venerdì 13 marzo 2020

Appello


Care lettrici, cari lettori, questo piccolo blog ha superato l’anno e mezzo di vita con quasi 60 mila visualizzazioni e oltre 590 post. Una piccola goccia in un mare di problemi. In questo momento è tutto un po’ più difficile, per tutti. Non ve lo nascondo, in queste ore la tentazione di lasciare perdere, di mollare, di mettersi in pausa è stata forte. Ma da Google Analytics vedo che molti continuano a puntare il blog pure se non ci sono nuovi post e allora mi convinco che vale la pena continuare.


Siamo tutti in casa ma non isolati. Siamo tutti attenti ma non distanti. Il compito di questo blog inizialmente era riportare un specie di “diario” quando era in corso la procedura per la nomina del Cda secondo le legge del 2015.  Poi è divenuta una voce nel coro, tra le tante che cantano gioie e dolori del Servizio Pubblico. Purtroppo, più dolori che gioie. Ora il blog si è ancorato ad una “vigilanza critica” su quanto avviene (o non avviene) e su quanto di dovrebbe (o non si dovrebbe) fare per adempiere il suo ruolo istituzionale. Oggi ci troviamo in una circostanza talmente eccezionale che richiede anche a Bloggorai un tentativo di fare uno sforzo in più.

Dallo scorso 23 febbraio, da quando è iniziata questa brutta storia, la Rai non sembra aver dato il meglio di se come pure non sembra aver fatto tutto quanto avrebbe potuto e dovuto e quello che ha fatto è avvenuto spesso in ritardo (vedi la programmazione straordinaria dedicata ai minori).  Si è messa in tutta evidenza la difficoltà (eufemismo) a gestire e fronteggiare le crisi di ogni genere (anche prima del Coronavirus). I problemi di oggi non nascono con il virus, c’erano già prima e già da tempo erano gravi. Esempio fresco di giornata: Italia Oggi ha pubblicato i dati sui siti di informazione On Line e tra i primi 15 la Rai non c’è, superata di gran lunga da TgCom ed altri siti. da quanto tempo abbiamo scritto su RaiNews24 che viaggia con ascolti da prefisso telefonico? Vedi pure l’iniziativa che si svolgerà a partire da oggi “L’Italia chiamò” una maratona su Youtube in streaming promossa dal MiBact. La  domanda è d’obbligo: poteva prenderla la Rai una iniziativa del genere … o no ???

Nei giorni scorsi abbiamo riportato l’avvio di una proposta per la qualità dell’informazione del Servizio Pubblico. Per quanto sta succedendo in queste ore è un iniziativa quanto mai opportuna e per aderire si può consultate il sito www.manifestonuovarai.it.

Ora è necessario un aggiornamento proprio per quanto e per come la Rai sta seguendo l’emergenza sanitaria che ha colpito il Paese. È necessario un appello, un forte richiamo ai doveri e ai compiti del Servizio Pubblico che, in questo momento, deve fare uno sforzo ulteriore, manifestare un impegno più chiaro, forte e diretto nella qualità e nella quantità di informazione che fornisce ai cittadini.

Uno dei firmatari del Manifesto, Andrea Melodia, ha scritto: “Il momento straordinario che stiamo vivendo induce a raddoppiare l'mpegno per cambiare la comunicazione di servizio pubblico. È assurdo. In questi giorni Raiuno sostanzialmente non ha modificato i palinsesti. Ieri sera il conduttore del TG1 delle 20 ha detto in diretta al commissario Borrelli “abbiamo poco tempo”. Non c’è modo di far sforare il TG1 neppure in questi giorni? Questo vuol dire che la RAI è schiava del marketing, non della sua missione di servizio pubblico.  Non si risponda che esiste un canale all news. Rainews24 fa del suo meglio, ma non si fa servizio pubblico senza concentrare la comunicazione nel più diffuso canale, quello che una volta si chiamava Programma Nazionale. È di questo che abbiamo bisogno ancora oggi, e una grande crisi come quella che viviamo torna a dimostrarlo. Invece RaiUno continua imperterrita i suoi giochi a premi in prima serata. Senza pubblico in studio: ma i concorrenti non dovrebbero stare a casa anche loro?”.

