martedì 7 settembre 2021

Gli "amici" della Rai

-Come hai fatto a fare bancarottta? - chiese Bill.

- in due modi, - Mike disse - Gradualmente prima e improvvisamente poi -

- chi ti ci ha portato?

-Amici, - disse Mike, - Io avevo un sacco di amici. Falsi amici.

(Fiesta, E. Hemingway)

Stordimento e confusione: questa la sensazione che si avverte in questi giorni a proposito di quanto avviene dentro, fuori e intorno a Viale Mazzini. O meglio, per essere più precisi, proprio intorno alla Rai qualcosa si muove e nemmeno poco: potrebbe mancare solo la firma per la conclusione dell’accordo tra Lux Vide e l’inglese Freemantle. Si tratta di un’operazione rilevante nel mercato dell’audiovisivo che segna l’estensione del territorio dalla sola produzione fiction all’entertainment e dalla diffusione free a quella pay.

Per la Rai qualcosa potrebbe cambiare: ora al tavolo delle trattative non ci saranno più solo gli eredi di Ettore Bernabei, tra i padri fondatori del Servizio Pubblico, ma gli agguerriti operatori globali con ben altri orizzonti e progetti editoriali che potrebbero non essere proprio coincidenti con quelli della Rai. Come è facile sostenere: quando tutto si muove intorno ad un soggetto, il soggetto che rimane fermo, di fatto, arretra.

Ma lo smarrimento e la confusione più rilevante si riferisce a quanto abbiamo iniziato ad accennare ieri a proposito delle nuove disposizioni normative destinate a mutare sostanzialmente il quadro di tutto il settore della produzione e diffusione audiovisiva nazionale. Si tratta, appunto del nuovo TUSMAR, il cui testo definitivo è stato approvato dal CdM dello scorso 7 agosto. Nei giorni precedenti, esattamente il 3 agosto, si è svolta presso il MISE un’audizione, alla quale ha partecipato anche Rai, finalizzata a “acquisire l’orientamento degli operatori economici e portatori di interessi sull’attuazione della direttiva mediante un intervento di riordino del vigente Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici Digitali (TUSMAR)” in attuazione della Legge delega dell’aprile scorso. Tra gli 8 punti oggetto di audizione, formalmente nessuno risulta riguardare la Rai dove la normativa del nuovo testo rimane pressoché invariata rispetto al precedente TUSMAR. Domandina: la Rai ha certamente partecipato, sarebbe interessante sapere cosa ha obiettato o quali osservazioni ha presentato. La sola parte che incide, e non poco, come già abbiamo scritto, riguarda il tema della pubblicità che rivede i limiti di affollamento e le modalità di sottoscrizione dei contratti. Si tratta sostanzialmente di un corposo aiuto dato ai broadcasters privati (uno a caso) a svantaggio della Rai e, a questo proposito, le sole voci che si solo levate sono state quelle di Giancarlo Leone (APA) e Di Trapani (Usigrai) dove il potenziale danno è stimato intorno ai 100 mln di euro.

Rimane comunque il fatto che questo argomento non è nuovo e ci chiediamo come è stato possibile che non sia stato fatto nulla per fronteggiarlo per tempo.

Come al solito, poniamo qualche domanda: questo Governo si è fatto “portatore sano” di una sostanziale modifica del mercato pubblicitario audiovisivo che certamente non giova alla Rai. Perché questa manovra proprio in coincidenza dell’avvio di una governance di Viale Mazzini tutta ispirata dal marchio di fabbrica Draghi che ha posto come suo obiettivo centrale il risanamento del bilancio? Inoltre, come è possibile che invece l’altra manovra, che pure ci ha chiesto l’Europa sull’armonizzazione e adeguamento delle regole sulla concorrenza nel settore energetico che avrebbe portato al ritorno della riscossione del canone con il vecchio metodo (dove si paventavano perdite per il ritorno dell’evasione intorno agli 80 mln) sia stato fatalmente accantonata a tal punto da far dire allo stesso Fuortes che questo tema“ non è assolutamente all’ordine del giorno né del governo né del ministero”? Come è possibile che le lobby degli "elettrici" abbiano rinunciato così facilmente ad un loro vantaggio? I conti non tornano e, temiamo, sarà difficile che possano tornare.

