mercoledì 15 ottobre 2025

Il Grande Gioco RAI: rien ne va plus !!!

By Bloggorai ©

Prologo, svolgimento, epilogo. Premessa, fatto, conseguenza. Non c’è nulla al mondo che avvenga per caso fortuito. “Dio non gioca a dadi” ebbe a dire un certo signore che la sapeva lunga e la sapeva raccontare molto bene (Albert Einstein) per poi scrivere meglio “Mi è insopportabile l'idea che un elettrone, esposto ad un raggio, possa scegliere in tutta libertà, il momento e la direzione di emissione. E, se ciò fosse, preferirei fare il calzolaio o, addirittura, il croupier in una sala da gioco” (lettera a Max Born, 1924). 

Tanto per intenderci e per fare un esempio chiaro e leggibile: Trump non è un “incidente” della storia moderna, non è capitato a caso, non è il prodotto di una combinazione alchemica magica. È il frutto avvelenato di un albero malato cresciuto nell’orto abbandonato dei democratici USA, di Biden candidato fino a pochi mesi prima delle elezioni e della nomina della Harris sul filo di lana.  

Allora è successo che nei giorni scorsi una certa Incoronata Boccia, detta “Cora” per gli amici, e attuale Capo Ufficio Stampa Rai, si è lasciata andare a dichiarazioni del genere “Non esiste prova che Israele abbia mitragliato civili inermi”. Chissà, forse voleva dire “Siamo quasi certi che quasi 70 mila persone, donne anziani, malati e bambini si sono mitragliati da soli” oppure forse intendeva dire che sono deceduti per eccesso di benessere per la libertà di cui godevano a Gaza da anni: troppo cibo, medicine, scuole e ospedali fanno male. Si sa, il troppo stroppia. Va bene. Ognuno è libero di dire quello che crede, ci mancherebbe. Se dovessimo scandalizzarci per tutte le scempiaggini che ascoltiamo non sapremmo da che parte iniziare. Se non fosse solo offensivo per le 70 mila vittime è certamente offensivo per il buon senso e l’intelligenza. 

Se non che “Cora” per gli amici, è la Capo Ufficio Stampa della Rai, del Servizio Pubblico e il suo pensiero non passa inosservato, ancor che espresso in una sede dove, forse, è intervenuta non tanto e non solo come libera cittadina che può dire appunto tutte le scempiaggini del mondo a titolo personale, ma proprio come “Rai” come si legge nel programma del dibattito svolto al CNEL lo scorso 12 ottobre (vedi  https://www.cnel.it/Comunicazione-e-Stampa/Notizie/ArtMID/1174/ArticleID/5767/MATTARELLA-7-OTTOBRE-RIMARR192-UNA-PAGINA-TURPE-DELLA-STORIA e locandina allegata).  Se ne può dedurre facilmente che detta “Cora” per gli amici abbia voluto esprimere, in tutto o in parte, il “pensiero” dell’Azienda di cui è dipendente? Forse si.

Allora, anzitutto chi è “Cora” detta in tal modo per gli amici e colleghi. Cerchiamo di sapere. Il “ritratto” migliore che abbiamo trovato di lei, lo ha scritto il Corriere a firma Maria Volpe ad aprile 2024 quando se ne usci con la frase “L’aborto è un delitto”. Leggiamo: “Il suo mentore, non lo nega, è Angelo Mellone, considerato astro nascente della destra nei vertici Rai, ora direttore del DayTime. Su Instagram Boccia lo definisce «comandante coraggioso e generoso». In quota Fratelli d’Italia, stimata dal direttore generale Giampaolo Rossi, fedelissimo di Giorgia Meloni”. Ad ottobre dello stesso anno, ad un incontro del sindacato di destra Unirai ebbe a dire “Ora tocca a noi” (La Stampa) ma non sappiamo se la frase è stata accompagnata da un sano saluto “alla romana”. E già questo sarebbe sufficiente per non andare oltre su di lei, le sue “esternazioni” e la sua fulgida e rapida carriera.

Ma il problema, appunto, non è “Cora” per gli amici ma, appunto, sono i suoi “amici” ovvero coloro che la sostengono, la promuovono e tacciono di fonte ai suoi pensieri in libertà. Non vale nemmeno citare Petrolini con il suo famoso “Io nun ce l’ho co’ te, ce l’ho co’ quelli che te stanno affianco e nun te buttano de sotto” perché quelli che gli stanno affianco, appunto, gli stanno affianco e non la butteranno mai di sotto. Anzi!

