lunedì 11 luglio 2022

La RAI di questa mattina alle 9.30, tra stupore, sconforto e sgomento


 

Cosa c’è nel mezzo tra lo stupore e lo sconforto? Forse, lo sgomento.

Lo stupore, forse, ce lo riserverà Fuortes quando (forse) oggi parteciperà al dibattito sul Contratto di Servizio (vedi più avanti).

Lo sconforto e in parte lo stupore lo abbiamo provato ieri sera, al termine di un solito giro di commenti tra i tanti lettori di Bloggorai quando uno di loro mi scrive: “Di cosa ti stupisci?”. Il riferimento era a quanto appena andato in onda su Rai Uno con uno “speciale” dedicato all’11 luglio del 1982 con la vittoria dell’Italia ai mondiali, realizzato in coproduzione tra Rai Cinema, una società di produzione esterna (One More Pictures) e RaiCom e la collaborazione della Regione Lazio. Allora: anzitutto come è mai possibile che con 13 mila dipendenti non si trovano due montatori, una regista, una voce narrante, un autore e un ricercatore distaccato alle Teche Rai in grado di mettere in piedi un programma (attenzione: classificato come Documentario, per il cui genere è stata creata una apposita direzione con il fantasmagorico budget di 3 mln) di un’ora senza dover ricorrere a soggetti esterni? e poi: che c’entra Rai Cinema che dovrebbe produrre per le sale e non per la Tv? e poi: che c’entra Rai Com che si dovrebbe occupare di distribuzione e non di produzione? e, infine, la Regione Lazio ha partecipato prendendo o dando un contributo?

Già, di cosa ci si stupisce se la Rai non è più quella di Angelo Guglielmi, non è più la Rai che inventa e produce ma è ormai territorio di predazione e saccheggio di agenti e società esterne? Ieri abbiamo pubblicato una sua frase recente: “La Rai non attrae, è diventato un mondo delle vecchie ombre”.

Di cosa ci si stupisce se per vedere un film che raccoglie ascolti significativi su Rai Uno si deve rivedere per la 12a volta Pretty Woman o attendere l’ennesima replica di Don Matteo? Di cosa ci si stupisce se le immagini del Giro d’Italia non sono realizzate dalla Rai ma da una società esterna (la EMG)? Di cosa ci si stupisce se ogni volta che esce il Report Auditel Total Audience si legge che più dell’80% dei telespettatori sono compresi tra i 45 e gli oltre 65? Di cosa ci si stupisce se le immagini della guerra in Ucraina, per quanto ci hanno riferito nostre fonti, sembra che siano in “appalto” cioè realizzate da “service” esterni e disponibili solo per la messa in onda ma non per essere immagazzinate come proprietà Rai come è avvenuto per le guerre precedenti quando gli operatori Rai tornavano dal fronte con i bagagli carichi di cassette del “girato”? Di cosa ci si stupisce se dal prossimo settembre andrà in onda su Rai Tre un approfondimento gentilmente concesso ad un esterno contro ogni logica e progetto e quasi nessuno ha battuto ciglio?

A proposito di Angelo Guglielmi, questa mattina La Stampa riporta la sua ultima intervista sul tema Rai. Riportiamo una frase “Penso che la direzione di una tv vada data a chi di tv ne capisce: e non è successo”. Il riferimento diretto ed evidente è rivolto a Fuortes ed alla possibilità (nota) che ci possa essere stato un “errore” nella sua nomina laddove, sempre forse, era prevista la Soldi al suo posto e viceversa.

L’AD però, ne siamo certi, da uomo di teatro (!!!) saprà certamente stupire questa mattina i suoi interlocutori alle 9.30 quando, forse, gli presenterà ufficialmente la Bozza di “Contratto di servizio 2023-2027. Processo e linee guida” già disponibile dallo scorso gennaio e già frutto di rielaborazione del documento elaborato a novembre da un apposito gruppo di lavoro. Chissà se l’Usigrai ne era a conoscenza? Ne hanno dibattuto prima? è stato oggetto di confronto e discussione interna?


