mercoledì 18 gennaio 2023

Il racconto della Mafia in televisione




ATTENZIONE: questa immagine è stata generata da una AI! Nessun fotografo o grafico ha creato nulla: è solo una risposta ad una query molto semplice: dammi una immagine relativa a "mafioso" e "televisione" e l' AI me ne ha proposte quattro e questa la migliore.
Ne parleremo ancora! 

La notizia del giorno sulla Rai è che non ci sono notizie meritevoli di nota. Ci stiamo abituando: quello che passa il convento sono solo avanzi di notizie ripassate in padella. Robetta del tipo l’articolo di oggi sul Il Foglio con questo titolo e occhiello: “Rai Gaza Flop, conduttori e Cda contro Fuortes (che si rafforza). Vigilanza out. Meloni che fa?”. L’articolo è fiocco e senza una notizia degna di attenzione ma è significativo perché sintetizza perfettamente il quadro: vuoto assoluto. Comunque la risposta all’interrogativo che pone è semplice, forte e chiaro: la Meloni non fa nulla per il solo semplice fatto che non sa cosa fare. Il caso della Vigilanza è clamoroso: hanno rinunciato/rinviato a nominarla non tanto e non solo perché non raggiungono un accordo politico tra Governo e opposizione ma anche perché l’opposizione non sa che pesci prendere. Inoltre perché, seppure venisse nominata domattina, non saprebbe da che parte iniziare a lavorare. Il Contratto di Servizio è fermo alle “normali interlocuzioni” in bozze tra Viale Mazzini e il MiMit che vanno e vengono, in attesa di capire quale “senso” ovvero quale “missione” assegnare al nuovo Servizio pubblico prossimo venturo che, sia sempre sottolineato, nessuno, nessuno ha in mente quale possa o debba essere. Il rinvio di 6/8 mesi è solo un piccolo “dettaglio” tecnico che maschera il meccanismo inceppato. Ne consegue che pure a Viale Mazzini, semplicemente, sono nel guado, nella palude dell’incertezza e delle difficoltà. Il Governo ha ben altro da pensare: vedi il tema della Rete unica. Annaspano nel buio dell’incertezza e confusione. Se non riescono a risolvere una grana del genere, con che lucidità possono affrontare la grana Rai? Spoil System? Cambio al vertice del Cda Rai? ma perché? Quale può essere il guadagno per Meloni &C sostituire ora Fuortes &C con Rossi? Nessuno: vanno benissimo quelli che ci stanno. Quelli che ci stanno, da parte loro, che interesse hanno a darsi da fare? Nessuno: per loro va benissimo gestire l’ordinaria amministrazione facendo i dovuti scongiuri che le cose non possano andare peggio di come potrebbero andare se la Grande Battaglia di Villa Arzilla dovesse mai cominciare veramente con Sanremo. Non sia mai detto ma se anche la metà dell’artiglieria di Cologno Monzese dovesse sparare anche solo con le cerbottane farebbero un danno significativo ai corifei dell’ascolto record del Festival. L’esempio della De Filippi che potrebbe andare contro la serata finale dell’Ariston è significativo: solitamente supera il 30% degli ascolti e se quella sera dovesse fare anche solo la metà si tratterebbe di un numero importante. Vedremo.

Bene. In questi giorni, in queste ore, la notizia del giorno è quella dell’arresto del capo mafioso Messina Denaro. Si sono diverse “letture” della vicenda. La prima è certamente di tipo giudiziario con tutte le sue derive storiche (depistaggi, inefficienze, ruoli di servizi occulti etc). La seconda è di tipo politico: perché avviene solo ora dopo che per trenta anni il mafioso era sotto il naso di tutti mentre nessuno se n’era accorto? Si tratta di una notizia “neutra” oppure “giova” al Governo di turno? È spendibile politicamente e sostiene il consenso politico o è indifferente? Sarebbe interessante sapere quanto riscuote attenzione nell’elettorato tra gli argomenti prevalenti di interesse. Infine c’è la lettura mediatica. L’abbondanza di immagini fatti, dettagli e circostanze è certamente proporzionata alla caratura della notizia ma non è affatto chiaro il “tono” del racconto, la qualità della narrazione. È un argomento da seguire con interesse.