Non sappiamo con assoluta certezza se “Cora” per gli amici ha parlato a titolo rigorosamente personale o a nome e per conto dell’Azienda, ovvero ha voluto esprimere il pensiero della parte politica che rappresenta e governa l’Azienda. Come scritto in premessa, tutti i fenomeni hanno una loro “storia” e la storia di “Cora” è perfettamente compatibile con quella di questa Rai e di chi la governa. Che, ribadiamo ancora una volta a scanso di equivoci, chi governa questa Rai non è caduto dall’albero del pero, non sono un “caso” fortuito della storia ma una conseguenza diretta del tradimento del 26 settembre quando è stato possibile far nascere questo Cda.  

Sappiamo che, al momento in cui scriviamo, non c’è stata alcuna dichiarazione da parte della Rai, del suo direttore Fabrizio Casinelli e, su pe li rami, dell’amministratore Delegato Rossi. Sappiamo però che il consigliere Roberto Natale, ha “… atteso per tutta la giornata di ieri che la direttrice dell'Ufficio Stampa Rai o una nota aziendale spiegassero o circoscrivessero il senso delle affermazioni fatte da Cora Boccia al convegno del Cnel. Quel chiarimento resta indispensabile, perché è semplicemente inaccettabile la sommarietà dei giudizi tranciati sul modo in cui l'informazione italiana - anche quella Rai, par di capire - ha lavorato in questi due anni sulla tragedia israelo-palestinese''. Cosa c’era da attendere più di quanto non era già chiaro trenta secondi dopo le dichiarazioni di “Cora”? E perché solo trenta secondi dopo la notizia sulla scritta nell’ascensore contro Bruno Vespa sono fioccati comunicati solidali e indignati (due comunicati dell'Ufficio Stampa Rai diretto, appunto, da "Cora") e invece sulle dichiarazioni di “Cora” bisognava “attendere”? chi e cosa? Comunque, chissà, forse Rossi e Casinelli ci stanno pensando e, forse, “faranno sapere” come si usa dire.

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martedì 14 ottobre 2025

Il Canone RAI a colpi di cannone tra maggioranza e opposizione

By Bloggorai ©

Non c’è scampo, impossibile comprendere il presente e intuire il futuro se prima non si guarda indietro e ci si rivolge al passato. Abbiamo scritto, e ne siamo convinti, che la proposta di riforma Rai in discussione al Senato è la Madre di tutte le battaglie sul Servizio Pubblico prossimo venturo e il “carro da guerra” ovvero l’obice pesante che potrà determinare le sorti del conflitto sarà anzitutto il canone ovvero le risorse economiche e non tanto la governance.

Allora, diamo prima uno sguardo indietro. “Rilanciare un servizio pubblico di qualità, liberato dalla schiavitù dell’audience, può essere il grimaldello per una riforma complessiva del settore televisivo, che spazzi via il duopolio dorato nella tivù free e apra a una vera rivoluzione nella produzione culturale multimediale italiana…Del resto, non si può pensare di toccare un pezzo importante come la Rai lasciando tutto il resto costante. È del tutto evidente che cambiando la Rai, a fattori invariati, si sposterà un flusso importante di risorse pubblicitarie sulle altre realtà, e quindi o si rafforzeranno i player dominanti o se ne creeranno di nuovi… Bilanciando le risorse con la mission, si potrebbero prevedere due reti a solo canone, la terza rete o si privatizza o può essere una rete commerciale parzialmente privatizzata… La prima rete mi piacerebbe che fosse uno specchio davvero plurale delle realtà culturali e sociali del Paese, soprattutto quelle non rappresentate oggi dalla televisione. Aperta a produzioni indipendenti, a prodotti di nicchia, a formati sperimentali, a espressioni culturali anche di tipo regionale; potrebbe anche raccogliere pubblicità in una quota molto limitata. La seconda rete, finanziata esclusivamente con risorse fiscali, potrebbe essere una grande all news, sul modello di France 24…Per la terza rete sul tavolo c’è da anni l’ipotesi della privatizzazione e sulla base di una consultazione larga si può stabilire quale strada seguire. Nel caso rimanga di proprietà pubblica, sarebbe sempre una rete commerciale e occorrerebbe quindi separarla societariamente dalle reti a canone. Potrebbe raccogliere pubblicità e, volendo, fare pay tv nel digitale” (Prima Com. di giugno 2014). Chi da detto tutto questo? Antonio Nicita, già commissario AgCom, e attuale senatore PD primo firmatario degli emendamenti di opposizione sulla riforma Rai. A quanto sembra e per quanto ci riferiscono, sarebbe lui il vero ispiratore di buona parte dell’architettura degli emendamenti “unitari” che proprio questa mattina verranno esaminati in VIII Commissione Senato.