Oggi, date le circostanze e la qualità dei partecipanti (Vigilanza con Barachini e AgCom con Lasorella) forse l’AD potrà far cancellare quel piccolo testo in calce al documento “Strettamente riservato e non divulgabile” e renderlo finalmente pubblico e confrontabile. Siamo fiduciosi.

Fra poco ne sapremo, forse, qualcosa di più. Se però qualche partecipante volesse chiedere e portarsi avanti il lavoro, Bloggorai è qui per questo: svolgere un piccolo ruolo di Servizio Pubblico … ovviamente dietro modesto compenso... un caffè è sufficiente.

bloggorai@gmail.com

Rai: il dibattito ..il dibattito ... il dibattito ...

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Domani si dovrebbe svolgere un importante confronto su tema Contratto di Servizio promosso da Usigrai, Federazione Nazionale della Stampa e vi partecipano Ordine dei Giornalisti, Presidente della Vigilanza Barachini, presidente AgCom Lasorella, AD e presidente Rai. Ottima iniziativa: l’abbiamo auspicata da tempo.

Proponiamo alcune brevi e sommarie riflessioni:

Nel Contratto di Servizio tutt’ora in vigore si prevede (art. 25) che “Informazione. La Rai è tenuta a presentare alla Commissione, per le determinazioni di competenza, entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente Contratto nella Gazzetta Ufficiale, un piano di riorganizzazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche nonché la riprogettazione e il rafforzamento dell’offerta informativa sul web”. Il Piano non è stato mai presentato. Si ritiene che questo indirizzo possa essere riproposto? Si può dibattere di un nuovo Contratto di Servizio quando siamo in presenza di palese violazioni di quello esistente? Tanto per essere chiari: l’Usigrai, la FNSI e l’OdG ritengono che il numero attuale di testate e giornalisti sia adeguato alle risorse di cui dispone l’Azienda rapportato al servizio che offre? Quale potrà essere il perimetro di offerta informativa che sarà possibile realizzare nelle condizioni determinate? Vedi: Rai News24 occupa circa 200 giornalisti e in prime time, quando va bene, raccoglie ascolti da prefisso telefonico quando si usavano i piccioni viaggiatori.

Nel Contratto di servizio tutt’ora in vigore si prevede l’obbligo di proporre un piano editoriale congiuntamente a quello industriale. Non ci sono tracce dell’uno e dell’altro.

Recentemente l’Usigrai ha sottoscritto un accordo con l’AD dove si prevede, al primo punto, un progetto di potenziamento dell’informazione web regionale. Che fine ha fatto? A che punto siamo?

Nei giorni scorsi abbiamo letto: “E' urgente audire il presidente e l'amministratore delegato della Rai sul piano industriale e sul piano immobiliare che è strettamente connesso al primo, checché se ne dica, così come il contratto di servizio". Lo ha detto il presidente della Vigilanza Rai Alberto Barachini dopo l'intervento del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che ha posto l'accento sulla importanza della contestualità temporale fra la redazione del primo schema di contratto di servizio e piano industriale”. Se è vero come sembra che sarebbe intenzione dell’AD forzare la mano sul Piano Industriale e su quello immobiliare entro le prossime settimane, come si concilia questo intendimento con i tempi del Contratto che invece sono necessariamente più lunghi e complessi?

Ovviamente … ovviamente .. c’è molto assai di più da dire … siamo fiduciosi che Usigrai, FNSI e Odg sapranno dare un contributo importante. Siamo fiduciosi.

bloggorai@gmail.com

Angelo Guglielmi


 

Oggi ci ha lasciato Angelo Guglielmi. 

Nella sua ultima intervista ebbe a dire “La Rai non attrae, è diventato un mondo delle vecchie ombre”.

Altri che lo hanno conosciuto e che ci hanno lavorato insieme scriveranno meglio e più di quanto possiamo noi.

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sabato 9 luglio 2022

Canone RAI: un roseo futuro dietro le sue spalle


È inutile girarci intorno: se tutti i soggetti interessati non ci dicono forte, chiaro e tondo come intendono risolvere il problema delle risorse sulle quali Rai potrà contare per il suo futuro, per il suo sviluppo, tutto il resto è fuffa ovvero chiacchere dal Bar Arci della Bassa Val Tiberina (notoriamente tutti attenti osservatori ed esperti di beni pubblici).