Come pure non torna una piccola vicenda di quelle forse desinate rimanere nel cassetto polveroso dei ricordi (del genere l’elezione del presidente Foa come pure la storiella della truffa): ci è stato fatto notare che la Legge, all’art. 49 comma 5 Dlgs 177/05, definisce puntualmente i compiti e le deleghe che possono essere assegnate al Presidente Rai: “…nelle aree delle relazioni esterne e istituzionali e di supervisione delle attività di controllo interno, previa delibera assembleare che ne autorizzi la delega”. Se non che, nel Cda del 28 luglio si estende motu proprio questo principio con l’introduzione di una significativa novità: “ … affidare le deleghe alla Presidente nelle aree delle Relazioni internazionali, istituzionali, con particolare riferimento alla transizione digitale…”. Ora in che modo le Relazioni istituzionali e quelle internazionali si possano riferire alla transizione digitale è tutto da chiarire, specie per quanto riguarda le competenze di Corporate, fatto sta che si introduce un criterio di estensione delle deleghe, un trucco verbale, del tutto innovativo e tutto ancora da interpretare.

Per tornare e chiudere sullo smarrimento e confusione: qualcuno è smarrito e confuso, altri invece proprio no… anzi… determinati e lucidissimi.

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lunedì 6 settembre 2021

I fantasmi del teleschermo


Questa mattina ci impelaghiamo in questioni raspose. L’anno che è appena cominciato riferito alle telecomunicazioni, al sistema audiovisivo, alla Rai, si prospetta animato da numerosi e inquietanti fantasmi. Al momento, addi 6 settembre 2021, nessuno è in grado di sapere con relativa precisione o anche vagamente intuire, cosa potrà succedere, quali prospettive e quali effetti si produrranno con l’introduzione di importanti normative. Come noto, ci sono in ballo anzitutto gli adeguamenti del TUSMAR (quote di produzione europee, pubblicità, governance Rai etc); il recepimento della direttiva UE sulla concorrenza dove si dovrebbe trovare il famigerato punto sul ritorno alla riscossione del canone Rai nel vecchio modo e che invece ora, apparentemente quanto misteriosamente, sembra accantonato; l’avvio della discussione sul nuovo Contratto di Servizio Rai e il subordinato e conseguente Piano industriale e, infine, l’avvio della fase attuativa del refarming delle frequenze con la campagna di rottamazione delle Tv/decoder che, puntigliosamente, Rai continua ad ignorare. Se a tutto questo aggiungiamo i temi banda larga, 5G, cloud e big data il panorama si complica assai.

Complesso tirare le fila di questa situazione per trarne una visione organica. Vedi, ad esempio, il caposaldo di quanto detto prima, il nuovo TUSMAR. Lo scorso 7 agosto il Governo ha reso noto lo “Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/1808 recante modifica della direttiva 2010/13/UE, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi, in considerazione dell'evoluzione delle realtà del mercato”.

Si tratta di un documento che, in buona parte, rivede la precedente Legge di sistema e i suoi successivi aggiornamenti e quindi destinata ad impattare in nodo rilevante tutta l’architettura normativa del settore audiovisivo nazionale e, in modo specifico e particolare, sul futuro del Servizio Pubblico, la Rai.

Il nuovo TUSMAR disciplina compiutamente il ruolo e il funzionamento della concessionaria pubblica con il Titolo VIII e gli articoli dal 59 al 63. Ci sono in discussione la governance, i contratti, la contabilità separata (vedi il comma 4 dell’art. 61: “È fatto divieto alla società concessionaria della fornitura del servizio pubblico di cui al comma 3 di utilizzare, direttamente o indirettamente, i ricavi derivanti dal canone per finanziare attività non inerenti al servizio pubblico generale radiotelevisivo”.  Dove sta il problema? Risposta semplice: pochi ne parlano. A parte le “proteste” di Netflix che, attraverso la Andreatta (!) dichiara «La sensazione è di aver ricevuto un’iniquità. E questa è più difficile che porti a decisioni di investimento. Ti fidi di un Paese se sei trattato in modo equo e capisci la logica delle scelte». Già, come se Netflix avesse il cuore delle sue produzioni nel nostro Paese.