La frase chiave è esattamente “Bilanciando le risorse con la mission” ovvero si tratta della proposta COM (Contratto di Obiettivi e Mezzi) o che dir si voglia “CAR” (Contratto Attività e Risorse) contenuta negli emendamenti firmati PD, AVS e M5S rivista e corretta o sotto mentite spoglie. Questo il cuore del tema/problema: le risorse, ovvero come il Servizio Pubblico debba essere sostenuto.

Attenzione: questo tema è lo stesso sul quale convergono altre forze. Nei giorni scorsi abbiamo avuto notizia di un solo emendamento “pesante” presentato dalla Lega, a firma della Senatrice Mara Bizzotto, la stessa che ripropone il vecchio cavallo di battaglia sul canone suo personale e del suo partito sull’abolizione del canone Rai: “Tagliare il canone Rai del 20% ogni anno, con l’obiettivo di arrivare al suo totale azzeramento nel giro di 5 anni” come si legge del DDL di giugno 2023.

Nei giorni scorsi abbiamo letto un articolo sul Fatto con il titolo “Pubblicità e ascolti, torna l’inciucio FI-PD per aiutare Mediaset”. Sorprendente. Leggiamo qualche stralcio “Nel disegno di legge Concorrenza, in discussione al Senato, la destra guidata da Forza Italia, in compagnia del Pd, ha presentato emendamenti bipartisan per imporre il controllo dell’Agcom sulla misurazione dell’audience delle piattaforme e, di conseguenza, mettere paletti alla loro raccolta pubblicitaria”… “I leghisti hanno presentato un emendamento per aumentare la quota di taglio del canone Rai: se oggi il testo prevede una riduzione massima del 5 per cento, il Carroccio chiede di aumentarla fino al 15”.

Sempre sul tema canone, è necessario una ulteriore precisazione e chiarimento sugli emendamenti presentati dall’opposizione: all’art. 6 del testo base del 9 ottobre, si propone che “…Il finanziamento del servizio pubblico generale radiotelevisivo è assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti nell'anno solare precedente l'affidamento per la fornitura del suddetto servizio” mentre nell’emendamento successivo 6.3 si legge che “Per l'assolvimento della Missione la RAI - Radiotelevisione italiana S.p.a. riceve sulla base di un contratto di Attività e Risorse a base quinquennale e scorrevoleanno per anno, il gettito dell'imposta di scopo denominata canone di abbonamento …". Ci stiamo arrotolando il cervello a decifrare il significato di “scorrevole” e capire come si adatta al concetto di “certezza delle risorse” previsto dall’EMFA. Dove e come “scorre”??? Che significa poi esattamente “stanziamento di risorse statali”??? e che differenza c’è tra i due emendamenti? Abbiamo vaga idea che ci sia una piccola “confusione” e che quelle “risorse statali” somiglino tanto alla proposta di “fiscalità generale” sostitutiva del canone già presente nella proposta Bevilacqua del M5S.

Infine, per la precisione e per ribadire il concetto di “balla”: abbiamo scritto che l’emendamento sullo Switch off DTT del 2030 è una balla. Abbiamo riverificato e confermiamo: alla WRC di Dubai 2023 è stato deciso che se ne riparla nel novembre 2031 con eventuali modifiche che potranno intervenire nel 2035 (per chi fosse interessato abbiamo ampia documentazione).

In queste condizioni, si potrà mai avere una riforma della Rai che non sia sotto il segno del Governo Meloni? Abbiamo qualche serio dubbio.   

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lunedì 13 ottobre 2025

La Ribollita RAI

By Bloggorai ©

Noia, indolenza, pigrizia e svogliatezza e magari pure un pizzico di sana e robusta incavolatura (eufemismo). Care lettrici e cari lettori di Bloggorai, vi sarete certamente accorti che da un po' di tempo a questa parte, ci sono giorni che non pubblichiamo il Post quotidiano che da oltre 7 anni vi abbiamo garantito.

