lunedì 3 settembre 2018

tra minacce e dolori

Il Fatto quotidiano di oggi ci rivela una notizia: gli avvocati della Lega hanno trovato un "vulnus" nella nomina di Mario Orfeo come DG Rai e minacciano questo argomento per indurre gli altri partiti a più buoni consigli per la nomina di Foa. A buon intenditor poche parole: il danno erariale è alle porte e la Corte dei Conti non fa sconti a nessuno (vedi Bianchi Clerici che ancora brucia a Salvini).
Così, non sapendo che pesci prendere e come uscire dallo stallo, ora è la volta degli avvocati.

Uno tra questi, nostro affezionato lettore, ci ha ricordato che nel precedente consiglio hanno preso parte persone che in quanto pensionati non avrebbero potuto farne parte.

I dolori invece si apprestano a venire: nei prossimi giorni scadono i sei mesi dall'entrata in vigore del nuovo Contratto di servizio che prevede (art. 25) i seguenti obblighi: Informazione ... piano di riorganizzazione che prevede anche la riduzione del numero delle testate e rafforzamento dell'offerta informativa sul Web;Diffusione ... progetto operativo finalizzato alla diffusione di tutti i contenuti audiovisivi di pubblico servizio assicurando la ricevibilità al 100% della popolazione ...; piano industriale della durata triennale ...; piano editoriale. Sul tema del 100% sarà necessario porre grande attenzione in quanto è verosimile che l'entrata in vigore del nuovo regime sulla redistribuzione delle frequenze potrebbe incidere in modo significativo sulla riduzione dei bacini di ascolto.


GRAZIE

Oggi anzitutto un grande grazie a tutte le persone che hanno visitato questo piccolo blog: in due mesi oltre 10 mila visualizzazioni (ieri sera superato il traguardo). Poche, tante ? non c'è competizione sui numeri ma su quello che si pensa, si scrive, sui ragionamenti. Tutto questo c'è, chi ci legge sembra interessato a capire, a sapere. Tanto basta a giustificare questo impegno. Grazie!

Per quanto riguarda questo inizio di settimana, poco da dire, solo il Corriere a firma Tommaso Labate riporta ancora una volta la fake news della riproposizione di Foa come Presidente. Purtroppo, nessuno è in grado di spiegare in modo esauriente che "non si può fare" !!! non si può fare che il CdA Rai possa ripresentare il suo nome e non si può fare che la Vigilanza lo rimetta in votazione (ni bis in idem). Intendiamoci, in politica tutto (o quasi) è possibile. Si dice che ci dovrebbero essere dei limiti (anzitutto la Costituzione, le Leggi, i regolamenti, le consuetudini, poi la decenza etc etc) e che questi sono tali perchè potrebbero anche essere superati. Epperò ...però !!!

Comunque, rimane il fatto che la Presidenza Rai e dunque tutta l'Azienda, tutto il servizio pubblico radiotelevisivo, è ostaggio della trattativa sulle elezioni regionali in Abruzzo e Basilicata. Se la trattativa va in porto tra FI e Lega, ci potrà essere un Presidente, altrimenti ... bho!!!

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sabato 1 settembre 2018

Turismo politico

A leggere il pezzo di Giovanni Valentini sul Fatto di oggi viene da pensare alla politica come un'agenzia di viaggi. Chi parte e chi arriva: Foa via, entra Del Noce. Oppure, vedi Corriere di oggi, tutti sul pullman o tutti a terra a proposito dei rapporti tra FI e Lega. O si fa un accordo su tutto, compresa la Rai, oppure si scende dalla coalizione di destra e ognuno viaggia per conto suo. Tradotto: il Presidente Rai lo decidiamo insieme oppure Salvini rimane da solo con il cerino prossimo a finire di bruciare.

