giovedì 9 giugno 2022

Rai: la natura intima delle cose e delle persone


Vivan gli dèi per lor natura e lungi
Stian dal governo delle cose umane,
Scevri d’ogni dolor d’ogni periglio,
75Ricchi sol di lor stessi, e di lor fuori
Di nulla bisognosi, e che nè merto
Nostro gli alletti o colpa accenda ad ira.

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Ci sono i fatti e le persone. Ci sono gli eventi e ci sono gli uomini e le donne che li compongono, li rappresentano simbolicamente e li raccontano pubblicamente nella loro intima e profonda natura. 

Ci sono avvenimenti che appaio già predisposti a svolgersi come è giusto che sia. Ci sono circostanze che appaiono già viste, vissute, immaginate in ogni singolo dettaglio. Talvolta si avverte la suggestione, la sensazione ovvero la speranza che le cose possano andare in modo diverso di come poi andranno. In genere, ci si pone come in uno stato di grazia, dell’arrivo di un angelo salvifico, dell’improvvisa apparizione sulla scena di qualcosa o qualcuno che possa modificare il corso degli eventi. Ma questo, solitamente non avviene e se qualcosa è destinato ad andare di traverso ne potete essere ben sicuri che così andrà (legge di Murphy). tradotto in italiano si potrebbe definire "il pensiero speranzoso".

Provate a mettere insieme i contenuti degli articoli di oggi de La Repubblica, de Il Foglio, de Il Fatto Quotidiano e tutti gli altri ancora e tiratene una linea mediana. Tutti ruotano intorno ad un solo baricentro: scambio “merce” tra chi ha ottenuto e potrà ottenere qualcosa in termini di amici, parenti o conoscenti e sodali vari in “quota” di PD, Lega, FI, Fd’I e in parte pure di M5S. Così è sempre stato e forse così sarà sempre. Il filo conduttore è il solito, da tempo: ricatto, scambio, opportunità e convenienza.

Da osservare che, solitamente, quando sulla carta stampata si parla dei grandi temi che interessano il Servizio Pubblico (il canone, l’innovazione digitale, i contenuti editoriali, i Piani industriali e i contratti di servizio) faticherete a trovare articoli che entrano nel merito, quando invece si tratta di fare gossip su chi sarà il/la conduttore/conduttrice di qualche programma diventano tutti raffinati e informatissimi specialisti e sanno tutto di tutti. Fenomeni del giornalismo contemporaneo.

Non c’è scampo, non c’è speranza: tutto si svolge CVD, Come Volevasi Dimostrare. Ieri il Cda ha confermato tutto quanto ci si attendeva da loro (dalla maggioranza di loro), nulla di più e nulla di meno. Oggi merita appena di passaggio di soffermarci sulle dichiarazioni della consigliera in quota PD: Francesca Bria, già nota alle cronache per la sua teoria sugli “algoritmi sociali”. Come è stata la senatrice Fedeli in Vigilanza sul tema canone oggi anche la Bria è un “paradigma” di leggiadra bellezza politica programmatica sul futuro della Rai. Leggiamo un paio di perle di rara saggezza con le quali ha motivato il voto favorevole alle proposte dell’AD: “…ho votato a favore delle nomine proposte oggi dall'Ad, pur non  condividendone il metodo e la tempistica. Un metodo inaccettabile”. Ovviamente ha avuto una dimenticanza, un lapsus, una distonia, e non ha citato il “merito” che pure potrebbe avere il suo peso, il suo senso e il suo significato ma … tant’è …ca va sans dire… superfluo. A suo dire, è inaccettabile solo il “metodo” e magari ... tiè... pure la tempistica ... ovvero la forma perché della sostanza chissenefrega. Di Bella che va in pensione tra pochi mesi va benissimo. La Sala che di programmi di Day Time è verosimile che non sa da dove cominciare meglio ancora. Ma la vetta di sublime eleganza argomentativa lo ha raggiunto quando nel breve volgere di una sola riga riesc a sostenere un concetto e il suo contrario: si tratta di un esercizio di perfida eleganza retorica. Cerchiamo di tradurre in italiano: ha votato a favore di un metodo inaccettabile. Delle due l’una: o il metodo è accettabile e allora si certo che si vota a favore o non lo è e allora si vota contro. O no??? È un ragionamento logico oppure anche noi siamo in preda a colpi di calore? 

