mercoledì 25 febbraio 2026

La lunga e noiosa notte di Sanremo


By Bloggorai © 

Tutte le vicende umane hanno un prologo, uno svolgimento e un epilogo. Per tutte le cose c’è sempre un prima, un durante e un dopo. Le vicende umane e le “cose” poi hanno un loro naturale contesto, un ambito dove si collocano ed è questo stesso che permette la lettura, la decifrazione dei codici, dei segni e dei significati.

Il “contesto” sociale, politico e culturale del Festival è il “fatto” stesso, è la “cosa” in sé prima ancora del concorso canoro di Sanremo e delle stesse “canzonette” che si diluiscono e si confondono nel rumore di fondo del Paese.

Ieri sera è partito l’evento musicale dell’anno ed è partito subito con tanti piedi sbagliati. Dimentichiamo “l’unico comico di destra” e il presidente del Senato che se ne occupa e limitiamoci ad annotare i piedini sbagliati. Sono appena usciti i “numeri” Auditel che fanno tanto clamore: la prima serata del festival cala di oltre 3 milioni di telespettatori e quasi il 7% in meno rispetto allo scorso anno. Tre milioni di persone che hanno visto altro, che non hanno voluto partecipare a questo rito stanco e financo peggiore del precedente. Ci vuole molta fantasia a proporre come “personaggio” per la prima serata il Sandokan di antica memoria rimpannucciato sotto sembianze turche che avrebbe fatto perdere i freni inibitori alle signore in sala come ha scritto Repubblica. Attenzione: abbiamo scritto “Repubblica” e non “Repupplica” come invece è apparso sul palco del Festival. Una curiosità: tra gli autori di Sanremo compare nei titoli di testa, un certo Giancarlo Leone. Chissà se è lo stesso che conosciamo bene noi tutti e che tanta parte ha avuto nella storia recente della Rai. Magari è un omonimo.

Già, torniamo anzitutto al “prima” nel senso del Prima Festival alle 20.30 su RAi Uno: una parentesi di vuoto assoluto, il nulla strillacchiato nel niente, senza capo né coda, forse il senso intimo e profondo di questo Sanremo che si intravvede già dal suo incipit: non c’è nulla prima, non si vede nulla durante e non si vedrà nulla alla fine (tarda notte, quando a Villa Arzilla hanno spento le luci da un pezzo). 

L’anno scorso ci siamo consolati con i “cuoricini … cuoricini” che almeno hanno fatto gongolare gli esegeti del “brillante successo” (Natale dixit). Quest’anno non sembra di avere ascoltato nulla del genere, nulla che si possa fischiettare allegramente. Il termine che abbiamo letto questa mattina e che forse segnerà questo Festival è semplice quanto rilevante: noia. Ovvero quel senso disperato di abbandono, di mestizia, di pigrizia e di svogliatezza che ti prende quando non sai più a che Santo votarsi. Con in più un tantinello di qualcosa di “strano”: dal palco dell’Ariston si inizia subito con una celebrazione semi liturgica di chi, ahimè RIP, non c’è più: da Pippo Baudo al Maestro Pisicchio e ad officiare la cerimonia si presenta la co-conduttrice con un abitino nero che la fa tanto somigliare ad un noto personaggio del cinema (provate ad indovinare di chi si tratta). Da ricordare che proprio Baudo fu artefice dell’edizione del Festival con il tonfo negativo mai registrato prima e dopo: nel 2008 ha raggiunto una media del 35% con circa 7,2 mlm di telespettatori.

Ma, si sa, e Bloggorai ne è quanto mai convinto, i numeri dicono tanto ma non dicono tutto. Semmai, semmai fosse, questo Sanremo questo Festival figlio di questo Cda Rai non passerà nei libri di storia per il suo successo non sarà difficile comprendere il perché e il per come. E non sarà solo per colpa o responsabilità di chi ha messo in piedi la baracca, questa baracca. C’è, come abbiamo scritto prima, un suo contesto, un suo luogo sociale, politico e culturale di riferimento. C’è il Paese reale, c’è un’altra televisione, ci sono altri giovani e ci sono altri anziani e magari ci sono pure altre “canzonette” che questo Festival ci vuole negare oppure proporre diluire e annebbiare nella noia, banale e quotidiana.

Abbiate pazienza, è solo l’inizio o già un “durante”. Se, come si dice il “buongiorno viene dal mattino”, la giornata sarà lunga e faticosa. Vedremo.

Ps: per gli appassionati del genere, suggeriamo di leggere il post di ieri.

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