Intendiamoci pure su questo: rinviare, sopire, diluire e perdere tempo, buttarla in caciara, lasciare andare e non affrontare il problema del canone Rai può anche essere parte di una “visione” corrotta e distorta ma che da qualche parte trova buon albergo e si sintetizza con il ridimensionamento strategico del Servizio Pubblico e la sua ricollocazione in un alveo di subordinazione rispetto al privato.  

Inutile lambiccarsi e disquisire amabilmente tra otto amici al Bar sul nuovo Contratto di Servizio, Piano Industriale, riforma della Governance, aggiornamento tecnologico, nuovi prodotti editoriali etc… se poi non si ha nessuna certezza sulle risorse necessarie per sostenere questi impegni. Non è più nemmeno un rischio ipotetico disegnare scenari che poi non potranno mai essere applicati perché non ci soldi in cassa. E soldi in cassa ce ne sono già pochi e quelli che ci potranno essere saranno sempre meno.

I tanti soggetti coinvolti (AD, Presidente, AgCom, partiti, sindacati tutti etc etc) dovrebbero uscire allo scoperto e una volta per tutte provare a formulare qualche ipotesi su come definire il tema delle risorse Rai e, molto in particolare, sul canone.  Già che ci siamo, magari anche prima della fine di questa legislatura visto che, fino a prova contraria e salvo provvedimenti in extremis sulla prossima finanziaria che potrebbe rinviare di un ulteriore anno, a partire dal prossimo 2023 il canone verrà riscosso alla “vecchia maniera” laddove si prevedono X centinaia di migliaia o milioni di evasori per un danno stimato di oltre 300 mln di euro.

Come abbiamo scritto e ripetuto più volte su questo tema il silenzio è totale ed è rimasto nella storia il duetto tra la Fedeli e Fuortes dove l’una chiedeva all’altro “che volete fare? ” e lui di risposta “… dicitencello vuie … Dicitencello ch'è na rosa 'e maggio, ch'è assaje cchiù bella 'e na jurnata 'e sole”.

Certo, è del tutto evidente che il tema risorse si coniuga in modo assoluto con gli obiettivi che si intendono perseguire: a rigor di logica si dovrebbe prima definire la “visione” e poi trovare gli strumenti per applicarla.

Ma se, come succede, pure la Corte dei Conti ribadisce che i soldi in cassa vengono spesi male e in Vigilanza questo mantra si ripete costantemente come la mettiamo? I soldi nelle casse di Viale Mazzini ci sarebbero pure ma vengono dispersi in mille rivoli di inefficienze e sprechi. Allora si sente dire: “Voi Rai diteci come li spendete e noi (politica) ve li daremo o meno se quello che ci proponete ci potrà piacere”. Il problema è irrisolto: la “politica” non sa dove andare già di per suo e figuriamoci sul futuro della Rai.

Allora il problemino è molto semplice e gli schemi di ragionamento possibili sono limitati. Proviamo a buttare giù qualche sommaria ipotesi.

a. il canone rimane invariato e si riducono i perimetri di spesa (tagli su tutti i fronti)

b. il canone aumenta “di fatto” con il rientro di voci attualmente indebitamente “espropriate” (extragettito etc)

c. il canone viene eliminato ed assorbito nella fiscalità generale

d. il canone verrà riscosso attraverso nuovi modelli (tassa sulle abitazioni, automobili etc)

e. il canone attuale verrà utilizzato solo ed esclusivamente per impegni da “servizio Pubblico” e tutto il resto va sul mercato pubblicitario.   

f. nulla cambia e nulla potrà cambiare, almeno per i prossimi tanti mesi che ci separano dal prossimo Parlamento e fino ad allora sarà solo e semplicemente un “Tirare a Campari” come dicono i giovani.