Andiamo avanti. Più avanti dichiara: “Fiducia, quindi, all'Ad Fuortes sulle nomine proposte oggi, ma si tratta di una fiducia condizionata”. Di cosa si tratta? Cosa si intende per “fiducia condizionata”? quando, da bambino si facevano le liti in cortile si diceva “stai in campana, come te movi te corco !!!” perché magari c’era un buon motivo per minacciare ma in questo caso? Dunque, una fiducia a priori che già per averla pronunciata in questi termini lascia intendere che ce ne sia ben poca perché altrimenti evidenziare il “condizionamento”? In genere una persona vuole bene al marito o alla moglie senza condizioni ed è del tutto evidente che se poi uno dei due viene colto con le mani nella marmellata di un amante si chiede subito il divorzio. Un argomento del genere, con fondamento, lo ha espresso il consigliere De Biasio motivando senza giri di parole il suo voto favorevole alle scelte dell’AD “Per me non si pone il problema, i direttori si testano e se uno non va bene si cambia”. Già, si “testano”  ovvero si fanno gli esperimenti, come al piccolo chimico e se poi il pupo da fuoco alla casa … va bene ... giochi da ragazzi. Allora: la Bria pone fiducia condizionata a cosa? Per quanto tempo vale questa “minaccia” e si intende magari che si dovrà sottoporre a verifica periodica, un tagliando trimestrale? Aggiunge la Bria con la vetta più elevata di pensiero scientifico mai raggiunta prima da un amministratore Rai “Serve condivisione sulle scelte strategiche dell'Azienda e sulle motivazioni che le guidano, che devono necessariamente essere determinate da una visione del futuro del servizio pubblico”. Mai sentita prima una cosa del genere: occorre una “visione del futuro del servizio pubblico”. Già… vero, importante, grazie, molto gentile. Peccato che non gli è stato chiesto quel potrebbe essere questa “visione”, la sua personale e quella del suo AD. Quisquilie. Robetta, se ne parlerà quando si potrà verificare la “fiducia condizionata”.

A proposito di uomini e di donne che fanno gli eventi. Solitamente cerchiamo di tenerci lontano dalla beghe degli scantinati Rai dove pure c’è un vasto e importante archivio storico che ogni tanto qualcuno si prende, giustamente, la briga di andare a rivedere: ci è pervenuta una perfida e malevola segnalazione che non abbiamo modo di verificare nella sua fondatezza ma che sembra meritevole di attenzione. Ci dicono che Italia Oggi, nel lontano 22 giungo del 2006, avrebbe pubblicato un articolo dove si raccontano intercettazioni telefoniche del nuovo responsabile dell’Ufficio Stampa Rai. Non le abbiamo lette e non vorremmo leggerle per quanto ci è stato raccontato sul suo contenuto e per quanto potrebbero essere impegnative e imbarazzanti. Magari altri lo hanno fatto e però … scordammoc’e o passato … chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato … o NO???

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mercoledì 8 giugno 2022

FLASH: salvato il soldatino Fuortes


CVD: Come Volevasi Dimostrare. 

Tutto come previsto: il Cda Rai ha approvato con 5 voti a favore due contrari le proposte dell’AD sulle direzioni di genere Approfondimento (Di Bella), Sala (Day Time) o Orfeo al Tg3.