Chiudiamo con un aggiornamento di note a margine sul caso Minoli: per quanto abbiamo saputo la vicenda non ha una versione “giudiziaria” sulle specifico di Mixer quanto più su La Storia siamo noi. Non ci sarebbe un “contenzioso” tra il conduttore e la Rai sul tema ma solo uno “scambio di lettere”. Ci è stato fatto notare che il problema sorge in epoca di Governo di destra Berlusconi (Masi DG) e ritorna con un governo di destra. La Storia si ripete.

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martedì 17 gennaio 2023

Mediaset vs Rai: tuona l'artiglieria pesante oltre la Battaglia di Villa Arzilla

Foto di Gordon Johnson da Pixabay

Timeo Danaos et dona ferentes. Quanto aveva ragione quel povero Laocoonte a diffidare del Cavallo di Troia. Allo stesso modo, quando da Viale Mazzini viene diffuso qualche comunicato dove si strombazzano risultati positivi, quali che siano, ci viene subito il sospetto che dietro ci sia una “sola”.

Di cosa si tratta e cosa significa? Si tratta che nei giorni scorsi è stato diffuso un comunicato stampa Rai con il titolo “Auditel online, Rai primo editore in Italia con 35,5 per cento - Fuortes: "Sfida dei nuovi media accettata e vinta. Premiato impegno a innovare" e poi “Crescita molto alta del tempo speso dal pubblico nel guardare video online firmati dalla Rai … Un dato record che fa balzare il servizio pubblico in testa …La Rai conferma il proprio ruolo trainante …la Rai consolida la sua posizione di leader nel mercato digitale”. Santa Pace, non si sanno proprio contenere. Dimenticano poi un assunto fondamentale: per il Servizio Pubblico fare e fare bene è un atto dovuto, imposto dalla legge, fare quello che fa in cambio di una canone. Non è un optional, non è una gara, non è una possibilità variante, non è una occasionalità probabile. Si deve fare e bene, punto. Qualora poi venga fatto bene o così così che dir si voglia, nessuno chiede di strombazzarlo e tantomeno agli utenti interessa saperlo. La Comunicazione con la C maiuscola è anche arte del tacere.

Ma questo è il minore dei problemi (si fa per dire). Il grande problema (si fa per dire) è che è iniziata la Grande Guerra di Villa Arzilla e che ora estende il territorio del conflitto oltre i telespettatori over 45 e rivolge le sue armate verso il resto del mondo audiovisivo. Già: è successo che alle intemerate dichiarazioni di Viale Mazzini ieri ha riposto prontamente Mediaset: “Mediaset cresce nei video online. Secondo i dati Auditel Digital, nel 2022 il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi ha rafforzato la propria leadership in Italia nei video visti online e con oltre 7 miliardi e mezzo di visioni (7.505.317.786), il consumo dei video di Mediaset ha raggiunto una quota di mercato del 50,3%. Mediaset batte Rai, Sky, La7 e Warner Bros. Discovery. La somma del numero di video visti sulle properties web degli altri editori tv italiani (Rai, Sky, La7 e Warner Bros. Discovery) si ferma al 49,7%, una quota inferiore a quella Mediaset.  Per una tv commerciale, il numero di “video visti” è la metrica più importante poiché più rilevante per gli investitori pubblicitari: ogni video cliccato dagli utenti è infatti  preceduto da un inserimento pubblicitario correlato (i cosiddetti pre-roll)” (Milanofinanza.it). Inoltre (Italia Oggi): “… nella categoria tempo speso 2022 la propria proposta editoriale è risultata leader nei periodi più rilevanti per gli investimenti pubblicitari, le cosiddette stagioni di garanzia …Con circa 266 milioni di ore viste (265.963.547 per l'esattezza) Mediaset è il primo editore tv italiano per tempo speso nelle stagioni di garanzia. Al secondo posto, la proposta del servizio pubblico televisivo con circa 227 milioni di ore (227.289.739)”.

Ormai la dichiarazione di guerra è stata consegnata agli ambasciatori: non ci sarà più minchiata sparata da Viale Mazzini senza che corrisponda una bordata (magari minchiata anch’essa) da Cologno Monzese. Purtroppo, non possediamo la strumentazione tecnica e il tempo per fare un lavoro di verifica puntuale dei dati forniti ma, dopo aver dato un occhio a Auditel Standard digitale e fatto un sommario confronto, si fatica a trovare la fonte di tanto entusiasmo degli strateghi Rai.