Sottoscriviamo pienamente questo pensiero e lo riproponiamo come appello ai vertici Rai affinché si trovi il modo per rendere una delle tre reti, o almeno buona parte di essa, oltre alle edizioni normali dei Tg o Gr sia dedicata esclusivamente all’emergenza sanitaria in corso. È necessario un segno distintivo, riconoscibile, credibile, autorevole. Oltre alla Task Force logistica è necessaria anche una Task Force semiotica, sociologica, linguistica: la battaglia si estende al campo della comunicazione, che in queste circostanze non è meno impegnativa e carica di conseguenze quanto quella sanitaria. 

Nel momento in cui si chiede a tutti i cittadini di fare un grande e necessario sacrificio, anche la Rai può e deve rinunciare a qualcosa, magari se necessario richiedendo un parallelo sforzo da parte del Governo per compensare e sostenere l’impegno dell’Azienda anche sul fronte economico.

nota a margine: ieri abbiamo letto un articolo a firma di Giovanni Valentini sul fatto Quotidiano con il  titolo “Il Virus come show. Serve una moratoria”. Servirebbe una moratoria anche per la mole spregiudicata e spesso irresponsabile dei messaggi What’up in grado di diffondere e sostenere molte comunicazioni errate o infondate.

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mercoledì 11 marzo 2020

La Rai e la crisi


Si comincia a scrivere la storia di questa crisi. Già dallo scorso 24 febbraio, poche ore dopo l’inizio di questa drammatica crisi sanitaria, abbiamo sollevato il problema di come e di quanto il Servizio Pubblico radiotelevisivo è in grado di fornire adeguate informazioni e comunicazioni ai cittadini. È utile rivedere anche solo i titoli dei vari post a partire da quel giorno. Abbiamo scritto da subito che siamo in presenza di due virus, dove il secondo, quello mediatico, è potenzialmente più pericolo di quello sanitario e che l’emergenza sul terreno dell’informazione può causare danni forse irreparabili. Inoltre, in particolare, abbiamo scritto che al Servizio Pubblico compete un obbligo  supplementare, uno sforzo straordinario, diverso e alternativo a tutti gli altri mezzi di comunicazione. Abbiamo pure scritto che è grave dover constatare il ritardo e l’inadeguatezza dei processi di gestione e organizzazione dell’Azienda in caso di crisi. Una crisi che, necessario ribadirlo, ha assunto una dimensione particolare esattamente sul versante informativo oltre che editoriale. Abbiamo poi pure scritto che la Rai ha un compito specifico verso il pubblico dei giovani, i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, per fornire loro non solo supporto informativo ma anche uno strumento di sostegno alle loro forzate attività scolastiche da svolgere in casa. A farla breve, possiamo registrare con favore che alcune idee e riflessioni che abbiamo proposto ora sembrano ampiamente condivise.