Tradotto in Italiano corrente:

1. Salvate Fuortes a tutti i costi, pure azzoppato, debilitato, accaldato, sotto ricatto, commissariato da dentro e da fuori. La politica politicata (quella vera ce la siamo dimenticata) ha vinto, come sempre. Se si dimette lui crollano tutti. Ognuno spartisce in quota parte (PD per primo, la Lega in secondo luogo,  FI gode e FdI si accontenta, per ora, del nuovo vice direttore all’Ufficio Stampa. Il M5S manda un pizzino al Governo (o forse allo stesso AD). Laganà come previsto e come promesso è il solo voto significativo.

2. Dell’Azienda non interessa nulla a nessuno. “Tirare a Campari” è l’imperativo categorico … poi …si vedrà.   La cosiddetta “rivoluzione per generi” ha mostrato finalmente tutta la sua inutile debolezza e fragilità: per dirigere un “genere” chi c’è … c’è … tanto se conosci il "genere" o meno, se sei capace o meno è uguale … se ci rimani solo per pochi mesi o meno … è uguale … la stessa cosa … la stessa cosa…se poi non hai nessun progetto, nessuna idea di cosa dovrai fare e come ... meglio ancora.

Amen.

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Rai: il giorno più lungo e forse il giorno più buio

Foto di brands amon da 
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Il giorno più lungo nella storia recente della Rai si appresta a svolgersi oggi e potrà anche essere il più buio. La Fortezza Bastiani di Viale Mazzini è assediata dal suo interno e dall’esterno.

Il primo avviso di quanto potrà avvenire lo fornisce stamattina Riccardo Laganà in una lunga intervista a Repubblica che titola “Non ci sto ai giochi di ruolo dei partiti. Basta scelte sbagliate”. È solo il primo di altri titoli che sembrano tutti intonare il De Profundis non tanto e non solo di una persona ma di un metodo che viene nemmeno poi da tanto lontano: da Palazzo Chigi. Leggiamo altri titoli: La Stampa “Assedio a Fuortes”, la Verità “Fuortes usa il Cencelli per salvarsi”, Il Giornale “Rai, finito l’effetto Draghi: Fuortes già commissariato, in corsa la Soldi e la Maggioni”.

Il pentolone della minestra acida che ribolle a Viale Mazzini è tutto li: nell’ennesima protervia dimostrazione dell’arroganza e ignavia dei partiti in ottima compagnia di chi gli è vicino o in quota dentro la Rai. Fatte le debite proporzioni e precisazioni Draghi sta al Parlamento come Fuortes al Cda Rai. Con i partiti che sorreggono, minacciano o ricattano in cambio della loro sopravvivenza pagata con qualche spicciolo di poltrona.

Laganà precisa subito e bene lo stato delle cose: Fuortes decide e, se proprio necessario, informa il Cda … magari dopo che gli intendimenti sono stati già resi noti. La prova provata è stata fornita proprio nel momento in cui si svolgeva il preconsiglio di lunedì scorso, quando i consiglieri vengono a sapere dalle agenzie di stampa che l’AD ha cambiato il Capo Ufficio Stampa senza un perché e senza un per come, solo per fare una “cortesia” alla destra della Meloni.

Ma, appunto, il “metodo” non è nuovo e si sapeva già tutto da tempo su come si è proceduto con le nomine finora avvenute: senza motivazioni, senza valutazioni comparative, senza logica e senza senso industriale. Laganà cristallizza la situazione: “Siamo finiti sui giornali per l’ennesimo balletto sule nomine e non per un serio dibattito sul futuro del servizio Pubblico”.

Ci permettiamo di dare una mano a ricordare al resto del Cda, alla Presidente in particolare, qualche “problemino” sui quali rimaniamo in fiduciosa attesa di conoscere qualche pensierino.

1. Le risorse. Senza mezzi termini: la Rai non ha nessuna certezza sulle sue risorse. La pubblicità è in calo e il canone è fortemente minacciato di riduzione con le nuova modalità di riscossione che potrebbe entrare in vigore dal  2023. Ancora dobbiamo sentire qualcuno che batte i pugni sul tavolo per affrontare questo tema.