Di cosa ci dovremo occupare? Di Gerry Scotti che supera De Martino? di un vicedirettore che va e uno che viene da una quota di partito all'altra? dell'ennesima replica di Montalbano o del ritorno di Sandokan?

Ogni tanto saltiamo il turno, come ieri. Tutto questo avviene per un semplice e banale motivo: spesso e volentieri non c’è più nulla da osservare, da riflettere, da approfondire più di quanto non abbiamo già fatto. Spesso e volentieri, dobbiamo prendere atto che il tema “futuro del Servizio Pubblico” interessa sempre meno dentro e fuori la Rai. Sembra di assistere ad una sua lenta agonia di marginalità e subordinazione, ad una disperata rincorsa ai “giovani” emigrati altrove. Sembra di assistere ad una disperata rassegnazione: un altro mondo audiovisivo è possibile anche senza la Rai e senza il Servizio Pubblico. Spesso e volentieri abbiamo sollevato dubbi di costituzionalità, cercato di approfondire temi solo apparentemente di secondo piano (vedi il dossier Rai Way) come pure i vari Piani inesistenti come quello industriale e quello sull’informazione. Spesso e volentieri abbiamo sollevato dubbi e posto domande sull’offerta editoriale, sui contenuti, sui programmi. Tutti muti. Spesso e volentieri, tutti tacciono e alcuni, quando parlano, vanno fuori tema, guardano ad altro e talvolta si scandalizzano per una scritta anonima in un ascensore. Spesso e volentieri, infine, tra le fila dell’opposizione abbiamo visto all’opera molti “esperti” europei e locali che al termine del loro lungo e faticoso lavoro sulla riforma Rai hanno prodotto obbrobri e strafalcioni (art. 64 della Costituzione, il canone “scorrevole”, balla dello “switch off” previsto per il 2030 inesistente, per non dire del COM o del CAR a geometria variabile a durata indeterminata ovvero da una parte si legge 10 anni e dall’altra 5). Con buona pace dell'EMFA.

In questo quadro desolante, in questa foresta disboscata con il lanciafiamme e diserbanti, in questa Fortezza Bastiani accerchiata dove pure i nemici sono celati dietro le dune e senza la prospettiva di qualcuno che possa intervenire in salvataggio che fai? Cosa scrivi? Ogni tanto sentiamo qualcuno che si preoccupa di TeleMeloni. Ha ragione. Con questa riforma prossima ventura TeleMeloni ce la terremo per i prossimi decenni.

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sabato 11 ottobre 2025

SPECIALE 2: la Grande Battaglia della Riforma RAI tra indifferenza e strafalcioni

By Bloggorai ©

In questi giorni, nelle prossime settimane, nei prossimi mesi si combatterà la Madre di tutte le battaglie sul futuro della Rai e del Servizio Pubblico: la riforma che si appresta ad andare all’approvazione del Parlamento, forse anche entro la fine dell’anno come auspicato dal Senatore Gasparri.

La Madre di tutte le battaglie si rivolge anzitutto all’attuale Cda Rai, eletto con i criteri della vecchia Legge 220 del 2015 (la famigerata legge Renzi, un uomo solo al comando), poi guarda alla scadenza della Concessione decennale dell’aprile 2027 e, infine, si rivolge alla trasformazione tecnologica profonda e devastante, in parte già in corso, sul declino del DTT.

Sulla riforma Rai si avvertono due “strani” fenomeni. I due fenomeni che si avvertono forti e chiari sono: da un lato un relativo disinteresse generale, un silenzio ai limiti dell’imbarazzante, come se l’argomento “riforma Rai” fosse del tutto secondario e subordinato rispetto a tanti altri di caratura nazionale. Per altro lato si avverte una sorta di ottusa “leggerezza” e approssimazione che sconfina ai limiti della complicità, seppure indiretta, con chi è avverso al futuro Servizio Pubblico e occhieggia alla sua deriva “privata” totale o parziale, concreta o concettuale.