Nei giorni scorsi si è svolto un Cda dove si sarebbero dovuti affrontare i problemi dei due nuovi canali previsti dal Contratto di Servizio (e ripresi dal Piano Industriale): quello in inglese e quello istituzionale. Col senno di poi, purtroppo, siamo costretti a dove sottolineare il grave e colpevole ritardo dell’inadempienza a questi obblighi: è stato detto che quello in inglese “si farà non appena possibile”. Mai come in queste circostanze sarebbe stato utile e necessario un canale H24 tutto dedicato alla comunicazione istituzionale della crisi, una voce sola, forte, autorevole, responsabile, unica e costantemente aggiornata, su tutto ciò che interessa la crisi sanitaria. Non da meno sarebbe stato utile e necessario un canale inglese, proprio nel momento in cui sulla scena internazionale il nostro Paese corre il rischio di pagare un prezzo molto elevato. Sottolineato: un ritardo grave e colpevole che non risparmia nessuno.  Analogo ragionamento si potrebbe fare per il canale RaiNews24 che avrebbe potuto e dovuto diventare il canale dedicato alla crisi, appositamente supportato e comunicato con la speranza di farlo uscire dalle secche degli ascolti da prefisso telefonico. Comincia a maturare il pensiero che il Servizio Pubblico sta perdendo il treno del proprio ruolo, della propria responsabilità, dei propri doveri istituzionali.  Non ci mettiamo a fare l’elenco dei “buchi” e tantomeno ci prestiamo alla contabilità sul numero dei Tg e Gr dedicati alla crisi, ma evidenziamo il problema della “qualità” dell’informazione per quanto  riguarda i linguaggi adoperati, le immagini utilizzate, i toni utilizzati. Non ci sarà un Auditel che riporterà questi dati: l’ansia, le psicosi, le angosce  che si stanno determinando non sono misurabili quanto il “successo “ che ha riscosso il  recente Montalbano (argomento che meriterebbe una riflessione a parte).  

A proposito di ascolti: sono usciti i dati di Auditel Standard Digitale. Dati pressoché invariati per Rai, Sky e Mediaset mentre cresce La7. Per quanto riguarda la stampa di oggi: nulla da segnalare a parte il problema dell’annullamento di Porta a Porta. È un problema grave  ma pienamente inserito nella gravità di come e di quanto la Rai affrontata in generale la crisi sanitaria. Appunto.

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martedì 10 marzo 2020

Isolati e informati


Le notizie che arrivano in queste ore, in questi giorni, non sono buone, per nessuno. Tutti, chi più chi meno,  cercano di sapere, capire, essere informati e aggiornati. In queste ore, in questi giorni, si formano  gli schieramenti: i timorosi, impauriti, preoccupati e ansiosi da un lato e, dall’altro, gli scettici, superficiali, distratti, egoisti e così via elencando aggettivi. Di mezzo ci sono i tanti che, consapevoli o meno, partecipano alla giostra malefica e perversa della produzione e diffusione di notizie false, distorte o manipolate. Lo abbiamo scritto subito: il virus mediatico potrebbe essere più dannoso di quello clinico che, siano fiduciosi, prima o poi potrebbe essere sconfitto.

Questo blog  partecipa, è presente, cerca di seguire gli avvenimenti e di mantenere un atteggiamento attento e prudente. L’attenzione è  anzitutto per la parte clinica e condividiamo pienamente l’obbligo di assumere  comportamenti  responsabili, la prudenza invece è maggiormente rivolta all’aspetto mediatico. Siamo convinti,  infatti, che i danni presenti e futuri che ci saranno nella nostra sfera privata, nei sentimenti, nelle emozioni e nelle relazioni individuali e collettive, sono incalcolabili. L’uso distorto delle parole, delle notizie false o manipolate, la diffusione di messaggi provenienti da presunti esperti o oppure sconosciuti competenti, sono in grado di produrre comportamenti irrazionali, illogici e quindi pericolosi. Quanto successo nella notte di sabato scorso è stato di particolare gravità ed ha fornito la cifra esatta di quanto può succedere quando si manipolano in modo approssimativo e superficiale materiale sensibile come le informazioni. Peggio ancora quando avviene che non si forniscono informazioni,  quando si pongono in secondo piano informazioni che dovrebbero essere invece poste in evidenza. 

In quella circostanza è stata avvertita la difficoltà del Servizio Pubblico che non ha saputo intervenire tempestivamente su quanto stava avvenendo. Lo stesso è avvenuto in parte ieri sera quando c’è stata la conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che annunciava lo stato di emergenza per tutto il Paese. Appena terminata,  si è tornati alla normale programmazione (con il nuovo Montalbano che vince gli ascolti della serata) mentre Rete4 dedicava, come avviene già da alcuni giorni, tutta la serata all’argomento della crisi e La7 allungava a dismisura i suoi Tg.