Comunque, al momento il tema è capire l'iter di questo provvedimento. Nella bozza di testo si legge che si tratta di provvedimento sottoposto a parere parlamentare ma non siamo stati in grado di precisare se si tratta di un parere vincolante o consultivo. La differenza non è da poco: nel primo caso i partiti potrebbero avere la facoltà di intervenire nel merito: vedi, ad esempio, le sei proposte di legge che potrebbero cambiare la governance Rai in modo diverso da quanto previsto da questo nuovo TUSMAR. Nel secondo caso, come non detto: partita chiusa.

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domenica 5 settembre 2021

Rai: il Premio d'Autunno

Foto di Mimzy da Pixabay

“Se l'ipotiposi del sentimento personale, prostergando i prolegomeni della mia subcoscienza, fosse capace di reintegrare il proprio subiettivismo alla genesi delle concomitanze, allora io rappresenterei l'autofrasi della sintomatica contemporanea che non sarebbe altro che la trasmificazione esopolomaniaca…”. 
Al che, il suo interlocutore rispose: “Ma vatte a buttà a fiume!”

 

Questa mattina, luminosa, fresca e profumata, nel mentre e nel quando, ancora una volta, dobbiamo constatare l’assoluta assenza di notizie che interessano la Rai, ci svegliamo con due strane sensazioni e un termine che le unisce mi frulla per la mente: supercazzola. La prima sensazione ci viene ascoltando le varie edizioni dei GR Rai dove si parla di vari premi, letterari e cinematografici che animano il Paese in questo momento. La seconda invece ci viene leggendo quanto scrive Luigi Bisignani (uno che sembra saperla lunga) sul Tempo con il titolo “Flop di Colao sulla rete unica. Il piano per la banda larga elaborato dal ministro è fallimentare e lascia l’Italia nel medioevo digitale”.

Bene, andiamo con ordine. “Settembre, andiamo, è tempo di migrare” viene da pensare quando immaginiamo stormi, milioni di persone che seguono appassionatamente le vicende che si svolgono intorno ai vari Campiello, cinema di Venezia, Premio Ischia o Premio Agnes che sia (citazione casuale). Immaginiamo i radio-telespettatori frementi in vibrante attesa di chi partecipa, di chi sarà premiato, dei retroscena e degli abiti indossati (preferibilmente femminili) dai partecipanti. Già, si sa, i premi tirano e appagano per chi li riceve e per chi li propone. I premi rendono a chi vorrebbe essere premiato e a chi vorrebbe essere tra la giuria dei premianti. Un posto da giurato, tutto sommato, non si nega a nessuno, garantisce una piccola ma brillante vacanza e un pizzico di visibilità che non fa male a nessuno, anzi a qualcuno fa bene, forse benissimo. Non parliamo poi della presidenza di un premio che, magari va a sapere, può anche essere un buon viatico per future splendide carriere nel bel mondo della televisione (ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale). Ma forse, quello che scrivo è solo, semplice, piccola invidia per non essere mai stato premiato (in verità, non ho nemmeno mai partecipato ad alcun concorso o premio) e tantomeno sono stato mai chiamato a giudicare (fosse mai avvenuto, mi sarei divertito assai).

