martedì 9 maggio 2023

Fuortes: il gran colpo nel teatro del nulla

Prima ancora di addentrarci in tutti i necessari e doverosi tentativi di interpretazione, iniziamo dalla fine, ovvero dalla lettera con la quale Fuortes rimette il suo mandato. Questi i passaggi più significativi (testuali):

1. … il CdA ha raggiunto grandi risultati per l'Azienda. Per citarne solo alcuni: nuovi programmi e palinsesti che hanno portato tra l'altro a un evidente rilancio di Rai2, la trasformazione organizzativa per Generi, un Piano immobiliare strategico che si attendeva da decenni, un rilevante potenziamento di RaiPlay e dell'offerta digitale.

2. …ho registrato all'interno del Consiglio di Amministrazione della Rai il venir meno dell'atteggiamento costruttivo che lo aveva caratterizzato…

3. … Non posso, pur di arrivare all'approvazione in CdA dei nuovi piani di produzione, accettare il compromesso di condividere cambiamenti, sebbene ovviamente legittimi, di linea editoriale…

Sul primo punto vale la pena solo segnalare quanto non ha scritto per quanto non ha fatto: Contratto di Servizio e Piano industriale secretati, perdita degli ascolti, canone, diminuzione degli investimenti, aumento del debito finanziario, mancata applicazione del Contratto di servizio sul tema informazione etc etc etc.

Per quanto invece ha rivendicato, la trasformazione organizzativa per generi, ha dimenticato di ricordare che non è farina del suo sacco e, peraltro, si tratta non solo di una proposta ammuffita nei sotterranei di Viale Mazzini ma anche di una proposta inefficace e che non ha portato nessun risultato tangibile in un contesto dove i “generi” sono ormai materia di archeologia televisiva.

Basterebbe la metà di quanto scritto non per le dimissioni sua sponte ma perché lo stesso Cda lo avrebbe dovuto fare prima di lui e invece, paradossale, gli ha votato il bilancio all’unanimità proprio poche settimane addietro. 

Questo ci porta direttamente alla frase n.2: è venuto meno l’atteggiamento che lo aveva caratterizzato. Forse ci è sfuggito qualcosa: chi ha fatto venire meno, da quando e su cosa?

Veniamo al punto n.3, il più “delicato”. “Non posso accettare il compromesso di condividere …”. Un compromesso con chi? Chi lo ha richiesto, quando e su cosa? Cosa è successo dall’inizio del 2023 ovvero da quando “… sulla carica da me ricoperta e sulla mia persona si è aperto uno scontro politico”? Perché solo ora denunciarlo e non da subito come avrebbe dovuto e potuto invece di lasciarsi andare, sbeffeggiando se stesso e il suo ruolo, con la scenetta di Teleminchia da Fiorello? Di per se la il verbo “condividere” può avere anche una lettura positiva, ad esempio se si tratta di “condividere” con il Cda la linea editoriale che, giocoforza non può essere decisa solo da lui stesso in quanto tale. Si riferisce a qualche soggetto esterno o interno che non sia il Cda? Gli sono arrivate pressioni da chi? In che forma, da quando? Ha covato una serpe in seno a Viale Mazzini che, mentre lui era oggetto di scontro politico, nel frattempo provvedeva a stilare organigrammi, proporre palinsesti e così via trotterellando? Il “compromesso” poi, anch’esso, di per se, non è un termine negativo e sta ad indicare le necessaria capacità e possibilità di riassumere posizioni diverse e renderle in sintesi accettabili e condivisibili. In un certo senso, il “compromesso” è la forma pressoché perfetta necessaria per la corretta gestione del potere. Lui è stato in grado di esercitare questa sottile perfida arte?