Si è trattato di episodi ma che potrebbero fornire la cifra di come, di quanto l’Azienda è in grado di assumere completamente il dovere specifico ulteriore di essere maggiormente presente in qualità e qualità rispetto ai suoi diretti concorrenti, quali che siano le piattaforme, quali che siano i vincoli tecnologici o di mercato. Ci sono circostanze straordinarie che richiedono tempestività e autorevolezza, prontezza di decisioni e senso di responsabilità. In queste drammatiche circostanze il Servizio Pubblico potrebbe giocarsi buona  parte del suo futuro.  Anche per questo o c’è da essere preoccupati. Tanto per ricordare: questa mattina sui giornali non si legge pressoché nulla che interessa la Rai.  

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lunedì 9 marzo 2020

Pausa

Il blog è in pausa di attenzione, documentazione e riflessione.
A presto

sabato 7 marzo 2020

La logica dell'Emergenza


Anche oggi il Coronavirus spazza via tutto e, ovviamente, di temi importanti sul Servizio Pubblico non se ne parla. Allora proponiamo una breve riflessione.

Si è scritto e discusso molto sulla logica dell’emergenza. Si tratta di un contingenza fattuale che impone scelte immediate in relazione ad un pericolo, ad una minaccia in corso o imminente. In base a questa logica si consentono deroghe all'ordinamento giuridico altrimenti  non consentite. La nostra stessa Costituzione, all’art. 77 prevede che si possano prendere provvedimenti  «in casi straordinari di necessità e di urgenza» attraverso i quali è possibile anche sospendere i diritti garantiti dalla stessa Carta Costituzionale. L’emergenza corre il rischio di diventare uno stato permanente ed ordinario della vita quotidiana, collettiva ed istituzionale . Si corre concretamente il rischio che la logica dell'emergenza possa determinare una “mutazione genetica” dei meccanismi di relazione tra gli individui. Non è passato molto tempo da quando si parlava di “emergenza immigrazione” che ha poi generato i ”decreti sicurezza” che ora si vorrebbe abolire. Come pure, non sono molto distanti i “rumori di guerra” in Medio Oriente che determinano uno “stato di emergenza” militare. Con la logica dell'emergenza si possono indurre fenomeni di percezione distorta rispetto allo svolgimento fattuale degli avvenimenti.

Abbiamo già scritto dei due virus che in questo momento stanno contagiando il Paese: il primo clinico/sanitario e il secondo mediatico. Il primo determina la logica di emergenza in relazione alla dimensione numerica, quantitativa: si possono misurare i fenomeni (quanti contagiati, quanti i decessi, quanti i guariti, quanti i posti letto disponibili etc) e in relazione a questi dati si assumono determinate decisioni. Il secondo invece sfugge completamente a questa lettura. Come possibile,  infatti, misurare quanta ansia, angoscia, smarrimento e confusione può generare una quantità abnorme di informazioni e comunicazioni che in ogni momento viene proposta da radio, televisione, carta stampata e Web. Il Web, attraverso i social e What’s Up in particolare, sta assumendo un rilievo specifico nel marcare una differenza sostanziale  rispetto alle precedenti storie di epidemie. Gli unici dati di cui possiamo disporre sono le “audience” che indubbiamente sono cresciute per l’evidente necessità che i cittadini pongono di essere informati ma questi dati non di dicono nulla sugli effetti e le conseguenze di tale aumento. 
Non sappiamo pressoché nulla sulle conseguenze psicologiche, razionali o meno, che si determinano nelle menti delle persone nel loro ambito privato quanto in quello collettivo. In particolare poi, non sappiamo pressoché nulla sulle conseguenze dell’esposizione mediatica  massiccia nella dimensione temporale. È possibile evidenziare fenomeni limitati e circoscritti in un arco di tempo limitato mentre è notevolmente più complesso valutare fenomeni che si diluiscono in tempi molto lunghi e in grado di generare conseguenze impreviste ed imprevedibili. In altre parole, si possono avvertire fenomeni “contingenti” dettati da notizie in grado di generare panico o psicosi collettive, ma risulta notevolmente più difficile stimare quanto la somma, il “volume totale” di informazioni negative può generare comportamenti anomali sulla stabilità emotiva degli individui. Fin qui abbiamo solo accennato alla dimensione quantitativa, ma sappiamo bene che si pone anche una dimensione qualitativa,  in relazione a che tipo di informazione viene diffusa (modelli,  canoni, forme, linguaggi testuali, gestuali e sonori). Ad esempio, se in un servizio di un telegiornale si deve dare notizia del numero delle persone ricoverate in quel momento, è necessario utilizzare prevalentemente come immagini di appoggio quelle dove si vedono personaggi in tute spaziali, magari  accompagnate da militari di presidio?

