è stata proposta una importante mostra di fotografie di Sebastião Ribeiro Salgado al MAXXI di Roma con il titolo “Il sale della Terra” (successivamente diventerà un film realizzato da Wim Wenders e andato poi  in onda su Rai5. Forse, Salgado è stato il più grande “creatore di immagini” del secolo scorso. Ha iniziato, e poi lavorato molto, con una semplice macchina da 35 mm e solo in tarda età si è dovuto convertire al digitale, per causa di forza maggiore (peso e ingombro delle pellicole etc). Nella storia della “civiltà delle immagini” Salgado occupa un posto di assoluto rilievo.

Ci è tornato in mente lui e le sue foto dell’Amazonia quando abbiamo pensato a quali immagini possono descrivere o sintetizzare questo quarto di secolo. Tra tutte quelle che ci vengono in mente, non ne troviamo nessuna in grado di riassumere tutto e, forse, non è proprio possibile. Magari se ne possono trovare alcune che messe insieme possono raccontare i fatti salienti degli ultimi 25 anni. Ci torna sempre in mente il fenomenale “potere delle immagini” che, specificamente in questa era dell’audiovisivo, si vede rafforzare sempre più.

Ecco allora che ci si pone il problema di quale immagine possa rappresentare e sintetizzare visivamente la Rai e il Servizio Pubblico in questo quarto di secolo e quale potrà rappresentare quella dei prossimi anni, quello della Digital Media Company mai realizzata, della prossima Convenzione e dell’EMFA non applicato.  Fino a poco tempo fa il cavallo “morente” di Francesco Messina bastava ed avanzava. Seppure nella sua mai realizzata lettura di cavallo “insorgente” (perché non è mai avvenuta questa “insorgenza”, anzi) oggi il cavallo è l’icona perfetta di immagine “decaduta” e prossima ad essere pure occultata in vista dell’apertura del cantiere di restauro del Palazzo di Viale Mazzini. Se tutto andrà bene, forse, lo rivedremo nel 2029.

E allora, come si rappresenta con una immagine la Rai contemporanea, quella della “destra destra” che la governa con la sottintesa complicità di chi lo consente? Ieri due lettori, distinti e distanti tra loro, per una singolarissima coincidenza, ci hanno inviato appunto due “immagini” assai suggestive ritratte nei pressi della nuova sede Rai di Via Severo che, a nostro giudizio, raccolgono benissimo l’essenza, la postura, la missione e la cultura di questa Rai destinata e programmata ad una lenta dissoluzione verso la subalternità a tutto il resto del suo mondo e del suo mercato.


Il vero "potere" delle immagini che quasi mai sono semplici "accadimenti". È una Rai anziana, adulta, diversamente giovane. Auditel ci specifica si tratta di oltre il 75% over 55 (esattamente il 56% over 65). È anziana la Rai e quindi il suo prodotto, la sua offerta editoriale che giocoforza si deve adattare e conformare, pena la riduzione progressiva del suo bacino di ascolto. Riduzione, peraltro, in continua progressione: vedi articoli di oggi su Il Sole e Italia Oggi: “Mediaset batte la Rai nella gara del periodo natalizio”.

Beninteso, hanno una "certa" età pure le lettrici e i lettori di Bloggorai e, ne siamo certi quando pure, prima o poi, si occuperanno d'altro non ci sarà quasi più nessuno che seguirà questi temi. I vari "professori" (quasi nessuno tra loro ha vinto un concorso) o "esperti europei" non hanno nemmeno lasciato eredi.  

Torniamo alle “figurine” della Civiltà delle immagini. Queste le “immagini” ovvero qualcuno tra i “volti” che maggiormente la rappresentano la Rai: la “zia” Mara (75 anni), la Clerici (62 anni), Carlo Conti (64 anni) e così via trotterellando. Ed ecco che la sua prossima “immagine” del suo prodotto di maggior successo si adegua ed ecco che ad accompagnare il prossimo Sanremo ci sarà nientepopodimenoche l’immagine della pur bravissima Laura Pausini (51 anni) ovvero la perfetta via di mezzo tra il pubblico che non c’è (i “giovani”) e quello che ci deve essere per forza. Rai Pubblicità, ci dicono, ha dovuto alzare i listini pubblicitari per sostenere lo sforzo economico successivo alla nuova Convenzione con il Comune ma, soprattutto, perché si teme un forte calo di ascolti (vedi lo slittamento dovuto alle Olimpiadi Invernali, sulle quali poi si dovrà fare un ragionamento a parte).

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1 commento:

  1. Mi viene in mente che nella civiltà delle immagini non lasceremo nulla perché tutto quello che produciamo è effimero. Anche le opere d'arte contemporanee non si potranno confrontare con le opere dei grandi. La materia, in quanto supporto è importante. Forse sono andata fuori tema, ma è solo un pensiero di una conservatrice (di materia non di pensiero!)

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