Chiunque sia solito frequentare
mercati, quali che essi siano, conosce bene una legge fondamentale: il “banco”
deve essere ricco, attraente e ben frequentato. Il “banco” ha una sua fisionomia, una sua vita propria
che lo rende più o meno interessante se vengono rispettate alcune condizioni. La
prima è che deve essere, appunto, ricco e ben fornito di merce sempre fresca. La
seconda è che il “banco” sia ben confezionato, organizzato e facilmente
riconoscibile e distinguibile. La terza condizione è che sia “frequentato” ovvero
che ci siano già persone intente all’acquisto. In altre parole, a parità di prezzi,
di qualità della merce e di condizioni ambientali, il “banco” dove già c’è
gente è più attraente di quello dove non c’è nessuno. Quest’ultima regola vale
ancor più per gli esercizi commerciali del genere ristoranti o pizzerie: un locale
che si presenta vuoto risulta meno attraente per il pubblico che invece è più
attratto da uno simile ma già affollato.
In questi giorni, il “mercato” della
politica ha offerto sottocosto, in svendita a prezzi di saldo, una quantità esorbitante
di immagini di scontri, vetrine sfasciate e giovani incappucciati a Milano come
a Parigi. Tutta “merce” a basso costo di produzione ed alta rendita elettorale:
il Governo Meloni ci ha inzuppato il biscotto a piene mani. Le immagini delle
vetrine sfasciate, delle strade devastate arricchiscono il “banco” della “sicurezza”
che, notoriamente, trova grande riscontro politico, specie in vista delle
prossime consultazioni elettorali. Il “mercato” parallelo di televisioni e
giornali hanno fatto largo uso di questa merce e riempito pagine di inchiostro e allorquando
non c’erano video o fotografie lo spazio è stato riempito da commenti e interviste
in quantità industriale. Il Corriere della Sera di domenica scorsa ha dedicato le
prime 9 (nove) pagine sull’argomento.
Ora, il tema è il valore politico di questa merce. Occupare largo
spazio di un Tg o di un quotidiano con le vetrine infrante e i giovani incappucciati
con abbondante accompagnamento di esperti (solitamente ultrasettantenni) che dibattono
di “giovani” (solitamente ignorati o invisibili e quando vanno in trasmissione,
vedi Bruno Vespa, vengono insultati o derisi) consente, banalmente, di distogliere
lo sguardo da altri problemi, ovvero altra “merce” più impegnativa e costosa nonché
difficile da maneggiare. Il “disagio giovanile” (eufemismo) delle periferie urbane, la
sanità allo sbando, l’istruzione senza fondi e investimenti richiedono un
impegno “audiovisivo” complesso e costoso. Si aggiunga pure che “questi” giovani
sfasciavetrine sono a rendita zero cioè politicamente irrilevanti e invisibili:
non sono riconducibili ad un partito o ad uno schieramento, non votano e non partecipano
ad alcuna dinamica sociale in quanto non computabili al mercato del lavoro e
dello studio. In altri termini: le immagini degli scontri a Milano rendono
politicamente di più di quelle dei TIR fermi sulle autostrade laddove la loro
pericolosità sociale si risolve subito con qualche centinaio di milioni. A proposito di “mezzi” di trasporto: si è parlato
e visto molto sull’impiego dei parà della Folgore a Milano ma non si sono visti
i loro carri armati (o blindati che dir si voglia) cioè i famigerati Lince. Forse
c’era troppa “merce” sul banco, da maneggiare con prudenza. Da non dimenticare il sindaco di Milano Sala e il titolo "Da sinistra dico si ai militari. Ma serve un piano adolescenti". Dicono si da sinistra ma pure da destra.
P.s. Ci riferiscono che la Rai in questi giorni è sparita dai radar della stampa quotidiana: i soli articoli che ne parlano riguardano Fiorello, Alida Valli e Domenica In.

Ottimo luogo per la nostra pescivendola!
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