Bene, vediamo ora gli altri soggetti sulla scena. Soggetto n. 1: il Governo. Per paradossale che possa apparire, e di sola apparenza parliamo, è quello più innocente. Finora ha parlato solo con tre fonti: la prima è stata il comunicato successivo all’incontro Fuortes Meloni prima del bilancio, la seconda attraverso il Ministro di “emanazione” RAI, ovvero Sangiuliano e la terza con le dichiarazioni del Ministro Lollobrigida quando ha dichiarato e ribadito che Fuortes, per conto loro può rimanere e nessuno lo ha cacciato o costretto a dimettersi (nella sola apparenza è senz’altro vero). Intendiamoci bene: è ben chiaro che il governo di destra possa e voglia avere una RAI a sua immagine e somiglianza, più o meno come hanno fatto altri prima di loro. Di conseguenza, è ben chiaro che possano o tentato di fare tutto ciò che in loro potere per assumere questa postura immaginando di mettere uomini di loro fiducia al vertice dell’Azienda. Ma, se dobbiamo giudicare dai fatti e non dalle interpretazioni o dalle intenzioni, in questo momento ci appare il soggetto con minori responsabilità non tanto e non solo sul caso Fuortes in quanto tale ma su tutta la situazione critica in cui versa l’Azienda. In soldoni: la profonda crisi RAI non è colpa della Meloni, su questo punto occorre essere ben chiari!

Il secondo soggetto è il Cda RAI. Ne dovrebbe condividere sorti e destino: nasce in un contesto artefatto e straordinario e il suo battesimo è già anziano prima ancora di nascere: riesuma il Piano industriale di Salini e lo fa proprio. Da allora in poi, questo consiglio non ha avuto la forza, la voglia e il coraggio ne di rompere con il passato ne di costruire per il futuro. Non ha rotto con il passato di una ritualità e afasia logora e improduttiva. Non ha comunicato, non ha proposto, non si è fatto parte attiva di un cambiamento necessario, non è stato trasparente come avrebbe potuto e dovuto, non ha stimolato un dibattito pubblico su nulla che non fosse qualche sterile dichiarazione su Twitter e FB.  Non ha costruito per il futuro: prima ha affidato la gestione del nuovo Contratto di Servizio ad una risorsa esterna alla RAI (Squadrone) e poi lo ha nascosto negli armadi per fare in modo che nessuno sapesse di cosa si stava dibattendo. Su questo argomento dal CdA nessun segnale di fumo.  Anche in questo caso, sembra veramente paradossale che proprio nel momento di più acuto silenzio del Cda, dall’inizio del 2023, che si è ben guardato dal denunciare, all’unanimità, le ingerenze della politica, oggi sia Fuortes a denunciare il “venir meno del’atteggiamento costruttivo”.

E anche oggi, per quanto sappiamo, leggiamo e al momento in cui scriviamo, non ci sono tracce di segnali di fumo pure sulle dimissioni di Fuortes (la Soldi si è detta “rammaricata”).

Il terzo soggetto è la politica, tutta, ma più segnatamente l’opposizione di PD e M5S. Ha tenuto in ostaggio la RAI e i suoi appuntamenti strategici ritardando fino all’inverosimile la Vigilanza RAI (aumentando pure il suo numero). Ha assistito silente e, in un certo senso complice, alla tarantella Fuortes si o Fuortes no, vagheggiando che magari tenendo la posizione su Fuortes si potessero mantenere posizioni di vantaggio. Tutt’ora non emette sospiro di rilievo sui grandi temi che interessano il Servizio Pubblico nemmeno sotto tortura e, quando va bene, si limita a sostenere “vigileremo”.

Rimane da chiarire perché, per come e per quando Fuortes abbia deciso di rassegnare le dimissioni le cui motivazioni complete e accettabili non appaiono certo presenti nel sul comunicato. Dietro l’apparenza c’è di più e sarà difficile venirne a capo.

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ps: ci dicono che la Rassegna stampa di stamattina sia tanto corposa che è necessario leggerla a puntate.

Non prendiamo impegni ma se c’è qualcosa di significativo ve ne riferiremo.

lunedì 8 maggio 2023

Fuortes: triste, solitario y final (???)