Ognuna delle ipotesi proposte presenta aspetti positivi e negativi. Basta scegliere una prospettiva e seguirla. Ed è proprio quella che sembra del tutto assente mentre, nel frattempo, si sente dire (Palazzo Chigi mormora) che “Bisogna fare qualcosa … presto … presto … vedete voi … fate una forzatura con il Piano Industriale o se proprio non ce la fate ... fate almeno il Piano immobiliare …”. Però, l’aria che tira non sembra delle migliori per diversi aspetti.

È del tutto evidente poi che il tema risorse non si esaurisce con il solo canone. Si estende alla pubblicità, alle politiche commerciali che l’Azienda persegue, alla gestione dei suoi “asset” pregiati (vedi anzitutto Rai Way).

Sintesi: il tema risorse è prevalente in modo assoluto su tutti gli altri e, ben che vada, è necessario affrontarlo contestualmente con gli altri temi e subito. Quale Azienda si può permettere di disegnare il suo futuro se non sa nemmeno se potrà abitare ancora nello stesso palazzo dove risiede (Viale Mazzini)???

Al Circolo Arci della Bassa Val Tiberina sono vivamente preoccupati dell’aumento delle tariffe varie e pure “chi perde paga” a briscola sembra ad alto rischio.



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venerdì 8 luglio 2022

Rai: il suo fascino sottile, ambiguo e perverso

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La Rai esercita un fascino sottile, ambiguo e perverso su tutti coloro che gli girano dentro e intorno. Per chi ci vive e lavora l’attrazione fatale è (o forse era) per una Azienda più o meno definita “la più grande produttrice di cultura nazionale” e quindi fonte di orgoglio, nonché  garanzia di posto di lavoro.  Ora è un po’ diverso e questa sensazione forse non è più tanto solida. Che poi lo stipendio possa essere garantito a vita per i prossimi 10 anni sarà tutto da vedere (rinnovo della Concessione). Per chi ne è fuori, la vive e la vede e la sostiene (canone) per alcuni aspetti (età) ne è affascinato mentre per molti altri ne sono “schifati”  e allontanati per le note contumelie sulla politica, i “soliti noti raccomandati” e via raccontando da chiacchere al bar. Però, poi, alla fin fine, Sanremo è sempre Sanremo e una replica di Montalbano o di Pretty Woman non si nega a nessuno.

Per la “politica” la perversione con la Rai è più sottile e non meno fascinosa e la prova provata ci viene fornita periodicamente con le audizioni in Vigilanza. Ieri è stato il turno del ministro Giorgetti chiamato a recitare il ruolo di se stesso nella parte di lui medesimo. Avrebbe dovuto illustrare ai parlamentari la posizione del Governo in merito al prossimo Contratto di Servizio. Colpo di scena: ha letto esattamente quanto scritto nell’Atto di indirizzo del Governo reso noto lo scorso maggio e, per la precisione, ha ribadito gli undici punti che caratterizzano il documento. La “politica” ha ascoltato in trance, ha preso atto e ringraziato vivamente per la cortese disponibilità del Ministro. Magari se avessero avuto l’accortezza di leggere il documento  già noto da tempo si potevano risparmiare la levataccia alle 8.30 del mattino. Però, vuoi mettere il “fascino della diretta” seppure Web.

Come al solito, ci sarebbe materia per scrivere un capitolo di Enciclopedia ma, purtroppo, non abbiamo spazio e tempo. Ci limitiamo a sommarie osservazioni.

A: è più rilevante ciò che non si dice che non il contrario. Non una parola sul futuro del canone se non per ribadire che l’Azienda ha bisogno di risorse che da qualche parte si dovranno trovare.  Non un fiato, un sibilo, un debole rantolo su come verrà riscosso il prossimo canone. Nessuno ha il coraggio di affrontare l’argomento. Tanto per tenere a mente: nelle prossime settimane in Francia il canone sarà abolito.

B: ne consegue l’idea (Giorgetti dixit fresca fresca) di immaginare un possibile acquirente di Rai Way con Cassa Depositi e Prestiti. Geniale, non ci aveva pensato nessuno. Vedi vexata questio della rete unica: ancora tutti in attesa.