Ci dobbiamo accontentare, per oggi non c'è di meglio ed è lecito dubitare che nei prossimi giorni ci saranno sorprese.  Le agenzie di rating hanno messo in conto possibili elezioni anticipate nel 2019. In questo quadro, a qualcuno potrebbe venire in mente di chiudere l'agenzia viaggi e lasciare Foa a svernare a Viale Mazzini. Tutto sommato, forse meglio delle valli alpine. In fin dei conti, è solo turismo: oggi qua, domani là.

giovedì 30 agosto 2018

diritto pubblico

Abbiamo stentato a scrivere il post di oggi: Il Fatto Quotidiano ci informa che ci potrebbe essere una "sorpresa". Il prossimo Presidente Rai sarebbe Marcello Foa. Secondo Stefano Feltri, la Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai potrebbe votarlo una seconda volta ed ottenere la maggioranza dei 2/3 necessaria a confermare la nomina, posto che prima il CdA attualmente in carica e da lui stesso presieduto come consigliere anziano, possa ricandidarlo. Un Mostro giuridico mai visto prima!

Si tratta di una delle tante ipotesi circolate nelle scorse settimane,  quando tutti faticavano, e faticano tutt'ora, a trovare una soluzione ragionevole, praticabile e possibilmente condivisa.

E' sufficiente però tornare ai rudimenti dell'esame di Diritto pubblico per supporre che qualcosa non torna. La Vigilanza Rai è un organo di espressione parlamentare e le sue determinazioni dovrebbero avere rilevanza istituzionale e forza di legge in grado di imporre la volontà espressa con il suo voto in assemblea. In un certo senso, hanno osservato tecnici della materia, il voto in Vigilanza è assimilabile a quello espresso nelle Aule parlamentari, Camera e Senato. Non c'è traccia di un precedente dove si rimette in discussione con una nuova votazione lo stesso oggetto e, per di più, la stessa persona. Salvo che non venga rilevato un vizio interno o alle procedure di voto o altro elemento tecnicamente valido per rendere l'esito della votazione nullo o inefficace. In questo caso, non è emerso nulla che possa far intendere che il voto dei parlamentari sia stato considerato tale. Non solo, pochi giorni dopo, il 7 agosto, la stessa Vigilanza, ha "intimato" al Cda Rai a non procedere ad atti rilevanti in attesa della soluzione del problema.

Qualcuno ha osservato: la bocciatura in Vigilanza è avvenuta formalmente per "un vizio di forma". Cioè il suo nome sarebbe stato indicato dal Governo come presidente prima ancora che il CdA Rai lo votasse. In altre parole, se ora venisse riproposto dal CdA la Vigilanza, preso atto della "correttezza" della formulazione, potrebbe ora votarlo.
Lasciamo da parte per un momento le turbolenze politiche (per niente placate) tra le forze in campo e, segnatamente tra Lega e FI, per non dire poi del PD,  rimane aperto un intreccio giuridico di non facile quanto immediata soluzione. Chi è in grado di affermare con certezza costituzionale che la Vigilanza possa votare due volte lo stesso nome? e, qualora si scegliesse questo percorso, quanto tempo sarebbe necessario, a produrre effetti rilevanti?

Ecco perchè si rimane almeno perplessi quando leggiamo articoli dove non si pone un briciolo di attenzione a cercare di capire, di approfondire, di leggere attentamente  un "kit basic" di Leggi, regolamenti, disposizioni o consuetudini parlamentari. Però ci viene detto che "fonti vicino al dossier" (che stupenda definizione !!!) fanno sapere che potrebbe essere abbandonata l'idea di far dimettere Foa in cambio di una direzione di una rete o testata. Citando Di Maio "si tratta di persona di indiscussa capacità professionale". Sarà necessario farsene una ragione.

ps un affezionato lettore ci suggerisce il titolo del problema giuridico: ne bis in idem

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mercoledì 29 agosto 2018

No news ... Bad news

Oggi solo Il Manifesto, a firma Vincenzo Vita, si occupa di Rai: "riprendere in mano le fila di una vera riforma Rai".

martedì 28 agosto 2018

Segnali di fumo

Berlusconi, ci informa oggi La Repubblica, "attende un segnale sulla Rai per ricucire con Matteo". Non sarà facile e non si comprende perché Salvini dovrebbe andare incontro alla richieste del Cavaliere. Le prossime elezioni in Basilicata e Abruzzo potrebbero essere il banco di prova dell'alleanza di destra. Prima, però, ci sarà lo scoglio Rai.
Al momento nessuno arretra. Come è perché Salvini dovrebbe sconfessare se stesso sul nome di Foa? Cosa potrebbe o dovrebbe chiedere in cambio, non solo a FI ma anche al PD (insieme possono bloccare la Vigilanza) per sostituirlo? La fantasiosa ipotesi di riproporre il nome di Foa non regge in alcun modo, sia politico che normativo. Il M5S osserva sornione e attende, consapevole che ha tutto da guadagnare nelle difficoltà della Lega.