2. Le tecnologie. È in corso la transizione al DVB-T2 e non sembra che stia andando molto bene. La presidente Soldi ne sa qualcosa visto che a lei è assegnata la delega sull’argomento? Qualcuno ha mai sentito un suo pensiero? Degli investimenti necessari su questo fronte sa quali sono le priorità? Dove reperire le relative risorse? Della vendita di Rai Way ha detto qualcosa? CDN, Rete Unica, Big Data???

3. Contratto di Servizio e Piano Industriale. Chi li ha visti? Di cosa si tratta? Il primo è sotto la tutela sempre della Presidente con il suo gruppo di lavoro. Qualcuno sa qualcosa? Ci sono aggiornamenti dopo le linee guida espresse dal Governo? Il secondo è un oggetto misterioso che si aggira tra il fosco e il losco di un passato lontano (vecchio modello Salini&C) e un futuro improbabile. Anche su questo tema siamo rimasti a “carissimo amico …” e alle scarne slides dei consulenti Altman & Solon.

4. Informazione. Lo sbando più totale: non c’è traccia di progetto, di idee o visioni che dir si voglia. Il solo “passaggio” epocale è stata l’eliminazione della Tgr nell’edizione notturna con il famoso “patto delle lenticchia”. Di “newsroom” unica, di razionalizzazioni, di efficientamento dei Tg e Gr non ci sono lontanamente segnali di alcun tipo.  

5. Offerta editoriale. Siamo rimasti all'esultanza per Don Matteo rivisto e corretto, alla 32a riproposizione di Montalbano, ai quasi trent’anni di Un Posto al Sole, ai decennali de I Fatti vostri, a Piero Angela e al di lui figlio, a Corrado Augias e alla Prova del Cuoco. Ci si stupisce che oltre il 70 % del pubblico Rai sia bel oltre i 50 anni? Sempre a proposito della Presidente: ne sa qualcosa di Auditel Total Audience?    

In tutto questo si vorrebbe menare vanto della “riorganizzazione per genere” la più colossale bufala della storia aziendale. Sostiene Laganà: “Se però i modelli operativi delle reti con i loro vizi vengono replicati in orizzontale allora moltiplica l’errore su tutte le reti” e aggiunge “I modelli organizzativo camminano sulle gambe dei dirigenti selezionati per le strutture cruciali, editoriali e corporate. Ma in Rai per lo più sono gli stessi di sempre con risultati non sempre brillanti. C’è una classe dirigente che lavora per perpetuare se stessa, indipendentemente dai risultai raggiunti …”. Preciso e tagliente come un bisturi chirurgico: è esattamente così e non da oggi e non dal solo Fuortes con la differenza che a chi era prima di lui non gli sono stati dati i poteri di cui lui ora gode e che, evidentemente, non ha saputo, voluto o potuto usare.

Fra poche ora sarà noto il suo destino: Fuortes potrà reggere il clima di sfiducia che si è creato intorno a lui? Che faranno i vari "congiurati/disperati" intorno a lui? Se pure potrà sopravvivere a qualche voto contrario, è del tutto evidente il suo commissariamento e la sua sopravvivenza garantita solo in virtù della stessa logica dell'emergenza che regge Draghi. In condizioni normali, in un Paese normale, in una Azienda normale, certe scelte e certi comportamenti non sarebbero tollerati. Come si può prima dichiarare venuto meno il rapporto di fiducia con uno dei più autorevoli e accreditati direttori “politici” di ferrea marca PD come Orfeo e subito dopo proporlo alla direzione del Tg3? Come si può, al suo posto, nominare un signore come Di bella che tra pochi mesi avrà il solo compito di pensare a portare a spasso qualche nipotino e, infine, come si può alla direzione Day Time nominare una persona che di produzioni editoriali tv ne dovrebbe sapere poco più di nulla? La presunta “rivoluzione per generi” è già cosa confusa e complessa di suo e se questi sono i criteri con i quali si nominano i suoi direttori forse è meglio che lasciano perdere subito per mettersi alla ricerca di una nuova “rivoluzione” in altra dimensione oltre quella orizzontale.

