“Si, ma ... però … il problema è politico”. Si, senza se e
senza ma: i problemi sono sempre politici. Fino a pochi giorni addietro si
poteva supporre, genericamente quanto impropriamente, che i grandi temi apparentemente
“tecnologici” appartenessero ad un ambito relativamente autonomo e indipendente
rispetto alla politica: la cosiddetta “neutralità tecnologica” come derivato
della neutralità della scienza. Sembra ancora vasto e diffuso un “sentiment”
sull’IA come inevitabile e ineludibile, comunque vantaggiosa quanto irrefrenabile.
Chi oggi è disposto a rinunciare, imbrigliare o limitare le sue potenzialità
con norme, leggi e regolamenti? Chi oggi sarebbe disposto a rinunciare ad avere
sul suo cellulare la sua bella iconcina di una App di IA? Abbiamo già scritto di
come succede che lo sviluppo e l’innovazione tecnologica procedono a velocità
molto superiore di quella della regolamentazione politica. Se non ché, il giorno
dopo la sconfitta di Trump e dei suoi soci e sostenitori Big Tech, la stampa
italiana si accorge improvvisamente del tema Data Center e di quanto questo argomento
sia stato in grado di interferire sulle dinamiche proprie della politica e della
formazione del consenso elettorale.
Allo stesso modo oggi ci sveglia nel dover constatare che la
“guerra ibrida” è in corso anche nel nostro Paese laddove è sufficiente una mail
sgangherata per paralizzare mezzo traffico aereo. La “guerra Ibrida” non l’hanno
inventata ieri gli “smanettoni” negli scantinati e tantomeno hacker moderni
attrezzati di raffinati software in grado di scassinare reti apparentemente
robuste e banche dati potenzialmente inviolabili. Salvo poi scoprire che sono dotate
di sistemi operativi obsoleti e password di “nonna pina”.
In un recente documento della NATO Foundation si legge uann breve storia della guerra ibrida: “What follows is a list of just a few examples in history where
either one side or both sides in the conflict used hybrid warfare: The
Peloponnesian War (431-405 BC). The French and Indian War in North America
1755-1763. The American Revolution (1875-1883). The Peninsular War of
1808-1814. Garibaldi’s Campaign in Southern Italy in 1860-1861 (a masterpiece
on its own). The Union’s Counter-guerrilla War, 1861-1865. The British campaign
against Ottoman Turkey during World War I, led by T.E. Lawrence (“Lawrence of
Arabia”). The Soviet Union in WW2. The Sino-Japanese War of 1937-1945. The
Chinese Civil War (1927-1950). The War in Indochina (1946-1954). Vietnam
(1955-1975), and so on…”. Appunto, e così via. Era tutto già scritto, era tutto
già noto.
Merita citare ancora una volta Il Foglio oggi in edicola con un articolo dal
titolo “Valore prodotto e sprechi. E qui la scommessa dei Data Center. Perché
costruire nuovi centri di calcolo? E quale è la loro percezione pubblica? Lezioni
del voto americano: nella corsa all'accumulo di potenza di calcolo conta anche
la percezione che su quel terreno si giochi la gara del primato geopolitico. Se
in ballo c'è l'egemonia americana la tentazione è quella di staccare un assegno
in bianco”.
Dove andiamo a parare? In due solite e drammatiche constatazioni:
A in termini politici l’innovazione o la gestisci o la subisci B non vincono i
nemici perché sono più forti e più ricchi ma perdono i nostri amici perché sono
arretrati e impreparati. Tanto per capirci: ieri Bloggorai ha cercato di capire
se, come e quanto nell’area democratica e progressista ci sia sufficiente
attenzione, riflessione e proposizione sul tema Data Center. Navigando e ricercando,
ad un certo punto, ci siamo arenati ad
una battuta che abbiamo ricevuto “presto organizzeremo una riunione”. Presto,
speriamo presto nel mentre e nel quando anche in Italia il tema Data Center è
già nell’agenda di vasti movimenti sociali, ambientalisti e giovanili.
Entriamo ora nel perimetro Rai e Servizio Pubblico dove pure
sembra in corso una vera e propria “guerra ibrida” tutta finalizzata a ridurre,
limitare o contenere il suo ruolo e il suo peso specifico pur evitando scontri frontali
e diretti. Ogni giorno del calendario, da tempo, arrivano droni clandestini
carichi di tossine che colpiscono gli ascolti, i conti economici, la
credibilità, l’autonomia e l’indipendenza della Rai dalla politica. Ogni giorno
del calendario leggiamo di conduttori (esterni e lautamente retribuiti) che si permettono
allegramente di aggredire verbalmente ospiti a loro sgraditi o di mandare in onda
trasmissioni che rasentano il punto zero degli ascolti o del buon senso televisivo
dove Garlasco continua a rimanere sovrano. Anche in questo caso, la guerra
Ibrida contro la Rai non è iniziata ieri e forse nemmeno con la destra di Meloni.
Vedi la “guerra ibrida” sul fronte informazione, iniziata e condotta per buona parte
al suo interno, con i piloti dei droni annidati negli ex giardinetti di Viale Mazzini:
da non dimenticare mai l’assoluta mancanza di un qualsivoglia Piano Editoriale
sull’informazione senza che nessuno, compresi i due consiglieri di opposizione,
batta un ciglio. Nel frattempo, anche i CdR Rai sono in agitazione e preoccupati
per l’immobilismo dell’Azienda.
Infine e ancora una volta e per non dimenticare: vedi pure il
tema Rai Way, un nodo strategico tutt’ora irrisolto sul futuro tecnologico
della Rai eppure, dopo l’ennesimo fallimento della trattativa di fusione/cessione
con EiTower siamo rimasti a “carissimo amico …” laddove il solo tema rilevante
è il famigerato Hyperscale di Pomezia, tanto reclamato quanto improbabile.
Bloggorai@gmail.com

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