"Arrivederci, amigo. Non vi dico addio. Vi dissi addio quando significava qualcosa. Vi dissi addio quando ero triste, in un momento di solitudine e quando sembrava definitivo"

Senza un attimo di tregua: l’uomo Fuortes al comando si è dimesso “Nell'interesse dell'Azienda” poiché ha registrato che “… all'interno del Consiglio di amministrazione della Rai il venir meno dell'atteggiamento costruttivo che lo aveva caratterizzato…” e poi aggiunge “…Non posso, pur di arrivare all'approvazione in CdA dei nuovi piani di produzione, accettare il compromesso di condividere cambiamenti - sebbene ovviamente legittimi - di linea editoriale e una programmazione che non considero nell'interesse della Rai”.

Cerchiamo di capire e fissiamo i punti fermi.

A: il Cda Rai lo scorso 20 aprile approva all’unanimità il bilancio 2022

B: lo scorso 4 maggio il Consiglio dei ministri approva il DL utile a consentire la rimozione di Lissner da Napoli

C: lo scorso 6 maggio il Ministro Lollobrigida dice chiaro e tondo “Nessuno al governo sta costringendo Fuortes ad andarsene”

D: il decreto Legge non è ancora ratificato (controfirma del Quirinale e pubblicazione in GU)

E: oggi Fuortes si dimette e concentra la responsabilità sul Cda.

Evidente che ora tutti siano ad arrovellarsi su cosa potrà succedere. Proviamo anche noi.

Ipotesi 1: le dimissioni sono un atto con effetto immediato. Il Governo non ha facoltà di respingerle ma potrebbe esercitare una “moral suasion” al fine di chiederne il ritiro. Fuortes prende atto della fiducia del Governo e rimane.

Ipotesi 2: si va avanti come previsto da tempo e con i nomi indicati.

Ipotesi 3: si va avanti con altri nomi finora tenuti occulti

Ipotesi 4: si va avanti con un una transizione soft affidata alla Presidente Soldi (vedi caso precedente del 1996)

Ipotesi 5: si spinge verso un nuovo CdA. In Cda qualcuno potrebbe mormorare, sommessamente, “simul stabunt … simul cadent” e potrebbero bastare due dimissioni su sei per andare a casa (la Soldi si troverebbe in grave difficoltà a resistere da sola: rimarrebbero Bria, Di Majo e Laganà).

La partita è tutta in corso. Oggi ci potrebbe essere  un Cda di “emergenza”. Vedremo ... vedremo.. vedremo ... chi sarà o saranno gli uomini o le donne verticali.

Teniamoci aggiornati

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FLASH!!!

 Fuortes si è dimesso !

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RAI: il Governo del giorno prima e l'opposizione del giorno dopo

È sempre tutto molto semplice: quando la situazione è molto complessa la soluzione per interpretarla correttamente è ridurla ai minimi termini. Prima il 27 settembre e poi il 23 ottobre dello scorso anno ci siamo chiesi se il nuovo Parlamento e il Governo che ne è uscito sarebbe stato meglio o peggio per il futuro della RAI. I nuovi deputati e senatori sono più o meno informati e avveduti di cosa significa il “Servizio Pubblico radiotelevisivo”, quali sono le leggi che lo governano, quali i suoi problemi strutturali e strategici e quali le sue prospettive? La Meloni e i suoi ministri quanto sanno, conoscono e capiscono della RAI oltre la banalità della “nuova narrazione di destra” che vorrebbero imporre a Viale Mazzini? La nuova Commissione di Vigilanza RAI è composta e presieduta da parlamentari competenti più o meno di quanto lo erano i loro predecessori?

Ma possiamo pure estendere gli interrogativi all’opposizione: il “nuovo M5S” e la “nuova” segreteria del PD sono attrezzati, di quali strumenti dispongono e con quale approccio si sono avvicinati (???) agli appuntamenti strategici oggi in agenda che interessano la RAI? Qualcuno li ha sentiti, seppure vagamente, esporre qualche straccio di ragionamento sul canone, sul Contratto di servizio, sulle tecnologie? Noi no.