Bene. Andiamo avanti (forse indietro): nei giorni scorsi abbiamo scritto più volte del caso Minoli che è tornato in video con Mixer ripassato in padella dopo 40 anni. sull’argomento, ribadiamo, ha scritto solo il Fatto Quotidiano, a firma Gianluca Roselli, dove già nel titolo si capisce il problema: “La Storia siamo noi ma se la tiene lui: Minoli torna in Rai anche se non potrebbe lavorarci”. Non potrebbe o non dovrebbe. Nel primo caso si può supporre une potestà dubitativa tutta da verificare, nel secondo una determinazione ostativa. Allora, delle due l’una: o quanto scritto corrisponde al vero (“ …a fronte del contenzioso, Minoli non potrebbe lavorare per la Rai”) oppure non è vero (si può fare ..a condizione che etc etc ). In altri termini: esiste o no una disposizione che vieta di avere collaborazioni con la Rai in presenza di un contenzioso legale si o no? Se la norma esiste va applicata, altrimenti Minoli non solo vincerà la causa legale milionaria ma vedrà la Rai soccombere tragicamente in giudizio: come è stato scritto sarà “Cornuta e mazziata”. Domandina semplice semplice: ma il Cda ne sa qualcosa? Il magistrato della Corte dei Conti che vigila sulle finanze Rai non ha nulla da osservare? Certo, c’è sempre la variante “stellare”: come ha scritto La Stampa nei giorni scorsi si può sempre immaginare un futuro ticket Soldi, Minoli e Sergio alla guida del VII piano e allora, in quel caso, una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso. Ma, supponiamo, che ci sarebbe ben altro da lavare oltre che il viso.

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lunedì 16 gennaio 2023

Il dolce risveglio Rai

Foto di James Osborne da Pixabay

Questa mattina, mi son svegliato … ed ho ascoltato che: i Pooh tornano a Sanremo! Ci stropicciamo gli occhi e aggiustiamo le cuffie con le quali ascoltiamo la radio. Non siamo stupiti più di tanto. Un vago e smarrito senso di torpore ci assale e non è solo sonno. Forse, è solo la mente annebbiata e stanca. E allora giunge un sussulto di sano realismo e razionalità. Ma si, in fondo in fondo, dopo Morandi, Ranieri e Al Bano ci stanno benissimo anche loro. Come al solito, però, a Viale Mazzini sono poco coraggiosi: dopo aver saputo che Mediaset in quei giorni schiererà l’artiglieria pesante, potevano e dovevano osare di più: ci sono sempre in giro Orietta Berti, Iva Zanicchi ed altri vetusti e onorati artisti di vario genere e qualità. Ma, si sa, un’aquila potrà volare in basso come una gallina ma una gallina non potrà mai volare in alto come un’aquila. 

La Battaglia di Villa Arzilla è prossima ad iniziare e non si faranno prigionieri. Ogni pensionato/a catturato/a da Auditel sarà trattato con adeguato rispetto. Bene, ci stiamo preparando ai giorni che verranno: oggi quasi tutti i quotidiani si occupano di Rai solo per anticipare cosa avverrà sul palco dell’Ariston dove, ha informato Vespa (sic !!!) , ci sarà pure Volodymyr Zelensky. Nulla da eccepire.

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domenica 15 gennaio 2023

Appello URGENTE all'AD, alla Presidente e al Cda Rai

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Ci eravamo promessi di passare una domenica tranquilla, serena, distaccata dalle umane (e disumane) faccende Rai e dintorni. Abbiamo portato a passeggio i gatti, riordinato le faccende domestiche, salutato amici, parenti e conoscenti. Quando, d’un tratto: cu cu!!! Arriva un messaggio su What’s up che più avanti vedrete.

Allora, repente, mi corre il pensiero agli anni gloriosi della gioventù liceale, quando si studiava poco e male (parlo per me) e mi torna un pensiero fosco e oscuro che, da allora, mi tormenta. Ricordo perfettamente il passo dantesco

“«O frati," dissi, "che per cento milia

perigli siete giunti a l'occidente,

a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'è del rimanente

non vogliate negar l'esperïenza,

di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza".»