C: una cosetta del genere, si suppone, debba trovare adeguato segno e contesto in un Piano Industriale che i poveri parlamentari lamentano di non sapere nulla (sono in buona compagnia). Ma finchè siamo solo noi ad esserne all’oscuro passi ma che la Vigilanza sia ignorata appare “indelicato” e segno di scarso “garbo istituzionale”. Però, sembra, pare, dicono, che una volta che Fuortes se ne possa intestare la paternità sarà sua cura girarlo a San Macuto e liberarsi così dell’orrendo fardello del suo predecessore Salini.

D: c’è molta fibrillazione per cercare di chiudere la partita del Contratto di Servizio nel più breve tempo possibile. La solita attentissima senatrice Fedeli (PD) addirittura ha sollecitato di anticipare i tempi. Se non che, come abbiamo scritto, sui tempi e sui contenuti dei due documenti c’è ancora molta confusione e disordine sotto il cielo di Roma. Pochi azzardano ad abbozzare un criterio di priorità e sostenibilità e tutti amabilmente concordano nell’ignorare un altro Piano che al solo pensiero li vedi tutti a grattarsi freneticamente colti da orticaria fulminante: il Piano editoriale e,  segnatamente quello sull’informazione. L’Usigrai tra un accordo e l’altro sull’informazione regionale (sul Web ..of course…) medita, riflette e dibatte.

A rigore, per quanto riguarda il CdS le prossime tappe dovrebbero essere: anzitutto l’approvazione delle Linee Guida di AgCom elaborate lo scorso marzo (prevista entro la fine di luglio) e poi a seguire come si legge da questa scaletta:



Con tutti questi soggetti in campo, con questi chiari di luna (governo appeso ad un filo) ce la faranno “i nostri eroi misteriosamente scomparsi in Africa” a tornare a casa con un risultato apprezzabile entro la fine dell’anno (ovvero della legislatura)???  Per come la vediamo e per quanto ne sappiamo, la vediamo dura, molto dura. Si obietta: ma Draghi non vuole rogne sulla Rai e almeno su questo fronte vorrebbe chiudere in bellezza. Fuortes è d’accordo e, da par suo, si limita al Piano Industriale. Oggi, venerdì 8 luglio, con la luna nel primo quarto, la vediamo dura, molto dura.

Tenete a mente questo acronimo: KPI… ne parleremo .. divertente.. interessante…

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ps. a giorni più o meno alterni compaiono articoli con questo titolo: 

"L'AD di Viale Mazzini al capolinea. 

Draghi si è rotto Fuortes della Rai" (oggi su TPI).

lunedì 4 luglio 2022

Rai: tra Contratto di Servizio e Piano Industriale grande il disordine sotto il Cielo

 

Foto di Thaliesin da Pixabay

Nei prossimi giorni il Cda Rai si dovrebbe occupare del nuovo Piano Industriale proprio mentre per giovedì è prevista l’audizione in Vigilanza del Ministro Giorgetti sulle linee guida del nuovo Contratto di Servizio. Formalmente appare un "fuori sync" che si fatica a raccordare. 

Proponiamo un modesto contributo di riflessione per cercare di rimettere le cose in ordine. L’architettura che regola i rapporti tra lo Stato Italiano e la Rai prevede almeno due pilastri fondamentali: il contratto di Concessione (in scadenza nel 2027) e il Contratto di Servizio che ne è sua diretta emanazione e corollario. Si tratta di ambiti giuridici “obbligatori” e inderogabili mentre il Piano Industriale non ha la loro stessa forza di Legge. Il Piano ha rango subordinato al Contratto, ne è subordinato al punto di essere  esplicitamente previsto come mandato dall’art. 25 congiuntamente al Piano Editoriale (peraltro mai nemmeno preso in considerazione).  