Approssimazione: quest’ultima osservazione ci viene fresca fresca, appena finito di leggere il fascicolo in “Bozza di stampa” del Senato che racchiude gli emendamenti presentati dall’opposizione sul testo di riforma proposto dalla maggioranza. Come al solito, il veleno (un veleno tra gli altri) si trova alla coda e, infatti, lo abbiamo scovato nell’emendamento all’art.  12.1 laddove si legge “3. Il consiglio di amministrazione della RAI - Radiotelevisione italiana S.p.a., nominato ai sensi delle disposizioni di cui alla presente legge, presenta entro sei mesi dal proprio insediamento un piano dettagliato per la distribuzione dei programmi del servizio pubblico sulle piattaforme digitali, in vista del previsto switch off della distribuzione in tecnologia digitale terrestre entro il 2030”. È una balla clamorosa: non è previsto nessuno “switch off della distribuzione in tecnologia digitale terrestre entro il 2030”. Per la precisione: nella risoluzione della WRC (World Radiocommunication Conference 2023) si legge chiaro e tondo nella Risoluzione 235 che se ne riparla nel novembre 2031 e, qualora dovessero essere applicate modifiche al piano di assegnazione delle frequenze, queste potrebbero avere effetto a partire dal 2035 (vedi pure https://www.confindustriaradiotv.it/banda-sub-700-grande-risultato-per-i-broadcaster-alla-wrc-23/ ). Per intenderci, la Spagna ha già prorogato le licenze DTT al 2035 e anche l’Italia si appresta a seguire la stessa prospettiva. Ve lo immaginate che Rai e Mediaset, nel 2030, si vedono ridurre le frequenze?  

Che senso ha allora scrivere quell’emendamento? Ha un senso profondo, rilevante e di assoluto rilievo strategico. Si riferisce a “risorse” di cui si parla poco ma valgono molto, le frequenze DTT intorno alle quali si combatte una battaglia atomica tra broadcasters e “telefonici”, sono infatti le preziosissime frequenze il terreno dove si contende il futuro della comunicazione audiovisiva e su quel terreno non si faranno prigionieri. Ora, la nota “bizzarra” è che su questo fronte diciamo pure che, da tempo, anche e specie in area “progressista” si avvertono i fenomeni di cui sopra: da un lato pressappochismo e dall’altro “intesa con il nemico” e segnatamente con i “telefonici”. Vedi pure chi ha firmato gli emendamenti e chi vuole sapere sa.

Quanto contenuto nel fascicolo citato sugli emendamenti dell’opposizione contiene altri “veleni”. Del primo vi abbiamo già scritto e si riferisce al grave vulnus costituzionale relativo all’Art.64 laddove si legge che “… Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale”. E abbiamo pure scritto che la Costituzione non prevede in alcun modo che si possano adottare provvedimenti legislativi con voto di maggioranza “a due terzi” ne consegue che ne la Vigilanze e tantomeno il Parlamento possono procedere con atti votati con i "due terzi" come si legge negli emendamenti. O no?

Ma ce ne sono almeno altri due “veleni” che rivelano tutta la fragilità della sua completa architettura concettuale sulla quale poggiano gli emendamenti. Vedi all’art.1 laddove si parla di “Contratto Obiettivi e Mezzi” ovvero la proposta emersa in altra sede della quale abbiamo detto quasi tutto, ovvero che si tratta di un modello morto e sepolto laddove è nato, in Francia. Ciò che appare grave è che anzitutto non si dice nulla su cosa si intende con questo modello, come si articola ovvero chi lo firma con chi e con quali vincoli e sanzioni si prospetta. Le esperienze dei precedenti Contratti la dice lunga. Per non dire dello strafalcione sulla sua durata: da un lato si propone che debba durare 10 anni e dall’altro 5. Santa pace, ma non c’è qualcuno che rilegge i testi? Se necessario Bloggorai si offre volontario per fare il correttore di bozze, a gratissss of course. Ma c’è il tema sottotraccia che merita di essere approfondito. Che significa Contratto di Obiettivi e Mezzi (COM) ovvero Contratto Attività e Risorse (CAR) scritto prima da una parte in un modo e poi in un’altra in modo diverso? È la stessa cosa? non è dato sapere. Sappiamo, ovvero intuiamo cosa c’è dietro: una bizzarra concezione del Servizio Pubblico. Provate ad immaginare: si da il caso di un Ospedale Pubblico o una Scuola Pubblica e gli si dice nel primo caso che gli si erogano finanziamenti qualora, ad esempio, si compiono almeno 50 operazioni di appendicite o tonsillectomie o, nel secondo caso, se vengo promossi almeno100 alunni con la media del 9. E che succede se gli “obiettivi” non vengono raggiunti? E chi li dovrebbe controllare e misurare? Uhmmmmm …

L’altro “veleno” interessante si trova laddove si parla di canone e si legge (art. 6.39 che dovrà essere “scorrevole anno per anno”. Se intendiamo bene, significa che “anno per anno” si dovrà definire quanto scorre” ma non si dice in base quali parametri e chi lo dovrebbe decidere: il Ministero competente? Con buona pace della certezza della risorsa come prevede l'EMFA.