Rimanete sintonizzati … il giorno sarà lungo … molto lungo …

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martedì 7 giugno 2022

Il vento caldo della notte Rai tra terrore e fantasmi

Foto di StockSnap da Pixabay

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Nei giorni scorsi il terrore fantasmico della Rai si è destreggiato sul filo dei pensieri e delle coscienze. Ha ballato danze luciferine mentre lampi, tuoni e tremori hanno invaso il cielo, la terra ed ogni cosa che si trova di mezzo e attimi di paura, sconcerto e panico si sono impadroniti dei consiglieri di amministrazione Rai quando gli si è palesata la possibilità di essere se stessi. Al VII piano si aggiravano pensose e meditabonde anime sembianti, ombre, e si ascoltava da loro un brontolio sommesso, “Chi? Io? Proprio me? Si tratta dello stesso che vedo riflesso allo specchio? Chi sono io e cosa dovrò fare ora? Cosa dovrò essere per apparire diverso da quello che sono o, forse, da quello che posso sembrare?”. Nulla, non si chiede nulla e non si dovrà fare nulla e tanto basta. State sereni.

Un etereo silenzio avvolgeva la scena. Muti e maliziosi occhi osservavano dagli usci socchiusi momenti già noti e, da tempo immemore, compresi e compatiti. Anch’essi sembravano mormorare, diretti a loro “Sappiamo, ci rendiamo conto, è nota la vostra sofferenza e non è la sola e non siete mai stati soli … altri, prima di voi, hanno calcato lo stesso palcoscenico e recitato la stessa parte. Non ve ne fate cruccio: così è e così sarà per lungo tempo ancora”.

In quell’istante si avverte un soffio potente, un alito di vento con figura umana che però mormora sottotono: Da qualche tempo, non so perché, ho perso tutto il mio buonumore, ho abbandonato ogni esercizio. E in realtà son così giù d’umore che questo bell’edificio, la terra, mi sembra un promontorio sterile, questa volta d’aria stupenda, non è vero?, quello straordinario firmamento lassù, quel tetto maestoso trapunto di fuochi d’oro, ebbene a me non pare che una massa lurida e pestifera di vapori. Che opera d’arte è l’uomo, com’è nobile nella sua ragione, infinito nelle sue capacità, nella forma e nel muoversi esatto e ammirevole, come somiglia a un angelo nell’agire, a un dio nell’intendere: la beltà del mondo, la perfezione tra gli animali – eppure, per me, cos’è questa quintessenza di polvere? L’uomo non ha incanto per me – no e neanche la donna, anche se mostri di crederlo col tuo sorriso”.

Ed è a questo punto che compare, fulgido e improvviso, un angelo rassicurante che porge loro un messaggio: “Non abbiate timore tutti voi, sarete i più bravi attori del mondo per la tragedia, la commedia, il dramma storico, il dramma pastorale, il comico-pastorale, lo storico-pastorale, il tragico storico, il tragico-comico-storico-pastorale, il teatro indefinibile o il poema pigliatutto. Seneca non è troppo grave né Plauto leggero per questa gente. Fren di regole o totale licenza, sono imbattibili.

I lontani tamburi che annunciavano sfracelli, trambusti e confusione sembrano ora sopiti. Il silenzio attonito e il tiepido calore delle prime ore di questo giorno predispongono al bene lo spirito sereno e pacioso. La prossima notte porterà ancora buon consiglio e il giorno successivo, quell’8 di giugno dell’anno corrente, sarà ricordato come quello più corto, più breve nella storia della Rai. Saremo tutti più sereni.