Ecco la grande novità. Siamo esattamente allo stesso punto di partenza e non da oggi: a nostra memoria non ricordiamo un Parlamento o un Governo che abbia preso in carico il futuro della Rai ed abbia provato a disegnare una traiettoria quale che essa sia. O meglio, a provare ci hanno provato (vedi le sette proposte di legge di riforma della governance presentate la scorsa legislatura) ma non ci sono riusciti e non è chiaro se non hanno voluto o non hanno potuto. O meglio, alcuni ci sono riusciti: la sola volta che un governo di “sinistra” ha fatto qualcosa di strategico per la RAI è stato Renzi che ha fatto la sua Legge che ancora fatichiamo a ritenere vantaggiosa per la RAI laddove ha santificato la sua sudditanza al Governo.

In buona sostanza: la traiettoria che sta tracciando il Servizio Pubblico appare costantemente rivolta verso il declino, la marginalità e la sudditanza verso altre forme di fruizione, produzione e distribuzione di informazione e intrattenimento. Rassegnati o meno, non vediamo altre dinamiche.

Fino a prova contraria, la sola grande legge di riforma del sistema radiotelevisivo è del 2004 e porta la firma di Maurizio Gasparri, un uomo di destra, e i successivi aggiornamenti sono pure di governi di destra (Romani). Non c’è nei libri di storia sulla Rai una riforma strategica di pari livello firmata “Prodi” o una riforma “Gentiloni” o una “Conte”. E ora si prospetta fortemente il rischio che se qualcosa potrà cambiare sarà ancora sotto lo stesso segno di una maggioranza di centro destra.

E se questo potrà avvenire sarà non solo e non tanto per i numeri, per la maggioranza che questo Governo ha in Parlamento, ma anche perché non trova opposizione forte, capace, lucida e autorevole, con una "visione" della RAI quale che essa sia . L’un per l’altra, Conte e la Schlein sulla RAI tacciono o balbettano frasi approssimative e banali: “Ci opporremo!” oppure “Vigileremo!” e, a seguire, “Noi del Pd fermeremo Meloni insieme all'Usigrai” che, tra l’altro, non ha ancora deciso se aderire allo sciopero del 26 maggio. Ovviamente, l’opposizione la fanno il giorno dopo. Del Decreto Legge di forte dubbio costituzionale del quale si scriveva da settimane se ne accorgono quando il CdM lo ha varato. Ora minacciano fuoco e fiamme e invocano speranzosi l’intervento di Mattarella che possa sollevare i dubbi di costituzionalità.

Oggi di interessante (si fa per dire) solo l’intervista a Minoli su Libero. Basta il titolo e l’occhiello: “La Rai ha 4mila dipendenti di troppo. Il giornalista: Servirebbero 300 giovani bravi. La lottizzazione c'è sempre stata. La Meloni resta la migliore dei suoi”. Già: almeno su questo non possiamo che concordare: la lottizzazione c’è sempre stata e lui ne sa qualcosa.

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domenica 7 maggio 2023

RAI: cucina avanzata e piatti raffinati


Per il pranzo della domenica, oggi lavoriamo su due fornelli e apparecchiamo su due tavoli. Uno di bassa cucina, di avanzi dei giorni prima, di quello che si trova nel frigo non ancora scaduto, roba per gente di bocca buona senza tante pretese. L’altro per palati raffinati, gente di buon gusto, adusa a buone letture e ottime frequentazioni, bene educata e di ottime scuole.

Sul primo tavolo si chiacchera di quello che potrà succedere nella infinita tarantella su Fuortes. Il piatto forte sembra alquanto stantio e ancora non consumato: se ne va o no.. se ne va si o no? Occhio e croce, alla luce di quanto abbiamo letto e saputo, dopo l’approvazione del DL dei giorni scorsi tutto porterebbe a dire che si ... se ne va o meglio, se ne andrebbe se … se … se…

Il primo e più grande “se” deve essere verificato con il passaggio al Quirinale dove, sottolineato e ribadito, non è affatto scontato che il Presidente Mattarella possa riscontrare le presenza dei sue requisiti di necessità e urgenza previsto dall’art. 77 della Costituzione. E intanto passano i giorni e passano le ore che, notoriamente, non sempre si accordano con i tempi della politica. Ieri abbiamo riportato le dichiarazioni del Ministro Lollobrigida del quale non è dato sapere esattamente quanto possa “pesare” nel definire gli orientamenti che la Meloni intende perseguire sulla RAI. Certo è che si è trovata di fronte ad un fuoco di sbarramento ostile del quale difficile non tenere conto. Ferma restando la tensione con la Lega che non è affatto sopita. Anzi!

