Mettetevi comodi, siamo solo all’inizio della settimana. Nota
in premessa: questo Post oggi è dedicato per buona parte alla Rai e non
parleremo di Pucci o di Petrecca o di Garlasco.
L’Europa è in “declino”? L’Italia è in “declino”? Fatte le
debite proporzioni, la Rai è in “declino”? Intendiamoci bene: “declino: dal
latino declīnāre, composto da de- ("giù", "verso il basso")
+ clīnāre ("piegare", "inclinare"). Treccani: in senso
fig., decadenza, perdita di potere: il rapido d. di una personalità
politica, della potenza di una nazione (e uomo di governo, paese in declino); o
anche, riduzione progressiva della produttività, dell’efficienza”.
Europa: secondo il Segretario di Stato USA Mark Rubio “In
America non abbiamo alcun interesse a essere custodi educati e ordinati del declino
gestito dall’Occidente…” e gli risponde la Rappresentante per la Politica
estera UE Kallas (una vera pacifista!) “No, non è vero, l’Europa non è in declino”.
Italia: secondo la Meloni il Paese non è poi messo tanto maluccio,
magari non è proprio “declino” e comunque “non è colpa mia”. Per il resto del mondo
sociale italiano il “declino” è palese ed evidente: l’economia stenta, il
lavoro manca, la sanità stenta, l’istruzione traballa, le famiglie arrancano. Ci
vogliono giusto le Olimpiadi oggi a riempire 9 pagine del Corriere per magnificare
le doti italiche (2 di politica nazionale con Nordio &C, 6 pagine di esteri
e 4 di cronaca)
Rai: qui c’è poco da dibattere: il “declino” è palese ed
evidente. La lista è lunga e dettagliata: non ci sono soldi (tagliato pure
il canone), non ci sono Piani credibili e sostenibili (Piano Industriale, di
quello editoriale /informazione non ne parliamo proprio per quanto la sua assenza
è clamorosa e immobiliare), gli ascolti traballano e i co-conduttori/direttori
alla Pucci/Petrecca si smarriscono tra una autodimissione da Sanremo e una figuraccia
megagalattica globale. Ieri Aldo Grasso ha scritto sul Corriere: “In un
baratro così profondo la Rai non era mai caduta: siamo al punto che persino le
mura di Viale Mazzini espellono gli inquilini per l’amianto. Dallo sport alla lobby gay, Viale Mazzini è in
un baratro profondo. Politica e Rai hanno stretto un patto scellerato che
permette loro di accedere a notorietà e responsabilità prescindendo da un
percorso professionale in cui si sia consolidata una preparazione. Come si esce
dal baratro quando l’incompetente non si accorge della propria incompetenza?”.
Già, la domanda, il tema centrale è come se ne esce? Abbiamo
speranze di uscire dal tunnel dei vari “declini”? Difficile essere ottimisti
fintanto che ci si limita ad elencare i problemi: quando si tratta di fare la lista
delle magagne siamo tutti professori (ovviamente, senza concorso), tutti capaci
ad elencare dettagliatamente buchi, inefficienze e contradizioni. In Europa
(ma quale Europa?) stiamo messi maluccio assai nonostante la Kallas. In Italia
stiamo messi maluccio assai nonostante la Meloni che, comunque, piaccia o meno,
mantiene salda la sua soglia di consenso politico. Dentro e intorno la Rai stiamo
messi peggio.
Limitiamoci al nostro ambito: come uscirne dalla palude dove sta sprofondando il Servizio Pubblico? È del tutto evidente che per il Governo e per i diretti concorrenti della Rai, le cose stanno benissimo così. Non hanno alcun bisogno di una riforma (impantanata al Senato) come non hanno alcun bisogno di un Presidente di Garanzia (Marano sta benissimo dov’è e Rossi assiste neutro), come pure Mediaset non ha alcun bisogno di vedere la Rai indebolita, anzi.
Di cosa
c’è bisogno allora? Semplice: di una opposizione che faccia l’opposizione e
non si limita a scrivere lettere a cui nessuno risponde, a fare appelli a cui
nessuno aderisce e diffondere Comunicati stampa di scarso rilievo. L’opposizione
perde credibilità quando convoca una manifestazione a sostegno di Ranucci e
chiede a gran voce di ripristinare le 4 puntate sottratte di Report e il ritorno
in video al lunedì sera e poi non succede nulla. Hai voglia poi a lamentarti di
Petrecca, di Pucci, dell’eccessivo spazio alla cronaca nera di Garlasco o del
Tg1 che perde telespettatori.
Ma non si tratta solo di battere i pugni sui vari tavoli
o prendere iniziative “forti” come è stato vanamente minacciato a dicembre
scorso, si tratta più semplicemente di avere, elaborare e proporre un progetto,
una visione, una strategia forte, credibile e anzitutto “spendibile” pubblicamente
e politicamente. Oggi, con buona pace di tanti volenterosi, non c'è nulla di tutto questo. Avete mai sentito battere un ciglio ad esempio sul tema Rai Way e futuro tecnologico del Servizio Pubblico? avete mai sentito battere ciglio sul tema "informazione" ovvero sul numero delle testate e dei giornalisti Rai? e così' via.
