giovedì 12 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 19. RAI e il Gioco delle Tre carte

By Bloggorai ©

Il mezzo vuoto che diventa più grande del mezzo pieno. I tordi scambiati per grilli. I fischi confusi con i fiaschi. Le lucciole intraviste per lanterne e infine il passaggio cruciale dal “mondo del pressappoco all’Universo della precisione”. 

Ci stavamo preoccupando perché in questi primi giorni di febbraio il nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 si presentava scarno. Non ci sono (o magari a Bloggorai sono sfuggite) “figurine” di rilievo, significative o tali da meritare un posticino nello spazio del mese.

Per dovere di cronaca, siamo andati a rivedere titoli, pagine di giornali, chat e qualche “social” e quello che ne è venuto fuori è un po’ pochino. Tanto per capirci: ieri il Presidente della Repubblica si è recato a Cortina per felicitarsi con gli atleti che hanno vinto medaglie. Oggi i principali quotidiani nazionali parlano di “vittoria epica” o di “impresa storica” e le immagini che corredano gli articoli sono quelle di uno “sport” chiamato “bob” nelle diverse accezioni. Ieri, sempre per dovere di cronaca, abbiamo visto le immagini televisive della gara: una noia mortale, una boiata pazzesca dove pure uno scontro tra campioni di pari e dispari avrebbe più spettatori. Poi, sempre per dovere di cronaca, siamo andati a cercare i “numeri” rilevanti di questo “sport”. Gli atleti che complessivamente in queste Olimpiadi scivoleranno lungo la nuova pista (ultramilionaria) di Cortina sono circa 170 e gli italiani in gara sono 10 (8 + due riserve) mentre i praticanti dovrebbero essere poco più di 50. Nel 2022 vennero stimati in “Tra uomini e donne, sono 17 i praticanti di bob in tutta Italia, 13 di skeleton e 23 di slittino. In tutto poco più di 50 persone”. Vogliamo supporre che magari in questi ultimi tre anni siano raddoppiati? Parliamo di un centinaio di persone. Da rivedere un Crozza monumentale  https://www.facebook.com/watch/?v=1276740364318714 .

Le italiche virtù sportive sono salve e pure Mattarella applaude ma l'Album langue.

PS 1: non diciamo nulla sulle immagini del "curling" e di come vengono utilizzate (e da chi)  ... per carità di Patria: stanno dando più spunti ai video meme loro che non i "gattini".

PS 2: quanto sono costate alle casse pubbliche queste Olimpiadi? a chi porteranno beneficio? vedi "Nel 2019, quando le olimpiadi furono assegnate all’Italia, la stima dei costi era di € 1,4 miliardi e non dovevano costare un euro allo Stato perché Veneto, Lombardia e gli sponsor dovevano pagare tutto. L’ultima stima dei costi invece è € 5,7 miliardi. Naturalmente sarà lo Stato che dovrà coprire la differenza. Le Olimpiadi di Torino 2006 hanno ancora dei debiti dello Stato/Comune ripianati negli anni successivi, chissà quanti anni serviranno per saldare i costi delle olimpiadi invernali 2026". 

Proseguiamo nella ricerca di “figurine” degli scorsi 10 giorni. Una tra le possibili potrebbe essere interessante: la Meloni accanto al leader tedesco Merz, ovvero una sorta di “nuovo asse Roma Berlino” che, detta così qualche pensierino preoccupante lo fa venire per forza. Bah, forse è meglio osservare con attenzione e non dargli molta visibilità. Passiamo a “figurine” di più bassa lega (in tutti i sensi): nei giorni scorsi hanno tenuto “banco” tre temi: la figura di tolla nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi, la “scissione” dei “vannacciani” e l’unico comico di destra (stanno messi male!) prima candidato e poi autoritiratosi dalla co-conduzione di Sanremo. La somma delle tre vicende non riesce a comporre una “figurina” buona e meritevole di essere incollata nell’Album. Fuffa allo stato puro, acqua fresca in pan bagnato, palloncini di sapone al vento di tramontana.