La situazione sotto il Cielo è molto confusa.  Oggi leggiamo sul Fatto che il PD, insieme a Forza Italia (nota bene, solo FI) avrebbe presentato al Senato un emendamento al Disegno di Legge sulla Concorrenza finalizzato a ad imporre il controllo AgCom sulla raccolta pubblicitaria dove si dovrebbero includere le piattaforme streaming (Netflix &C). Il terrore corre sul filo: la torta della raccolta pubblicitaria non è sufficiente per tutti e a fronte del costante spostamento di risorse verso le piattaforme e più in generale verso lo streaming occorre porre rimedio. Lo scontro, come al solito, è anche sulle risorse economiche, tant’è che la Lega si mette di traverso su tutti i fronti, interno con i propri alleati, ed esterno verso l’opposizione. Siamo in attesa di ricevere il testo degli emendamenti dei partiti di Governo e intanto leggiamo che la senatrice Bizzotto ha presentato un emendamento finalizzato ad aumentare la quota di taglio del canone (avevano già previsto una riduzione progressiva del 5% annuo) che, ovviamente va indigesta a FI che invece sostiene il canone Rai pur di salvare la sua quota di raccolta pubblicitaria.

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ps: of course, di quanto scriviamo, abbiamo ampia documentazione

LAVORI IN CORSO

 stiamo cercando di capire ... di sapere ...

giovedì 9 ottobre 2025

SPECIALE. La Costituzione, la riforma e la RAI

By Bloggorai©

Oggi alle 12 sono stati chiusi i termini per la presentazione degli emendamenti alle proposte di riforma Rai.

Premessa: A quando Bloggorai tratta questo argomento la maggior parte dei lettori non sembra molto interessata (e magari hanno un tantinello di ragione): B Bloggorai non è un “tecnico”, ovvero un giurista; C le osservazioni che proponiamo sono ancora provvisorie, sommarie e incomplete degli emendamenti presentati dalla maggioranza di Governo; D la partita si concluderà con il passaggio in VIII Commissione Senato e poi in Aula.

Breve riepilogo. Ottobre 2024: inizia “l’incardinamento” delle proposte di riforma in VIII Commissione Senato (a quel tempo erano 7 per poi arrivare ad 11). Lunga pausa invernale: nessuno se ne occupa e ne dibatte. Maggio 2025: qualcuno si risveglia a avvia un “tavolo di confronto” tra i partiti di opposizione “società civile”. Sottotraccia sono al lavoro “esperti europei” e locali che, a fine luglio, fanno uscite un testo articolato (mai rivendicato da alcuno). Negli stessi giorni, sempre fine luglio, la maggioranza di governo rende nota una sua “sintesi” delle proposte di legge. L’opposizione la ritiene inaccettabile e propone un appuntamento a settembre per una sua proposta. Mai avvenuto. Siamo passati da “prima la riforma e poi le nomine” al suo contrario, dal dibattito pubblico agli “esperti” sottotraccia, dal “tavolo di lavoro” agli “uffici legislativi dei partiti”. Degli emendamenti, fino a stamattina alle 12, nessuno sapeva nulla nel merito, ovvero cosa si voleva emendare rispetto al testo base (AS.n.162 NT).

Alla fine abbiamo ricevuto solo quelli dell'opposizione e queste le prime osservazioni. Partiamo subito nel peggiore dei modi. Si propone  un seguito dell’art. 1 del testo base Senato n.162, dove si legge che  che la Rai “appartiene ai cittadini”. Magari!!! Cosa vuol dire? Come si esercita questa proprietà, chi possiede le sue azioni visto che è una SpA? Che senso ha scrivere una cosa del genere se non per fare una generica dichiarazione di principio senza capo ne coda?

