lunedì 2 dicembre 2019

Il Deserto dei Tartari


"Così cominciò quella notte memorabile, attraversata dai venti, fra dondolii di lanterne, insolite trombe, passi negli androni, nuvole che scendevano a precipizio dal nord, si impigliavano alle cime rocciose lasciandoci attaccati brandelli, ma non avevano tempo di fermarsi, qualcosa di molto importante le chiamava".

La notizia di questa mattina è che non ci sono notizie. Su tutti i problemi del Servizio Pubblico radiotelevisivo sembra calata una nube polverosa e confusa. Tutto sembra tacere inattesa di qualcosa che potrebbe arrivare e nessuno è in grado di sapere di cosa si tratta. Si sentono solo rumori ovattati di qualcuno che cerca di sfaccendare in bassa cucina, magari pensando a chi potrebbe assumere il comando di un Tg o di una rete e, di conseguenza , di chi potrebbe occupare il posto lasciato libero. Già, perché ad ogni sommovimento in alto se ne dispone uno corrispondente in basso a tal punto di far diventare tutto un insolito balletto di chi mormora e di chi è mormorato. Una pentola che bolle con nulla dentro.

Eppoi si sentono rumori di chi vorrebbe salire di tono ed occuparsi di una cucina appena più sofisticata ma, purtroppo, gli mancano le sostanze e si deve arrangiare con quello che passa il convento: poco. Infine, qualche flebile  trambusto sottile sottile viene da quanti cercano disperatamente di immaginare una diversa cucina, ingredienti e padelle nuove, e invece, anche in questo caso, il convento detta legge … nulla.

Con un grande sforzo di fantasia, citiamo solo un pezzo firmato da Luigi Bisignani (uno che se ne intende e manco poco) sul Tempo di sabato scorso: “Rai e Tesoro - Rivera e Salini su due poltrone che scottano” questo il titolo e, all’interno del pezzo si legge “Sulla carta, l'Ad della Rai avrebbe pieni poteri, ma è paralizzato dai partiti e dal suo stesso Cda, che non governa. Da un lato, si tormenta sul da farsi, dall'altro, non dà risposte. Per questo è stato scaricato perfino dai suoi due ex fedelissimi: il Direttore Generale Alberto Matassino, che nei corridoi di Viale Mazzini lo critica pubblicamente per un indecisionismo cronico peggiore del re tentenna, e il capo della comunicazione, Marcello Giannotti, che gli rinfaccia di non averlo difeso come avrebbe dovuto sul conflitto d'interessi dell'ufficio stampa della società MN per Fiorello a Sanremo. Inoltre, al povero Salini, il Mef, in contrasto con il Mise, gli imputa un disastroso piano industriale, fotocopia di quello presentato anni fa da Pier Luigi Celli che raddoppiava le cariche senza alcun vantaggio per l'azienda”
Appunto, il Deserto dei Tartari.

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ps: per chi li avesse persi, rileggete i post di ieri e sabato

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