L'arte della politica insegna che tutto è trattabile, tutto è possibile. A volte, e sufficiente cercare altra merce di scambio. La minaccia di aprire il capitolo sulle concessioni, anche TLC, potrebbe servire a qualcosa.

lunedì 27 agosto 2018

cultura mediatica

La notizia del giorno, che non riguarda la Rai, è che entro il prossimo 10 settembre vanno consegnate le buste per l'inizio della gara per la riassegnazione delle frequenze intorno ai 700 Mhz. Sempre che la partita non venga sospesa in attesa del ricorso al TAR presentato dal Gruppo Cairo. Ci sono in ballo oltre 2,5 miliardi di Euro attesi dallo Stato che, peraltro, sono stati già inseriti nella Legge di bilancio in corso. Una partita molto complessa, destinata a modificare in modo sostanziale gli assetti non solo economici dell'intero settore delle TLC. La Rai non parteciperà all'asta ma ne risulterà, direttamente e indirettamente, coinvolta per molteplici aspetti. Il primo consiste nel progressivo spostamento nell'indirizzo strategico della diffusione radiotelevisivo: dall'etere verso lo streaming: vedi quanto sta succedendo con il calcio. Il DTT, seppure di seconda generazione, potrebbe nascere già obsoleto prima ancora di essere diffuso (la BBC sta già correndo ai ripari). In che modo il Servizio Pubblico si appresta ad immaginare il suo ruolo nel futuro prossimo venturo? Come e con quali risorse economiche da investire potrà fronteggiare queste sfide? Le risorse economiche anzitutto: su quali risorse per investimenti si potrà contare? Le risorse da canone sono stabilite per un arco limitato di tempo, quelle pubblicitarie sono variabili e la somma delle due a malapena regge il conto economico corrente. Partita molto complessa che dovrà essere affrontata subito con il nuovo Piano Industriale, primo tema all'ordine del giorno per i nuovi amministratori Rai.

A questo proposito, per fortuna, il consigliere Giampaolo Rossi, ha già le idee chiare: la Rai dovrà essere "transmediale". siamo curiosi siamo andati a cercare di capire e di sapere cosa si intende. Wikipedia ci aiuta: Narrazione transmediale (inglese Transmedia storytelling, transmedia narrative, multiplatform storytelling) come la definisce Henry Jenkins nel suo testo del 2006 Cultura convergente, è una forma narrativa che, muovendosi attraverso diversi tipi di media, contribuisce a perfezionare ed integrare l'esperienza dell'utente con nuove e distinte informazioni. Ottimo ! 

Treccani: "Prodotto, storia, contenuto, servizio capace di viaggiare tra più piattaforme distributive e di incarnarsi su media differenti secondo le regole della convergenza." Eccellente! Non c'è che dire, si tratta di un concetto innovativo e moderno che sembra intercettare il cambiamento in corso. 

Forse, però, sembra mancare qualche passaggio nella lettura della storia, del contesto sociale, politico e normativo, nella fattispecie del Servizio Pubblico radiotelevisivo italiano.

Nell'aprile 2016, proprio in occasione della presentazione del Piano Industriale appena scaduto, si parlò di "digital media company" e si prospettava un balzo in avanti verso la generazione di nuovi contenuti adatti ad un nuovo mercato dell'audiovisivo e contestualmente "completare la trasformazione da broadcaster tradizionale a Digital Media Company". domanda: è avvenuto tutto questo? a che punto si trova la Rai in questo processo? quali sono le tappe, i vincoli strategici che dovranno essere affrontati?


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