martedì 18 agosto 2020

Il palcoscenico, il fantasma e viceversa


 Grazie ai tanti lettori che nei giorni scorsi hanno puntato il blog anche se non c’erano notizie.

“L’estate sta finendo e un anno se ne va…” cantavano i Righeira nel lontano 2002. Siamo vicini al rientro, al ritorno, alla ”normalità” (quale ???), alle solite storie e alle solite beghe. Ricominciamo con appunti vari.

Questa mattina sul Manifesto, Vincenzo Vita ci ricorda il problema AgCom: il nuovo presidente designato Giacomo Lasorella non si è insediato e il nuovo Consiglio non potrà essere ancora operativo. Il 20 settembre si voterà per le regionali e per il referendum sull’abolizione dei parlamentari: un appuntamento dove la vigilanza sulla par condicio sarà di assoluto rilievo.  C’è solo da incrociare le dita e sperare. Il quadro politico sembra alla ricerca di un equilibrio non facile da raggiungere: costretti a convivere e resistere fino alla scadenza naturale della legislatura per poter affrontare una battaglia fondamentale, l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

Ieri è comparsa su Libero una lettera firmata da Riccardo Laganà in replica ad un articolo pubblicato su quel giornale dove si parlava dei dipendenti Rai definiti “parassiti”. Il Consigliere eletto proprio dai dipendenti ha fatto bene a replicare, è un suo diritto e un suo specifico dovere, ma colpisce il silenzio di chi invece avrebbe dovuto farlo in ben altro modo: l’AD Salini che dirige l’Azienda dove lavorano i presunti “parassiti”.

Nei giorni scorsi non ci sono state altre notizie di rilievo sulla Rai o sui temi della comunicazione audiovisiva  e in questo periodo potrebbe anche essere del tutto fisiologico. Le persone, giustamente, se possono, si godono le meritate ferie, vacanze o riposi che siano. Quello che appare relativamente anomalo è il momento particolare che stiamo tutti attraversando a causa del Coronavirus che, purtroppo, ci sta fornendo occasioni importanti per riflettere non solo e non tanto sulla contingenza sociale che si sta determinando ma anche sulle nuove e diverse prospettive che si possono intravvedere, per la Rai e non solo. Eppure, sembra che pochi ne approfittano. Abbiamo segnalato nei giorni scorsi un testo di Mario Morcellini (Antivirus. Una società senza sistemi immunitari alla sfida del covid-19) e segnaliamo Aldo Grasso che pure in questi giorni non ha mancato di proporre argomenti e riflessioni (A fil di rete del 15 agosto, «Blob», perché gli anni 70 non sono stati i migliori della nostra vita) come pure del giorno precedente quando ha scritto di TeleVisioni, il Forum del Corriere della Sera On Line, che da molti anni intrattiene un filo diretto con i telespettatori e lettori del giornale. Quest’ultima nota ci sembra particolarmente degna di attenzione perché riporta ad un tema che abbiamo già affrontato. Riproponiamo gli interrogativi: come e quanto la Rai, il Servizio Pubblico è in sintonia con il “suo pubblico”, con la società che vorrebbe raccontare e rappresentare? Come e quanto “dialoga” con i suoi abbonati? Come e quanto riflette con i propri prodotti editoriali la composizione sociale e culturale che definisce il Paese? Viene da pensare che, ad esempio, alla BBC dove è normale che un conduttore di un programma in prima serata sia pakistano, la giornalista iraniana, il regista magari un giovane italiano, i tecnici di studio armeni, cileni o altre nazionalità variamente assortite e così via. Cosa succede invece di fronte alle telecamere o ai microfoni Rai? Eppure in  questo  Paese vivono milioni di cittadini stranieri (oltre 5) pari al 7% della popolazione italiana. Vogliamo poi parlare della rappresentanza di genere? Quanti sono i dirigenti uomini e quante le donne? E così via…

Ci torna in mente Il Fantasma del palcoscenico (Brian De Palma, 1974) e ci viene un dubbio: la televisione, la Rai, è il palcoscenico dove si aggirano fantasmi (i giornalisti come Biagi o Zavoli) oppure il varietà del sabato sera, oppure il film del mercoledì sera, oppure il secondo tempo della partita calcio la domenica pomeriggio, oppure la 28° riproposizione di Montalbano, oppure la Carrà che intervista la Loren? O invece la televisione, la Rai, è divenuta essa stessa un fantasma su un palcoscenico che potrebbe non essere più il suo, dove altri attori, non fantasmi, si aggirano sulla scena con piglio da protagonisti?

A proposito di altri protagonisti che occupano la scena, ci ha colpito un passaggio. Nei giorni scorsi è comparso un Tweet di Franco Bassanini, presidente di Open Fiber, sulla questione banda larga e Tim: "Non costruisce il futuro. Offrendo connessioni in rame, contrabbandate per fibra, Tim non aiuta a costruire il futuro che sarà della società dei gigabit”. Alla faccia del Kilimangiaro!!! Ci mancava pure che in questo Paese qualcuno spaccia metallo con plastica e magari se lo fa pagare pure caro. Non c’è più religione. 

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