Diversa, assai più complessa e di complicatissima decifrazione la riflessione sul tema sollevato dall’articolo di Bisignani. Ci risparmiamo la solita e nota considerazione del pulpito dal quale viene la predica (che, attenzione, non è per niente irrilevante, anzi) e cerchiamo di concentrare l’attenzione sul merito. Il punto fermo è che la rete unica per la banda larga, nonostante sia da tempo auspicata e prossima a realizzarsi, di fatto, per ora, non solo non c’è ma corre seriamente il rischio di non vedere mai la luce. La domanda è la solita: a chi conviene, a chi porta vantaggi e profitti e chi invece danneggia o distoglie risorse che si vorrebbero impiegare in altra direzione? L’articolo se la prende con il ministro per l’innovazione Colao, ex Ad Vodafone che nel 2011 dichiarò a proposito di quanto percepiva come compenso “Non posso negare che 17mln di euro siano una cifra enorme” e aggiungendo “gran parte della mia retribuzione mi arriva sotto forma di azioni che mi sono impegnato a non vendere mai”. Già, chissà se ha mantenuto la promessa. Si tratta poi di capire se parliamo della stessa persona: il Colao del Governo Conte 2, quello degli “Stati generali dell’economia” del giugno 2020 oppure quello del “nuovo progetto” che guarda al Cloud.

Comunque, il tema, l’arena della battaglia è semplice e noto e si riferisce per un verso alla “ragione sociale” di questo Governo (che non è e non può essere semplicemente etichettato di “unità nazionale” nato solo per gestire il Covid o il PNNR). Per altro verso si riferisce al centro di gravità permanente di ogni ragionamento e riflessione sul futuro di questo Paese: la rivoluzione tecnologica in corso. Quindi, Draghi e il suo Governo, da che parte si schiera nella competizione digitale? Pubblico vs Privato ovvero Stato vs Mercato? Interessi nazionali vs interessi europei (francesi in particolare)? Solo se si riesce a cercare una possibile risposta a questo interrogativo si potrà trovare una chiave di lettura sulle vicende delle quali parliamo. Ovviamente, in quota parte e fatte le debite proporzioni, l'argomento è interessante anche per quanto riguarda la Rai. Per come la vediamo noi, per quanto ci è dato sapere e per quanto è noto sul DNA delle persone che compongono questo Governo, a partire dal suo capo, la tentazione di virare o sostenere una deriva “privatista” a scapito di una "pubblicista" sembra sufficientemente chiara quanto invece non sempre è chiaro chi se ne potrebbe avvantaggiare. Vedi, ad esempio, la questione di Rai Way che, periodicamente riciccia. Al di là dei soliti furbetti del quartierino (fini analisti e avvocati d’affari) che basta che mettono in giro la voce di un’operazione di fusione con Ei Towers che il titolo a Piazza Affari balza di colpo, la storiella la dice lunga. Nessuno dice una parola sul suo progetto industriale, sugli investimenti, sul suo ruolo nella partita ma tutti pronti ad inzuppare il biscotto nel ricco piatto delle rendite azionarie.

Ci sorge il sospetto che la partita digitale con i vari soggetti che vi giocano (in primo luogo TIM, Vodafone e compagnia cantando) sia prevalentemente impostata su un campionato dove gli interessi pubblici, nazionali, non siano proprio al centro della competizione.

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sabato 4 settembre 2021

Camminando .. camminando ...

Foto di jplenio da Pixabay

“La vita è un viaggio da fare a piedi.”
B. Chatwin

Il nulla e poco più… oppure, da altro punto di vista, il pieno e poco meno. Il primo si riferisce ancora alla Rai e a quanto gli gira intorno, il secondo invece alla bellezza di questa stagione. Profumi, colori, temperatura: tutto concorre a rendere il giorno piacevole quanto la notte. Oggi ci dedichiamo a questo, per la Rai e le sue beghe ci sarà tempo.

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venerdì 3 settembre 2021

Rai: le schermaglie d'autunno

 

Foto di David Mark da Pixabay

Bene, ci siamo. Con il primo fresco d’autunno e le prime foglie che cadono, si comincia la battaglia per il futuro della Rai e non sarà per niente una passeggiata. La notizia del giorno la pubblica MF e titola: “Si riaccende Rai Way - Ei Towers” dove nel passaggio centrale si legge: “…alla ripresa dei lavori autunnali, banchieri e avvocati di affari hanno riaperto i dossier dell’operazione più volte studiata e valutata dai board e dai soci delle due società potenzialmente coinvolte”. Sdenghete e sdanghete… quando si sente il rumore delle sciabole dei banchieri e degli avvocati d’affari è necessario tirare fuori l’artiglieria e preparare i materassi (do you remember Il Padrino?). Ma, in verità, la notizia, vecchia e ripassata in padella più volte, sarebbe pure interessante se non fosse che, al momento, non sembra proprio riguardare nessun altro oltre i soggetti citati.