Fuortes forse, chissà, si è sbagliato, non voleva, ha agito a sua insaputa, a scapito di se stesso. Si è scusato, voleva dire e fare altro. È stato improvviso e maldestro contro la sua medesima natura. Orfeo è un bravo ragazzo però un po’ birichino, lo si può perdonare. “Non gode della mia fiducia” è stata forse una frase un pochino eccessiva: si poteva dire meglio “Ne gode quel tantino che basta per spostarlo dove può fare meno danni, complottare contro di me con minore efficacia”. Già, forse solo un errore di comunicazione troppo di sinistra ed ora ci penserà il nuovo capo ufficio stampa a rimettere un po’ più a destra il messaggio corretto. Ed ora che fare? Stato o Rivoluzione??? Stato, stato, stato!!! La Rivoluzione può attendere, magari l’anno prossimo … è il coro potente che si leva dai bassipiani di Viale Mazzini. I disperati o congiurati rientrano attraverso la porta di vetro che li trapassa come ombre, forse ora appagati e rassicurati del loro presente e del prossimo futuro.  

Nel frattempo, in un piccolo mondo a parte, lontano da tanti ma non da tutti, si preparano ancora una volta gli inutili sacchetti di sabbia destinati ad una fragile resistenza pronta ad essere spazzata come foglia al vento. Un vento caldo dissolverà via tutto nel buio della prossima notte che avvolgerà la Rai, ancora un volta, come sempre.

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lunedì 6 giugno 2022

Bloggorai e la guerra: nota n. 4, la Vergogna Nazionale


Ogni popolo, ogni Paese scrive e conserva due libri fondamentali: quello dell’Onore e quello della Vergogna. Ieri, in Italia, sono state scritte a caratteri cubitali alcune righe su quello della Vergogna, in particolare del gionalismo. L’artefice, l’autore, o meglio le autrici, delle quali non citeremo il nome per non essere nemmeno lontanamente assimilabili alla loro genia professionale, è il Corriere della Sera che ha pubblicato nomi e fotografie dei “putinisti d’Italia”. Ci mancava solo indirizzo, numero di telefono, mail e nome di amici, parenti e conoscenti da additare al pubblico ludibrio, all’esecrazione dei social, all’istinto violento dei vari Twittaroli e Instagram, ai maniaci compulsivi di Facebook e chissà cos’altro per arrivare alla taglia, al linciaggio prima sulla rete e poi, se necessario, anche a quello fisico.

Come altro definire se non Vergogna allo stato puro quando si scrive una articolo del genere senza una notizia verificata, un fatto documentato, un reato quale che esso sia meritevole di indagine della Magistratura, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Croce Rossa o dei Boy Scout? Lo stesso presidente del Copasir, Adolfo Urso, ha dichiarato che non ne sapeva nulla: “Leggo sconcertato di attività del Copasir che non rispondono a verità.  Il Comitato a cui mi onoro di appartenere non ha avuto, non ha visto né tantomeno redatto liste di nomi di influencer e opinionisti ascrivibili a vicinanze con la Russia".

Cosa altro aggiungere? Si c’è da aggiungere due soggetti mancanti alla loro lista: il Papa e più del 50% degli italiani che non vogliono spendere un euro in più per le armi, per favorire chi ha il missile o il cannone più grosso o più lungo. Forse hanno avuto una dimenticanza oppure, si sono vergognate anche loro di poter andare oltre la logica e il buon senso. Però alle due autrici gli dobbiamo un merito. Ci aiutano capire meglio Putin e i putinisti veri: molto simili a chi scrive e sostiene che esprimere opinioni, diverse e forse pure contrarie, sia meritevole della forca vera o virtuale che sia.