Da allora, dopo cinquanta anni, il dubbio mi assale nelle notti buie e tormentate. Dante è di destra o di Sinistra? E San Francesco era un vetero socialista della prima ora? Ci ho riflettuto spesso e volentieri: quel “fatti non fummo…" non mi ha mai convinto del tutto. Anzitutto quel “Considerate vostra semenza” è ambiguo assai. Che vuol dire? Abbiamo cercato di tradurre: mettetevi l’anima in pace, più di tanto voi umani non potete, questo passa il convento. La “vostra semenza” è quella che è. E poi, da chi “fummo” fatti? E perché ci ha fatto tanto contorti e, talvolta, financo malvagi? Già che c’era, poteva anche farci tutti buoni. E inoltre: le “virtute” ? già, ma quali? Ognuno se le canta e se le suona a suo modo e piacimento. Ogni uomo e donna su questa terra modella la “sua” virtute” ovvero morale. Va beh! Lasciamo perdere: ci ha pensato l'ex direttore del Tg2 Sangiuliano a troncare una volta per tutte ogni incertezza: Dante è Destra ! 

Bene, ora scendiamo sulla terra.

Vogliamo dunque rivolgere un accorato appello all’AD Rai, alla presidente, all’intero Cda e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Fate tornare Sangiuliano a Viale Mazzini, presto, prima che sia troppo tardi. Avete già fatto l’errore di farvelo scippare dal Governo, ora avete ancora modo di rimediare. Una persona in grado di elaborare un pensiero tanto raffinato e sofisticato su Dante non merita di perdere il suo prezioso tempo in un banale e occasionale ministero della Cultura: la Rai offre di meglio e di più e comunque si può rivolgere ad un pubblico più vasto e colto (gli over 50 certamente hanno studiato il Sommo Poeta).

Rimane il dubbio su San Francesco: è verosimile supporre che era democratico e che fosse “il fondatore del pensiero di sinistra in Italia”? va a sapere …

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Il solito acutissimo lettore ha corretto Dante: “Fasci non foste per viver come bruti …” Geniale!

 

sabato 14 gennaio 2023

La Rai che si "occupa" da sola... non ha bisogno di "aiutini" esterni


Avere i capelli bianchi aiuta: consente di vedere le cose con maggiore distacco, permette di prendere tempo e verificare, confrontare. Non si vuole sostenere che si diventa più saggi, anzi , magari ci si rincoglionisce sempre più. Però, tutto sommato, è un grande vantaggio e ne approfittiamo.

Ieri abbiamo scritto delle guerre perdute dalla Rai senza combattere. Dobbiamo correggere il tiro. Non ci sono vinti ne sconfitti: semplicemente non c’è guerra. Cerchiamo di spiegarci: spesso si leggono titoli del genere “La destra all’assalto della Rai” oppure “Meloni: blitz a Viale Mazzini”. No, non è necessario. La Rai si “occupa” e si assalta da sola, i direttori (o manager che dir si voglia) non vanno sostituiti si “auto sostituiscono” per nome e per conto proprio perché fanno benissimo male senza bisogno di “aiutini esterni” e non si avverte nessun bisogno di altri che magari potrebbero fare anche peggio di loro.

Ieri non ci volevamo credere: è successo che l’altra sera, al termine del Tg1, la conduttrice saluta i telespettatori e senza alcun motivo formale o sostanziale, sullo sfondo compare il faccione della Meloni. Perché? A che titolo, per quale scelta editoriale? Cosa giustifica tanta “intelligenza” giornalistica? Fatichiamo a trovare risposte convincenti. Perché sostituire la Maggioni? Va benissimo dove si trova, anzi, merita un rinforzo.