Il secondo “se” arriva direttamente da Napoli con la lettura di un articolo interessante pubblicato su Repubblica di oggi dove il sindaco Manfredi, che presiede la Fondazione San Carlo, più o meno ha fatto  intendere che “…lo scivolo per Carlo Fuortes (che dovrebbe lasciare la Rai e approdare al San Carlo) non è lubrificato come ci si aspettava. O meglio: il sindaco ricorda al governo che, comunque, la proposta del nome di un nuovo sovrintendente passa per il Consiglio di indirizzo della Fondazione…”. Aggiungi pure che il francese Lissner ha detto chiaro e tondo che darà battaglia su due fronti: diritto del lavoro e diritto costituzionale e il piattino che si potrebbe apparecchiare per Fuortes potrebbe anche andare indigesto a qualcuno. Vedremo: Bloggorai si appresta a pagare le scommesse perdute (con riserva) .. e poi … vedremo.

L’altro fornello e diverso tavolo riguarda il proseguimento di un ragionamento appena abbozzato nei giorni scorsi.  In discussione c’è il ruolo, la figura, il peso dell’AD nella governance RAI. Abbiamo il fondato timore che la vicenda Fuortes possa ratificare il totale fallimento della dottrina dell’Uomo solo al Comando. Ieri su La Stampa è comparsa un interessante recensione di un libro di Luciano Canfora su questo tema che merita la lettura (Sovranità limitata, edito da Laterza). Oltre l’aspetto storico e politico nazionale, ci interessa qui ricordare due personaggi che su questo argomento hanno fatto il pieno con specifico riferimento alla RAI: Veltroni e Renzi. Il primo non ha mai nascosto le sue simpatie per questa figura. Utile rileggere quanto ha scritto Carlo Rognoni su LA Stampa nel lontano 2008  ( https://www.lastampa.it/opinioni/editoriali/2008/09/19/news/le-strane-voci-su-rai-e-veltroni-1.37092035/ ). Il secondo ha poi messo nero su bianco i presupposti normativi  di questa teroria con la nefasta legge del 2015 le cui conseguenze sono note.

Semplificando: Fuortes è la sintesi di un frutto avvelenato di una albero malato. Peraltro, nel merito del suo trascorso professionale, vale la pena leggere quanto ha scritto a suo tempo la SLC- CGIL nazionale sul personaggio: vedi https://www.slc-cgil.it/notizie-produzione-culturale/29-teatro/938-6371.html

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L’argomento tratta e si riferisce a quel sottile, malcelato e fascinoso, sentimento e desiderio di “uomo forte al comando” che anche in quella che fu la “sinistra” ogni tanto piace ricordare. Per carità di Patria … con prudenza: quando si toccano certi nervi scoperti occorre andare con molta cautela. Sarà una combinazione che proprio in questi giorni c’è tanto dibattito sulle riforme costituzionali per la revisione dell’assetto istituzionale del Paese? Una Repubblica presidenziale ... un Sindaco d’Italia?  

Bloggorai ci è cascato una volta ed ora sarà più prudente a fare pronostici. D’oa in poi legegrete sempre più spesso: vedremo … vedremo… vedremo!

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sabato 6 maggio 2023

RAI: la disfatta ??? secondo tempo


Ci siamo cosparsi il capo di cenere, abbiamo ammesso un grande errore di valutazione strategica, abbiamo scritto chiaro e tondo di avere sbagliato le previsioni sul futuro di Fuortes e pagheremo le scommesse perse. Ma … ma … corre un filo di speranza per non dover considerare tutto perduto.

Qualcosa non torna e un ulteriore segnale di “allarme” e attenzione ci è venuto stamattina leggendo una lunga intervista al Ministro Lollobrigida (fedelissimo della Meloni) sul Corriere che a proposito di Fuortes ha dichiarato: “A me risulta che nessuno lo abbia costretto ad andarsene e credo che la legge gli consenta di restare. Nessuno ha fatto una norma per commissariare la Rai, non c'è una azione diretta del governo... Fuortes in teoria ha ancora un anno in Rai”.