La riflessione su questo aspetto dovrebbe indurre a prudenza nella collocazione cronologia degli impegni da assumere rispetto ai due documenti. Lo abbiamo già scritto in sintesi: normativa e logica imporrebbero che prima si disegna la cornice (il Contratto) e poi lo strumento per essere applicato (il Piano). La normativa e la logica non viaggiano separate ma dovrebbero rispondere ad un unico disegno, organico e contestuale: fornire alla Rai il perimetro entro il quale indirizzare la sua azione “… sulla base della definizione di adeguate risorse, rese disponibili dalle quote di canone destinate al servizio pubblico”. Questo passaggio non è irrilevante ne subordinato: sottolinea esattamente la “ratio” del Piano che difficilmente può trovare sostegno senza adeguate e sufficienti risorse finanziarie sulle quali contare in modo certo e assoluto. Ora, come è ben noto a tutti, se c’è una cosa che, al momento è tutt’altro che certa e assoluta è esattamente la risorsa canone che, sempre come noto, è sottoposta ad una ipotesi di revisione del modalità di riscossione che potrebbe influire in modo assai rilevante a renderlo da poco ma certo come avviene oggi a sempre poco ma incerto come potrebbe avvenire già dal prossimo anno (da ricordare che una stima ottimistica pesa circa 300 mln di evasione).

In buona sostanza c’è un forte nesso tra contenuto e contenitore, tra forma e sostanza, tra cornice e quadro. Come si può dibattere di un contenitore se non è chiara la materia che dovrà contenere?  

Torniamo alla normativa: la Concessione del 2017 prevede che ogni 5 anni venga stipulato un nuovo Contratto di Servizio e quello attuale è in scadenza quest’anno, ovvero, è tutt’ora in pieno vigore.  Ne consegue che quanto disposto, ovvero il Contratto di Servizio, segue la stessa cadenza e successione, ovvero deve essere rinnovato ogni tre anni. In punta di diritto, necessario ricordare che l’attuale Piano 2018/22 è stato approvato dal Cda Rai il 6 marzo 2019 e poi è stato “sospeso” causa Covid il 20 febbraio 2020 (vedi “Il Consiglio ha pertanto deciso, all’unanimità, di rinviare l’implementazione del piano industriale e delle direzioni per generi. Questo significa che fino al 31 dicembre le Reti opereranno secondo le modalità attualmente in vigore. Anche il budget 2020 sarà rinviato di conseguenza”). Dunque, un Piano che nasce in ritardo e poi “congelato” è, di fatto, un Piano monco nei tempi, nella forma e nella sostanza per le sue diverse inadempienze e comunque, ciononostante, rimane nelle sue piene funzioni di operatività almeno per tutto l’anno in corso.  

Cosa giustifica allora lo spostamento repentino del baricentro di attenzione e interesse del Cda dal Contratto di Servizio al Piano Industriale che questo vertice vorrebbe effettuare? Perché invertire la logica che invece dovrebbe costituire il binario della sua funzionalità ancor più in considerazione della mancanza assoluta del suo tassello di riferimento ineludibile (la certezza delle risorse) peraltro previsto dalla normativa laddove prevede esplicitamente che il Piano debba confortato da “risorse certe”?  Perchè non approfittare della "fortunata" congiuntura della contemporanea presenza sul tavolo di ben tre livelli di nuova normazione (legge di riforma, Contratto e Piano) per disegnare un nuovo modello di Servizio Pubblico che possa poggiare su fondamenta economiche certe e "garantite" una vola definita la nuova modalità di risscossione del canone?

Ancora più incongruente appare la scelta di sovvertire l’ordine di attenzione tra Contratto di Servizio e Piano industriale anche alla luce dei recenti pronunciamenti avvenuti sia da parte Agcom dello scorso Marzo (vedi “Linee-guida sul contenuto degli ulteriori obblighi del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, ai sensi dell’articolo 59, comma 6, del testo unico dei servizi di media audiovisivi - quinquennio 2023-2027”) sia da parte della Presidenza del Consiglio (vedi “Atto di indirizzo per la definizione delle linee guida sul contenuto del contratto di servizio 2023-2028”). Da notare la piccola e significativa differenza tra i due documenti: il primo si riferisce al quinquennio 2023-27 e il secondo a quello 2023-28.