Vedi pure il caso Minoli: nel giorno in cui si legge del ritorno di fiamma di Mixer 40 anni dopo, si legge uno sfizioso articolo su La Stampa dove addirittura “qualcuno” ipotizza la partecipazione ad un ticket per il cambio di Fuortes&C nientepopodimenoche insieme a Soldi e Sergio. Da ritagliare e conservare a futura memoria. È tutto fenomenale: stupefacente e anomalo il pezzo della Tamburino, sconvolgente lo schema (la Soldi AD, Minoli presidente e Sergio DG) e surreale l’ambiente descritto. Leggiamo “Se le voci che girano nei corridoi alti della Rai sono vere e certamente sono più che attendibili, quello che è accaduto in questi giorni assume un senso compiuto”. E quale mai sarebbe il “senso compiuto”? Non viene a nessuno il legittimo sospetto che si tratta di “voci” forti e chiare alimentate direttamente o indirettamente dalla parti in causa? Torniamo a Minoli perché corre il rischio di diventare un “caso” di scuola: come noto, è in corso un contenzioso con Rai di notevole entità e, ciononostante, come ha correttamente rilevato Roselli sul Fatto, Minoli non potrebbe e dovrebbe nemmeno dare un pò di fieno al cavallo di Viale Mazzini. Come è possibile anche solo immaginare con la più fervida fantasia che potrebbe assumere la carica di Presidente? Mistero misterioso.

Poi, ieri abbiamo scritto di Villa Arzilla. Ieri sera, con la coda dell’occhio abbiamo visto qualche spezzone di The Voice Senior. Fantastico! Già solo il nome dovrebbe far accapponare la pelle ad ogni telespettatore under 30. Ma, bon gré mal gré, si capisce: il Servizio Pubblico deve essere generalista e non deve tralasciare nessuno. Appunto: nessuno. Non si capisce perché ci si ostina ottusamente ad abbandonare i “giovani “ al loro destino. E pensare che proprio qualche mese addietro è stato creato un “gruppo di lavoro giovani” (peraltro composto da arzilli ultra 50 enni). Magari, prima di andare in pensione, e uno di loro già sta preparando gli scatoloni, è possibile, probabile, che possano produrre qualche idea.

Chiudiamo sulla pubblicità. Ieri Italia Oggi ha pubblicato lo schema della raccolta pubblicitaria Gen/Nov 2022 su stesso periodo 2021: si commenta da sola.

Sembra tutto chiarissimo: 
Rai perde il quasi 15% e Mediaset il 3%.
Oggi, sul Secolo XIX, si legge un interessante articolo proprio a questo proposito riferito a Sanremo: “Lo scorso anno a combattere contro la finale sanremese, che trionfò con 13 milioni 380 mila spettatori, per uno share del 64,9%, Canale 5 schierò il film "Matrimonio a Parigi" che ottenne 1.344.000 spettatori e uno share de15,18%. "C'è posta per te" viaggia intorno al 30% di share, se dimezzasse l'ascolto farebbe comunque il doppio dell'anno scorso, togliendo occhi e orecchie ai ventotto artisti in gara a Sanremo”. Tremate gente, tremate, anche solo il 15% della De Filippi sottratto a Sanremo è tanto, troppo. Auguri!

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venerdì 13 gennaio 2023

Rai Vietnam


Tenetevi forte e questa mattina invece del caffè consigliamo una tiepida tisana alla camomilla.

“Mi piace l’odore del napalm di mattina. Una volta una collina la bombardammo per dodici ore e, finita l’azione, andai lì sopra. Non ci trovammo più nessuno, neanche un lurido cadavere di Viet. Ma quell’odore… si sentiva quell’odore di benzina. Tutta la collina odorava di … di vittoria. Prima o poi questa guerra finirà”.

La battuta del colonnello Kilgore è logora ed abusata ma è sempre efficace quando si tratta di trovare una sintesi dei tempi che si stanno preannunciando.

Bene, parliamo di guerra, dentro e fuori la Rai. Anzitutto consigliamo di rispolverare tre libretti che non dovrebbero mai mancare nelle “cucine” degli italiani: L’arte della Guerra di Sun Tzu, Il Libro dei Cinque Anelli di  Miyamoto Musashi e I Trentasei Stratagemmi (Sanshiliu-ji) anonimo. La somma, una sintesi efficace,  di queste tre perle di saggezza strategica porta in una sola direzione: la vittoria migliore si ottiene con una guerra non combattuta.