Comunque, ad ogni buon conto, cerchiamo di riprenderci da questa terrificante notizia e rimettiamo le cose in ordine (come i nostri lettori sanno bene, è un tema che abbiamo seguito attentamente e dettagliatamente, da tempo, e ci riteniamo tra coloro che almeno in parte “conoscono il dossier”). Elenchiamo i soggetti interessati all’operazione: il “Sistema Paese”, la Rai, Mediaset e, appunto, il variegato e allegro mondo degli alchimisti finanziari, sempre pronti a saltare sul carro dove si prospettano plusvalenze, margini, profitti e rendite. Messi tutti insieme, un filo comune che li lega c’è: un’operazione di questo genere, la creazione del famigerato “polo unico delle torri” è “razionale”, come amano dire i tecnici della Borsa, e i fini analisti dei listini.

Il primo soggetto, il “Sistema Paese” ha tutto da guadagnare in una rete infrastrutturale unica ed efficiente.  Da tenere sempre bene a mente che non si riesce a mettere in piedi la Società per la rete in banda larga, considerata una scelta strategica prioritaria. Rai potrebbe avere interesse non da meno per i mille motivi che abbiamo detto e scritto più volte: dalla convenienza operativa a quella economica.  Rai Way ha due assett: i tralicci, il ferro, gli impianti mentre la gestione delle frequenze è in concessione a Rai, un bene indisponibile. Per la sua sopravvivenza, Viale Mazzini paga un canone di servizio di oltre 180 mln l’anno. Già solo rimettere mano a questo costo (la legge lo prevede), pur rimanendo proprietari della società al 64%, mettendo all’asta questo stesso servizio si potrebbe conseguire un risparmio considerevole (a suo tempo, venne stimato in circa 60 mln/anno). Prima ancora di tornare a parlare di “polo delle torri” ci sarebbe molto ancora da dire sulla gestione di Rai Way, su come e su quanto investe in innovazione ed opera sul mercato, nazionale e internazionale, dove potrebbe trovare innumerevoli fonti di attività. Abbiamo scritto ed osservato più volte su come e dove vengono reinvestiti gli utili. E così via: ci sarebbe altro che un Post da scrivere ma un capitolo dell’Enciclopedia Britannica. Per ora, ve lo risparmiamo. Possiamo solo ripetere quando detto: se alla Rai occorrono soldi si possono trovare mettendo mano a Rai Way e non necessariamente attraverso operazioni di M&A.

Ma il cuore della notizia di oggi non è l’attenzione di banchieri e avvocati, ma che a sollevare tale tema non sia stato il nuovo AD.  A lui spetta, da subito, da ieri, dalle scorse settimane, dire chiaro e tondo cosa intende fare durante il suo mandato non tanto per tappare i buchi dell’Azienda ma per costruire una bozza del suo futuro. Per il primo compito, risanare il bilancio, non c’è bisogno di geni della finanza: basta fare attenzione ai conti, evitare sprechi e inefficienze, razionalizzare e risparmiare. Il secondo compito, creare una prospettiva di sviluppo per la Rai, è più impegnativo e per quello ci vuole anzitutto tanto coraggio, conoscenza ed esperienza. Caratteristiche ancora tutte da verificare in questa nuova dirigenza.

Chiudiamo questo paragrafo: dossier da aprire ce ne sono a sufficienza, basta scegliere. Quello di Rai Way è certamente importante perché si trova nel crocevia dei temi economici e tecnologici ma non è il solo. Basta assegnargli un livello di priorità ed affrontarlo, subito.  

