Nei giorni scorsi, a gennaio, abbiamo sottovalutato una “figurina”
che avrebbe meritato una buona posizione nel nostro Album sulla Civiltà delle
Immagini 2026. Si tratta di un “maiale” di plastica esposto nella vetrina di una
macelleria a Padova. A quanto sembra, quella immagine avrebbe turbato la
sensibilità religiosa di esponenti della comunità islamica locale. Apriti cielo,
i “pauristi” nostrani ci hanno subito inzuppato il biscotto: in una chat
abbiamo letto un post (scritto da una persona di nota e dichiarata appartenenza
all’area progressista) dove si chiede “Quando i musulmani saranno di più
imporranno il velo alle donne?”.
Le figurine del “paurismo” sono i vettori di come un virus mutante che si diffonde perfido e violento: cambia forme e dimensioni, colore e caratteristiche ma colpisce sempre al cuore delle sensibilità collettive. Se non è la paura del migrante è quella dei “giovani violenti”, se non è la paura dei “diversi” LGBTQIA+ è quella dei “terroristi” incappucciati di Torino e se, infine, tutte queste parure non fossero sufficienti ci si aggiungono le paure del parente assassino, del vicino pedofilo o di un conoscente truffatore. E se non bastassero le paure “nostrane” ci si mettono pure quelle internazionali: dalle guerre vicine a quelle lontane, da quelle in corso a quelle probabili (Groenlandia, Cuba e Iran). Sempre e comunque paura. Sempre e comunque minaccia, sempre e comunque timore e incertezza. E cosa si richiede per tranquillizzare le anime (e garantire voti e consenso politico? Ordine e sicurezza. Tutto il resto svanisce, si annebbia e si pone in secondo piano.
Ieri sera il Tg de La7 ha dedicato 10
minuti e 45 secondi ai fatti di Torino che poi però, in coda al Tg per tranquillizzarci,
ha proposto il report settimanale della Gabanelli sulle “liste di attesa” della
sanità per svelarci che “non conviene a nessuno ridurle o eliminarle”. Già, non
conviene a nessuno e le liste di attesa per un esame clinico importante non fanno
alcuna paura e quindi non hanno bisogno di immagini per rappresentarle.
A proposito de La7 da non dimenticare una inedita “figurina”:
nei giorni scorsi la Gruber ha intervistato il giovane erede Del Vecchio (con i
suoi 7 miliardi di eredità). Dalle prime immagini si percepiva subito l’imbarazzo
di tutta la trasmissione: della conduttrice indotta ad un “marchettone” giornalistico
di proporzioni apocalittiche, dell’intervistato che ha dato una “immagine” del
capitalismo nostrano indimenticabile per la sua pochezza e infine dell’editore
che con questa ospitata ha voluto mescolare nel torbido dalle grandi manovre
editoriali in corso nel Paese.
Un’altra “figurina” metafisica interessante di questi giorni
l’ha proposta la Schlein quando nei giorni scorsi ha proposto di “riappropriaci
di Tolkien”. Una figurina della serie “non sappiamo più a che Santo votarci”. Ogni
settimana che compare sul calendario vedi che la Meloni e il suo governo rimangono
stabili nei consensi e la Segretaria del PD si inventa una battaglia culturale
di altissimo livello: “Il Signore degli Anelli” è nostro, roba di sinistra, riprendiamocelo!!!
Ora invece per i giorni a venire ci dobbiamo attrezzare per
le prossime figurine che certamente avranno un posto di rilievo nel nostro
Album: le prossime Olimpiadi invernali e Sanremo. Presto fioccheranno le immagini
avvincenti del curling, del bob a due e dello “skeleton”. Come già avvenuto per
la vela o per il tennis, diventeremo tutti un “popolo invernale” pronti ad
appassionarci per uno 0,01 secondi di differenza nello slalom gigante. Per Sanremo
invece si mormora che ci potrebbe essere una clamorosa sorpresa (ci stanno lavorando
sottotraccia): insieme a Laura Pausini e Sandokan potrebbe fare una comparsa nientepopodimenoche
il molleggiato Celentano (80 anni). Se mai fosse, sarà certamente una “figurina”
di primo piano.
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