Ma la perla di saggezza arriva, sempre nello stesso articolo, nel comma 3 laddove si legge che “Il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale è gestito attraverso un contratto nazionale di Attività e Risorse nonché sulla base di contratti Attività e Risorse regionali e, per le Province autonome di Trento e di Bolzano, provinciali, con i quali sono individuati i diritti e gli obblighi della società concessionaria. Tali contratti sono rinnovati ogni dieci anni, dopo una consultazione pubblica avviata dalla RAI con tutti gli interlocutori coinvolti direttamente nella sua missione che dovrà avvenire almeno un anno prima della scadenza prevista. Nei nuovi contratti possono essere aggiunte con l´accordo della RAI nuove funzioni o articolazioni delle missioni principali, previa indicazione chiara delle nuove risorse necessarie per poterle espletare per tutta la vigenza dell´accordo”. 

Anzitutto sembra rientrato dalla finestra quello che era stato cacciato dalla porta, ovvero nella precedente versione si parlava di Contratto Obiettivi e Mezzi (il COM), un modello francese/belga già abbandonato e si ripropone la stessa architettura con altre parole ovvero Contratto di Attività e Risorse: invertendo i termini si legano le risorse alle attività sulla falsariga dei famigerati KPI (Key performance Indicator) che tanto successo hanno avuto financo nel Contratto di Servizio attuale, salvo poi dimenticarsene per manifesta inapplicabilità. Anzitutto non si specifica con chi questo Contrato debba essere firmato. Si presume con il Ministero competente? Quale? Poi si legge che “tali contratti sono rinnovati ogni dieci anni” salvo poi leggere l’emendamento all’art. 6 comma b, che il Contratto ha “…base quinquennale e scorrevole anno per anno”. Ribadiamo, Bloggorai è l’ultimo degli arrivati ma non è necessario esser fini giuristi per rilevare che non può reggere che da una parte si parla di dieci anni e dall’altra di 5, come pure il definire il concetto di canone “scorrevole anno per anno” appare con tutta evidenza in contrasto con il principio della certezza delle risorse sulle quali Rai può e deve contare. Chi e come si valuta la “scorrevolezza" del canone e quando verrebbe decisa? Sei mesi prima dell’esercizio finanziario? Con tutta la stima e il rispetto, ci appare una bestialità giuridica: il diritto è una certezza e non “scorre” come piuma al vento. Il canone deve essere certo e garantito.

Infine, l’altra perla si saggezza la leggiamo sempre al comma 3 dell’art.1 laddove si propone che i Contratti (nazionale e regionali) sono “… rinnovati ogni dieci anni, dopo una consultazione pubblica avviata dalla RAI con tutti gli interlocutori coinvolti direttamente nella sua missione”. Cosa vuole dire? La “consultazione” ha qualche potere o consiste solo nell’audizione di pareri e opinioni. Poi, cosa se ne fanno dei pareri?

Veniamo ora al cuore degli emendamenti laddove si toccano i nervi scoperti della Costituzione e laddove si pone il baricentro della riforma Rai, ovvero la nuova governance dell’Azienda di Servizio Pubblico.  Ne parleremo e approfondiremo ancora ma un punto dobbiamo evidenziarlo subito, forte e chiaro. L’art. 64 della Costituzione recita: “ … Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale”. Punto. La Costituzione non prevede in alcun modo che si possano adottare provvedimenti legislativi con voto di maggioranza “a due terzi”.

Come si può commentare un errore/orrore del genere?

Gli emendamenti di cui parliamo contengono più volte questo riferimento dei “due terzi”: all’art. 2 sulla Vigilanza e all’art.8 sula nomina dei componenti del Cda. Ne consegue, a nostro modestissimo avviso, che se un pilastro così importante degli emendamenti si rivela tanto fragile, inapplicabile e insostenibile tutto il resto assume un carattere proporzionato e conseguente.

C’è ancora molto da dibattere. Ma un’ultima nota è necessaria: questi emendamenti dell’opposizione sono stati presentati last minute, a scatola chiusa, senza lacuna possibilità di fare osservazioni e commenti. Ci sono stati lunghi mesi per poterne dibattere pubblicamente e non è stato fatto. Perchè???

