sabato 7 dicembre 2019

Un uomo solo al comando ???


Questa mattina, complice il solito assordante silenzio della stampa, vi proponiamo di mettervi comodi e leggere attentamente a magari approfondire il tema.

Nei giorni scorsi è stato presentato il 53° Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. È la solita attendibile fotografia che sintetizza e fotografa gli umori, lo stato di salute, il portafoglio le aspettative degli italiani. Grazie al Censis, siamo in grado di prendere qualche misura, avere qualche riferimento che ci consente di ragionare con maggiore scienza e conoscenza, meglio del sentito dire e del “secondo me”.

In sintesi, cosa ci dice il Rapporto?  “Sfuggiti a fatica al mulinello della crisi, adesso l’incertezza è lo stato d’animo dominante (per il 69%). Nella società ansiosa di massa si ricorre a stratagemmi individuali per difendersi dalla scomparsa del futuro. Nonostante il bluff dell’aumento dell’occupazione che non produce reddito e crescita (959.000 unità di lavoro equivalenti in meno rispetto al 2007, +71,6% di part time involontari per i giovani). Ma se l’ansia non riuscisse più a trasformarsi in furore? La sindrome da stress post-traumatico porta il 75% dei cittadini a non fidarsi più degli altri. E a pulsioni antidemocratiche: ora il 48% è favorevole all’uomo forte al potere”.

Vediamo come la stampa nazionale ha titolato l’argomento:
“Italiani stressati, diffidenti e affascinati dall’«uomo forte»”  … “Nel 2017 la parola chiave fu «rancore» e nel 2018 «cattiveria». Ora, la parola che sembra dominare il rapporto annuale del Censis che fotografa la società italiana è «incertezza».” Corriere della Sera;

“Un italiano su due spera nell'«uomo forte» al potere” …Un'idea che trova più consensi tra operai (62%), persone meno istruite (62%) e con redditi bassi (56,4%) e che viene spiegata dal Censis con "l'inefficacia della politica ed estraneità da essa" Avvenire;

“Il 48% degli italiani vuole l’uomo forte alla guida del Paese. Connazionali “impoveriti e più individualisti”Il 48 per cento delle persone crede che sia necessaria una personalità energica per guidare l'Italia ed è deluso da una politica incapace di decidere. La crisi ha segnato la mentalità degli individui e la relazione con il prossimo è entrata in crisi. A minare la sicurezza è stata nel tempo "la rarefazione" della protezione del welfare pubblico” Il Fatto Quotidiano

“Gli italiani senza più fiducia mollano anche i Bot. "Un popolo in cerca di nuove strategie per sopravvivere" La crisi, il venir meno dell'ascensore sociale, la mancanza di aspettative nei riguardi della politica e nel Pubblico spingono alla ricerca di "muretti a secco" per difendersi. Mentre il 75% non si fida più del prossimo…” La Repubblica

Colpisce anzitutto un tema sottolineato ed evidenziato da quasi tutti i giornali: la teoria dell’uomo forte, la necessità di guardare e cercare qualcuno che, miracolisticamente parlando, possa essere in grado di  risolvere problemi, placare le ansie, guarire gli ammalati e dare i numeri al lotto. Non è un tema nuovo: già qualche anno addietro un giovane e rampante politico fiorentino si era candidato a ricoprire questo ruolo, magari prendendo a modello un signore milanese che prometteva milioni di posti di lavoro.  

Va bene … va bene … questo blog, seppure affamato di politica, si ostina a cercare sempre i riflessi dei grandi temi sul Servizio Pubblico, sulla Rai e sui cittadini che pagano il canone.  E allora, da questo punti di vista, cosa ci dice di interessante il Rapporo Censis? Almeno due cose tra le altre di altrettanto interesse:

1) La smart tv del futuro. Nel 2018 nelle case degli italiani sono presenti 111,8 milioni di device, lo 0,5% in più rispetto al 2017 (600.000 in più). In ogni famiglia ci sono in media 4,6 device. Il 2018 sarà ricordato come l’anno in cui gli smartphone hanno superato i televisori. Oggi nelle case degli italiani ci sono 43,6 milioni di smartphone e 42,3 milioni di televisori. Ma soprattutto sono 6,5 milioni le smart tv e i dispositivi esterni effettivamente collegati a internet per guardare programmi televisivi (+20,6% in un anno). Il 47,8% delle famiglie in cui vive almeno un minore ha in casa una smart tv o dispositivi esterni che consentono di collegarsi al web. Ma crescono anche le famiglie di longevi over 65 anni che sfruttano gli schermi al pieno delle loro potenzialità collegandosi a internet: l’8% dispone di una smart tv connessa.

