Torniamo sempre alla casella di partenza. Un gioco dell’Oca
senza fine e senza inizio ovvero un divenire solo apparentemente senza capo ne coda. Se tutto intorno a te si muove e tu rimani fermo è come , di fatto, andare indietro, nel tempo e nello spazio. “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per
una selva oscura, ché la diritta via era smarrita” per arrivare infine a “salimmo
sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ’l ciel,
per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Queste stelle
però stentano a farsi vedere.
Oggi è il tempo di Sanremo, giunto alla sua 76a edizione,
ovvero gli anni equivalenti di un/a nonno/a in buona salute che magari non è ancora
ricoverato in una RSA. Il Festival gode ancora di un suo “successo” di numeri
che fanno gongolare gli amministratori Rai: oggi il Sole ci dice che sono
attesi circa 70 mln di raccolta pubblicitaria a fronte dei 65 della scorsa
edizione. Buttali via! L’Azienda ci sopravvive per qualche mese e vagli a dire
che “pecunia olet”. No, pecunia non olet, anzi … profumat! Poi ci saranno i numeri
degli ascolti, quelli che faranno gongolare gli esegeti del “Servizio Pubblico”
trasversale, universale e generale. Sono quei numeri che hanno fatto definire il
Sanremo dello scorso anno “un successo scintillante”.
Come abbiamo scritto e come molti temono, i numeri del
Sanremo di quest’anno potrebbero non essere di grande consolazione. Molti fattori
remano contro. Le Olimpiadi potrebbero avere prosciugato un bacino di
attenzione che non è sempre indeterminato. Poi l’edizione di cui si parla (poco)
non sembra ricca di particolare “appeal”: tra cantanti, conduttori e ospiti non
emerge nulla che possa far immaginare un’edizione scintillante, peraltro,
dedicata alla memoria di Pippo Baudo che ha fatto registrare nel 2008 i numeri
più bassi degli ultimi 20 e dove si annuncerà il ritorno della prossima di Canzonissima
(andata in onda la prima volta alla radio nel 1956). Manca una rievocazione di Garibaldi e
della breccia di Porta Pia e siamo a posto. Aggiungi le serate di calcio nella
Champions League e aggiungi la minaccia di una controprogrammazione di Mediaset
più robusta del solito (P.S. Berlusconi si vorrebbe “vendicare” delle ospitate
Rai a F. Corona) e tanto può bastare per nutrire qualche legittimo timore. Dicono
che alla conferenza stampa di ieri a Sanremo la noia correva come acqua fresca.
Ma così come negli anni passati abbiamo dedicato poca attenzione ai “numeri” anche quest’anno Bloggorai cercherà di leggere tra le righe segni e significati dell’evento Sanremo. Tanto per iniziare, vi suggeriamo di rileggere quello che abbiamo scritto negli anni passati: il 19 febbraio 2025 abbiamo titolato “Sanremo: Apologia di un "successo" https://bloggorai.blogspot.com/2025/02/sanremo-apologia-di-un-successo.html dove abbiamo scritto “il presunto “successo” di questo Sanremo lo si vorrebbe ascrivere esattamente nella sua distanza dalla “politica” genericamente intesa e financo dalla pretesa “coesione sociale”, ma anche dalla cultura, dalla società etc … ovvero “sono solo canzonette” di “cuoricini cuoricini”.
Su questo
terreno lo scorso anno ha gongolato la Meloni e, verosimile, gongolerà quest’anno
ancor di più per dire, ribadire e sottolineare che la nostra è proprio una “bella
Italia” come pure le Olimpiadi hanno evidenziato. L’anno precedente, l’11
febbraio 2024 abbiamo titolato “Sanremo: lo specchio infedele della normalità?”
dove abbiamo scritto che “Sanremo, parafrasando il Censis, è uno specchio
infedele di un Paese sonnambulo. È uno specchio che racconta un Paese dove
confonde il comico con il drammatico, fa ridacchiare e commuovere nel breve
giro di pochi istanti, l’uno vale l’altro purché riesca a sollevare qualche
punto di share. È uno specchio doppiamente infedele perché pronto a tradire se
stesso alla prima occasione: oggi esalta “questi” giovani solo se cantano e
domani se li scorda per il resto dell’anno. Vanno benissimo se fanno aumentare
gli ascolti ma chissenefrega se sono e saranno disoccupati per gli anni a
venire. Infine, è uno specchio multistrato e multicolore. Riflette solo ciò che
gli è più comodo, senza scomodare tanti più di tanto. Infine: è ancora uno
specchio infedele dove mescola RAI e Mediaset come fossero la stessa cosa:
ha vinto Angelina Mango, uno splendido prodotto della scuderia De Filippi, il
fior da fiore di Mediaset, come ampiamente annunciato, da tempo”. vedi
Sembrava che la Meloni potesse essere a Sanremo ed invece a
smentito: peccato. Come pure peccato che “l’unico comico di destra” ha rinunciato.
Abbiamo speranza che dopo l’intervento odierno del presidente del Senato La Russa il comico di questa destra possa ripensarci: abbiamo tanto bisogno di una sana dose di qualunquismo di destra, di questa destra. Non ce lo fate
mancare.
bloggorai@gmail.com
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