La prima guerra esterna: Mediaset. Ieri abbiamo titolato “Mediaset Rai” e non “Rai Mediaset”. Ci spieghiamo meglio e correggiamo il tiro. Cologno Monzese non ha dichiarato guerra a Viale Mazzini perché, semplicemente, l’ha già vinta pur senza combattere. L’ha vinta da quando ha iniziato, con evidenti complicità interne (ricordate per caso una certa Struttura Delta) a infiltrare uomini e donne all’interno e intorno a Viale Mazzini. Le truppe avversarie sono accampate da anni nei giardinetti sotto il cavallo. “Artisti” che vanno e vengono (l’ultima la Marcuzzi) e programmi scimmiottati non tanto nel format quanto nella loro natura primordiale. È la logica stessa della televisione commerciale che si è insinuata nei profondi meandri mentali di tanti dirigenti Rai. Mediaset non deve fare altro che raccogliere i frutti: vedi i giovani cantanti di Amici ergo DeFilippi che affollano Sanremo.

Nel dettaglio: ora la scaramuccia si sposta sul terreno delle fasce di età: il predominio tattico della Rai è fragile. Nessuno si può permettere di ignorare chi ha i soldi e gli anziani i soldi li hanno: hanno un potere di spesa che i giovani, purtroppo, non hanno. Le loro piccole o medie pensioni, comunque, pagano le bollette e comprano/pagano ciò che è necessario. Gli Over 50  sono un terreno di conquista dove Rai non ha strumenti di difesa ed è destinata, lentamente, a soccombere: Mediaset ha più risorse e più “tutele” politiche da spendere, è più forte ora per allora.

Vedi tabella sugli andamenti della pubblicità:  



Nota a margine: una guerra molto interessante è quella in corso tra Meloni e Berlusconi dove il suo braccio armato Mediaset è caricato a pallettoni contro la capa del Governo: vedi articoli di oggi sul Fatto e La Stampa.

La seconda guerra esterna: la politica. Non c’è partita, nel senso che non ci sono i contendenti in campo. Provate a chiedere in giro chi sono i nuovi parlamentari che si dovrebbero occupare di Rai oppure chi sono i responsabili o gli esperti della comunicazione dei partiti. Silenzio imbarazzante. La Vigilanza Rai è in alto mare e questo la dice lunga sulla situazione. Ma non mancano solo i partiti, di governo o di opposizione: mancano dal campo tutti gli altri soggetti (gli “stakeholders” come a qualcuno piace definirli) di varia natura e cultura. Anche questa è una guerra persa senza combattere: il Contratto di Servizio può attendere e, con esso, il futuro della Rai. Tutto sommato, per alcuni, potrebbe anche essere un vantaggio.

La guerra all’interno di Viale Mazzini 1. Da mesi si legge di Fuortes mezzo azzoppato, sfiduciato anche con il suo “presunto Piano industriale di Salini”, sull’uscio della porta e pronto ad essere sostituito ad ogni stomir di fronda con Tizio, Caio o Sempronia. Oggi si legge su La Stampa, a firma della solita Michela Tamburino, l’ennesima ricostruzione del brontolio Rai dove si vorrebbe pronto un nuovo ticket con il trio delle meraviglie: Soldi, Minoli e Sergio. Non abbiamo dubbi che il pezzo goda di buone fonti. Ma nutriamo forti sospetti sulla loro credibilità. Da quanto anni sono che il Minoli della situazione ambisce a fare qualcosa di più di quello che fa? Non è una notizia fresca di giornata. Come pure quella di Sergio. Tutto questo si chiama semplicemente “wishful thinking”, nulla di meno, nulla di più. 

Come potete bene immaginare, dopo 40 anni passati nel Palazzo, conosciamo tante persone, dai direttori in giù, e con tutti spesso e volentieri ci scambiamo batture e pensieri: “come va?” … “Come vuoi che vada.. qui so’ tutti scoglionati”. Questo il pensiero ricorrente, unico e fondamentale. “Non c’è un vertice credibile e autorevole, non c’è un progetto, non c’è una prospettiva ma solo accozzaglie di scelte più o meno sgangherate”. Amen. Battaglia persa.