Bene, andiamo oltre. Ieri ci è giunta notizia (in simultanea con la pubblicazione di un articolo su conflitti di interesse presenti nel nuovo Cda Rai) che nei prossimi giorni andrà in onda il solito programma sul Premio Agnes (presidente della giuria: Gianni Letta). Abbiamo poi letto quanto pubblicato sul sito https://www.vigilanzatv.it/rai1-con-il-premio-agnes-la-tv-pubblica-diventa-apoteosi-del-conflitto-dinteressi/ e siamo rimasti leggermente “turbati”. Se questa è la nuova Rai, quella dei conti in pareggio a fine 2021, quella del “diamoci del Lei”, quella del vecchio Piano industriale… forse abbiamo capito male. O forse, abbiamo capito benissimo: non ci sono speranze.

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giovedì 2 settembre 2021

La Pagina Bianca della Rai

Ci sono circostanze dove è più facile tacere che parlare. Ci sono momenti in cui è meglio un sano silenzio piuttosto che un brontolio senza senso. Ci sono attimi in cui è preferibile una pagina bianca ad una scritta male. Questo è quanto capita oggi, in mancanza di un qualsiasi briciolo di interesse, nella nebbia più totale che avvolge la Rai e il Servizio Pubblico. Ci passa pure la voglia di scherzare sull’irrefrenabile voglia di ottimismo che ci ha pervaso ieri. Non siamo molto lontani dalla verità se ci permettiamo di associare a questa sensazione molti lettori del nostro Blog.

Ci sono termini in altre lingue mediterranee che non riusciamo a tradurre compiutamente in italiano: quello più noto è spagnolo: “desencanto” (delusione, malcontento) ma ci piacciono anche due vagamente simili in greco, Ανησυχία  (anesichia, cioè apprensione)  e Σαστιμα (sastima, cioè smarrimento). Si riferiscono a sensazioni, percezioni, suggestioni individuali e collettive, a stati dell’anima che può anche essere pubblica, sociale, condivisa.  

“Già era scesa la piena notte. Drogo era seduto nella nuda camera della ridotta e si era fatto portare carta, inchiostro e penna per scrivere. "Cara mamma" cominciò a scrivere e immediatamente si sentì come quando era bambino. Solo, al lume di una lanterna, mentre nessuno lo vedeva, nel cuore della Fortezza a lui ignota, lontano dalla casa, da tutte le cose familiari e buone, gli pareva una consolazione poter almeno aprire completamente il suo cuore. Certo, con gli altri, con i colleghi ufficiali, doveva farsi vedere uomo, doveva ridere con loro e raccontare storie spavalde di militari e di donne. A chi altri se non alla mamma poteva dire la verità? e la verità di Drogo quella sera non era una verità da bravo soldato, non era probabilmente degna dell'austera Fortezza, i compagni ne avrebbero riso”.

Vi proponiamo un semplice gioco: provate sostituire i soggetti, i nomi, i luoghi, le situazioni con l’attualità, con quanto avviene in questo periodo, in particolare a riguardo della Rai. Potete scegliere tra “la notte”, Drogo, “la mamma”, la Fortezza, i colleghi ufficiali, “una verità da bravo soldato”. Rimescolate tutto e divertitevi a vedere cosa ne esce fuori.

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mercoledì 1 settembre 2021

Viva la Rai !!!

 

Foto di Photo Mix da Pixabay

Kalo Kimona … buon inverno !!! 

È un bell’augurio, racchiude tutto il senso della stagione che sta per finire e propiziatorio per quella che sta per iniziare. Oggi siamo pervasi di un’ondata di irrefrenabile ottimismo. Sarà forse perché inebriati dall’aria settembrina che già profuma di mosto, di uva matura (se tutto va bene, la nostra vendemmia è prevista per la metà di settembre, non appena il mostimetro ci indica intorno a 18 ... purtroppo, non ci sono più le mezze stagioni, come una volta !)