Parliamo di Rai. Lo andiamo scrivendo da anni: il Servizio Pubblico, questo Servizio Pubblico, è destinato ad un lento, progressivo e inesorabile declino e questo Cda in odore di illegittimità gli sta dando una mano. Nei giorni scorsi lo abbiamo ribadito e abbiamo scritto chiaro e tondo che dietro “la notizia … niente” ovvero dietro il fumo di Pucci e Petrecca si cela il vuoto, ovvero il pieno di problemi insoluti e forse irrisolvibili: abbiamo scritto nei giorni scorsi che le grandi battaglie che si conducono oggi dentro e fuori questa Rai sono intorno al “malloppo” e, segnatamente, su chi mette le mani sul  futuro di Rai Cinema, Rai Fiction e Rai Way (ieri qualcuno forse ci ha letto ed ha ripreso il tema). Tutto il resto è fuffa. È fuffa pure la “storiella” della Lega che vorrebbe la direzione del Tg1: “La Meloni non mollerà mai, proprio ora che ci avviciniamo a scadenze politiche tanto rilevanti. Poi, per dare il Tg1 proprio alla Lega? Naaaaaaaaa”.

Ci ha pensato ieri Andrea Biondi sul Sole a mettere qualche punto in ordine sui nodi cruciali della Rai: il piano industriale e il Piano immobiliare con un focus sulle dismissioni del patrimonio storico dell’Azienda a partire dal trasferimento della sede di Milano (con il faraonico affitto) da Palazzo Labia a Venezia al Teatro delle Vittorie (ora Frizzi), la sede di Firenze e il teatro Olimpico. Intorno a questi piani si gioca il futuro dell’Azienda, come è stato ricordato in un recente incontro tra l’AD e i sindacati: il famigerato Piano Industriale poggia inesorabilmente sulle risorse che possono derivare dalla vendita dei “gioielli di famiglia” e non ci potrà essere nessuna Digital Media Company (che si ostinano a non declinare di “servizio pubblico) se non si trovano i fondi per sostenerla. In soldoni, si tappano i buchi e si aprono voragini. A proposito di voragini: il terrore corre sul filo di Sanremo.

Invece, ieri ci è giunta una “voce da dentro” la Rai con la proposta di una “figurina” forse di poco conto per i grandi titoli ma certo molto significativa per raccontare una pagina oscura di questa Rai: ci scrive un lettore “ … non si legge mai della fasce più basse, in particolare dei lavoratori assunti con contratto di somministrazione e nella fattispecie di una consociata Rai, in cui le regole già difficili da rispettare in rai sembrano valere ancora di meno, perché si intende l'utilizzazione di questa tipologia di lavoro, in cui il lavoratore spolpato e ridotto all' osso viene sostituito dal successivo senza tanti complimenti perché la macchina rai necessita di personale, sì ma solo a tempo e possibilmente anche grato dell' occasione offerta, ancora oggi dopo anni da quel Jobs act che tanta precarietà ha prodotto e in un'azienda come la rai dove contratti di collaborazione milionari a persone e appaltatrici si sprecano. Esigenze permanenti di organico che vengono coperte da lavoratori in somministrazione a rotazione in un ingranaggio infinito, mandati a casa e sostituiti da altri lavoratori in somministrazione per fare lo stesso tipo di lavoro ...molto spesso il datore di lavoro approfitta del fatto che una persona singola non possa denunciare, non possa ricorrere e sostenere i costi di un avvocato e di una causa che la rai porta in cassazione pur di non riconoscere i legittimi diritti dei lavoratori”. Quanto è rilevante questo fenomeno del ricorso a contratti di “somministrazione” in un’Azienda con oltre 12 mila dipendenti? Di quale “consociata Rai” si parla?

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