Conclusione: non ci sarebbe nessuna necessità ed urgenza di affrontare questi due impegni con questi tempi e con questa progressione. Non regge nemmeno l’ipotesi, suggerita in vario modo, di far marciare il secondo (il Piano) in funzione del primo (il Contratto) per una evidente e banale considerazione: gli impegni editoriali e quindi le linee di azione aziendale, vengono definiti in ordine a quanto “indirizzato” dal Contratto e non viceversa. Il Piano ha la sola funzione di raccogliere le indicazioni del Contratto e renderle “fattibili” in relazione alle risorse di cui dispone. Se ancora siamo alle “linee guida” non ancora operative come è possibile anche solo immaginare gli ambiti di attuazione che il Piano dovrebbe “mettere a terra”? A proposito di risorse: necessario tenere in conto un passaggio di assoluto rilievo strategico: la vendita di Rai Way (o parte di essa) non ancora definire nei tempi, nei modi e nella sostanza.

Ecco allora che siamo indotti ad entrare in un campo dove la normativa e la logica hanno poco spazio: la politica. Siamo a luglio 2022 e ogni giorno è buono per considerarsi in piena campagna elettorale in vista delle elezioni 2023. Nessuno oggi è in grado di prevedere l’entità dello tsunami che si potrà abbattere sulla scena parlamentare e, di conseguenza, su quella di Viale Mazzini. “Facit’ ammuina…” può essere una ipotesi di interpretazione tanto semplice e banale quanto suggestiva ed efficace che permette di sostenere che, in mancanza di meglio, qualcuno si può scrollare di dosso il forte sospetto che l’unica cosa nuova fatta da questo  AD sia stata “resuscitare” almeno solo una parte del vecchio Piano industriale del suo predecessore Salini  e tanto vale allora provare ad intestarsene uno nuovo, magari con la pretesa di "far quadre il bilancio" vedi pure la recente Relazione della Corte dei Conti.  

Per tutto il resto “… grande è la confusione sotto il cielo e dunque la situazione NON è per niente eccellente” (il Grande Timoniere potrà comprendere la parafrasi).

bloggorai@gmail.com 

venerdì 1 luglio 2022

Rai: i Tre Veleni quotidiani

Foto di rewind da Pixabay


Gli esperti della materia sostengono che la storia ha due grandi varianti di lettura: si costruisce o si subisce ovvero si patisce. Il corollario di questo pensiero porta a sostenere che rispetto ai grandi processi che avvengono intorno a noi sono consentite due varianti: essere partecipi alla sua costruzione, si usa dire “parte attiva”, oppure esserne vittime o testimoni silenti e, in qualche modo, complici.

Nelle vicende di questi giorni, sia sul piano internazionale che su quello nazionale, ci pare di cogliere “assonanze” tra il destino di Draghi e le sorti della Rai e di chi la governa. Tanto il primo vacilla e si regge in piedi con la colla debole dell’acqua di rose, tanto l’Ad Fuortes sembra camminare su un tappetino liso e untuoso steso sotto i piedi di un’Azienda che perde acqua da tutte le parti (con questi tempi poi!) come accenniamo al secondo argomento che proponiamo oggi e la sola zattera di salvataggio la va a pescare nella cantina di Viale Mazzini con la ristrutturazione per generi.

In questi giorni Bloggorai si trova sempre esitante se riprendere la sua tradizione di post quotidiani oppure attendere che la polvere si depositi per cercare di capire cosa si nasconde sotto il tappeto. A chi ci ha chiesto perché siamo tornati dopo appena pochi giorni di pausa la riposta è semplice: “quando ce vò ..ce vò!!!”. E pure questa mattina difficile resistere alla tentazione di proporre un paio di riflessioni.

Però prima ci sia perdonata una piccola concessione: un plauso ad un coraggiosa giornalista de La7, Adriana Bellini, che ha avuto il coraggio (raro) di fare il suo mestiere: fare domande scomode e imbarazzanti al premier Draghi. Altri (Tg1) invece hanno chiesto ieri pomeriggio in conferenza stampa se il capo del Governo sia ancora ottimista. La riposta è “Si..sono ancora ottimista”. Grazie. Ne terremo conto.