Già, ma chi la dovrebbe elaborare questa strategia, chi dovrebbe
avere una “visione” se non quella che ti suggerisce l’ottico? Come ripetiamo spesso
e volentieri: sono le persone che “fanno” le cose e non viceversa. E allora
vediamo dentro l’opposizione chi dovrebbe essere il soggetto, dove si trova e
chi dovrebbe far parte della “cabina di regia” sulla Rai, sull’informazione e sul Servizio
Pubblico?
Cominciamo dal PD. Nei giorni scorsi l’huffingtonpost.it
ha pubblicato un articolo interessante (vedi https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/02/12/news/social_pd-21191065/
) dove si legge che “A supervisionare la macchina social del partito sono
Flavio Alivernini, portavoce di Schlein e riferimento per la comunicazione del
partito …” vedi . Chi è Alivernini e in che relazione è con gli altri “storici”
esperti di Rai e Servizio Pubblico? Parliamo di Boccia, vicesegretario del Partito
(quello della riduzione del canone), parliamo di Nicita (già commissario Agcom
e parlamentare in Vigilanza, lo stesso che si è dimesso da relatore di
minoranze nel dibattuto sull’attuale Contratto di Servizio), parliamo di Verducci
(già capo dipartimento comunicazione PD, parlamentare in Vigilanza e noto “esperto”)
parliamo di Ruotolo, (parlamentare europeo e già responsabile all’informazione
con l’attuale segretaria Schlein), parliamo di Braga, capogruppo PD alla Camera
o, infine, parliamo di Graziano (capogruppo Pd in Vigilanza Rai) negli ultimi
tempi particolarmente “visibile”. Ancora, chi è Alivernini e in che relazione è
con i “professori” e gli “esperti” europei che hanno elaborato prima una bozza
fantasma e poi emendamenti sconclusionati sulla riforma ora impantanata e in ostaggio
della Maggioranza? Si legge di Alivernini che sarebbe “Lui è il marziano
della comunicazione dem… un altro di sinistra, ma extra Pd…” già parte dello
staff di Laura Boldrini, nel quale era presente attivamente l’attuale
consigliere Rai Roberto Natale.
Tutto torna. Meno che sapere cosa si intende fare, quale
progetto e quali proposte tattiche e strategiche sostenere.
M5S. Una volta c’era Casalino e tutto partiva e tornava
a lui. Ora le geometrie interne del partito/movimento sono cambiate ed è
difficile leggere i nuovi equilibri per capire quanto e come ilM5S è
interessato alla Rai e in che termini. In prima battuta, come fiduciaria
pressoché assoluta di Conte, c’è Barbara Floridia, presidente della Vigilanza. Molto
attiva e presente ma “zero risultati”. Ai primi di ottobre 2024 aveva
festeggiato la nomina dell’attuale Cda (con il loro uomo di Majo) sperando che
fosse l’anticamera della riforma. Risultato: di Majo è ancora al suo posto e
della riforma non c’è traccia mentre la Commissione è bloccata dalla maggioranza.
Accanto alla Floridia spiccano due nomi che si occupano di Rai e Servizio
Pubblico: Dolores Bevilacqua, già firmataria di una corposa proposta di riforma
Rai, e Dario Carotenuto capogruppo in Vigilanza, già componente del “gruppo di
lavoro” del “campo largo” sulla riforma fantasma (vedi sopra). Ci sarebbe pure
l’ex ministro Stefano Patuanelli che è “interessato” al dossier ma compare poco
ma, ci dicono, sia molto presente dietro le quinte.
AVS. Sappiamo poco, vicino al nulla. E non perché non
siamo attenti o non chiediamo. Solo perché, per quanto noto, una certa “sinistra”
sul fronte Rai e Servizio Pubblico ha discretamente annaspato nel buio. Notoriamente,
questi temi sono considerati alquanto “marginali” rispetto a quelli delle
grandi competizioni politiche. Fatto sta che se chiedete in giro “chi si
occupa dei dossier Rai dentro AVS?” le risposte che abbiamo ricevuto sono alquanto
confuse: formalmente è Nico Bavaro (leggi pure https://www.progressista.io/intervista-nico-bavaro-comunicazione-politica-sinistra-italiana-avs/
) anche se molti ritengono che la “mente” sia ancora l’ex sottosegretario alle
Comunicazioni Vincenzo Vita (governi Prodi, D’Alema e Amato) nonché senatore PD
e ora “emigrato “in AVS.
Morale della favola: se la Rai è in declino è anche perché nessuno
sembra in grado di proporre e sostenere una strategia nel breve e nel lungo
periodo adeguata e proporzionata alla gravità della situazione. Come abbiamo
scritto, a scrivere la lista dei problemi siamo tutti maestri, a trovare
soluzioni e proposte credibili e sostenibili un po’ meno.
bloggorai@gmail.com
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