Quello che ci interessa in questo momento è rimarcare come questo secondo virus sia non meno devastante e pericoloso del primo. Il Virus Corona, siamo fiduciosi, prima o poi verrà debellato: la scienza come nel passato saprà come affrontarlo e gestirlo, è solo un problema di tempo. Il secondo invece è pressoché sconosciuto: le scienze dei comportamenti collettivi e della comunicazione non godono degli stessi paradigmi delle scienze cliniche: non possiedono microscopi, laboratori, farmaci  e strutture di trattamento dei fenomeni. Questo lo rende più minaccioso perché totalmente fuori controllo. L’unico antidoto finora disponibile sembra essere banalmente, semplicemente, il buon senso. Ma anche questo scarseggia in epoca di “logica di emergenza”.

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giovedì 5 marzo 2020

Il messaggio


La notizia principale per quanto riguarda la televisione è stato l’intervento del Presidente della repubblica, Sergio Mattarella, a proposito della crisi sanitaria. Al di la della forma del messaggio (che pure è importante ed è discutibile la sua efficacia) rimane la sostanza di quanto ha detto e di quanto NON ha detto. Necessaria una riflessione.

Altra notizia del giorno la leggiamo su La Stampa, a firma di Francesco Spini: “Occorre segnarsi una data, il 2021. Sarà l'anno del grande sorpasso anche in Italia, quello in cui la tv via Internet, che oggi pesa per il 43%, supererà il digitale terrestre. Raggiungerà 9,2 milioni di abitazioni e una quota del 55% della torta tv”. I dati sulle dinamiche del mercato Tv sono proposti dall’annuale Rapporto di Mediobanca che fotografa la situazione attuale i trend più rilevanti, compreso quello pubblicitario. Esattamente in queste prospettive si inserisce lo switch off al DVB-T2 del quale abbiamo parlato più volte. Per il Servizio Pubblico questa transizione, se non governata in modo efficace, si propone come una minaccia grave anche perché, come noto, per essere esentati dal canone è sufficiente dimostrare che il proprio apparato di ricezione non contenga al suo interno un sintonizzatore video e i Pc, tablet e cellulari non lo contengono.