La guerra all’interno di Viale Mazzini 2. C’è un esercito stabilente accampato nei corridoi di Viale Mazzini che come i Lanzichenecchi depreda e saccheggia pure la carta delle fotocopiatrici. Mi è capitato tra le mani un articolo dello scorso 29 agosto de Il Giornale con il titolo “Beppe Caschetto, Il Richelieu della televisione: decide lui cosa farci guardare” e proprio ieri sul tema ci è tornato LaVigilanzaTv con il titolo “D’Amico vira sul trash con Wanna Marchi e Caschetto domina la serata Rai”. Se si volesse aprire il capitolo agenti artistici e società di produzione, si sa da dove si inizia ma difficile immaginare dove si finisce. La sola cosa certa è che la loro forza non sarebbe sufficiente a garantire gli spazi di manovra di cui godono. Ci sono complici, sub agenti, amici, parenti o conoscenti che danno una mano? Nemmeno la Vigilanza della scorsa legislatura è riuscita ad intaccare la loro potenza. Battaglia persa.

Vogliamo poi parlare delle pubblicità più o meno occulte fatte a favore della concorrenza più agguerrita (Netflix e Amazon Prime)??? Battaglia persa.

La guerra all’interno di Viale Mazzini 3. Si è detto del ritorno di Minoli con il suo Mixer rivisto e corretto (malissimo) su Rai Tre. Solo il Fatto con la firma di Gianluca Roselli ha ricordato che qualcosa non torna.  Il titolo dell’articolo è “La Storia siamo noi, ma se la tiene lui: Minoli torna in Rai anche se non potrebbe lavorarci” e si legge che “Il problema, però, è che Minoli ritorna nonostante abbia un contenzioso aperto con l'azienda sui diritti di un'altra sua trasmissione: La storia siamo noi, in onda dall'ottobre 2002 al giugno 2013, oltre mille puntate. Quindi in teoria, a fronte del contenzioso, non potrebbe lavorare per la Rai”. Già, per quanto sappiamo, non potrebbe e non dovrebbe. Eppure lo fa. Ma nessuno è in grado si sapere quanto costa questo suo “gentile” ritorno a casa Rai. Il compenso per Mixer riscaldato in padella verrà scontato dal contenzioso milionario in corso con la Rai? E come è stato aggirata la norma che vieterebbe il suo ritorno in video (oltretutto pure pensionato)? Battaglia persa: si combatte su altri fronti (vedi punto battaglia n. 1).

Ce ne sono tante altre di battaglie già perse e altre che si perderanno… con calma ve ne parleremo.

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giovedì 12 gennaio 2023

ALLARME ROSSO: inizia la guerra Mediaset Rai (non Rai Mediaset: è diverso)


Prima di andare avanti con la lettura di questo Post, se ve lo volete gustare appieno, consigliamo vivamente di alzare al massimo il volume dell’audio e ascoltare questo breve ma importante brano: https://www.youtube.com/watch?v=nZ_zNUmr8fM

Bene, da ieri pomeriggio ci giungono notizie preoccupanti dall'intero territorio nazionale: tutti i “diversamente giovani” ovvero gli over 50, i residenti in case di accoglienza per anziani, le "personnes âgées” pur gagliarde e toniche, sono prese da un fremito battagliero. Sono tutte chiamate alla prossima Battaglia di Villa Arzilla: stanno rispolverando le protesi acustiche, tirando fuori i plaid di lana (non di pile, quelli sintetici che pizzicano), rifacendo le punte ai ferri dell’uncinetto. Lo scontro epico è prossimo (martedì 7 febbraio) e non si vogliono far trovare impreparati. Qualcuno ha proposto loro di organizzare anche prime linee di difesa con pop corn e qualche flebo di adrenalina, non si sa mai, si tratta pur sempre di persone con una certa età … meglio essere attrezzati… appunto, non si sa mai.  

“Italiane e italiani, è giunta l’ora dello scontro finale: l’etere televisivo sarà l’arena della storia! Il Patto di ferro Rai/Mediaset che finora ha retto i destini dell’ascolto televisivo è stracciato. Ognuno per se. Chi sopravvivrà potrà guardare il futuro con gli occhi del coccodrillo (quelli della tigre sono stati già adoperati). Tenetevi pronti: alzate il telecomando e partite all’attacco. Auguri!”. Più o meno questo il senso del comunicato di ieri pomeriggio quando Mediaset ha dichiarato guerra alla Rai. Leggiamo: “Le reti Mediaset continueranno la propria normale programmazione anche durante la settimana del Festival di Sanremo, anche perché dal punto di vista commerciale, l'andamento positivo della raccolta pubblicitaria Mediaset durante i Mondiali di Calcio ci ha dimostrato che in questa fase di mercato gli eventi in onda sulle reti concorrenti poco incidono sui ricavi pubblicitari della nostra programmazione”.