2) Come i media influenzano l’umore degli italiani. Confrontando gli stati d’animo degli italiani e i mezzi di comunicazione utilizzati, emerge che gli «arrabbiati» si informano prevalentemente tramite i telegiornali (il 66,6% rispetto al 65% medio), i giornali radio (il 22,8% rispetto al 20%) e i quotidiani (il 16,7% rispetto al 14,8%). Tra gli utenti dei social network definiti «compulsivi» (coloro che controllano continuamente quello che accade sui social, intervengono spesso e sollecitano discussioni) troviamo punte superiori alla media sia di ottimisti (22,3%) che di pessimisti (24,3%). Per leggere le notizie scelgono Facebook (46%) come seconda fonte, poco lontano dai telegiornali (55,1%), e apprezzano i siti web di informazione (29,4%). Facebook (48,6%) raggiunge l’apice dell’attenzione tra gli utenti classificati come «esibizionisti» (pubblicano spesso post, foto e video per esprimere le proprie idee e mostrare a tutti quello che fanno). Gli utenti «pragmatici» (usano i social per contattare amici e conoscenti) si definiscono poco pessimisti (14,6%) e più disorientati (30,7%). Mentre gli utenti meno attivi, gli «spettatori» (guardano post, foto e video degli altri, ma non intervengono mai), sono poco pessimisti (17,1%).

Ma torniamo al tema dell’uomo solo al comando che sembra essere tanto desiderato dagli italiani, salvo poi scaricarlo al momento opportuno come la storia, per fortuna, ci ha ampiamente dimostrato. Il Servizio Pubblico ha tanti problemi (economici anzitutto, poi normativi, ascolti,identità e credibilità, efficienza etc etc ) e sono tutti nelle disponibilità dell’attuale “uomo solo al comando”, cioè l’AD come la Legge del 2015 lo ha voluto in carica. Da ricordare che, appunto, questa idea dell’AD con ampli poteri era generata esattamente a immagine e somiglianza di chi vedeva in questo ruolo la possibilità di gestire in modo efficiente e razionale l’Azienda Radiotelevisiva. Ecco, ci siamo, sembra quasi che siamo giunti vicino al punto in cui si può dimostrare che questa idea non funziona, almeno fintanto che … prova provata… anzitutto non è solo ma ben accompagnato dai partiti che lo guidano e poi non sembra proprio essere al comando, almeno fintanto che non si evidenzia con assoluta chiarezza e trasparenza la sua capacità di affrontare e risolvere i problemi della Rai. È bene precisarlo ed essere chiari in proposito (ricordiamo sempre Ettore Petrolini e la storia del loggione): il problema non è solo Fabrizio Salini in quanto tale, ma chi ce lo ha messo e poi non gli ha dato modo di farlo lavorare e poi gli sta alle calcagna per imporgli Tizio o Cacio ad un Tg o una rete. Poi, l’AD ci mette di suo, con il suo coraggio e la sua forza,in buona compagnia del Presidente e del Cda. Mo’ vene  Natale ..anti Auguri.

Infine, torniamo ad un ‘ultima osservazione sul Rapporto Censis con una parola che ricorre spesso e non solo quest’anno: il futuro. Per la Rai questo termine si mostra particolarmente nebuloso e minaccioso per tanti punti di vista. Sarebbe ora che almeno l’Ufficio Studi,di recente nomina, se ne occupasse un tantinello, giusto per  capire se, almeno loro, se ne preoccupano un tantinello ...un tantinello … appena appena. Se poi anche qualcun altro si ponesse lo stesso interrogativo sarebbe ancora meglio.
Il  Censis ci dice che gli italiani sono molto interessati alla politica molto di più che ai politici. Nel palinsesto Rai quanto spazio occupa questo argomento e, tanto per dire, il famoso canale istituzionale che fine ha fatto?
Per chi volesse saperne di più sul Rapporto Censis 2019 questo il link:  http://www.censis.it/

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