Si tratta dunque di una sfida di tecnologie, di contenuti editoriali e di rapporto con il proprio pubblico che non è e non sarà sempre più lo stesso delle televisione generalista digitale. Questa sfida richiede anzitutto investimenti e visione strategica. La banale, semplice realtà è che mancano tutti e due. Gli investimenti richiedono soldi, canone e pubblicità e ce ne sono sempre meno. Le strategie richiedono capacità manageriali e spirito visionario che pure non sembrano essercene gran che. Vediamo: il Piano Industriale e vediamo pure in relazione a quanto successo ieri in Cda dove,  si legge che “ ha deciso l’implementazione del canale inglese … nel più breve tempo possibile..”. ??? Ecco, esattamente in questa dimensione si misurano le capacità operative dell’Azienda e di chi la dirige. Il canale in inglese, è bene ricordarlo, è previsto come impegno specifico nel Contratto di Servizio, sottoscritto nel 2018, e poi ripreso nel famigerato Piano industriale del 2019. Ed ora si dice che verrà avviato “nel più breve tempo possibile” ???, da ricordare, inoltre, che questo canale, insieme a quello istituzionale,  fa parte dei 5 allegati allo stesso Piano Industriale (offerta tv, inglese,  istituzionale, minoranze linguistiche, piano per l’informazione). Sempre a proposito dei due nuovi canali, da ricordare ancora che il PI gli riserva 60 milioni per il triennio di validità dello stesso (30 milioni a canale, 10 milioni l’anno), un importo con il quale a mala pena si può sostenere il costo industriale di avvio. Ieri ancora buco nell’acqua per il canale istituzionale. Appunto, almeno ci è stato risparmiato sentir dire che “si farà .. presto, forse, magari ..  con Rai Parlamento, senza, oppure chissà con Rai Quirinale etc etc”. Infine, tanto per rinfrescare la memoria sempre sul PI. Che fine ha fatto il “canale femminile” che dovrebbe prendere il posto di Rai Movie e Rai Premium? Ma il vero, grande buco nero di questa vicenda del Piano Industriale riguarda l’informazione (da ricordare che, a differenza del PI, il Piano sull’informazione è sottoposta la vaglio della Vigilanza che ancora non se ne è nemmeno lontanamente occupata). In adempimento  quanto previsto dal Contratto di Servizio, si dovrebbe prevedere la “rimodulazione e la riduzione delle testate giornalistiche”. Nebbia totale.

Infine, per riprendere il discorso di ieri sulla comunicazione in caso di crisi. Un attento lettore ci ha segnalato un documento importante elaborato dallo IAI (Istituto Affari Internazionali) per conto del Centro militare di studi strategici del ministero della Difesa (CeMiSS) su “La minaccia Nbcr: potenziali rischi e possibili risposte”. Nel rapporto, in particolare, ci si sofferma esattamente su quanto abbiamo scritto ieri:
“Scrivevamo nel 2007: “Le lezioni apprese durante le numerose emergenze Nbcr (nucleare, batteriologico, chimico, radiologico) sono molteplici, ma quella più importante è la necessità di pianificazione preventiva a tutti i livelli, secondo il motto del gestore del rischio: ‘Aspetta il peggio, pianifica per il peggio, spera per il meglio’. In particolare, si legge nel volume, occorre organizzare l’individuazione precisa dei responsabili della comunicazione e l’allestimento di appositi piani comunicativi (‘comunicare, comunicare, comunicare’). Il rischio di panico generalizzato potrebbe, infatti, limitare l’efficacia di ogni intervento, aggiungendo ulteriori problemi e coinvolgendo potenzialmente anche gli addetti.” Qualcuno pensa che, anche in Rai, se ne sia tenuto debito conto? Di chi è la responsabilità ?

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Comunicare la Crisi


“Ci vogliono 20 anni per costruire una reputazione e 5 minuti per rovinarla” ( W.Buffet). Questo è un principio fondamentale della Scienza della Comunicazione e, specificamente, per quella utilizzata in caso di crisi. Le Aziende,  quelle più avvedute, quelle più attente ai mutamenti, alle trasformazioni, ai grandi fenomeni che interessano le collettività, hanno costruito al loro interno il  cosiddetto “Risk management team” che stabilisce per tempo chi, cosa, come e quando si deve fare comunicazione qualora intervenga una crisi imprevista e imprevedibile. Si stabiliscono procedure, protocolli, sistemi in grado di gestire in modo efficace ed efficiente tutto il flusso delle comunicazioni interne ed esterne all’Azienda. Ebbene, per quanto ci risulta, la maggiore Azienda di Comunicazione del Paese non è dotata di questa struttura e solo per questa circostanza drammatica ha attivato una “task force”. Intendiamoci, in queste circostanze la Rai non ha rovinato, per fortuna,  la sua reputazione: il suo pubblico segue con attenzione i suoi TG e i suoi programmi. Rimane il fatto che i processi di comunicazione spesso si articolano su tempi lunghi e sedimentano effetti non rilevabili immediatamente ma  possono lasciare scorie dannose. Necessario tenerne conto.

