domenica 2 agosto 2020

2 agosto 1980


2 agosto 1980. 
Intorno alle 10.35 i telefoni  iniziano a squillare: a Bologna è scoppiata una bomba, ci sono molte vittime. Chi vi scrive, quel giorno era di turno in redazione alla radio dove leggeva la rassegna stampa. Appena mi  rendo  conto di quanto era successo, chiamo il  Ministero dell’interno per avere conferme e notizie.  Mi dicono che entro poco tempo sarebbe partito un aereo militare da Ciampino che poteva portare i giornalisti. Mi accredito, prendo il registratore e parto. Intorno alle 13 arriviamo alla stazione di Bologna. Tutte le parole necessarie per descrivere quello che abbiamo visto sono state usate. Posso solo ricordare l’odore acre. Posso solo ricordare i volti delle persone. Posso ricordare l’autobus utilizzato per deporre i corpi delle vittime. Posso solo ricordare un senso di smarrimento, di vuoto, di paura.  Posso solo ricordare un profondo senso di rabbia pensando a chi poteva essere stato capace di fare tutto quel male. Allora e ancora oggi non mi sono mai chiesto il perché. Come se fosse stato tutto già scritto in modo molto semplice: da una parte il bene e dalla parte opposta il male. Ridotto ai minimi termini, da sempre, i conflitti tra gli esseri umani si ricompongono in termini elementari. 
A quel punto dovevo superare il turbamento. Appena arrivato ho avuto bisogno anzitutto di parlare con una persona a cui ero affettivamente legato: mia suocera Valentina. Avevo bisogno di liberare un’emozione intima, privata.  Sembra strano, ma è stata la prima persona che mi è venuta in mente e con la quale potevo non avere timore di piangere. Ho pianto. E poi sono finite le lacrime, ho smesso e ho iniziato a telefonare in redazione per raccontare quello che vedevo, quello che sapevo.

È rimasto quel timbro, quel marchio di fabbrica, con il quale, forse, si nasce. Osservare e raccontare, come fanno tanti colleghi ogni giorno in ogni parte del mondo. Non è solo un mestiere. Sembra quasi un motore della propria anima. Come ho scritto tante volte: ognuno di noi è ciò che è in grado di raccontare. Chi lo fa per dovere e chi per piacere. Ognuno di noi rappresenta se stesso e il mondo  che lo circonda con le parole che conosce e che spesso sono poche, non sufficienti a descrivere tutto il passato e tutto il presente. Un po’ come avviene con questo blog che proprio in questo periodo compie due anni di vita. Quasi ogni giorno un post, un piccolo racconto quotidiano dentro e fuori la Rai, il Servizio Pubblico, da solo e in compagnia di migliaia di persone che leggono Bloggorai.  

Da domani, riprende il racconto sul futuro della Rai, del Servizio Pubblico e ci sono notizie e un tema molto interessante che stiamo studiando e verificando: Rai Cinema. Nel recente Cda di Viale Mazzini è stato affrontato l’argomento.

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