sabato 8 agosto 2020

Giganti e nani

Ieri abbiamo titolato “Forse …Rai”. Si tratta di un avverbio complesso, incerto, labile nell’uso e nell’abuso fino al punto di poter essere anche utilizzato come un sostantivo. Un suo sinonimo è “probabilmente” che ci riporta ad un titolo che già abbiamo  proposto di Alexandre Koyre: Dal mondo del pressappoco all'universo della precisione. “Forse” Rispecchia fedelmente l’incertezza, l’indeterminatezza e il dubbio che corre sempre quando ci si accinge a sostenere una tesi della quale non si è intimamente convinti. I nostri lettori avranno notato che viene spesso inserito nelle nostre riflessioni esattamente perché, talvolta, succede  di essere in difficoltà nel trovare solide ancore alle quali rimanere solidamente attaccati. A questo avverbio poi aggiungiamo più spesso i punti interrogativi piuttosto che quelli esclamativi. Ci piace più porre domande che proporre risposte.

Questa mattina abbiamo trovato nella corrispondenza quotidiana una precisazione di un nostro attento lettore che, alcuni giorni addietro, ci aveva proposto una citazione di Ernest Hemingway che oggi vi riportiamo nella versione originale: “ … come hai fatto a fare bancarotta? In due modi, gradualmente prima e improvvisamente poi.” Da Fiesta, pag. 185. Un altro lettore aveva contestato la paternità della citazione. Oggi è stata fatta giustizia. Grazie. Comunque, chi vuole intendere intende.

Ora vi proponiamo una lettura: «Sempre, le culture antiche e moderne hanno esasperato una “letteratura della crisi” eccitando la meta- fora della fine; mai però come oggi i media assurgono a coltivatori diretti del male di vivere. Nel confezionamento dei messaggi e nello storytelling del virus, a prescindere dalle piattaforme di fruizione, quali linguaggi e toni sono stati impiegati nell’inevitabile mix tra allarmismo e rassicurazione?» retro di copertina, Mario Morcellini, Antivirus una società senza sistemi immunitari alla sfida del Covid-19, Istant Book Agosto 2020.

Lo avevamo intuito già dai primi giorni della crisi: per quanti si occupano  di comunicazione e di società, la drammatica situazione che si è creata con l’avvento del Cornavirus ha fornito una formidabile occasione di riflessione, di dibattito, di attenzione su nuovi e vecchi temi di assoluto interesse. Molti ne hanno approfittato, altri invece (forse la maggioranza) sono rimasti imbrigliati nella rete della confusione, dello smarrimento e forse anche della paura.  Abbiamo pur scritto che per il Servizio Pubblico Radiotelevisivo si apriva una fase inedita di validazione, di attestazione di credibilità, di riconoscimento sociale e culturale della propria funzione, del proprio scopo, della specifica missione che gli è stata assegnata. Forse è ancora troppo presto per poter valutare compiutamente come la Rai ha seguito la crisi dei mesi scorsi, in che modo ha influito sulla percezione di quanto avveniva, quanto ha inciso nel sostenere l’uno o l’altro aspetto della “lettura” sociale del Covid. Certamente è stato soggetto attivo: i dati sugli ascolti hanno confermato che la maggioranza degli italiani ha seguito i notiziari radio e tv, i discorsi di Mattarella e le conferenze stampa di Conte.  Quanto poi tutto questo si è tradotto in autorevolezza e credibilità è tutto da verificare.

Infine, il Consiglio dei Ministri ieri ha approvato la designazione di Giacomo Lasorella come nuovo presidente AgCom in successione di Angelo Cardani. La Legge impone altri passaggi prima che il nuovo Consiglio dell’Autorità entri nel pieno delle sue funzioni: prima tra tutta la ratifica delle Commissioni parlamentari competenti.  Tutto porta a immaginare che prima della metà di settembre a gestire la delicata fase della Par Condicio delle prossime elezioni regionali di settembre potrebbe essere ancora il vecchio consiglio. Sull’argomento Lasorella ci sono delle osservazioni da fare: ce ne occuperemo nei prossimi giorni.

Il  “gialletto” del’estate si dipana sul fondo di questo agosto dal meteo variabile.

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