Veniamo ora al post di ieri (che ha avuto un notevole riscontro).Un attento lettore ci ha sollevato alcune interessanti osservazioni sul tema tecnologie. Riguardo ad alcuni nomi che abbiamo scritto si sostiene che, al di la della loro indiscussa capacità e professionalità, l’impatto della loro uscita potrebbe essere poco rilevante per il semplice fatto che, a quanto ci dicono, da tempo erano stati già marginalizzati, mentre per il CRIT la successione è stata garantita con un nome di altrettanta capacità. Il tema vero che si solleva è chi propone e governa le strategie complessive, esattamente quelle che faticano ad emergere in tutta la loro complessità che, appunto (come vedremo esattamente quando affronteremo il tema del Piano Industriale) non godono della rilevanza che meritano. Sembra invece poco verosimile la notizia di una possibile uscita di Balestrieri. Un ragionamento a parte meritano figure apicali come il CTO e il Transformation Officer (incarico attualmente ricoperto dal DG) che faremo in un secondo momento.

Veniamo ora a proseguire sulla vicende di questa governance. Il tema che proponiamo sono i meccanismi di nomina dei vari direttori di rete e testata. In testa a questo ragionamento ci dovrebbero essere i principi di trasparenza delle procedure, dei criteri seguiti per individuare le figure candidate e i passi seguiti per convalidare la loro nomina. Già dal suo insediamento,  questo vertice ha impostato l’indirizzo che viene esattamente dalla natura della Legge che li ha portati a dirigere l’Azienda: la fonte di nomina governativa. Esattamente a settembre 2018 si comincia a leggere di candidati “in quota” a questo o quel partito e da li  a poco sarebbero avvenute le nomine alle  reti e tg sulla falsariga della composizione del governo in carica M5S e Lega. Ora, cambiato il Governo, siamo al punto di partenza. Si vogliono fare nuove nomine (in parte già  avvenute con un nome “in quota” PD oppure uno un “quota” Lega). Ora non è tanto importante quanto sia pesante o verosimile la “quota” delle singole persone, ma il meccanismo che è stato attivato, per loro come per altri. Non si conoscono, appunto non sono trasparenti, i criteri e le procedure tali per cui è stata scelta Tizia piuttosto che Caia e così via. In Cda sono stati presentati i CV ma come sono stati pesati e confrontati con altri? A suo tempo, Riccardo Laganà di questo argomento ne ha fatto un cavallo di battaglia. 

Veniamo al passaggio “epocale” di questo atteggiamento: la nomina del DG, Alberto Matassino. La Legge del 2015, come noto,  ha abolito questa figura e ha messo al suo posto quella dell’AD. A suo tempo si diceva: “l’AD ha bisogno di una “cinghia di trasmissione” con l’Azienda”. Bene,  poniamo pure che questo ragionamento possa reggere. Ma perché allora andarla a cercarla fuori, affidarla ad una persona che con la logica, il ruolo e le finalità del  Servizio Pubblico non sembra che ne fosse particolarmente esperto  e non affidare questo incarico a chi l’Azienda la conosce fino nei sottoscala? Il messaggio arrivato a molti è stato chiaro: non mi fido di voi. Questo un primo passo falso che hai poi avuto conseguenze tutte ancora da verificare. Come abbiamo scritto ieri: di chi è la responsabilità? 
Oggi nessuna notizia di rilievo sulla stampa se non la piccola vicenda del Cda previsto a Milano e poi spostato a Roma  (della serie … fateci ridere) dove,forse, si potrebbe decidere sul canale inglese e istituzionale.
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