Sarà forse una nostra pia e vana illusione, ma continuiamo e ritenere che la politica sia materia assai complessa e che sfugge facilmente alle scorciatoie di comodo. La partita continua ad essere molto complessa su diversi fronti. Tanti, troppi per essere risolti con un semplice colpo di mano seppure ai bordi della legittimità costituzionale. È complessa sul piano politico interno alla coalizione di governo: le tensioni tra FdI e Lega sono tutt’altro che risolte, anzi, proprio su questo terreno si sono acuite. È complessa sul piano normativo: la mancanza dei requisiti di “necessità e urgenza” previsti dettagliatamente dall’art.77 della Costituzione (che nessuno cita!!!) pesano come un macigno sul futuro del DL. Mattarella è chiamato a controfirmare e, secondo prassi, è difficile supporre che il provvedimento gli venga sottoposto alla firma se prima non fosse pervenuto un “placet”. Dunque sarà molto interessante capire e sapere come e perché sia stata consentita una apparente violazione del diritto costituzionale. La papera propalata sul ricorso di Lissner è tale: difficile supporre che un giudice del lavoro possa intervenire su un DL se non con un ricorso alla Corte costituzionale con i noti tempi (anni). La partita poi è complessa sul piano aziendale: ci sono appuntamenti in corso che un cambio della guardia in corso renderebbe certamente la situazione RAI ancora più difficile da gestire. Per il 18 ci dovrebbe essere l’audizione di Fuortes in Vigilanza, per il 26 è previsto lo sciopero generale e a ridosso si deve mettere in piedi la presentazione dei palinsesti. Nel mezzo c’è il Contratto di Servizio e relativo Piano industriale, fermo alle intenzioni di Urso che vorrebbe presentarlo entro giugno. Sul fondo rimane la minaccia di revisione del canone che la Lega non smette di ventilare e ricorda pure che è stata depositata in Senato una proposta di abolizione progressiva del 20% annuo. Provate ad immaginare i nuovi amministratori di “destra” che arrivano e si ritrovano un indebitamento in crescita, gli investimenti ridotti, la pubblicità in calo e il canone ridotto. Una bella prospettiva!

Lo abbiamo scritto e ribadiamo un banale e semplice ragionamento che appare tutt’ora valido: posto e non concesso che il piano del Governo preveda il ritorno di Rossi a Viale Mazzini, di fatto, questi si troverebbe ad essere sotto botta dell’AD, cioè doverne dipendere funzionalmente per tutte le decisioni d prendere e, bene che vada, dovranno spartire tanti oneri e pochi onori. Chi glielo fa fare? È sufficiente la sola e malcelata ambizione di un solo uomo? Forse anche no.

Infine, rimane una questione delicata. Ieri quando abbiamo scritto che ne usciamo tutti con le ossa rotte abbiamo dimenticato un personaggio che pure ne esce assai scassato: Mario Draghi. Fuortes, l’uomo che appena mette piedi a Viale Mazzini avrebbe detto “diamoci del Lei”, è stato nominato dal Capo del Governo in piena epoca di emergenza, quando si cercavano i “tecnici” capaci e autorevoli in grado si salvare il Paese. Si parlava, allora, dei cosiddetti “civil servant” ovvero persone tutte di un pezzo, verticali, capaci di assumere un impegno e portarlo a termine fino in fondo, a tutti i costi. E cosa ti combina Fuortes appena insediato? Si assume la paternità del Piano industriale tracciato dal suo predecessore: un colpo di genio. Di li a poco cosa altro combina di storico e strategico? Ripesca una idea ammuffita della riforma dei generi vecchia di oltre 20 anni della quale ancora non si capiscono gli obiettivi e, dopo un anno, non si leggono i risultati. Si tratta dello stesso che ha assistito silente a tutta la tarantella che lo ha investito: un  uomo buono per qualsiasi Teatro, Milano, Firenze o Napoli è lo stesso. Da ricordare poi che il suo silenzio è stato bene accompagnato.

