venerdì 6 novembre 2026

Data Center e Guerra Ibrida: il problema è (sempre) politico. Il caso RAI

By Bloggorai ©

“Si, ma ... però … il problema è politico”. Si, senza se e senza ma: i problemi sono sempre politici. Fino a pochi giorni addietro si poteva supporre, genericamente quanto impropriamente, che i grandi temi apparentemente “tecnologici” appartenessero ad un ambito relativamente autonomo e indipendente rispetto alla politica: la cosiddetta “neutralità tecnologica” come derivato della neutralità della scienza. Sembra ancora vasto e diffuso un “sentiment” sull’IA come inevitabile e ineludibile, comunque vantaggiosa quanto irrefrenabile. Chi oggi è disposto a rinunciare, imbrigliare o limitare le sue potenzialità con norme, leggi e regolamenti? Chi oggi sarebbe disposto a rinunciare ad avere sul suo cellulare la sua bella iconcina di una App di IA? Abbiamo già scritto di come succede che lo sviluppo e l’innovazione tecnologica procedono a velocità molto superiore di quella della regolamentazione politica. Se non ché, il giorno dopo la sconfitta di Trump e dei suoi soci e sostenitori Big Tech, la stampa italiana si accorge improvvisamente del tema Data Center e di quanto questo argomento sia stato in grado di interferire sulle dinamiche proprie della politica e della formazione del consenso elettorale.

Allo stesso modo oggi ci sveglia nel dover constatare che la “guerra ibrida” è in corso anche nel nostro Paese laddove è sufficiente una mail sgangherata per paralizzare mezzo traffico aereo. La “guerra Ibrida” non l’hanno inventata ieri gli “smanettoni” negli scantinati e tantomeno hacker moderni attrezzati di raffinati software in grado di scassinare reti apparentemente robuste e banche dati potenzialmente inviolabili. Salvo poi scoprire che sono dotate di sistemi operativi obsoleti e password di “nonna pina”.

In un recente documento della NATO Foundation si legge uann breve storia della guerra ibrida: “What follows is a list of just a few examples in history where either one side or both sides in the conflict used hybrid warfare: The Peloponnesian War (431-405 BC). The French and Indian War in North America 1755-1763. The American Revolution (1875-1883). The Peninsular War of 1808-1814. Garibaldi’s Campaign in Southern Italy in 1860-1861 (a masterpiece on its own). The Union’s Counter-guerrilla War, 1861-1865. The British campaign against Ottoman Turkey during World War I, led by T.E. Lawrence (“Lawrence of Arabia”). The Soviet Union in WW2. The Sino-Japanese War of 1937-1945. The Chinese Civil War (1927-1950). The War in Indochina (1946-1954). Vietnam (1955-1975), and so on…”. Appunto, e così via. Era tutto già scritto, era tutto già noto.

Merita citare ancora una volta Il Foglio oggi in edicola con un articolo dal titolo “Valore prodotto e sprechi. E qui la scommessa dei Data Center. Perché costruire nuovi centri di calcolo? E quale è la loro percezione pubblica? Lezioni del voto americano: nella corsa all'accumulo di potenza di calcolo conta anche la percezione che su quel terreno si giochi la gara del primato geopolitico. Se in ballo c'è l'egemonia americana la tentazione è quella di staccare un assegno in bianco”.

Dove andiamo a parare? In due solite e drammatiche constatazioni: A in termini politici l’innovazione o la gestisci o la subisci B non vincono i nemici perché sono più forti e più ricchi ma perdono i nostri amici perché sono arretrati e impreparati. Tanto per capirci: ieri Bloggorai ha cercato di capire se, come e quanto nell’area democratica e progressista ci sia sufficiente attenzione, riflessione e proposizione sul tema Data Center. Navigando e ricercando, ad un certo punto,  ci siamo arenati ad una battuta che abbiamo ricevuto “presto organizzeremo una riunione”. Presto, speriamo presto nel mentre e nel quando anche in Italia il tema Data Center è già nell’agenda di vasti movimenti sociali, ambientalisti e giovanili.

Entriamo ora nel perimetro Rai e Servizio Pubblico dove pure sembra in corso una vera e propria “guerra ibrida” tutta finalizzata a ridurre, limitare o contenere il suo ruolo e il suo peso specifico pur evitando scontri frontali e diretti. Ogni giorno del calendario, da tempo, arrivano droni clandestini carichi di tossine che colpiscono gli ascolti, i conti economici, la credibilità, l’autonomia e l’indipendenza della Rai dalla politica. Ogni giorno del calendario leggiamo di conduttori (esterni e lautamente retribuiti) che si permettono allegramente di aggredire verbalmente ospiti a loro sgraditi o di mandare in onda trasmissioni che rasentano il punto zero degli ascolti o del buon senso televisivo dove Garlasco continua a rimanere sovrano. Anche in questo caso, la guerra Ibrida contro la Rai non è iniziata ieri e forse nemmeno con la destra di Meloni. Vedi la “guerra ibrida” sul fronte informazione, iniziata e condotta per buona parte al suo interno, con i piloti dei droni annidati negli ex giardinetti di Viale Mazzini: da non dimenticare mai l’assoluta mancanza di un qualsivoglia Piano Editoriale sull’informazione senza che nessuno, compresi i due consiglieri di opposizione, batta un ciglio. Nel frattempo, anche i CdR Rai sono in agitazione e preoccupati per l’immobilismo dell’Azienda.

Infine e ancora una volta e per non dimenticare: vedi pure il tema Rai Way, un nodo strategico tutt’ora irrisolto sul futuro tecnologico della Rai eppure, dopo l’ennesimo fallimento della trattativa di fusione/cessione con EiTower siamo rimasti a “carissimo amico …” laddove il solo tema rilevante è il famigerato Hyperscale di Pomezia, tanto reclamato quanto improbabile.  

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