Allora: difficile resistere alla tentazione di non trattare tre argomenti. Il primo viene da lontano e riguarda la minaccia più grave e incombente sul futuro della Rai: il canone. Ne avevamo già dato notizia: si riferisce allo sciopero avvenuto lo scorso 28 giugno in Francia contro la proposta di abolire il canone Tv proposta dal Governo Macron. Da ricordare che si accompagna ad una notizia analoga che proviene dalla Gran Bretagna dove “La Segretaria di Stato alla Cultura, Nadine Dorries, ha annunciato che il canone sarà congelato per i prossimi due anni, poi avrà un leggero aumento prima di essere abolito completamente nel 2027” (da Europa Today). Per quanto ci riguarda potremo essere vicino ad una situazione simile in vista dell’applicazione delle direttive europee sulla concorrenza che prevedono il ritorno all’esazione del canone come avveniva in passato e conseguente ritorno ad una massiccia evasione.

Sul tema, ovviamente, a Viale Mazzini se ne guardano bene di aprire bocca ed emettere un sussurro.

Il secondo argomento lo prendiamo con una frase alla fine di un lungo ed interessante documento della Corte dei Conti “Determinazione e relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Rai -Radiotelevisione italiana s.p.a. 2020 Determinazione del 31 maggio 2022, n. 60”. Si legge “A fronte della situazione complessiva sopra illustrata, in particolare, dell’emersione di perdite di conto economico per il terzo anno consecutivo, questa Corte conferma la necessità che Rai S.p.a. realizzi ogni misura organizzativa, di processo e gestionale idonea ad eliminare inefficienze e sprechi, onde assicurare un maggior contenimento dei costi – sebbene nell’anno in esame siano diminuiti, risultano superiori rispetto ai ricavi – nell’ottica di un recupero dell’equilibrio economico e gestionale”. Un documento che merita di essere letto attentamente nei dettagli. Da ricordare quanto ha scritto e denunciato Riccardo Laganà “…un massiccio ricorso a collaboratori esterni e produzioni in appalto totale, parziale o acquisto diritti di ripresa riferibile alle solite grandi società di produzione; addirittura la sperimentazione che si sviluppa su Rai2 è per la stragrande maggioranza prodotta in appalto totale o parziale”.

Il terzo argomento è strettamente correlato. Leggiamo sulla stampa quotidiana che PierSilvio Berlusconi ha dichiarato “Io tifo Rai e sul grande cambiamento in atto rispetto al lavoro che sta facendo sto a guardare e rifletto. In fin dei conti loro sono un nostro concorrente fino a un certo punto. Spero che la Rai faccia passi avanti sull'organizzazione dell'offerta. Ci sono tanti sprechi e, viste le risorse in campo, credo che si possa fare di più. Lo dico da cittadino”. Un vero fenomeno, un probo cittadino che paga il canone che, evidentemente, ha letto attentamente la relazione della Corte dei Conti. Stupendo, da incorniciare e, si legge poi: “Dalla Rai al momento nessuna reazione”. Già e come potrebbero reagire? Cosa potrebbero opporre? Su quali temi o argomenti possono essere in contrasto o in confronto? Hanno scritto i sindacati Rai (tutti ma non l’Usigrai) non più tardi di due giorni addietro “… La Rai perde ormai sistematicamente 10 punti di share nei confronti della concorrenza …” che non ci risulta smentita. Si legge pure che Mediaset vedrebbe con grande interesse la possibile fusione tra Ei Towers e Rai Way perché, in tal modo, si liberebbero risorse utile da reinvestire in altri settori. Grazie, a Via Teulada hanno preso nota. Andiamo avanti e leggiamo ancora: “Mediaset è leader nei video visti  sui device digitali tra gennaio e maggio 2022 con una media di 1,745 milioni di video visti al giorno rispetto ai 530.000 della Rai e di 89.000 di La7”. Amen. Ora abbiamo capito perché tanto silenzio su Auditel Total Audience.

Infine, come abbiamo già scritto, non scriviamo tutto quello che sappiamo e prima di scrivere cerchiamo di capire e verificare. C’è qualcosa di nuovo sul Contratto di Servizio, in verità è proprio poco e quel poco è pure alquanto contraddittorio sul rapporto con il Piano Industriale ma utile da leggere. Ne parleremo non appena fatto un confronto.

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