Ci riferiscono che a Cologno Monzese stanno riscaldando gli elicotteri per lo sbarco sulle coste di Sanremo per poi prendere d’assalto il Teatro Ariston. Intanto hanno inviato vari infiltrati, sia tra i cantanti sia tra i valletti. Hanno pure promesso che non faranno prigionieri: Amadeus e i suoi gagliardissimi e arzilli giovanotti Morandi/Ranieri/Al Bano se si comporteranno bene potranno essere ingaggiati al prossimo Festival della canzone Lombardo/Veneta. A’ la guerre comme à la guerre !!!

Bene… benissimo. Finalmente sapremo chi è il più forte, chi saprà “dialogare” con pubblico giovane e over XXX. Come al solito, la domanda è sempre molto semplice: perché questa’anno si rompe la pax televisiva tra Rai e Mediaset che per tanti anni ha consentito a Viale Mazzini di reggere la candela? Diverse risposte possibili. Una prima lettura, troppo facile e comoda, porta dritti al cuore delle relazioni politiche non proprio idilliache tra Meloni e Berlusconi. Ma, appunto, è troppo facile e comoda per essere pure un’ipotesi robusta. Certamente ha fondamenti logici ma, similia simialiribus, porta a supporre che in questo momento a nessuno delle loro parti conviene rompere le scatole.

Quella che invece riteniamo più credibile è di pura ingegneria editoriale: Mediaset ha capito benissimo che lo “zoccolo duro” Rai sul quale si regge buona parte degli ascolti Tv è fragile e non sempre difendibile. Parliamo di oltre l’80% di telespettatori over 45 (dati Auditel Total Audience). Vedi il comunicato di fine anno 2022: “Molto significativa la crescita delle reti Mediaset sia sul pubblico più giovane sia su tutti gli italiani, dove è addirittura avvenuto uno storico sorpasso: dal 4 settembre al 19 novembre Mediaset con il 37,9% di share nelle 24 ore ha superato gli ascolti del servizio pubblico televisivo (37,2%). E nelle prime serate ha mantenuto la leadership su tutti gli italiani fino a fine dicembre (Mondiali compresi) con il 39,5% contro il 36,0%. Mediaset nel 2022 è riuscita ad attrarre anche il pubblico più anziano abituato alla programmazione Rai”.

Una domanda correlata è: quanto conviene a Mediaset misurare la differenza con il rischio, possibile, di soccombere sotto i colpi di Amadeus&C ? è verosimile supporre che i generali di Cologno Monzese lo abbiano previsto. Mai sottovalutare il nemico. Primo scenario: Rai mantiene il primato. Secondo: più o meno vanno alla pari. Terzo: Rai cappotta. Primo scenario: è possibile, messo in conto ma l’attacco è solo un segnale forte e chiaro e non si limita a Sanremo. Intanto togliamo un po’ di terra sotto i piedi, poi si vedrà. Secondo scenario: la partita è aperta ma non scontata. Le forze in campo sono importanti, da una parte e dall’altra. “Rai ha il vantaggio “storico” ci hanno detto a  Cologno, “ma è tale solo perché finora noi non abbiamo giocato. La situazione si pone ora in termini assai diversi”. Il ragionamento che ci fanno è suggestivo e non fa una piega: “La torta pubblicitaria sul mercato Tv si fa sempre più piccola e non ce n’è per tutti”. 

Il terzo scenario, perdonateci, fatichiamo ad immaginarlo.

Altra domanda correlata: i fini strateghi di Viale Mazzini come risponderanno? Ci giunge notizia che nel cuore della notte, è stato prima urgentemente convocato il “gruppo di Lavoro Giovani” (età media 52) e poi i vari CCC della comunicazione e della creatività. Imperativo categorico: fate qualcosa… qualsiasi cosa!!!

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