Fatto sta che ci siamo fatti persuasi che le prossime stagioni per la Rai, per il Servizio Pubblico, saranno ricche e fruttuose. Cominceremo subito con la transizione al DVB-T2 con decine, centinaia  di migliaia, milioni di telespettatori che non vedono l’ora di spendere un sacco di soldi per rinnovare il parco Tv o, magari risparmiando, comprare un  modesto ed economico decoder. Qualcuno si perderà per la strada delle Smart Tv, dei nuovi decoder di DAZN oppure dei nuovi apparati privi di sintonizzatore e quindi esentati dal pagamento del canone ma … pazienza … ce ne faremo ragione: è la tecnologia che avanza bellezza !!! Magari i telespettatori ce li potremo scegliere: meglio pochi ma buoni!!!

Nel mentre e nel quando la tecnologia avanza, a Viale Mazzini mancano i soldi (intanto quelli della pubblicità e poi forse una parte di quelli del canone, sempre minacciato di riduzione) e l’unica strada per la salvezza è il pareggio di bilancio. Forza Fuortes.. dajjjeeeee … ce la potrai fare!!! Ti siamo vicini e ti sosterremo, almeno fino al prossimo Sanremo .. poi.. si vedrà. Di nuovi investimenti di nuovi programmi, progetti, visioni o missioni, per il momento, lasciamo perdere, troppo complicato pensarci ora. Però, magari, se al 31 dicembre avanza qualche spiccio, si potrebbe pensare a dotare la Rai di una CDN proprietaria. Per ora, godiamoci settembre mentre ci prepariamo, ai primi di ottobre, alle consultazioni amministrative e chissà, magari potrebbe pure cambiare qualcosa … però, si sa, non contano nulla sul piano politico.. forse .. oppure no .. speriamo …boh! Però, magari, se cambia qualcosa, è capace pure che Draghi sciolga la riserva e si candida al Colle, con grande scorno di chi altri invece trama nell’ombra (Franceschini?) oppure che a sciogliere la riserva sia Mattarella e allora tutti allineati e coperti fino al 2023? Nel frattempo, siamo certi che la triste, oscura e tormentata vicenda della rete unica per la banda larga troverà finalmente soluzione.. come non si sa ma siamo sempre fiduciosi. Ahhh … già che ci siamo, sempre ad ottobre, e sempre per quanto riguarda la Rai,  sarà ora di cominciare a pensare al nuovo Contratto di Servizio, magari aprendo un “tavolo di confronto” … non si sa mai .. un tavolo è sempre meglio di uno strapuntino e, sempre già che ci siamo, sarà necessario pensare ad un nuovo Piano industriale, potrebbe essere utile o forse anche necessario per il prossimo triennio. Meglio averlo  e magari “fatto in casa” risparmiando 1,4 mln di euro come il precedente che, come ha detto dell’AD, si può sempre riesumare dal frigorifero. Nel frattempo, sempre nel frattempo, è probabile che si possa o si debba procedere a fare qualche nomina corporate, nelle reti e nei Tg/Gr.  Non c’è fretta, con calma, ragioniamo, scegliamo, parliamone: magari spunta fuori qualche bel nome (autonomo dai partiti, indipendente, capace , esperto e meritevole) non si sa mai.

Siamo certi, fiduciosi, speranzosi, che il nuovo vertice di Viale Mazzini ce la potrà fare a portare fuori l’Azienda dalle secche delle paludi in cui è stata lasciata nei decenni precedenti e tracciare il solco di un radioso avvenire. Con la segreta speranza di un algoritmo etico che ci possa aiutare, ci sono (???) tutti i presupposti per una Nuova Era del Servizio Pubblico  e si scorgono all’orizzonte i segnali di fumo che ce la stanno ad indicare, a partire dalle 6 (sei) proposte di legge di riforma della sola governance perché al resto del sistema ci pensa l’Europa con il vincolo del nuovo TUSMAR che, almeno per Rai, non promette niente di buono. Ma queste considerazioni amare le lasciamo agli inguaribili pessimisti: “Honni soit qui mal y pense”. Noi, questo Blog e alcuni tra i nostri lettori, siamo dall’altra parte. Almeno per un certo periodo, poi .. si vedrà. Viva l’Italia, viva il PNRR, viva la Rai !!!

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