Queste persone sono in ottima compagnia di coloro che sostengono che sia stato giusto impedire agli atleti paralimpici di non partecipare alle olimpiadi, di ostacolare dibattiti su Dostojevsky o altri autori russi, di boicottare i ballerini del Bolscioi, di vietare la partecipazione di gatti russi alle esibizioni internazionali. Se fossi un gatto mi vergognerei non di essere tale ma di essere di compagnia ad umani di tal genere.  

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FLASH: fotoaggiornamento su Viale Mazzini e dintorni

Foto di ErikaWittlieb da Pixabay

“Ciò che possiamo vedere noi stessi è il meno; per la maggior parte delle cose, ci si avvale di informazioni: viviamo sull’altrui buona fede. L’orecchio è la seconda porta della verità, ma è la porta principale della menzogna. Di solito la verità è quella che si vede, e solo in via eccezionale la si ascolta(…) sempre porta seco qualche impurità raccolta dagli affetti attraverso i quali è passata. (…) La riflessione serve a respingere il falso”

(Baltasar Gracian, Oracolo Manuale, ovvero L’arte della Prudenza)

Vedi Post precedente.

È utile ripetere ancora la citazione di Gracian che si adatta perfettamente a quanto vi stiamo per scrivere. Ci sono immagini che non si potranno mai vedere e ci sono racconti che non si potranno mai ascoltare per come si sono svolti esattamente. A differenza della foto dei “congiurati/disperati” Rai nei giardinetti di Viale Mazzini, c’è una foto della quale ci hanno riferito che difficilmente verrà pubblicata. Non abbiamo il certificato di autenticità della notizia ma si riferisce ad un “incontro” (del tutto casuale) avvenuto recentemente tra Mario Draghi e Carlo Fuortes allo scorso ricevimento del Quirinale. Chi ha visto le leggerissime quanto metaforiche pacche sulle spalle e gli sguardi affettuosi tra i due personaggi ha intuito una specie di “Carletto, stai sereno…” di renziana memoria. E tutti allora ad interpretare se la frase è minacciosa o rassicurante. Potrà essere utile per mantenere l’esercizio nella “avantologia” cioè scienza necessaria a capire come si potrà uscire dal buco nel quale Fuortes si è cacciato.

Il comunicato stampa Rai del 3 giugno riferisce che “Diversamente da quanto riportato da alcuni organi di stampa, l’Amministratore Delegato Rai nei giorni scorsi non ha avuto alcuna conversazione o telefonata con il Presidente del Consiglio, Professor Mario Draghi”. Michela Tamburrino ha scritto su La Stampa che “L’Ad Rai ha ricevuto una chiamata da Palazzo Chigi per conto di Mario Darghi ...”. Già, nessuna “conversazione” tra i due … forse solo “sguardi”.

Non vi è dubbio alcun su un punto centrale: nessuno può o vuole aprire una “crisi” a Viale Mazzini oggi che, inevitabilmente, si potrebbe riflettere su Palazzo Chigi. I vari Funiciello, Garofoli e Giavazzi non potranno mai tollerare che si possa riverberare sul capo del Governo l’ombra della trama contro se stesso, cioè di essere artefice della nomina della persona sbagliata al posto sbagliato che gli sta creando più problemi di quanti ne dovrebbe risolvere. Come salvare capra e cavoli? Come “tutelare” l’AD e al tempo stesso dare un senso alle scelleratezze che si appresta a compiere, sempre posto che il Cda dell’8 giugno le possa avvallare? Una soluzione potrebbe essere a portata di mano ma non facile da “comunicare”.