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I nuovi Replicanti: la Tv e la RAI

By Bloggorai ©

La nuova frontiera, il futuro prossimo venturo della televisione non è la creazione di nuovi contenuti ma la ripetizione, ovvero, banalmente, la “replica”. Lo è a tal punto da essere divenuta un “genere” a sé stante, una specifica categoria narrativa, un dettaglio strategico nella catalogazione dei prodotti audiovisivi “ad utilità ripetuta”. Lo è a tal punto che la possibile replica di un contenuto “on demand” è la chiave di volta dello streaming, il cuore del successo delle piattaforme di distribuzione del ri-visibile televisivo laddove le varie RAi Play, Infinity Tv &C non inventano e non creano pressoché nulla ma ripropongono ciò che è stato prodotto prima, in altro luogo e in altro modo ovvero consentono la visione in diretta streaming della "vecchia" tv. Lo è a tal punto che le “repliche” che una volta caratterizzavano la stagione dei bassi ascolti televisivi, oggi si estendono anche alla “mezza stagione” autunnale per lambire pure quella invernale. Per estensione, si può quasi affermare che la “replica” ormai appartiene ad una stagione immanente, perpetua, universale. Lo è a tal punto che la “replica” è la cifra, la postura della “nuova televisione” che ha rinunciato a guardare avanti e si barrica sul suo passato e la Rai, su questo fronte, sembra essere in prima linea sulla barricata tutta tesa a difendere Forte Apache dei suoi telespettatori ultrasessantenni. I “giovani”, a quanto sembra, non guardano le “repliche” in Tv.

Ancora ieri sera, di fronte alla ennesima “replica” di Montalbano su Rai Uno (ha fatto il 20,6% con 3,1 mln) ci siamo chiesti perché imnsistere, quale è la sua logica, quale il su progetto editoriale sottinteso. Non c’è di meglio da proporre? In periodo di vacche magre è pur sempre un prodotto che raccimola quel tanto che basta di ascolti per tenere su la serata? Le vicende del famoso Commissario risalgono ormai ad oltre 26 anni addietro e tra poco potrebbe conquistare i record delle repliche dopo la Principessa Sissi e Pretty Woman. Per non dire della quintessenza, della sintesi pura della replica ovvero Techedeche che riproietta all’infinito in pillole omeopatiche tutto ciò che è andato in onda negli anni passati.

A giugno scorso il mensile Tivù Italia ha titolato “Repliche, male necessario” laddove si legge che “... le repliche in casa Rai sono già iniziate a maggio…”. Vedi pure due interessanti articoli comparsi su La Stampa del 22 agosto scorso con il titolo “L’estata nera delle fiction Rai. L’usato sicuro non basta più. Per la prima volta le repliche non vincono la sfida degli ascolti e domina Mediaset” e l’altro dei giorni scorsi, il 5 ottobre, con il titolo “Cara vecchia Tv. Comincia la nuova stagione all’insegna del già visto. Il piccolo schermo non rischia ed è invaso da trasmissioni in onda da decenni”. Leggiamo uno stralcio: “L'innovazione, nella tv, appartiene insomma soprattutto ai suoi primi 20-30 anni di vita, e forse comprensibilmente: quando la Rai era senza concorrenza poteva permettersi il lusso di sperimentare senza l'assillo degli ascolti. E con l'arrivo dell'emittenza privata che comincia la stagione dell'usato sicuro, della «squadra che vince non si cambia», una tendenza che con l'arrivo della nuova concorrenza di web e streaming si è quasi incancrenita: davanti alla tv gli spettatori sono sempre meno, e la paura di rischiare è più forte della spinta a innovare (senza contare i budget sempre più ristretti)”.

La “replica” è ormai una metafora metafisica ed assume forme e caratteristiche che vanno anche oltre la sua specifica dimensione televisiva. La “replica” interessa le icone, i personaggi, i modelli e le strutture narrative. Il “meccanismo” della replica invade i conti economici e si estende ai confini dell’intelligenza creativa. Si può anche inventare ma non si può sperimentare. Si può anche sperimentare ma fino ad un certo punto e quel punto esatto è la soglia della certezza: dove non c’è il guadagno, la remissione è certa, dicevano i nostri nonni. Proprio in questi giorni si parla del prossimo ritorno sugli schermi di Sandokan rivisto e corretto o di Goldrake. Allo stesso modo si enfatizza il prossimo “ritorno” di Benigni e si fantastica su quello di Celentano. Questa fenomenologia sembra interessare specificamente più la Rai che non il suo diretto concorrente Mediaset che pure non è indenne e che per battere il suo principale concorrente in access time ha dovuto rispolverare La Ruota della fortuna vecchio di oltre 35 anni (1989 con Mike Buongiorno). E sta vincendo!

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