domenica 20 novembre 2022

Rai e il calcio tra schizofrenia e ipocrisia


Care lettici, cari lettori, mettetevi l’anima in pace: la “morale” è dentro di noi, insistente, pervicace, ostinata. È pure fastidioso parlarne, urta la propria e altrui coscienza e sensibilità, fa uscire gli scheletri dagli armadi. La cacci da una parte e ti rientra dall’altra. Cerchi di rinchiuderla dentro il proprio recinto di convenienza e ti sfugge oltre le barriere delle necessità. Come abbiamo scritto: la morale a corrente alternata, a geometria variabile dove la Rai sembra essere una buona sede di elaborazione teorica sofisticata in buona, ottima compagnia di tanti altri esegeti di questo teorema.

Schizofrenici o bipolari nella versione clinica, confusi e dissociati in quella sociale e culturale. Questi i termini entro i quali si racchiude semplicemente la giornata di quanti oggi sostengono con entusiasmo l’inizio dei Mondiali di calcio. C’è poco da dire: la Rai è in prima fila. Come si può infatti aderire e partecipare in modo disinvolto, come se nulla fosse, a questa manifestazione che puzza di corruzione, malaffare, intrigo internazionale e morte di migliaia di persone? Come si può spacciare questo evento come “sportivo” quando dietro, di fronte e davanti c’è tutto il suo contrario e nemmeno tanto poi sottinteso ma palese, evidente, mostruosamente alla luce del sole. Ha dichiarato nei giorni scorsi Gianni Infantino, presidente FIFA “Le critiche al Mondiale sono ipocrite". "Per quello che noi europei abbiamo fatto negli ultimi 3.000 anni dovremmo scusarci per i prossimi 3.000 anni, prima di dare lezioni morali agli altri. Queste lezioni morali sono solo ipocrisia". Che gli europei, non tutti in verità, siano in grado di dare “lezioni morali” è tutto da argomentare: chi, dove, quando e su quali temi? Però, in un certo senso, ha ragione quando sostiene che le critiche oggi sono ipocrite: è vero, sapevano tutto tutti da tempo e solo nelle ultime ore è stato sollevato il coperchio alla pentola della minestra puzzolente che ci stanno propinando spacciandola per sport.

E non vale nemmeno la battuta che si sente dire nei Tg e Gr “oggi si aprono i giochi tra le polemiche per i diritti civili”. No, non si tratta solo di rispetto per le persone, non si tratta solo di vietare o meno il consumo di birra nei luoghi pubblici, ma di partite ben più rilevanti che riguardano gli equilibri geopolitici del mondo, di ambiente globale, di guerra e dunque armi, di energia. In poche parole, la nostra stessa vita che con il calcio c’entra ben poco.

Ma ci chiediamo: l’AD Fuortes, la presidente Soldi, i consiglieri di amministrazione, i vari dirigenti appassionati di “sostenibilità” a vario titolo intesa tutti hanno visto la puntata di Report dedicata ai Mondiali in Qatar? Hanno capito bene di cosa si è parlato, di quali "valori sociali" sono in gioco, di quali testimonianze e prove sono state indicate per sottolineare che si tratta di una manifestazione ad alto tasso di inquinamento morale? Delle due l’una: o Ranucci/Report hanno sparato una montagna di cazzate, irrilevanti, superflue, oppure se anche una piccola parte di quanto è stato sostenuto ha un fondamento di verità sarebbe stato giusto almeno far trapelare un cenno di dignità civile, sociale e politica come in tanti altri paesi hanno fatto e non far uscire una improvvida nota dell’ANSA dove si è  letto che “si conta” su mondiali per risollevare gli ascolti e i conti: della serie “i soldi non puzzano” anzi profumano di viole e mammolette primaverili quando occorrono.  

In questi termini, per come oggi viene rappresentato, per come lo si intende nella sua espressione più globalizzata, il calcio non è più il “gioco più bello del mondo” ma solo un luogo puzzolente di scambio di affari, mazzette, armi, dollari, squadre comprate e vendute come se fossero bruscolini. E, per cortesia, non ci rompessero le scatole con i servizi dove si racconta del primo stadio con l’aria condizionata o della tende nel deserto dove alloggeranno i tifosi. Per capire, sapere quello che succede oggi a Doha non è necessario comprare un Corriere o una gazzetta sportiva qualsiasi ma il Financial Times, Handelsblatt o Le Monde Diplomatique e non sarebbero nemmeno sufficienti. Cosa c’entra lo sport, il calcio, quando si viene a sapere che il Qatar si candida ad essere uno dei maggiori fornitori di gas all’occidente per prendere il posto di quello russo che puzza di guerra e di sanzioni? Cosa c’entra lo sport, il calcio, quando vieni a sapere che si può comprare un campionato mondiale con l’acquisto di qualche aereo  da combattimento come Report ha fatto evidenziare? Cosa c’entra lo sport, il calcio, con il vorticoso giro di mazzette milionarie che girano da una parte e dall’altra dei vari continenti?  

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