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Un frugale (e indigesto) pranzo della domenica intorno a Viale Mazzini

Foto di stokpic da Pixabay

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“Ciò che possiamo vedere noi stessi è il meno; per la maggior parte delle cose, ci si avvale di informazioni: viviamo sull’altrui buona fede. L’orecchio è la seconda porta della verità, ma è la porta principale della menzogna. Di solito la verità è quella che si vede, e solo in via eccezionale la si ascolta(…) sempre porta seco qualche impurità raccolta dagli affetti attraverso i quali è passata. (…) La riflessione serve a respingere il falso”

(Baltasar Gacian, Oracolo Manuale, ovvero L’arte della Prudenza)

Oggi non c’è nulla riferire, tutto è sotto traccia. La domenica appena trascorsa è stata giornata dedicata al riposo e, per alcuni, al riordino delle cose. Solitamente si svolge prima la cerimonia della Messa religiosa e poi il “pranzo” di famiglia. Le comunità si incontrano, si scambiano il saluto e mettono a registro i nuovi rapporti sociali.

“Immaginiamo” che ieri si sia svolto almeno un "aperi-pranzo" della domenica tutto romano con i pochi rimasti in città dove alcuni hanno cercato di “supporre” cosa potrà succedere nei prossimi giorni, una specie di “exit strategy” in vista del prossimo mercoledì 8 in Cda. "Immaginiamo" pure che non si saprà un nome di chi vi ha partecipato nemmeno sotto tortura.

Al netto del “garbo istituzionale” dovuto ai padroni di casa e alla buona educazione che consiglia di non trattare a tavola argomenti “delicati”, giocoforza così non è avvenuto. Ci raccontano che ben presto il dibattito si sia impantanato nella difficoltà a rispondere ad alcune domande di prologo della vicenda che sta portando Rai sull’orlo del baratro. Se non si chiariscono alcuni passaggi fondamentali sembra essere estremamente difficile fare gli “avantologi” e non i “dietrologi” come alcuni lettori ci suggeriscono: Fuortes ha agito da solo o in buona compagnia (interna o esterna)? È stato “ispirato” ovvero “indotto” oppure ha avuto uno scatto d’ira dopo avere letto il famigerato articolo de Il Foglio? Ha in mente un progetto, un piano subdolo, oppure è in preda al panico? La qualità di questi interrogativi dovrebbe lasciare bene intendere che i commensali non dovrebbero essere parte in causa. In parte è così. Ma in questo momento ogni dubbio è lecito. I tentativi di trovare risposte sono naufragate tutte nell’ambito delle “…supposizioni, suggestioni o emozioni…”. In soldoni: fuffa! “Grazie dell’ottimo pranzo… buon pomeriggio .. a presto …” e via con una bella pennica! È rimasta però una solida incertezza: quale sarà il destino di Fuortes? Sarà “scaricato” o “tutelato”? Lui ha sostenuto di “sentirsi sicuro” e magari ne ha avuto buone rassicurazioni … già … da chi?

Come vi abbiamo scritto tante volte, Bloggorai è appassionato di immagini, segni, simboli, significati e significanti e leggere in questi termini le traiettorie del destino è tutt’uno: “Un’interpretazione definitiva sarebbe in sé una contraddizione. L’interpretazione è sempre in cammino”. Dunque l’interpretazione di quanto avvenuto nei giorni scorsi induce senz’altro a sostenere che si è intrapresa una “lunga marcia” ma che, al momento, sembra priva di una mappa di orientamento. Gli scenari possibili (dimissioni o indebolimento strutturale di Fuortes) somigliano alla minaccia di crisi di Governo: molti la vorrebbero ma nessuno se la può permettere. Non abbiamo la palla di vetro, i nostri dadi sono riposti e i nostri aruspici sono al mare e non possiamo indovinare.

Per certo sappiamo solo che il prossimo 28 giugno è prevista la conferenza stampa di presentazione dell’offerta 2022/23 e che pochi giorni dopo si dovrebbe sapere qualcosa di più sul Piano industriale mentre il Contratto di Servizio è entrato nel porto delle nebbie sotto l’attenta supervisione della Presidente Soldi e del suo ardimentoso gruppo di lavoro. Come si dice nella Bassa Val Tiberina “Di più …n’el so !!!” ...per ora .. forse per oggi ... comunque rimanete sintonizzati .. non si sa mai !

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