Nei giorni scorsi ci siamo cimentati nella raccolta delle figurine
sulla Civiltà delle Immagini 2026 (per febbraio ne abbiamo poche). Ora ci viene
l’idea di collezionare pure le “parole” che segnano questo nostro tempo. Oggi ne
abbiamo due: “noia” e “tristezza”.
È un Paese del “vorrei ma non posso” oppure del “potrei ma
non voglio”. È un Paese sempre in bilico nella terra di mezzo che ancora non ha
sanato l’eterno dilemma: monarchia o repubblica (non Repubbica). È un Paese che
è saldamente progressista e democratico e invece si ritrova con un governo conservatore
e di destra. Un Paese che non ha ancora deciso se essere “moderno” oppure con
un “occhio sempre attento al suo passato”. È un Paese spaccato in due dove la
stragrande maggioranza dei telespettatori ovvero gli “adulti” over 55 guardano
ancora la Tv generalista e universale e i “giovani” non la guardano proprio
(esattamente l’età media di questo Sanremo è 51,7). È un Paese che celebra e vuole ancora le “canzonette”
di Fausto Leali (82 anni) a tarda notte e poi si ritrova in prima serata con
Achille Lauro come co-conduttore insieme alla co-conduttrice Pausini e due
aiutanti conduttori “comici” neutri come Lillo e la Fogliati che vorrebbero far
il loro mestiere, far ridere, e invece non possono o non vogliono. La stessa Pausini
che sembrava destinata a “spaccare” il ritmo soporifero di Conti si è
comodamente adagiata sul morbido nulla vestita di niente e infarcita di poco.
Eppure, c’è ancora qualcosa di incompiuto e di non detto, qualcosa
non ancora completamente svelato in questo Sanremo dell’epoca Meloni. Doveva e
poteva essere un ennesimo volano alla propaganda di questo Governo dell’Italia
ordinata e ben accolta (si fa per dire) nei grandi palcoscenici internazionali.
Doveva e poteva essere una vetrina del “fior da fiore” del Made in Italy
canoro. E invece no, stenta ad essere compreso e metabolizzato. Doveva e poteva essere la ciliegina sulla torta del "filosofo diColle Oppio" ovvero Rossi&C. E invece la Rai ne
viene travolta, il suo AD ne viene travolto, la sua dirigenza ne viene travolta.
Un nostro affezionato e qualificato lettore ci ha suggerito un battuta “La
dirigenza Rai si è trasferita a Sanremo e il pubblico di Sanremo si è trasferito
altrove”. A tal punto che non viene
nemmeno mai inquadrata tra il pubblico dell’Ariston come invece si era soliti
fare negli anni passati, come se non volessero “metterci la faccia” (solo uno
viene spesso ripreso, un certo Maurizio Imbriale, chissà perché?)
Come abbiamo scritto e come siamo sempre profondamente
convinti, il buongiorno si vede dal mattino e le prime luci dell’alba sul festival
di Sanremo erano grigie e nuvolose. Lo abbiamo visto subito dal Prima Festival,
in onda alle 20.30 dopo il Tg1, che solo ieri sera abbiamo scoperto di cosa si
tratta: uno sciatto, volgare, banale e fastidioso contenitore di brand pubblicitari senza capo ne
coda, senza logia e senza senso che non sia solo raccogliere pubblicità. Pecunia
non olet e tutti sanno quanto la Rai ne ha bisogno ma un pizzico di decenza e
intelligenza si poteva pure applicare. No, l’intelligenza è un optional a
pagamento. Se non che, inizia la serata e un altro segno della “serata” è il palco
dell’Ariston: una povertà e una tristezza disarmante che neanche alla Sagra del
carciofo di ColdisottoValMaggiore hanno mai saputo fare di peggio. Vedi sopra:
non ci sono pecunie e pure il palco ne risente.
Gli ascolti della seconda
serata confermano la tendenza: le solite tre milioni di persone sono "emigrate" da altre parti" e manca il 5% di share. Rimanete sintonizzati, ne riparleremo.
Bloggorai@gmail.com

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