In questo quadro, in questo contesto, che si rafforzano i consensi per la Meloni e nello stesso ambiente politico si concretizza la crisi di Governo che ha portato l’Uomo dell’Agenda ad uscire di scena. Esattamente durante la sua presenza a Palazzo Chigi che si palesa all'orizzonte la vittoria della destra alle elezioni politiche. È stato solo lui, il banchiere che tutto il mondo ci invidia, l’artefice o complice indiretto del successi della Meloni? No, certamente non da solo ma in buona compagnia della politica sfasciata che lo ha sostenuto.

Come ha scritto Zaccaria questa mattina su il Fatto quotidiano, l’albero RAI si ammala con la riforma Renzi del 2015. Leggiamo “Una norma palesemente incostituzionale. Perché c'è una sentenza della Corte costituzionale - la numero 225 del1974 - secondo cui gli organi direttivi della Rai non devono rispondere direttamente al potere esecutivo”. E perché, da allora nessuno si è opposto ed ha imposto, quando pure c’erano i numeri per farlo, una riforma di quella Legge? Nella precedente legislatura ne sono state depositate ben sette (7) e nel deposito sono rimaste. Di cosa ci si lamenta ora?

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venerdì 5 maggio 2023

RAI: la Grande Disfatta !!!

Foto di Michaił Nowa da Pixabay

 ... non ho inteso narrare alcunché di nuovo e di mirabile, ma soltanto di dimo­strare con un ragionamento preciso e sicuro e di dedurre dalla stessa condizione della natura umana quello che meglio si con­viene alla pratica: e per trattare di questa scienza con la stessa libertà d’animo, con cui ci accostiamo alle ricerche matema­tiche, mi occupai con diligenza di non deridere, di non pian­gere, di non condannare, ma solo di comprendere (non ridere, non lugere neque detestari, sed intelligere) 
le azioni umane ...

È una brutta storia ignobile quella che vi stiamo per raccontare. Perché abbiamo sbagliato? Quasi cinque anni … circa 2000 post quotidiani di Bloggorai e un numero di lettori enorme, inatteso e sorprendente. Oggi ci troviamo a dover scrivere una pagina complessa e tormentata. Abbiamo sbagliato valutazioni, ragionamenti, elaborato falsi presupposti e scenari, ascoltato profeti vaghi e inattendibili. Ci siamo fidati di una fredda e calcolata razionalità che poco a che fare con l’agire politico che invece poggia sul calore immotivato e passionale. Abbiamo pure perso molte scommesse quando abbiamo ipotizzato, con convinzione, che Fuortes sarebbe rimasto fino al completamento del mandato.

Dobbiamo invece prendere atto che la “politica” sembra poco propensa a combinare tra loro elementi conseguenti di raziocinio e convenienza, specie se di interesse pubblico. Abbiamo supposto che lo scenario si dovrebbe dipingere con criteri di opportunità e necessità.

In questi cinque anni ci hanno guidato alcuni pensieri forti: la convinzione della necessità di un servizio pubblico radiotelevisivo forte, autorevole e credibile fondato sull’autonomia dalla politica e, ancora di più, dalle ingerenze del Governo. Di conseguenza, abbiamo applicato i principi spinoziani laddove ci limitavamo a cercare di sapere, capire, chiedere e ragionare per poi cercare di trarne utilità. Difficile ammettere che non è sufficiente. Difficile ammettere che occorre qualcosa di più e diverso che Bloggorai forse non possiede.

Abbiamo colpa di negligenza e disattenzione a cogliere gli elementi principali da quelli secondari (Le contraddizioni in seno al popolo, direbbe il Grande Timoniere) ma … ma … abbiamo solide argomentazioni per tutelarci dalla disfatta completa.

Vediamo con ordine. L’approvazione del Decreto Legge ieri in Consiglio dei ministri non la intendiamo come una vittoria della destra quanto come una sconfitta della sinistra (o di quella parvenza che rimane di essa). Questo vicenda era scritta, narrata e dettagliata da tempo, con date, ore, nomi e cognomi largamente e puntualmente descritti minuziosamente da larga parte della stampa. 

Quando abbiamo scritto che la narrazione di questa storia era fatta da “stupidi o complici” avevamo ragione e ne siamo pienamente convinti. Stupidi per ignoranza di nozioni basiche e fondamentali di Diritto Pubblico sulla decretazione d’urgenza e complici perché hanno consentito di realizzare, sostenere e diffondere il “wishfull thinking” di alcuni senza che mai, a nostra memoria, abbiamo letto qualcuno che specificasse e sostenesse che il DL approvato ieri non è tanto una legge “ad personam” ma un insulto alla Costituzione che, ribadiamo con forza, prevede necessariamente la presenza dei requisiti di necessità e urgenza tutt’ora mai evidenziati.

Per quanto riguarda Fuortes, ribadiamo quanto scritto: “Lo scriviamo chiaro e tondo: sottoscriviamo pienamente i motivi dello sciopero del prossimo 26 maggio e per quegli stessi motivi dovrebbe essere sfiduciato e non invece perché il Governo lo vuole…”.

Da questa vicenda se ne esce tutti con le ossa rotte, tutti, nessuno escluso. Ne esce con le ossa rotte la “politica” incapace, inadeguata, inguardabile. Miope, sorda e muta. Dal Governo fino alla “sinistra” quale che essa sia, sulla Rai sono accumunati da un insolito destino: terra di conquista, di prebende e poltrone. Ne esce con le ossa rotte Fuortes, vittima colpevole di essere anche lui preda e ostaggio, rigirato e rimbalzato da un Teatro all’altro come una foglia al vento. “Lui se ne voleva andare” si sente dire e si legge. Bene, perché non la fatto in epoca non sospetta? Oppure, al contrario, perché non ha dichiarato solennemente che sarebbe rimasto fino a compimento del suo mandato per rendere onore al suo impegno? Era sufficiente una semplice dichiarazione per impedire tutto questo scempio. Ne escono con le ossa rotte tanti autorevoli colleghi che hanno inzuppato il biscotto quotidiano riempiendo pagine di inchiostro con i vari taglia e cuci di chi andrà al posto di chi, alimentando il gossip di bassa cucina che tanto piace ai palati grossolani. Ne escono con le ossa rotte i tanti “amici del servizio pubblico” che solo oggi si fanno sentire contro questo provvedimento, un Decreto Legge che era nell’aria da tempo e sul quale prima e non solo ora non hanno fatto sentire fiato. Ne esce con le ossa rotte quello che rimane del PD che dopo aver minacciato un tonante “vigileremo” ora deve convenire di non aver vigilato abbastanza e, infatti, ora ha mutato il grido di battaglia con “Contro questo provvedimento ci batteremo con forza”. 

Ne esce con le ossa rotte tutto il Consiglio di amministrazione RAI che ora dovrà subire silente il volere di Palazzo Chigi e giusto pochi giorni dopo aver votato all’unanimità il Bilancio 2022. Non si sarebbe offeso nessuno se, non dico tutti, ma qualcuno di loro avesse fatto sentire la propria opinione sulla tarantella in corso per la sostituzione dell’AD. Magari forse qualcosa ci è sfuggito e non ce ne siamo accorti. Ne escono con le ossa rotte i vari “partiti RAI”, della varie lobby, cordate o parrocchie: un armata Brancaleone che si compatta solo quando si tratta di apparecchiare il nuovo tavolo dove mettere le mani in pasta. E infatti, certo, almeno una di queste ora gongola: missione compiuta, ce l’abbiamo fatta, ora è il nostro turno.

Certo, infine, ne esce con le ossa rotte anche Bloggorai non foss’altro per le scommesse perse che dovrà pagare. Ci consoliamo solo confermando di essere in pessima compagnia e con il rammarico di dover constatare che siamo solo all’inizio di una lunga stagione del Servizio Pubblico che non promette nulla di buono.

Bloggorai@gmail.com


ps: per quanto abbiamo potuto sapere l'USIGRAI non ha ancora deciso se aderirà allo sciopero del 26 maggio.